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venerdì 17 gennaio 2014

I movimenti populisti verso una unione strategica in vista delle elezioni europee

La minaccia populista sulle prossime elezioni europee si fa sempre più concreta. L’alleanza, definita patto strategico, tra Lega Nord, movimento italiano di matrice locale, ben radicato nel nord del paese, con il partito di estrema destra francese guidato da Marine Le Pen, il Front National, è solo l’inizio di un progetto che mira ad integrare in uno stesso gruppo all’interno del parlamento europeo, tutti quei movimenti populisti, contro l’immigrazione ed avversi all’euro. In realtà l’avversione alla moneta unica è dovuta all’eccessivo rigore fiscale imposto dalla Germania, ma il tema inquadrato in questi termini non pare sollecitare troppo gli elettori. L’obiettivo è di creare un’alleanza che comprenda anche gli olandesi, del PVV guidato da Wilders, gli austriaci del FPO di Strache, i Democratici svedesi, che si sono contraddistinti per loro posizioni integraliste ed, infine, i separatisti fiamminghi. Più volte accusati di razzismo, i leader dei due partiti, italiano e francese, hanno ribadito di non riconoscersi in questa accusa. Il loro slogan potrà essere “un’altra Europa è possibile”, meno ancorata alle politiche di bilancio di Bruxelles, più rispettosa delle tradizioni locali, ma anche meno disposta ad accogliere gli immigrati, che per francesi ed italiani, sono gli africani, mentre per gli svedesi possono essere gli stessi europei provenienti dagli altri paesi, tra cui proprio l’Italia, in questo molto simili alle posizioni dei movimenti anti immigrati svizzeri. Una unione che è dettata anche da necessità di superare i regolamenti del parlamento europeo per costituire un gruppo autonomo, che possa fare risaltare maggiormente la propria voce e che possa accedere con più facilità ai finanziamenti. Tuttavia Marine Le Pen si è mostrata più cauta sulle possibilità di creare un gruppo unico per le ancora tante differenze programmatiche; differenze che Salvini, il segretario della Lega Nord, intende diminuire facendo leva su quelle che chiama “inquietudini comuni”, individuate nel funzionamento troppo burocratico della UE, la moneta unica e la massiccia immigrazione. A sostegno di questi temi i due partiti, seppure condurranno campagne elettorali autonome nei rispettivi paesi, dovrebbero avere anche comuni iniziative. Questo accordo politico rappresenta vede quindi concretizzarsi le maggiori paure di chi temeva l’avanzata dei gruppi populisti, che ora hanno anche una strategia comune per conquistare maggiore peso politico all’interno del prossimo parlamento europeo, quello che dovrà decidere questioni cruciali verso l’unificazione politica dell’Europa. La politica di questi gruppi sarà quella di ostacolare il processo di unificazione a tutti i livelli, sia sulla difesa comune, che sulla politica estera e naturalmente su quella economica. Un sicuro ostacolo ai programmi di Bruxelles.

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