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giovedì 23 gennaio 2014
Il difficile avvio delle trattative per la Siria
L’avvio delle trattative di Ginevra sulla questione siriana, appare da subito molto difficile. Le delegazioni hanno finora incontrato separatamente l’inviato speciale dell’ONU, Lakhdar Brahimi, per cercare di impostare le modalità dell’incontro tra le due parti, che sarebbe il primo da quando è iniziato il conflitto. La differenza tra la Coalizione Nazionale, l’alleanza delle forze che rappresenta l’opposizione politica all’estero, ed i rappresentanti del regime di Assad, appare enorme, se non incolmabile. Le due delegazioni restano sulle rispettive posizioni senza concedere nulla e con questi presupposti il lavoro dell’inviato delle Nazioni Unite sembra davvero un’impresa improba. L’attività delle due parti a Ginevra, per il momento, è stata quella di ascoltare gli interventi dei rappresentanti delle 39 nazioni invitate all’incontro e di ribadire la propria versione sulle cause e sullo svolgimento della guerra in corso. Lo stesso Lakhdar Brahimi, ha ammesso di non sapere come potrà evolvere la vicenda; l’idea iniziale dell’ONU era quella di ascoltare le versioni delle due parti nella medesima sala, ma il clima ha sconsigliato all’inviato di optare per questa soluzione è quello di attendere il punto di vista della Coalizione Nazionale, i cui rappresentanti hanno più volte espresso un veto totale ad un governo di transizione con Assad, accusato, anche da recenti prove fotografiche, di brutalità e torture sui prigionieri. Le accuse esplicite di crimini contro l’umanità addebitate al dittatore di Damasco, unite alle condizioni di fame in cui versa il popolo siriano, a causa dei mancati permessi per la creazione di corridoi umanitari, sono le cause ostative più forti per la Coalizione Nazionale ad accreditare Assad, come un interlocutore possibile. Un’altra questione spinosa è rappresentata proprio dal destino del dittatore, nel caso di una sua sconfitta. Mentre Russia ed Iran propendono per un esilio la Coalizione Nazionale richiede un processo internazionale, del tipo quelli celebrati ai criminali di guerra serbi. Questo problema, che per ora è secondario, nel caso di apertura dei negoziati, andrà a costituire uno dei casi più spinosi. I rappresentanti di Assad, che si ritengono il governo legittimo del paese, continuano ad insistere sulla lotta al terrorismo, cercando di accomunare tutta l’opposizione in un solo fronte, mettendo, cioè assieme, sia l’opposizione politica della Coalizione Nazionale, con gli estremisti sunniti, sostenuti dai paesi del Golfo, che avrebbero contatti con Al Qaeda. Su questo spauracchio cerca di fare leva Damasco per allentare la pressione dell’occidente. Resta il fatto che il primo risultato da raggiungere , il più urgente, per l’ONU è quello di trovare un’intesa sulla creazione di corridoi umanitari che possano permettere il rifornimento alla popolazione di generi alimentari e medicine ed anche di personale medico in grado di gestire l’emergenza. Se le Nazioni Unite mancheranno questo obiettivo minimo non potranno che perdere ulteriore credibilità di fronte all’opinione pubblica mondiale.
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