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venerdì 24 gennaio 2014
Il forum di Davos accresce la sua rilevanza per i temi internazionali
Il Forum economico mondiale di Davos sembra assumere una importanza che va oltre i consueti temi di economia, incentrati in particolare sulla crisi mondiale, ma rappresenta una occasione di confronto, anche se in una sede inconsueta, per temi di carattere di politica internazionale. In particolare, dopo l’esclusione dai negoziati sulla Siria di Ginevra, l’intervento del presidente iraniano Rohani ha rivestito una particolare peculiarità per la soluzione proposta per il paese siriano. L’Iran ha espresso una via d’uscita rappresentata dall’organizzazione di elezioni libere e democratiche, tuttavia questa proposta, senza un adeguato sostegno da parte della comunità internazionale con un impegno anche militare sul campo, è destinata a restare nel novero delle buone intenzioni non attuabili. La posizione iraniana rispecchia un atteggiamento attendista ed anche ancora incerto su quale direzione prendere effettivamente in attesa degli eventi. La delusione derivante dall’esclusione del vertice di Ginevra è stata mascherata con un atteggiamento di facciata e teso ad esaltare una posizione neutra e pacifica, che non rispecchia certo gli effettivi e reali interessi di Teheran, che preferirebbe il mantenimento del potere da parte di Assad, o almeno di una corrente a lui fedele. La generica proposta di libere elezioni mette, però, l’Iran in una posizione nuova, ben lontana dagli eccessi del governo precedente e che da quindi più possibilità per l’apertura di un dialogo internazionale anche da questo fronte. Questo non significa che i risultati siano facili da raggiungere, per Teheran la Siria di Assad rappresenta un punto fermo nella propria politica internazionale e difficilmente rinuncerà con facilità alla sua influenza su Damasco. L’evoluzione della situazione impone però un cambiamento a tutte le potenze estere in campo, anche alla Russia, soprattutto nell’ottica di non perdere del tutto i vantaggi nella relazione con la Siria futura. In questo senso la forza che potrebbe prendere il potere e che meno conviene un poco a tutti, esclusi forse i paesi del Golfo, è quella costituita dai fondamentalisti sunniti, difficilmente controllabili e fortemente destabilizzanti per la regione. Questo fatto potrebbe giocare a favore della Coalizione Nazionale, che potrebbe rappresentare la soluzione meno sfavorevole; se ciò è vero sarà importante per Iran e Russia accreditarsi verso questo forza in maniera da non perdere le posizioni acquisite nel paese strategico siriano, per essersi a lungo compromessi con Assad. Queste motivazioni potrebbero favorire un nuovo e più forte impegno sia di Mosca, che di Teheran per favorire una transizione pacifica e soprattutto per aprire i sempre più urgenti corridoi umanitari. Una azione di tale impatto avrebbe anche delle conseguenze positive per l’Iran nella trattativa per la questione nucleare, accreditando Teheran come intermediario per la pace in grado di portare risultati concreti in una contesa sempre più difficile. Non a caso Rohani a Davos ha ribadito l’intenzione del suo paese di non rinunciare al nucleare pacifico, ma di non avere alcuna intenzione di inserire nella strategia della difesa iraniana armi atomiche. Del resto quello dell’armamento è un problema molto sentito anche ad altre latitudini, infatti il premier giapponese si è detto preoccupato per l’escalation degli armamenti nella regione del sud est asiatico, segnata dalla tensione tra Pechino, Tokyo e Seul e su cui grava la costante minaccia atomica della Corea del Nord. Con questi temi portati in un ordine del giorno informale, al di fuori dei temi prettamente tecnici sui temi economici, il forum di Davos acquisisce una importanza non secondaria anche per quanto riguarda le problematiche di natura internazionale.
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