Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 16 gennaio 2014

L'Unione Europea invierà una forza militare nella Repubblica Centrafricana

L’Unione Europea è vicina ad inviare una forza militare, composta da diverse centinaia di uomini, che possa almeno mettere in sicurezza l’aeroporto di Bangui nella Repubblica Centrafricana. Lo scopo è quello di proteggere i circa 100.000 sfollati che hanno trovato rifugio nella struttura e di garantirne, al contempo, il funzionamento. Questa soluzione consentirà a parte del contingente francese, composto di 1.600 uomini, di essere impiegato in altre mansioni nella difficile situazione del paese. La decisione europea sta compiendo il suo percorso burocratico attraverso la definizione della preparazione di un concetto di gestione della crisi, strumento utile per prossime evenienze, gestito dall’organismo che si può definire come quello più vicino ad un ministero degli esteri comunitario. La procedura prevede una decisione assunta dai ventotto ministri degli esteri della UE, sulle modalità operative da concordare nei minimi dettagli. La procedura formale richiede una approvazione all’unanimità, che deve avere anche il favore del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non si tratterà di una operazione in grande stile, ma di portata limitata, con un impiego di uomini in un quantitativo previsto, compreso tra le 300 e le 500 unità, che opereranno sotto le insegne dell’Unione Europea, in un periodo limitato ed abbastanza definito, con una durata massima di dieci settimane. Questo dispiego di mezzi dovrà essere sostenuto dai contributi dei singoli membri della UE. L’adesione di Polonia e Belgio è già assicurata a condizione che l’operazione si svolga all’interno di un quadro europeo ben stabilito e su queste basi, Bruxelles si aspetta l’adesione operativa di altri paesi. La forza militare europea dovrebbe operare in sintonia con la forza militare africana o, in alternativa con una missione delle Nazioni Unite. Un ulteriore sviluppo dell’intervento europeo potrebbe poi riguardare il controllo della zona occidentale della Repubblica Centroafricana, per presidiare le vie di comunicazioni con il Camerun, giudicate fortemente strategiche, tuttavia, questa eventuale missione comporterebbe uno sforzo maggiore, perché dovrebbe prevedere l’impiego di almeno 1.000 uomini. Aldilà della portata della missione, che resta, per ora, limitata, è importante sottolineare il suo valore simbolico perché segna un intervento in una zona di crisi di una forza espressione dell’Unione Europea. L’impiego di forze militari in scenari critici, con lo scopo di riportare alla calma una situazione degenerata in violenza, è diventato ormai una necessità nella pratica diplomatica già da tempo. Se l’Unione Europea vuole avere un ruolo di primaria importanza nello scenario internazionale dovrà intensificare questi interventi, che necessitano, prima di tutto di una organizzazione burocratica veloce capace di consentire lo sforzo organizzativo che l’impegno richiede. La stesura di pratiche normative, che possono essere anche di natura consuetudinaria, consentirà una più celere gestione delle questioni che in futuro potranno presentarsi. Inoltre, l’impiego di soldati comunitari sarà un elemento fondamentale per favorire l’integrazione, sia a livello diplomatico, che militare, in un’ottica di sempre maggiore unità. Detto questo, occorre anche sottolineare che l’Europa, nel futuro avrà sempre maggiore necessità di intervenire in modo unitario anche per ragioni di autotutela. Infatti la forte instabilità del continente africano non è destinata a risolversi facilmente e la vicinanza con il continente europeo impone alla UE una particolare attenzione nell’arginare e circoscrivere crisi che potranno avere ricadute dirette anche sul suo territorio. Infine una unità militare dei paesi UE potrà consentire anche pratiche di controllo e di repressione più efficaci contro il crescente peso del terrorismo internazionale, di matrice islamica ma non solo, si pensi al fenomeno delle grandi organizzazioni della malavita,ormai a rilevanza internazionale, fenomeni che avranno bisogno di sempre maggiori mezzi di contrasto.

Nessun commento:

Posta un commento