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venerdì 17 gennaio 2014

Per la UE si profila il problema Scozia e di tutti i territori che vogliono l'indipendenza

Lo spettro del secessionismo agita gli stati europei. Se in Scozia il referendum popolare, che si terrà il prossimo settembre, dovesse dare una risposta affermativa ai sentimenti indipendentisti, quello che si teme è un vero e proprio effetto domino, che coinvolgerebbe per prima la Catalogna e soprattutto si svolgerebbe in un periodo dove le tendenze anti europee, che si stanno affermando sempre più a livello politico e sociale, potrebbero costituire un terreno di coltura particolarmente favorevole. Il risultato scozzese è fortemente temuto nel Regno Unito, tanto che ad una Scozia indipendente viene minacciata l’esclusione dalla UE, in quanto il processo di adesione all’organismo sovranazionale europeo, è lungo e laborioso, perché deve comprendere svariati temi, fra i quali la valuta, l’economia ed i controlli alle frontiere e soprattutto, deve passare al vaglio degli stati membri. Si comprende come queste tematiche siano una velata minaccia alle pulsioni indipendentiste, sia scozzesi che di altre eventuali regioni che potrebbero volere staccarsi dalla madre patria. La tematica è complessa perché può essere usata come strumento di ricatto da parte da parte di governi che non sono in accordo con eventuali distacchi di parte di porzioni di uno stato, ma che sono caratterizzate da peculiari qualità, che ne possono determinare una ragionevole richiesta di maggiore autonomia. Il caso scozzese è significativo di questa situazione, così come quello catalano, si tratta di territori con una loro storia, etnia, usi e costumi e,talvolta, anche lingua, che si discostano da quelli dello stato da cui sono amministrati e che giustificano l’esistenza di un senso di appartenenza che oltrepassa o è addirittura in contrasto con quello dello stato entro il quale sono ricompresi. Spesso la costituzione di un paese vieta espressamente lo smembramento del suo territorio , come accade in Spagna, tuttavia, un referendum come quello catalano, dichiarato illegale, se risultasse favorevole al distacco da Madrid sarebbe impossibile da non considerare. Nella fase dopo la seconda guerra mondiale o dopo una dittatura, come per la Spagna, la soluzione legale, a livello di costituzione, che si è preferito scegliere è stata quella di concedere maggiore autonomia a questi territori, con normative speciali che garantivano una certa autonomia dal potere centrale, pur restando inquadrate all’interno di confini nazionali. Se il vento dell’indipendenza ha sempre soffiato, per motivazioni culturali ed ideologiche, la crisi economica ed un certo indirizzo della legislazione di Bruxelles, troppo tesa ad uniformare anche singole pratiche locali, hanno rinvigorito questi sentimenti autonomistici. Peraltro sia il caso scozzese che quello catalano, non si sono mai mostrati contrari all’ideale europeo, proponendo soltanto un diverso modo di abbracciarlo. Non si vede, d’altronde, come impedire l’adesione alla casa comune europea ad uno scozzese o ad un catalano, che si trovano già all’interno dell’istituzione di Bruxelles. Sia il Regno Unito che la Spagna, temono fortemente di perdere due regioni importanti, per motivi di prestigio e di interesse economico e fanno leva proprio sugli accordi internazionali per fare parte di organismi internazionali, per fare desistere i votanti a votare a favore di queste secessioni. Si tratta di comportamenti non condivisibili perché non tengono conto del diritto dei popoli, anche dei popoli che non sono ancora indipendenti, alla propria autodeterminazione e vanno in senso contrario all’ideale di Europa che unisce proprio popoli differenti. Certo questi casi sono destinati a creare un proselitismo in diverse zone e per il futuro uno dei ruoli più rilevanti dell’istituzione europea potrebbe essere quello di fare da garante del distacco di queste nuove entità statali, sempre all’interno della UE. Questa prospettiva, non ancora abbastanza indagata e prevista, andrebbe invece sviluppata come fattore unitario di una Europa fatta di tante autonomie, che possano conservare le loro peculiarità ed identità all’interno di una unione politica più forte. Vedere questo aspetto come elemento di forza anziché di debolezza potrebbe contribuire a diminuire la sfiducia nell’istituzione europea attraverso il consolidamento delle singole tradizioni rispettate a livello generale.

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