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giovedì 20 febbraio 2014

Ancora un attentato in Libano contro l'Iran

L’attentato in Libano contro il centro culturale iraniano, compiuto con due autobombe, è il nono contro la Teheran ed i suoi alleati, il gruppo scita Hezbollah. La ragione di questo accanimento contro gli uffici della Repubblica islamica nel paese dei cedri è da individuare come effetto collaterale della guerra siriana e va inquadrato nella lotta intestina all’interno della religione dell’Islam, tra le due correnti che fanno capo a sciti e sunniti. Si tratta, quindi, di una estensione della guerra siriana, che seppure in forme più contenute di un conflitto classico, è stata esportata nella modalità asimmetrica su di un territorio differente da quello di Damasco. Le modalità dell’attentato sono state quelle di lanciare due veicoli contro l’obiettivo, nella prima vettura erano stipati 90 chilogrammi di esplosivo, mentre nella seconda 75 chilogrammi. Il bilancio è di 6 morti e 129 feriti ed ha riportato nel paese libanese grande tensione ed apprensione per il timore che altri episodi analoghi possano ripetersi. Per l’Iran, che ha condannato in maniera ufficiale l’attentato terroristico, si tratta un atto in grado di destabilizzare il Libano. Malgrado la rivendicazione da parte del gruppo jihadista delle brigate Abdullah Azzam, il portavoce del Ministero degli affari esteri iraniano, Marzieh Afkham, ha accusato Israele, a causa della sua contrarietà ad un governo siriano composto da tutti i gruppi politici. Questa messaggio, in realtà pare destinato ai negoziatori della trattative sulla pace siriana, dove con tutti i gruppi politici, in un eventuale governo di transizione, si intende anche la partecipazione del partito di Assad. L’accusa ad Israele è inverosimile e fa specie che l’Iran non perda occasione di riscaldare gli animi, tanto più che si è in presenza di una rivendicazione ufficiale, peraltro dettagliatamente motivata. Il motivo più importante dell’attentato è l’appoggio, che resta incondizionato, da parte dell’Iran per il regime di Assad: non è un mistero che fin dall’inizio del conflitto miliziani iraniani abbiano appoggiato le forze ufficiali contro i rivoltosi. In questa fase del conflitto, in cui varie parti del paese siriano sono cadute in mano a integralisti sunniti, lo scontro sul campo con gli sciti si è fatto più violento e questo aspetto a contribuito ad aumentare la violenza del conflitto, che ha assunto anche aspetti religiosi. La minaccia del gruppo attentatore è quella di continuare a colpire obiettivi iraniani e di Hezbollah, fintanto questi presteranno assistenza alle formazioni di Assad. Per il Libano questo attentato è l’ennesimo segnale di una pericolosa escalation interna, proprio relativa alla guerra siriana. Il paese è diviso nei riguardi di Assad, che gode dell’appoggio degli sciti e di larga parte dei cristiani, mentre i sunniti ed una minoranza cristiana appoggiano l’opposizione. Questa spaccatura è stata per ora contenuta ed ha prodotto, più che altro, un flusso di combattenti verso la Siria da un lato e dall’altro degli schieramenti. Ma la tattica sunnita di compiere delle intimidazioni attraverso attentati terroristici contro obiettivi iraniani, rischia di fare deragliare la fragile pace interna.

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