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mercoledì 12 febbraio 2014
Per Cina e Taiwan primo incontro ufficiale dal 1949
Dall’anno della rottura dei loro rapporti, il 1949, non vi erano più stati incontri a livello ufficiale tra Cina e Taiwan, quindi l’incontro di questi giorni, a livello formale, può segnare una ripresa del dialogo, a livello politico tra i due paesi. In realtà le due economie hanno bisogno l’una dell’altra e collaborano da diverso tempo tramite agenzie non governative, seppure controllate dai rispettivi governi. L’incontro, quindi, ha una sua valenza soltanto sul piano ufficiale, che completa quello ufficioso, ma reale. Il vertice si è svolto a livello di vice ministri, quindi quasi al massimo della scala gerarchica ed ha avuto come sede la città di Nanchino, luogo simbolo perché era la capitale del regime nazionalista nei primi cinquanta anni del ventesimo secolo. La Cina considera l’isola di Formosa una sua provincia ed ha come obiettivo il ricongiungimento alla madrepatria, mentre nella popolazione di Taiwan, il sentimento pressoché totale è quello di mantenere l’indipendenza. Con queste premesse il vertice non ha sbloccato alcuna situazione nelle relazioni tra i due paesi e le rispettive diplomazie hanno rimandato ad un futuro non quantificabile la firma di un trattato di pace o addirittura la possibile riunificazione. Tuttavia il fatto che gli incontri a livello ufficiale siano ripresi è giudicato unanimemente come un fatto positivo, capace senz’altro di impedire sicuramente i momenti di tensione vissuti negli anni novanta dello scorso secolo, quando le forze armate dei due paesi erano pronte ad affrontarsi. La situazione economica ha invece creato i presupposti per una collaborazione che consente una pace, seppure non ufficiale, non è mai stato firmato alcun armistizio tra i due stati, tra i due paesi, che hanno instaurato un modus vivendi basato sulle reciproche convenienze. Questo legame si comprende meglio con i dati delle esportazioni di Taiwan verso la Cina, che ammontano al 40% del totale e degli investimenti esteri che sono l’ottanta per cento del proprio capitale totale investiti a Pechino. Inoltre le industrie tecnologiche di Taiwan, quelle a più alta redditività, come Acer, Asus Foxconn e HTC, usano più manodopera cinese grazie al lavoro delle maestranze nelle loro fabbriche in Cina, che lavoratori di Formosa. Si comprende quindi come Taiwan abbia la necessità di confrontarsi con Pechino mostrando un avvicinamento, anche se secondo alcuni analisti questa mossa costituisce un falso indizio delle reali intenzioni del paese, che punta a restare ben separato dalla Repubblica Popolare Cinese. Ma vi è anche un altro aspetto che ha favorito questo vertice ed è l’ormai esiguo riconoscimento di cui gode Taiwan come stato indipendente: attualmente sono soltanto una ventina i paesi che riconoscono questo status all’isola di Formosa e il cauto avvicinamento alla Cina è da spiegare anche nel senso della necessità di ristabilire i migliori rapporti con il potente vicino.
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