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Politica Internazionale
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martedì 11 marzo 2014
Ucraina: l'occasione persa da Pechino per cambiare indirizzo in politica internazionale
L’atteggiamento della Cina circa la questione ucraina appare molto cauto. Pechino non si discosta dal suo principio di politica internazionale che mette in pratica la non ingerenza negli affari interni degli stati, tuttavia, questo frangente potrebbe essere una occasione per la Cina per incrementare il proprio prestigio internazionale, che è il vero lato debole nelle sue ambizioni da grande potenza. Il fatto che la Russia sia uno dei protagonisti della questione risulta essere un freno, giacché i due stati, nelle questioni internazionali, hanno spesso assunto il medesimo indirizzo. Questi due aspetti, quello della non ingerenza internazionale e quello del rapporto con Mosca, impediscono a Pechino di interrompere la propria linea di prudenza e di assurgere ad un livello di coinvolgimento tale da giustificare il ruolo di seconda potenza internazionale. Alla Cina non è richiesto di schierarsi con una parte, piuttosto che con l’altra, basterebbe intervenire in un ruolo di mediazione, che, anzi, sarebbe ancora più importante agli occhi del panorama internazionale. Ma la ritrosia cinese ad andare aldilà delle dichiarazioni ufficiali, improntate al buon senso ed all’uso degli strumenti diplomatici per la risoluzione della crisi, testimonia come l’ostacolo internazionale rappresenti ancora un punto di grande debolezza per diventare effettivamente una grande potenza. Dopo i grandi passi compiuti nel campo economico, nell’industrializzazione e nel potenziamento dell’esercito, il lato della diplomazia continua ad essere l’anello debole del sistema. Per ora la Cina ha condotto una politica di espansione verso i territori più poveri, in Africa o in Asia, ma ricchi di materie prime o di grande potenzialità mercantile; in questi territori l’azione diplomatica si è concretizzata sulla base di rapporti commerciali, ma l’apparato diplomatico cinese non si è mai voluto cimentare in prima persona con le crisi internazionali o umanitarie, neppure nelle vesti di mediatore, questa mancanza denota una debolezza intrinseca nel sistema di potere cinese ad alto livello, che non riesce ad affrancarsi da quella che pare andare oltre la specifica volontà di mantenersi al di fuori delle contese diplomatiche. Nella fattispecie specifica della crisi Ucraina, vi è anche il timore che un appoggio alla Russia potrebbe significare un appoggio alla minoranza russa del paese ucraino, considerando la Crimea legittimamente territorio di Kiev, un atteggiamento apertamente in contrasto con la politica interna cinese, che scoraggia i sentimenti di indipendenza delle minoranze sul suo territorio, come i tibetani e gli uiguri. Una situazione che potrebbe favorire la dissoluzione della Repubblica Popolare cinese in un modo analogo a quanto successo alla stessa URSS. La Cina, d’altro canto, non può riconoscersi nell’approccio alla crisi ucraina dato dai paesi occidentali, perché lo ritiene viziato da una visione ancora condizionata dagli aspetti della guerra fredda e quindi troppo bipolare e manicheo. Pechino resta così in una posizione di secondo piano, che stride con la sua ambizione di grande potenza, perdendo l’occasione di diventare protagonista, magari giocando un ruolo atipico di neutralità attiva, sia trai contendenti, che nella sede del Consiglio di sicurezza.
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