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Politica Internazionale
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venerdì 18 luglio 2014
L'avanzata cinese nei paesi latino americani
La politica estera cinese continua la sua espansione nelle regioni dove l’azione statunitense è meno efficace. La visita del presidente cinese Xi Jinping in Brasile va proprio in questa direzione; l’interesse di Pechino è quello di creare dei legami molto forti con altri paesi, che possono esprimere un potenziale notevole per gli scambi commerciali, tuttavia questa leva fornisce alla Cina l’occasione per espandere anche dal punto di vista politico i futuri rapporti. La strategia cinese si basa sul creare legami con paesi che stanno spingendosi verso l’industrializzazione, caratterizzati da disponibilità di risorse ma con qualche difficoltà finanziaria. Si tratta di mercati che possono già offrire ottime opportunità e che in futuro potranno avere ancora quote maggiori da conquistare, ma che, al momento interessano Pechino per la disponibilità di risorse naturali. Per la Cina è anche una maniera di creare una rete di contatti diplomatici, essenziali per i progetti di sviluppo del ruolo di potenza globale. Alcuni analisti ritengono che in Brasile, formalmente schierato a sinistra, la Cina possa riscuotere maggiori simpatie e facilitazioni nello stringere gli accordi, in realtà quello che preme a Brasilia è cercare di prendere gran parte degli investimenti che Pechino destina al Sud America; questa quota ammonta al 20% del totale di tutti gli investimenti esteri cinesi. La somma è ragguardevole, grazie alla liquidità della Repubblica Popolare e permette anche ad economie in crisi, come quella Argentina, di avere aiuti fondamentali per evitare disastri legati all’uso troppo disinvolto degli strumenti finanziari. Risulta importante rilevare, all’interno del quadro complessivo dei rapporti diplomatici della regione, come la storica avversione maturata nei confronti degli Stati Uniti, che nello scorso secolo hanno condotto una politica estera particolarmente aggressiva in difesa dei propri interessi geopolitici, costituisca una ragione ed una spiegazione storica del successo dell’inserimento cinese nell’area dell’America Latina. Neppure Obama, con la sua fama di progressista, è riuscito ad accaparrarsi le simpatie dei governi latino americani, che sono condizionati da una sfiducia sociale di fondo verso gli Stati Uniti; complementare a questa spiegazione vi è quella dello scarso impegno di Washington a recuperare le posizioni perdute nei confronti dei paesi dell’America Latina, un tempo facilitati dagli stretti rapporti con le dittature che governavano i principali paesi. Questa lacuna, per essere recuperata, prevedeva un impegno di portata superiore a quello che gli USA potevano mettere in campo e, soprattutto, la deviazione dal progetto in auge, che prevede l’area del sud est asiatico come punto centrale della strategia internazionale della Casa Bianca, Normale che in queste condizioni la Cina vada ad occupare gli spazi vuoti lasciati dagli USA. Tuttavia potrebbero generarsi reazioni analoghe proprio a quelle dei cinesi quando si sono resi conto che gli Stati Uniti si impegnavano sempre più direttamente in un’area ritenuta da Pechino di propria competenza. Washington potrebbe reagire allo stesso modo, anche se l’approdo in America Latina da parte della Cina potrebbe rientrare in una tattica di riequilibrio delle zone di competenza mondiale delle due grandi superpotenze. La contiguità presente nei rapporti tra Cina e paesi latino americani, come quella tra USA e nazioni del sud est asiatico, potrebbe così divenire, come già in parte accade, fonte di frizione e causa di contrasti tra Pechino e Washington, che potrebbe mettere in pericolo lo stato di precario equilibrio tra i due paesi. Non si tratta di aspettarsi una conflittualità aperta, quanto piccole scaramucce sul piano politico e commerciale, con il contorno di possibili confronti indiretti. Questi scenari, non ancora valutati appieno nell’economia generale dei rapporti internazionali potrebbero, invece, rivestire una importanza sempre crescente negli equilibri mondiali, soprattutto per le problematiche inerenti alla gestione delle risorse energetiche ed alla sempre maggiore invasività cinese in campo finanziario.
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