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mercoledì 27 agosto 2014

Recessione per la Germania? Possibilità di allentamento dei conti europei

La possibilità che la Germania entri in recessione sembra più concreta. Una stima dell’istituto economico tedesco Diw, afferma che la stagnazione della produzione ed il calo del prodotto interno lordo ,che ha fatto segnare una performance negativa dello 0,2% nel secondo trimestre dell’anno, possono aggravare la situazione della locomotiva d’Europa. Potrebbe trattarsi dell’effetto combinato della crisi internazionale, che ha determinato una riduzione delle esportazioni, con una diminuzione dei consumi relativi al mercato interno, che in agosto ha subito un calo, evento che non si verificava da oltre un anno e mezzo. Certamente gli scenari internazionali, con la crisi di Gaza, quella dell’Iraq e, soprattutto, la questione ucraina, che con le sanzioni alla Russia, hanno determinato una interruzione del flusso dei prodotti tedeschi verso Mosca, hanno influito in modo pesante sui valori registrati. Ma ciò che più preoccupa è il calo interno dovuto a percezioni negative dei tedeschi circa le tendenze di sviluppo dell’economia della nazione, su cui influiscono anche le attese su salari ed acquisti. L’impressione è che il troppo rigore imposto al resto della UE, inizi a pesare anche sui conti tedeschi, che non sono più sostenuti dalla domanda internazionale; in realtà le avvisaglie erano arrivate da tempo, ma soltanto il blocco delle importazioni verso la Russia, imposto dalle sanzioni decise da Obama, ha portato il fenomeno della contrazione tedesca allo scoperto. Conti che la Merkel conosceva bene e che hanno provocato la grande attività diplomatica della cancelliera tedesca per risolvere la crisi ucraina. Tuttavia resta il dato di fondo:  la Germania vuole continuare a comprimere i conti degli altri stati europei, per non permettere un riavvio della produzione dei concorrenti continentali, che potrebbero riavviare, però, il ciclo dei consumi all’interno dell’area UE. Questa azione, giustificata con il controllo del deficit, esercitato in maniera assoluta e senza le distinzioni necessarie, inizia a ritorcersi contro Berlino. Una maggiore capacità di acquisto degli altri paesi UE, allargherebbe anche le possibilità per i prodotti tedeschi nel mercato comunitario, aggiustando i dati recessivi tedeschi, che rischiano di peggiorare ancora con il perdurare dei vincoli di bilancio imposti dalla stessa Germania. La sofferenza di Francia ed Italia, ad esempio, che si concreta con valori economici indicanti una stagnazione, non fa gli interessi di Berlino, ma soltanto delle banche, che tutelano i propri andamenti, anche dai loro stessi errori di investimento. Se il controllo dei conti è ormai accettato universalmente, per non avviare processi inflazionistici, la troppa compressione delle spese genera comunque un ristagno economico, che costituisce un fenomeno ugualmente negativo, riflettendosi sulla produzione industriale e la relativa vendita dei prodotti, per non parlare del sempre crescente fenomeno della disoccupazione, che oltre comprimere la capacità di spesa, rischia di innescare pericolose forme di tensione sociale. Il controllo della spesa deve essere divisa per favorire gli investimenti, quali infrastrutture e contribuzioni per migliorare la produttività, come la ricerca e l’innovazione, che devono sfociare in un maggiore tasso di occupazione. Una contrazione della Germania non fa bene alla UE, ma se neanche questi valori riescono a convincere Berlino ad un atteggiamento più morbido verso i conti europei, gli altri paesi dovrebbero intraprendere iniziative in grado di allentare i limiti troppo rigidi sui loro bilanci. Questa azione, che è sempre più una vera e propria necessità, deve essere intesa anche come sviluppo dell’autonomia dell’Unione Europea da imposizioni troppo invasive di alcuni membri, in questo caso la Germania, verso altri. Senza una prospettiva di tipo politico, infatti, la UE è destinata ormai ad essere soltanto un controllore dei conti su mandato di Berlino, perdendo le proprie prerogative e suscitando la diffidenza, se non l’avversione, di settori sempre più ampi della società europea. L’inversione di questa tendenza può verificarsi soltanto migliorando la vita dei cittadini europei, attraverso l’accrescimento del proprio reddito e della quantità e qualità dei servizi forniti. Viceversa la costruzione comunitaria è destinata ad implodere, anche in quei paesi, come la Germania appunto, che si distinguevano per un appoggio incondizionato all’eccessivo controllo dei conti in nome di un benessere acquisito anche grazie a queste decisioni. Un peggioramento dei conti tedeschi non potrà che riflettersi sulla variazione dell’idea dominante in Germania ed aprire a nuove prospettive, che se interpretate nella maniera giusta, non potranno che risollevare l’economia continentale. 

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