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martedì 26 agosto 2014
Ucraina: la tattica elusiva di Putin
La questione ucraina continua ad aggravarsi malgrado i tentativi diplomatici per appianare le divergenze. Il prossimo incontro dei leader di Ucraina e Russia, Poroshenko e Putin, ospiti del presidente della Bielorussia, Lukashenko, all’interno di una conferenza per i paesi che aderiscono all’unione doganale condotta da Mosca, non promette alcuna risoluzione concreta a causa della staticità della situazione dovuta alla pressione dell’opinione pubblica dei rispettivi paesi. Le condizioni che si sono venute a creare hanno irrigidito le posizioni di Mosca e Kiev, che, al momento hanno un ridotto spazio di manovra, al fine di trovare un accordo. Secondo alcuni analisti i due governi non possono fare concessioni all’attuale condotta e ciò rischia nuovi peggioramenti nel conflitto. Nonostante queste premesse la UE ha inviato al vertice di Minsk tre funzionari, con l’intento di trovare dei puniti di partenza per una trattativa. Il maggiore attivismo diplomatico riguarda la Germania, che è interessata, soprattutto per ragioni economiche, a mitigare le sanzioni verso la Russia ed ad attirare l’Ucraina nella propria sfera di influenza. La cancelliera Merkel ha proposto diverse soluzioni per scongiurare che il conflitto si avvii in maniera definitiva verso una soluzione militare, dalla quale Kiev uscirebbe irrimediabilmente sconfitta, ma l’attuale scenario no ha per il momento facilitato questa azione. I ripetuti sconfinamenti di mezzi russi entro i confini dell’Ucraina, rappresentano ostacoli difficilmente aggirabili per le trattative diplomatiche e le prove di forza ad uso e consumo dei media delle due nazioni non fanno che riscaldare gli animi. Si assiste così ad esibizioni di forza che non aiutano alcuna forma di negoziato, mentre il conflitto vero e proprio ha già causato oltre 2.000 vittime e l’abbattimento di un aereo civile. La sempre maggiore presenza di militari russi al fianco dei separatisti filo russi dell’Ucraina orientale aggrava una situazione, che pone la Russia in una posizione sempre più difficile di fronte al diritto internazionale ed allontana la possibilità di una inclusione di Mosca all’interno del mondo occidentale. Probabilmente è questa la vera intenzione di Putin, che non vuole essere un comprimario in uno scenario dominato dagli Stati Uniti, ma intende creare una sfera di influenza alternativa. Anche se questo intendimento è possibile solo su scala regionale, la potenza della Russia su di un territorio pressoché pari a quello dell’ex Unione Sovietica, è ritenuto da Putin il punto di partenza essenziale per trattare con USA e Cina. Nella visione del capo del Cremlino l’Europa deve essere divisa in due parti, per non omologare la parte orientale all’influenza di Washington. Occorre ricordare che fin dall’ultima campagna elettorale, Putin ha messo al centro del proprio programma la rinascita della Russia come potenza mondiale; in un tale disegno le defezioni non sono ammesse, quindi la volontà dell’Ucraina di entrare nella UE deve essere combattuta con ogni mezzo . La leva delle aspirazioni delle minoranze filo russe di ricongiungersi alla madre patria costituisce uno strumento irrinunciabile per gli scopi del Cremlino. Tuttavia gli effetti delle sanzioni hanno indebolito la Russia solo parzialmente e la continua azione sulla frontiera ucraina lo dimostra in maniera chiara. Per il momento, infatti, non si sono ancora levate voci adeguatamente forti dalla società civile per una risoluzione pacifica della questione con Kiev, anzi, probabilmente per gli effetti della propaganda del governo, la maggioranza dei russi sostiene l’azione del presidente nei confronti dell’Ucraina. Per Putin, questo consenso, costituisce un’arma a doppio taglio, schiacciato dalle aspettative da lui stesso create, il presidente russo, non può fare concessioni e deve prepararsi ad una azione più incisiva della pressione americana, malgrado l’Europa per ora non sia completamente allineata. Fra le altre iniziative pensate per rompere l’accerchiamento, quella di creare un fondo monetario alternativo, insieme a Brasile, Cina, India e Sudafrica, appare fra le più interessanti per incrinare l’egemonia statunitense, ma gli effetti non potranno essere che a lungo termine. Nell’immediato Putin è costretto a perseguire una tattica relativamente moderata, che non lo è affatto per una valutazione assoluta, ma lo è per una valutazione relativa alle reali intenzioni del capo del Cremlino, che tiene in costante apprensione sia l’Ucraina che l’Occidente, senza esagerare troppo nelle iniziative. Probabilmente Putin avrebbe optato per una azione più decisa, sul tipo di quella compiuta in Crimea, anche per le regioni orientali dell’Ucraina, ma è costretto ad una tattica di logoramento, che, in assenza di ritorsioni più decise, gli permette di guadagnare tempo e sempre maggiore consenso interno. L’intenzione, ovviamente, è quella di annettere le province ucraine filorusse, anche con tempi più lunghi. Di fronte a questa strategia gli USA sono immobilizzati, perché non hanno altro strumento che quello di innalzare la pressione delle sanzioni, ma in questo incontrano la resistenza dell’Europa, che ha i maggiori interessi economici nei rapporti con Mosca. Con queste premesse Putin detiene le maggiori possibilità di vittoria, ma questo può costare un isolamento e conflitti striscianti in sede economica e di scambi commerciali che non potranno non influire sull’opinione della società russa. Inoltre una possibile azione in sede internazionale tesa a sanare la violazione del diritto internazionale può incrinare l’immagine di Putin anche davanti ai suoi alleati commerciali, attraverso i quali cerca di rompere l’isolamento. La contesa è comunque destinata a durare parecchio, ben oltre la presidenza Obama e con un presidente meno tenero il confronto potrebbe diventare ancora più acceso.
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