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venerdì 24 ottobre 2014

Il pericolo degli attentatori islamici isolati nelle società occidentali

I fatti di Ottawa riportano tragicamente alla ribalta il grande pericolo costituito dagli attacchi terroristici imprevedibili ad opera di singoli estremisti isolati da un contesto più ampio e quindi più agevolmente prevenibile. Questo fattore rischia di diventare un aspetto non secondario della lotta intrapresa dell’integralismo islamico contro gli stati occidentali. L’impossibilità di azioni su grande scala dovuta a controlli sempre più intensi, soprattutto su organizzazioni articolate, necessita di alternative, che, tuttavia, non sembrano essere state ancora percorse in modo completo dalle menti del terrore. Risulta significativo che la tipologia degli attentati rientranti in questa casistica non sia stata riconducibile a direttive gerarchiche, gli attentatori, quindi, agiscono autonomamente di propria iniziativa per convinzioni religiose, politiche, emulazione, stati di alterazione mentale o con il concorso di questi elementi sommati tra di loro. Occorre specificare che l’influenza dei moderni mezzi di comunicazione costituisce un potere quasi a se stante su persone che possono essere perfettamente integrate nel tessuto sociale in cui vivono, come si può verificare anche il contrario. Altrettanto significativo che i potenziali attentatori possono essere esclusi dalle comunità di appartenenza, come esserne ancora inclusi, da questo aspetto consegue l’assoluta incertezza a cui gli inquirenti devono fare fronte, che obbliga spesso, le forze di sicurezza ad elaborare standard e procedure di condotta assolutamente nuove. Anche i sistemi di controllo e di intercettazione dei dati non possono aiutare chi cerca di prevenire questi fenomeni, se l’organizzazione dell’atto terroristico avviene esclusivamente nel cervello dell’attentatore, che, proprio per l’assenza assoluta di legami e complici non comunica altro che con se stesso. Siamo di fronte ad una gamma potenziale di terroristi quasi del tutto incontrollabile. Ma la considerazione più grave è che questo fenomeno potrebbe essere destinato ad incrementarsi, se le menti del terrorismo religioso decidessero di usare in modo massiccio questa operatività. Il pericolo a cui potenzialmente sono soggetti paesi occidentali non deve essere assolutamente sottovalutato. Esiste però un database, che andrebbe condiviso a livello ancora superiore a quello continentale, che riguarda le persone che occidentali che sono andate a combattere nelle fila dello stato islamico ed hanno fatto ritorno in patria. La necessità di un controllo costante su persone che sono veri e propri reduci di guerra, con tutte le conseguenze tipiche di chi ha combattuto in un conflitto armato, diventa una priorità estremamente urgente. Intanto va considerata la capacità di influenzare potenziali attentatori che possono subirne il fascino, come, altrettanto importante, è la possibile reazione ad una difficoltà al riadattamento della vita civile che può sfociare in atti violenti.  Resta pur vero che in diversi casi di attentati di questo tipo, Ottawa e Boston, si è trattato di elementi che probabilmente non avevano combattuto in terre straniere al loro paese di residenza, ma è innegabile la necessità di partire dal controllo di chi può sicuramente essere individuato come un combattente o un fiancheggiatore, come le così dette spose dei combattenti islamici, che presentano già una predisposizione per definizione ad atti violenti e sono naturalmente avverse alla società occidentale.  Un ulteriore aspetto è la valutazione del restringimento dei permessi di espatrio verso le zone di guerra per non incrementare gli organici delle formazioni integraliste, si tratta di un aspetto di difficile gestione perché riguarda la sfera della libertà di movimento , tuttavia la necessità della prevenzione appare, in questa ottica di protezione della società, superiore al diritto soggettivo stesso , senza poterne essere inquadrata come una limitazione. Affrontare il problema soltanto dal punto di vista ispettivo non appare comunque sufficiente, senza la giusta integrazione di un lavoro costante e collaborativo con gli ambienti sociali islamici, le associazioni e le moschee, che possono svolgere una funzione preziosa di controllo preventivo e di indirizzo. Favorire il radicamento nel tessuto sociale legato all’islam delle organizzazioni moderate diventa una priorità della prevenzione ottenuta attraverso l’integrazione nella società occidentale, che sappia coinvolgere i cittadini di religione islamica senza farli sentire esclusi, ma anzi partecipare attivamente loro stessi all’opera della prevenzione degli atti violenti.

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