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lunedì 29 dicembre 2014

L'Unione Europea guarda con apprensione alla Grecia

Per la Ue la situazione greca rappresenta un grande motivo di preoccupazione: se non si arriverà ad una conclusione per le elezioni presidenziali, scatteranno le elezioni politiche anticipate. I sondaggi vedono in vantaggio la sinistra greca, che, alla base del proprio programma, ha la rinegoziazione del debito pubblico del paese con Bruxelles. Quello che si prefigura è una ristrutturazione del debito con una trattativa con i creditori, che non potrà avere ripercussioni sui rapporti dei paesi del sud Europa, ma non solo, con l’impostazione rigida della UE, voluta dalla Germania. Per risolvere la propria situazione, la Grecia necessita dell’aiuto di una ultima tranche di 1.800 milioni, senza questi la Grecia rischia la bancarotta, ma i creditori non potrebbero riscuotere i propri prestiti e l’intera area euro sarebbe interessata ad uno stravolgimento, che non  potrebbe andare ad influire sui rapporti politici, sia tra gli stati, che all’interno dell’Unione Europea. Juncker è ben conscio di questa eventualità, che sta diventando sempre meno remota, e si è espresso in maniera molto contraria ad un arrivo al potere di forze che ha definito estremiste. Per la UE sarebbe la prima volta di avere rapporti con un governo apertamente contrario alla politica finanziaria di Bruxelles, un aspetto che oltrepassa le proteste, peraltro molto numerose, ma provenienti sempre da movimenti e forze di opposizione. Questa fattispecie potrebbe innescare un movimento trasversale, che potrebbe percorrere in maniera completa i movimenti politici avversi alla politica finanziaria della UE, che ha compresso i redditi dei ceti medi e più bassi, senza fornire in cambio nient’altro che una stabilità monetaria favorevole soltanto ai grandi gruppi bancari e finanziari, agendo principalmente su tagli all’occupazione, al potere d’acquisto di salari e pensioni e consistente diminuzione dei sistemi di welfare. I nervosi avvertimenti della Germania, principale responsabile di questo stato di cose e di cui si è avvantaggiata in maniera contraria allo spirito europeo, rimasto sulla carta, dimostrano che a Berlino l’evoluzione della situazione è molto temuta. Quello che sorprende è che, sia da Bruxelles, che dalla capitale tedesca non si siano annunciati provvedimenti di alleggerimento della rigidità, capaci di scongiurare una via da cui si rischia di non ritornare. La situazione greca ha valori ormai estremi: la contrazione dell’economia ellenica ha un valore di una diminuzione del 22% in quattro anni, con una disoccupazione che riguarda più di un quarto della popolazione; ciò costituisce una causa di potenziale forte tensione sociale, che potrebbe andare molto oltre la protesta espressa nella cabina elettorale, con un voto che potrebbe favorire un partito fortemente contrario alle soluzioni imposte dalla troika, ma tutto sommato, non certo antisistema, pur con alcune necessarie precisazioni. Infatti il leader di Syriza ha da tempo avviato una serie di contatti per tranquillizzare i burocrati europei, tuttavia lo stravolgimento politico che potrebbe avvenire ad Atene causerebbe, secondo gli analisti, oltre all’inversione dei miglioramenti economici che stanno avvenendo nel paese, grandi ripercussioni sul piano politico complessivo dell’Unione Europea, provocando uno stato di forte instabilità politica all’interno delle istituzioni europee, con un inevitabile peggioramento dei rapporti tra gli esecutivi dei paesi contrapposti agli interessi dominanti. Ma esiste anche un contraltare a queste preoccupazioni ed è la concreta possibilità di avviare discussioni, guardate da altre ottiche, che non siano la tutela delle banche o di coloro, che hanno sbagliato gli investimenti per ottenere guadagni a breve termine, gettandone il costo sulla collettività. Un vittoria della sinistra greca non è pericolosa come una vittoria del Fronte Nazionale in Francia o di movimenti anti europei in altri paesi, che propongono come soluzione la distruzione dell’impalcatura europea, da sostituire con il ritorno ad un vecchio ordine ormai anacronistico e fuori dalla storia. La sinistra greca non vuole uscire dalla UE, vuole condizioni che non strangolino la popolazione, in fondo è soltanto una versione più spinta di chi vuole gli allentamenti degli assurdi vincoli di stabilità imposti dalla Germania; certo una ridiscussione complessiva deve essere messa in conto, ma non è detto che ciò sarà un male. 

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