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giovedì 18 dicembre 2014
L'Unione Europea studia alternative diplomatiche per i rapporti con la Russia
L’Unione Europea riflette sull’atteggiamento da tenere nei confronti della Russia; la vicinanza con Mosca obbligherebbe a relazioni di buon vicinato, anche in ragione della mole di esportazioni economiche che vanno verso il paese russo, ma il comportamento del Cremlino in politica estera, dove ha violato più volte il diritto internazionale, impone, altresì, misure di ritorsione per ristabilire la sicurezza delle frontiere. Esistono anche le pressioni statunitensi, che hanno obbligato la UE a seguire Washington sul terreno delle sanzioni, accettate ma non sempre condivise da tutti i componenti dell’Unione Europea. Esiste una divisione pressoché netta tra i paesi occidentali e quelli orientali, specialmente quelli che appartenevano al blocco sovietico o che sono confinanti con la Russia. Questi ultimi sono più intransigenti sulla condotta da tenere nei confronti di Mosca, perché temono la ripresa dell’imperialismo russo, condizione che hanno già subito negli anni precedenti e non hanno affatto dimenticato. Questi paesi, pur conservando al loro interno parti, anche consistenti, delle loro società dove la Russia riscuote ancora simpatie rilevanti, sono guidate da esecutivi che vorrebbero un ulteriore inasprimento delle sanzioni e che reclamano una maggiore presenza militare dell’Alleanza Atlantica. Si tratta di partner fondamentali per la strategia che sta conducendola Casa Bianca nei confronti della Russia, perché senza il loro appoggio e le loro richieste sarebbe faticoso convincere gli alleati occidentali a seguire una politica di rigidità nelle sanzioni economiche. Tuttavia l’Unione Europea vuole recuperare la propria indipendenza politica, soprattutto dopo il cambio dei vertici europei; in realtà l’atteggiamento passato della UE è stato troppo under statement e quasi succube della Casa Bianca, anche a causa delle mancanza degli strumenti per adottare una linea politica comune. Neppure gli attuali rappresentanti, per la verità, dispongono di tali strumenti ma, forse perché iniziano la loro esperienza, sembrano maggiormente intenzionati a fare valere la UE come soggetto più rilevante sulla scena internazionale. Certamente occorrerà mettere d’accordo le istanze difensive dei membri orientali, con quelle più diplomatiche dei paesi occidentali, che intendono anche recuperare la quota di esportazioni perduta a causa del regime sanzionatorio applicato a Mosca. Il punto di partenza comune è che una situazione di tensione come quella attuale non può essere retta a lungo da nessuna delle due parti. La via individuata per risolvere le questioni avverse non può che essere quella diplomatica, anche perché per il momento le sanzioni non sembrano avere avuto influenza sulla condotta russa. In realtà a questa affermazione, portata da alcuni rappresentanti di stato, si può obiettare, che pur essendo vero che Mosca insidia sempre le frontiere ucraine, è altrettanto vero che la situazione economica ella Russia è molto peggiorata anche per gli effetti delle sanzioni e sul medio periodo, Putin non potrà reggere ancora molto questa situazione. Tuttavia gli effetti che le sanzioni possono produrre sulla Russia potrebbero anche ritorcersi contro la UE instaurando una permanente situazione di tensione, nociva agli equilibri regionali. Per queste ragioni è scesa in campo la Cancelliera Merkel, che è il principale interlocutore europeo del leader del Cremlino, che intende portare avanti un dialogo che abbia come finalità la cooperazione regionale con la Russia, soprattutto sul tema della sicurezza comune. Questa politica deve fare comprendere a Mosca che l’operazione diplomatica ha lo scopo di collaborare con la Russia ma non contro la Russia; tuttavia anche Mosca dovrà mostrare buona volontà rispettando l’integrità territoriale dell’Ucraina e rinunciando ad altre iniziative simili. Putin nel suo ultimo discorso ha rimarcato come la Russia non intenda cedere alle pressioni occidentali, ma ha sottolineato maggiormente la propria avversità contro gli USA rispetto all’Europa. Anche a Mosca i partner europei sono essenziali, soprattutto in una congiuntura economica già sfavorevole e resa ancora più problematica dalle sanzioni e dagli effetti della discesa dei prezzi del petrolio.
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