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mercoledì 18 febbraio 2015

La crisi libica rischia di estendersi alla Tunisia

La situazione libica rischia di sconfinare nella Tunisia e di aggravarsi con il verificarsi delle peggiori previsioni: quelle di una saldatura tra gli elementi del califfato e quelli di Boko Haram; secondo le dichiarazioni del premier libico Al Thani, infatti, gruppi di terroristi provenienti dalla Nigeria starebbero per unirsi con quelli del califfato, avvicinandosi al paese tunisino.  La frontiera di Tunisi con l’Algeria, rappresenta un punto critico per la presenza di terroristi vicino ad Al Qaeda, che si nasconde nella zona, favorito dalla presenza di un massiccio montuoso con valli quasi inaccessibili. Le autorità tunisine sono in lotta con queste fazioni islamiste fin dal dicembre 2012, con campagne militari terrestri e bombardamenti aerei. Per scongiurare una possibile entrata nel suo territorio, che potrebbe minacciare l’integrità territoriale del paese, Tunisi ha schierato lungo la frontiera algerina, unità dell’esercito, della guardia Nazionale e della Dogana, inoltre sono state allertate tutte le forze armate tunisine che possono contare su questi numeri complessivi: 27.000 unità nell’esercito, 4.500 nella marina e 4.000 nell’aviazione. Nonostante queste precauzioni nella notte scorsa, in un attacco terroristico avvenuto lungo la linea di frontiera, sono rimasti uccisi quattro poliziotti. Un possibile attacco alla Tunisia rivestirebbe un significato particolare, perché è il paese da quale sono partite le primavere arabe ed è anche l’unico dove la rivolta in senso democratico ha avuto successo, portando al governo formazioni laiche e non contaminate dall’integralismo religioso. Si può ipotizzare che il disegno dello Stato islamico preveda un progetto ambizioso, che intenda approfittare della situazione di grande instabilità presente in Libia, per conquistarne la maggior parte del territorio e, nel contempo, attaccare la Tunisia per infrangere il simbolo di un paese arabo che ha rifiutato l’influenza islamista più integrale. Questo possibile sviluppo non è stato ancora contemplato dalla diplomazia internazionale, che continua anche a sottovalutare il possibile impatto che Boko Haram potrebbe portare nel quadro generale della situazione della sponda meridionale del Mediterraneo. L’atteggiamento delle potenze occidentali appare troppo attendista e fiducioso verso una soluzione diplomatica che pare impossibile con gli attuali sviluppi. Il progetto sarebbe quello di fare sedere intorno ad un tavolo i due governi presenti in Libia per trovare una sintesi comune in grado di fare fronte al terrorismo del califfato. Si tratta chiaramente di una tattica tardiva, che andava perseguita molto tempo prima, anziché sottovalutare il problema; anche perché i due governi sono divisi da una grande rivalità che determina visioni differenti sui modi per combattere lo Stato islamico. Se il governo democraticamente eletto, in esilio a Tobruk, ha appoggiato e concordato le azioni egiziane, quello di Tripoli le ha denunciate come invasione dello spazio aereo del paese; si tratta, come si vede, di due posizioni inconciliabili, che segnalano come per sanare le differenze presenti sia necessario un tempo ben maggiore di quello a disposizione per combattere il califfato, che necessita di decisioni urgenti. Esiste, poi il fattore tribale, cioè la presenza delle oltre 140 tribù del paese, che costituiscono l’unica struttura sociale presente e che non è possibile estromettere in un tavolo di trattative per pacificare il paese. Questa situazione di profonda divisione è da ascrivere alla responsabilità dell’occidente, che dopo la caduta di Gheddafi, ha abbandonato a se stesso un paese che non era provvisto di strutture politiche e sociali mature per costruire equilibri stabili per la nazione. Queste intenzioni restano comunque  valide, ma in un contesto di pacificazione nazionale e senza alcuna interferenza esterna come la presenza dei miliziani dello Stato islamico. Al momento la cosa più urgente è debellare la presenza del califfato per poi impegnarsi nella costruzione della stabilità della Libia, che è essenziale per gli equilibri complessivi del Mediterraneo e quindi anche dell’Europa. Le Nazioni Unite devono adottare al più presto la risoluzione che permetta l’uso della forza come richiesto dall’Egitto, solo così si potrà iniziare un processo effettivo di equilibrio regionale essenziale per la pace delle due sponde del Mediterraneo.

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