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martedì 17 febbraio 2015

La fragile tregua ucraina

La difficile tregua, raggiunta dopo estenuanti trattative in Bielorussia, per la guerra ucraina non è ancora di applicazione certa a seguito del ruolo fondamentale che rivestono gli armamenti pesanti. Sebbene gli accordi prevedano una cessazione completa dei combattimenti, il ritiro delle armi più pesanti non è iniziato nei tempi concordati, perché non si sono verificate le condizioni necessarie da ambo le parti. Entrambi i contendenti temono che un ritiro dal teatro di guerra degli armamenti pesanti consenta un vantaggio alla parte avversa per conquistare terreno, il problema è che se i cannoni ed i lanciarazzi non vengono spostati dalle zone di impiego, vengono poi usati, scatenando una nuova escalation militare. Il centro della questione è la cittadina di Debaltseve, nodo ferroviario strategico, che costituisce ormai una enclave ucraina in mezzo al territorio conquistato dai filorussi. Gli uomini di Kiev ed i separatisti si sono accusati a vicenda di ripetute violazione del cessate il fuoco, determinando una impossibilità a ritirare gli armamenti dalle rispettive linee del fronte. La situazione è ben chiara alla diplomazia occidentale impegnata nei negoziati, che ha espresso viva preoccupazione per i continui combattimenti nella zona di Debaltseve, che rischiano di vanificare gli sforzi compiuti per raggiungere il cessate il fuoco. Le stesse preoccupazioni sono state espresse dagli Stati Uniti, che continuano a monitorare la situazione a distanza, esortando la Russia ed i separatisti affinché gli attacchi siano cessati. La dichiarazione del portavoce del Dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, ha proprio messo prima la Russia e poi i separatisti, usando le sottigliezza del linguaggio diplomatico, per indicare che Mosca viene ritenuta l’ispiratrice e la principale responsabile, di quella che viene ritenuta una aggressione all’integrità territoriale del paese ucraino. Questa interpretazione dei fatti, su cui vi sono ormai pochi dubbi, mantiene aperta per Washington l’opzione della fornitura degli armamenti a Kiev per bilanciare la superiorità di equipaggiamento bellico disponibile per i filorussi. Esiste, poi, il problema di assicurare, che il lavoro degli ispettori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, incaricati di sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco, possano svolgere il loro compito attraverso l’assicurazione delle due parti al libero accesso nei teatri di guerra. La consapevolezza della fragilità dell’accordo è comunque riconosciuta come fattore comune nelle diplomazie coinvolte e la possibilità di fallimento imminente della tregua viene ritenuta tutt’altro che improbabile, ma, altresì, viene anche identificata come l’unica opportunità possibile, in un contesto altamente instabile, per una difficile risoluzione del conflitto. Nel frattempo la situazione umanitaria continua a peggiorare, diversi civili sono in fuga, da una parte o dall’altra, secondo la propria etnia e per chi rimane vi è il problema degli approvvigionamenti alimentari, delle scarse condizioni igieniche e della difficoltà sempre maggiore di cure mediche, in ospedali sempre meno riforniti e ridotti praticamente a pronti soccorso da campo.

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