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martedì 10 febbraio 2015

Obama sospende la decisione sul rifornimento di armi all'Ucraina

Per non spaccare il fronte occidentale, sulle misure da adottare contro la Russia, i principali attori dello scenario, Obama e la Merkel, decidono di prendere tempo per fare chiarezza all’interno della loro coalizione, con la scusa di fornire motivi di riflessione a Putin. Il Presidente Usa lascia aperta la possibilità della fornitura di armi all’Ucraina, ma in realtà per il momento la misura è stata fermata dall’opposizione europea, che teme una escalation militare fuori controllo vicino alle proprie frontiere. La direzione ostinata verso cui la Merkel spinge la questione è quella di una trattativa ad oltranza, con la sola soluzione diplomatica come sbocco previsto. Per ora i paesi dell’Europa occidentale sono contrari anche a nuove sanzioni contro Mosca, per non pregiudicare  le poche possibilità di trovare un intesa, che possa almeno garantire un cessate il fuoco temporaneo. Questa soluzione non è gradita a Washington, che preferirebbe fornire al Cremlino una qualche prova di forza per bilanciare l’atteggiamento di Putin e, soprattutto, per placare il fronte interno americano, dove sta sempre più assumendo importanza l’asse trasversale tra repubblicani e parte dei democratici a favore della fornitura delle armi all’esercito di Kiev; se la posizione del partito avverso a quello del Presidente degli Stati Uniti è scontata, appare più rilevante l’opinione di diversi ex componenti dello staff della Casa Bianca e del Partito Democratico, tra cui la candidata alle primarie Hillary Clinton, sul mancato esercizio del potere presidenziale di fornire armamenti adatti alla difesa delle frontiere ucraine, a fronte di budget già stanziato. Obama, in questa fase, conferma la sua linea di condotta, tenuta di fronte alle recenti crisi internazionali, dove ha prevalso il non intervento. Questo aspetto, che è stato rinfacciato al Presidente dai repubblicani, ricordandogli le minacce non mantenute contro Assad, quando questi ha usato gli armamenti chimici, rischia di fare passare Obama condizionato da eccessiva indecisione nel trattamento delle questioni internazionali che riguardano, seppure indirettamente, gli interessi americani; in realtà all’inquilino della Casa Bianca, in questo frangente, non può essere imputato di eccessivo attendismo, in quanto le valutazioni che stanno alla base della decisione di sospendere la fornitura delle armi non appaiono affatto trascurabili. In effetti la constatazione che la supremazia militare delle forze armate russe, qualora entrassero in gioco, non consente la benché minima probabilità di vittoria a quelle ucraine, anche equipaggiate con gli armamenti americani più sofisticati. Questo aspetto, difficilmente contestabile ad Obama, deve essere tenuto presente soprattutto a chi vuole evitare un coinvolgimento diretto di soldati americani o dell’Alleanza Atlantica direttamente sul territorio conteso. Se la reazione russa alla fornitura di armi a Kiev si concretizzasse con una entrata in guerra ufficiale  da parte dell’armata rossa, Washington non potrebbe che rispondere con un analogo invio di truppe, generando le condizioni per uno scontro di portata mondiale. Resta pur vero, che su queste paure, che preoccupano di più gli europei occidentali, Putin fonda la sua strategia di procrastinare la soluzione della crisi per arrivare ad estendere in maniera definitiva l’influenza russa sulle regioni orientali dell’Ucraina. Neppure le sanzioni, che hanno comunque messo in seria difficoltà l’economia della Russia, unite alle manovra sui prezzi del petrolio, hanno provocato un arretramento delle posizioni del Cremlino, che sta conducendo una tattica fintamente disponibile, ma che in realtà, non ha ancora concesso nulla alla controparte. Deve essere però specificato, che se per l’Europa la crisi ucraina rappresenta la fonte di  maggiore preoccupazione per le ricadute geopolitiche ed economiche, per l’amministrazione di Obama sembra essere una delle tante questioni internazionali di cui gli USA devono occuparsi, inoltre alla vigilia della definizione della trattativa per il nucleare iraniano, Washington non vuole dare troppa enfasi alla diatriba con Mosca, anch’essa impegnata sul problema di Teheran. Obama punta ad evitare che il parlamento americano possa avere l’occasione di emettere nuove sanzioni contro l’Iran, che destabilizzerebbero l’avanzamento del processo fin qui faticosamente portato avanti e per il quale la cooperazione russa è necessaria. Tutti questi fattori determinano una condizione più favorevole per la tattica della Germania, che spinge ancora per la soluzione diplomatica; effettivamente, anche dal punto di vista dell’impatto delle armi i propositi di Berlino sono i migliori, tutto sta a vedere se avranno successo. In questa ottica risulterà determinate quello che accadrà a Minsk, dove la cancelliera tedesca, il presidente francese, quello ucraino e Putin avranno un vertice per cercare di fermare le violenze. Se dovesse esserci ancora un nulla di fatto la situazione è destinata a sviluppi imprevedibili.

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