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martedì 26 maggio 2015
La Corea del Sud, il Giappone e gli USA cercano una soluzione al problema nucleare nordcoreano
Il tentativo di riuscire a concordare un processo per la denuclearizzazione della Corea del Nord, è al centro di un vertice tra rappresentanti di Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. L’obiettivo è quello di riprendere in maniera efficace un programma capace di fronteggiare la minaccia atomica rappresentata da Pyongyang. Di recente la Corea del Nord avrebbe sviluppato una tecnologia capace di miniaturizzare gli ordigni nucleari ed avrebbe incrementato la capacità di dotare di tali armamenti i propri sottomarini. L’evoluzione sempre più imprevedibile degli scenari del paese nordcoreano, preoccupano gli stati vicini e gli USA, che non sono ancora stati in grado di fermare la capacità di sviluppare armi atomiche al regime di Pyongyang. Lo stato della Corea del Nord, malgrado un controllo ferreo degli apparati statali, appare tutt’altro che stabile, a causa della volubilità del dittatore Kim Jong-un, spesso impegnato, secondo le rare notizie che riescono a filtrare, in feroci repressioni di personalità politiche giudicate poco fedeli. La situazione economica sempre grave di Pyongyang rappresenta un rischio concreto per la pace mondiale, giacché potrebbe costituire la ragione per mettere sotto ricatto la comunità internazionale da parte della dittatura del paese. Nonostante l’isolamento, in parte voluto dal regime ed in parte voluto da gran parte degli stati mondiali e praticato attraverso le sanzioni, il regime ha mantenuto la sua linea di condotta di possedere un arsenale atomico, da usare come arma di pressione internazionale. In realtà un attacco atomico, peraltro più volte minacciato da Pyongyang, addirittura anche contro gli Stati Uniti, appare una prospettiva remota, tuttavia gli stati vicini e soprattutto la confinante Corea del Sud, non vivono in modo sereno la presenza di un tale pericolo nelle mani di una dittatura, che, a tratti, appare tutto meno che lucida. Il problema interessa, in maniera obbligata, anche la Cina e la Russia, che si vorrebbero coinvolgere in queste trattative per elaborare una metodologia capace di convincere Pyongyang a rinunciare al proprio arsenale atomico. Soprattutto il coinvolgimento della Cina è visto come essenziale, visti i rapporti privilegiati che Pechino intrattiene con la Corea del Nord. La Cina è, in pratica, l’unico paese formalmente alleato dei nordcoreani, anche se, negli ultimi tempi i rapporti si sono allentati per la condotta non sempre lineare di Kim Jong-un. Nonostante ciò la Cina conserva dei canali diplomatici privilegiati per accedere al dialogo con Pyongyang, anche se i precedenti tentativi fatti da Pechino sull’argomento non sono mai andati a buon fine. Secondo i funzionari sudcoreani sono tre i principali strumenti ai quali fare ricorso per cercare di convincere la Corea del Nord: deterrenza, pressione e dialogo. Ancora una volta si cercherà di offrire a Pyongyang incentivi economici e politici per convincere la Corea del Nord a rinunciare al suo programma nucleare, ma questi strumenti andranno comunque scelti in un quadro di grave incertezza per l’atteggiamento che la controparte potrà tenere. Infatti quale affidabilità può fornire la dittatura di Pyongyang? Nel passato ad un atteggiamento apparentemente disponibile è seguito un irrigidimento dei negoziati, senza apparente ragione. Queste premesse, che sono ben chiare ai negoziatori, non preannunciano un rapporto facile, come, del resto viene largamente previsto, con Pyongyang. Resta la necessità di riportare al centro del dibattito, il tentativo di ridurre alla ragione la Corea del Nord. L’esempio iraniano può essere preso come modello soltanto in parte: Teheran ha tutto l’interesse a rientrare nell’arena mondiale, sia dal punto di vista politico, come nazione guida degli sciiti, sai da quello economico, rappresentando un mercato potenzialmente molto conveniente sia in entrata che in uscita. La Corea del Nord non ha analoghe ambizioni, se non quella di ridurre lo stato di estrema difficoltà della propria economia, i cui effetti ricadono però, su di un popolo sfornito di coscienza critica e letteralmente plagiato dalla propaganda del regime. Siamo, cioè su di un piano completamente differente e non paragonabile con alcun altro paese e che rende particolarmente difficoltoso raggiungere l’obiettivo di fermare la corsa agli armamenti nucleari nordcoreani, con tutto quello che ne potrà seguire.
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