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martedì 12 maggio 2015

L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea, chiede l'appoggio delle Nazioni Unite per una missione militare in Libia

L’appello dell’Alto rappresentante per la politica estera europea, l’italiana Federica Mogherini, ha avuto come contenuto l’esortazione alle Nazioni Unite per fornire il necessario supporto diplomatico alla missione militare pensata dall’Unione Europea in Libia, per combattere il traffico di esseri umani. In particolare, il destinatario della richiesta di aiuto è stato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che con il suo potere di veto può bloccare ogni iniziativa presa in nome dell’ONU. L’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea ha parlato, sia da esponente istituzionale comunitaria, ma anche da rappresentante informale del governo italiano, da cui proviene, avendo ricoperto, in precedenza dell’attuale ruolo, la carica di Ministro degli esteri. L’intervento, infatti, non può nono essere stato concordato anche con il premier di Roma, Matteo Renzi, che da tempo chiede all’Europa ed al mondo di non lasciare sola l’Italia, nell’opera di salvataggio dei migranti, che affrontano la difficile traversata del canale di Sicilia, spesso a bordo di imbarcazioni inadatte a percorrere quel tratto di mare. Le ripetute tragedie, che hanno visto aumentare sia il numero dei migranti, che delle vittime, sono dovute ad un incremento dei flussi migratori dovuti alle guerre mediorientali ed alle carestie africane e sono, quindi, direttamente collegate, ad una pessima gestione dei fenomeni di emergenza da parte delle nazioni più ricche e della mancanza di dispositivi efficaci pensati dalle Nazioni Unite. Questa assenza di interventi, soprattutto da parte del mondo occidentale, ma non solo, non essendo presenti forme analoghe di azioni neppure da parte di Cina e Russia, continua ad essere la discriminante sulla quale decidere le possibili soluzioni per la soluzione, non certo umanitaria, del fenomeno migratorio e delle tragedie ad esso connesse. La Mogherini al Palazzo di vetro di New York ha chiesto il sostegno ad una operazione militare, concentrando l’attenzione sulle mafie dei trafficanti di esseri umani, in sostanza ha perorato la soluzione non della causa del problema, ma di un suo effetto. Questa atteggiamento può essere condiviso, se è soltanto un primo passo per la soluzione del problema, ma non se è visto come l’unica soluzione al problema stesso. Distruggere i barconi e magari compiere anche qualche bombardamento mirato effettuato dai droni, sugli accampamenti delle tante  milizie che si finanziano con i proventi derivanti dall’immigrazione clandestina, può avere delle grosse controindicazioni e degli effetti collaterali drammatici; può anche portare, se tutti gli obiettivi da centrare vengono colpiti, ad attenuare temporaneamente i flussi migratori, ma non può materialmente alleviare le sofferenze che determinano la partenza di masse di disperati sempre più numerose. Distruggerei barconi libici non significa fermare il traffico migratorio, senza soluzioni in grado di fermare le guerre e sconfiggere le carestie. La soluzione dell’Alto rappresentante della politica estera, poi, non tiene conto delle persone che sono già in viaggio e quelle che sono già sulle coste libiche in attesa di partire. Si tratta di una moltitudine di immigrati, difficilmente quantificabile, che resterebbe in ostaggio del paese libico, senza adeguate cure e rifornimenti alimentari e probabilmente sottoposti a violenze di ogni tipo. Per queste persone la distruzione dei natanti significherebbe una quasi sicura condanna, analoga ad un naufragio nel Mediterraneo. L’impressione è che dietro le ragioni del giusto proposito di combattere le organizzazioni illegali,venga approntata una soluzione che tuteli l’Italia e l’Europa dall’immigrazione illegale, divenuta ormai fenomeno ingovernabile e strumento di propaganda dei partiti di destra ed anti europei. Anche la visione presentata da più parti di come la Libia sia una parte principale del problema, sistemata la quale si risolvono anche i fenomeni migratori, appare una analisi parziale ma funzionale ad una certa idea di soluzione che si arresta comunque alle rive meridionali del Mediterraneo. Certo una soluzione complessive dovrebbe coinvolgere un numero di soggetti più ampio, cosa che, data la poca rilevanza internazionale dell’Unione Europea come protagonista della politica estera, appare fortemente improbabile, per non dire impossibile. Ma questa assenza delle grandi potenze, che si  limitano ancora ad avere una visione tutt’altro che globale e limitata ai loro singoli interessi, sta già producendo danni irreparabili che si stanno già ritorcendo contro di loro e che sono destinati irrimediabilmente ad assumere proporzioni che saranno presto incontrollabili. 

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