Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
venerdì 17 luglio 2015
Il possibile ruolo dell'Iran nel medio oriente, dopo l'accordo sul nucleare
L'accordo sul nucleare iraniano non è importante soltanto perché impedisce a Teheran di sviluppare l’arma atomica, ma anche perché può aprire una serie di conseguenze sul piano diplomatico capaci di stabilizzare una parte consistente del mondo, attualmente attraversata da guerre e forte instabilità. Per rendere concreta questa ipotesi, che non è certo a breve termine, ma non può essere nemmeno una ipotesi di lungo periodo, occorre che la posizione dell’Iran come protagonista politico della regione venga riconsiderata ed accettata anche dai suoi avversari, in nome di una stabilità regionale più duratura. Il punto di partenza è stabilire una cooperazione tra Teheran e Washington in materia di politica estera, si tratta di uno scenario ambizioso, ma che gli obiettivi di entrambi gli attori potrebbero favorire. La maggiore difficoltà è quella di superare i profondi contrasti tra l’Iran e l’Arabia Saudita, tradizionale alleato americano, che si basano su differenze religiose a causa della rivalità tra le due correnti maggiori dell’Islam, di cui i due paesi sono i maggiori rappresentanti. Questa rivalità è una delle cause dell’affermazione dello Stato islamico, che si è imposto a partire dalla Siria e dall’Iraq, proprio sfruttando la rivalità tra sunniti e sciiti, dietro la quale erano presenti le manovre di Arabia Saudita ed Iran. La questione più urgente è quella di trovare una soluzione alla guerra civile siriana, che costituisce il vero punto debole di tutta l’attuale questione mediorientale. Sul risultato finale di questo conflitto si devono considerare molte variabili, che sono la Russia, i paesi sunniti ed, infine, l’Iran. L’obiettivo di Teheran è stato fino ad ora quello di mantenere Assad al potere, lo stesso dicasi per la Russia, intenzionata a mantenere l’unica base nel Mediterraneo di cui dispone. Al contrario i paesi sunniti, con Riyadh in testa, ambivano a sottrarre all’Iran e quindi agli sciiti il controllo di un territorio così strategico. La chiave per cercare una conclusione del conflitto siriano può essere una collaborazione tra Iran e Stati Uniti, considerando che Teheran è l’unico attore che può influenzare Assad e trovare una via onorevole per la sua sostituzione al potere. Certamente si dovrà trovare una soluzione onorevole per tutte le parti coinvolte, ma soprattutto Teheran dovrà avere un diverso atteggiamento verso le varie milizie sciite che finanzia, per instaurare un rapporto, anche minimo con i sauditi. Questa condizione è necessaria per la sconfitta dello Stato islamico, che ora rappresenta il pericolo internazionale maggiore, vista la sua area di azione che si estende dalla Siria, all’Iraq, alla Nigeria e sulle coste meridionali del Mediterraneo. Uno dei punti discriminanti, che suscitano maggiore sospetto nei confronti del paese iraniano, è stata la politica aggressiva indirizzata a fomentare gli sciiti contro i sunniti. Ma la presenza del califfato ha fatto superare questa questione, almeno al momento, diventando una possibile opportunità per la diplomazia. L’Iran è presente nella guerra contro il califfato con i suoi effettivi impegnati a lottare sul territorio irakeno, di fianco ai miliziani curdi, un aiuto fondamentale per Obama, che ha potuto schierare la sola aviazione militare. Il suo ruolo è quindi ben definito, ma dal punto di vista dei sunniti, Teheran deve cessare l’opera di destabilizzazione che sta compiendo in Libano, Yemen e nello stesso paese irakeno, affinché questo ruolo sia riconosciuto dai paesi arabi. Per facilitare ciò l’attività di mediazione statunitense diventa essenziale ed anche favorita dai contatti, che l’accordo sul nucleare ha potuto sviluppare da ambo le parti. Anche relativamente alla stabilizzazione dell’Afghanistan il ruolo iraniano può essere determinante: l’Iran condivide con il paese afghano diversi chilometri di frontiera e l’azione politica di Teheran è stata quella di finanziare alcune delle milizie talebane che rifiutano di sedersi al tavolo delle trattative con il governo di Kabul. Una persuasione di Teheran potrebbe diventare così decisiva ed andrebbe a costituire un ulteriore elemento di capacità di interpretare il ruolo di potenza regionale a cui l’Iran ambisce. Se queste intenzioni sono sicuramente presenti nella volontà di Obama, proprio perché sono rispondenti alla sua dottrina di limitare l’intervento militare nelle zone di crisi a favore di un maggiore impegno diplomatico, questa azione dovrà coinvolgere, non solo l’Iran, ma in maniera convincente, Israele e gli stati sunniti, prima fra tutti l’Arabia Saudita, ma anche l’Egitto, la Giordania e la Turchia. Uno sforzo non indifferente, ma che potrebbe aprire nuovi scenari di pace per il mondo; tutto dipenderà, in prima battuta, dall’atteggiamento che l’Iran vorrà tenere e che sarà fondamentale per accreditarlo come affidabile verso i paesi sunniti, per diventare da nemico ad interlocutore.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento