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lunedì 13 luglio 2015

Nella soluzione della questione greca emerge il ruolo troppo invadente della Germania

In una delle interviste rilasciate da Tsipras, dopo la firma dell’accordo, il premier greco afferma che con il referendum è stata ristabilita la volontà popolare, mentre ora è necessario ristabilire la sovranità popolare. Il primo ministro di Atene firma un accordo, probabilmente ancora più duro di quello che poteva raggiungere prima della mossa, che ora appare tatticamente sbagliata, del referendum e riconosce la necessità di riacquisire per il suo paese il pieno esercizio della sovranità. Si tratta di una constatazione molto grave, che implica un destino di un paese messo sotto tutela, che ha mancato l’obiettivo di affrancarsi dall’ingerenza tedesca e degli stati del nord, fedeli seguaci di Berlino. La grave crisi economica e finanziaria a cui il paese era destinato è stata l’arma di pressione e di ricatto, che ha costretto la delegazione greca ad accettare quanto imposto dai tedeschi. Si è trattato di una punizione volutamente pesante ed eclatante, che deve servire da monito per qualsiasi altro paese che voglia violare le norme di rigidità finanziaria che rispondono ai criteri imposti da Berlino. Si tratta anche di un avvertimento alla Francia, ed in misura minore all’Italia, che volevano cogliere l’occasione per mediare tra le parti ed indirettamente intaccare i ferrei limiti di azione dei bilanci statali, per favorire una crescita, seppure controllata. Niente da fare, anche perché ciò avrebbe potuto erodere mercato alle merci tedesche, per lo sviluppo delle quali si sacrificano gli interessi di un intero continente.  Se la Germania, per ora, si gode la sua vittoria, la sconfitta , prima di tutto è dell’Europa e del suo possibile sviluppo: da adesso non saranno soltanto i movimenti populisti a rifiutare Bruxelles, ma anche quanti credevano in una Europa paritaria e capace di diffondere benessere nei suoi cittadini. Non solo questo non accadrà, ma in più ci sarà la chiara percezione di una democrazia mutilata, di essere diventati sudditi, oltre che del mondo finanziario, anche della Germania. La credibilità delle istituzioni europee, già largamente compromessa dall’inconsistenza politica e dall’incapacità della divisione dei problemi, si allargherà sempre più, sancendo una distanza incolmabile con i cittadini, che presto manifesteranno nelle sedi opportune il loro disagio con effetti concreti. Non si può chiedere alla popolazione europea di assoggettarsi in maniera impassibile ad  una guida tedesca, neppure illuminata, ma tristemente ripiegata sul controllo dell’inflazione, senza un progetto degno di questo nome, capace di risollevare la condizione della qualità della vita dei cittadini europei. Ormai l’Europa rappresenta solo obblighi e non più opportunità, impone e fa subire decisioni che calano dall’alto senza alcuna ragione apparente e la sua stessa esistenza sembra essere in funzione delle speculazioni che portano ricchezza ad un sistema finanziario incapace di produrre un’economia reale e tangibile. C’è stato tutto il tempo per invertire la rotta, ma ormai la strada presa sembra senza ritorno: l’ostilità crescente verso Berlino e verso Bruxelles non potrà essere rimediata tanto facilmente, la delusione è troppo forte per credere ancora in una Europa con le caratteristiche pensate dai suoi fondatori. Il fatto che si sia usato un metodo così umiliante per la popolazione greca può arrivare anche a fare ricordare tristi periodi del passato, dove la maniera violenta di dominare  è stata sostituita con quella più morbida che consentono gli strumenti economici, ma su queste basi il discorso dell’Unione è ormai morto. Resta singolare anche come è stata  umiliata la volontà di mediazione che ha cercato di fare Parigi, ostacolata perché poteva aprire un varco nella leadership tedesca; la Germania ha costruito una rete così fitta di contatti, che i paesi del meridione d’Europa non hanno alcuna possibilità di riportare su di un livello più paritario la gestione dell’Unione. A questo punto, però,  sarà curioso vedere come Berlino saprà gestire l’anti europeismo che potrebbe unire sentimenti analoghi ma provenienti da punti anche opposti; non sembra, cioè, impossibile che i movimenti populisti e la destra estrema possano unirsi con i movimenti no global e la sinistra esclusa dalle dinamiche di governo, contro il dirigismo di Bruxelles ispirato dalla Germania. Ma quando questo avverrà l’Europa, di fatto, sarà già un fossile fuori dal tempo. 

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