Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
mercoledì 15 luglio 2015
Obama vuole ripetere con Pyongyang lo schema che ha portato alla firma per il nucleare iraniano
Dopo il successo della firma sui negoziati per il nucleare, l’entusiasmo di Obama per il risultato raggiunto ha aperto alla possibilità di replicare lo stesso schema con la Corea del Nord. Malgrado l’obiettivo raggiunto sia stato positivo, occorre, però, considerare gli ingenti sforzi compiuti ed i momenti nei quali si è rischiato un esito negativo, che poteva complicare e fare degenerare una situazione già di per se molto delicata. Questo insieme di trattative ha avuto un costo diplomatico molto alto ed altrettanto potrà averne in futuro, nei rapporti con gli alleati degli Stati Uniti contrari al risultato finale. Obama ha specificato che le distanze con l’Iran restano molto elevate, malgrado la firma apra sicuramente opportunità di collaborazione, ma che il vero obiettivo era non consentire nell’immediato che Teheran disponesse di una bomba atomica. Ciò è stato conseguito ed ora è permesso stabilire nuovi punti di contatto per un assetto più equilibrato della regione. Applicare lo stesso schema con Pyongyang appare un’ambizione legittima, tuttavia le difficoltà appaiono più elevate. Esistono sostanziali differenze tra l’Iran e la Corea del Nord, prima tra tutte la volontà di Teheran di trattare. Non pare che Pyongyang sia stata finora disposta a rinunciare all’unico strumento di pressione che può vantare contro il mondo, malgrado le sanzioni abbiano colpito una economia in condizioni molto peggiori di quella iraniana. Il fatto di essere una dittatura quasi monocratica, consente a Pyongyang di soffocare del tutto le proteste e non sembra che negli interessi del paese nordcoreano vi sia un reale interesse a migliorare le condizioni del suo popolo, come, invece, è accaduto in Iran, dove la fine delle sanzioni era un punto importante dell’ultima campagna elettorale. Anche sull’affidabilità dei due paesi vi sono delle ampie differenze: malgrado l’Iran sia tutt’altro che una democrazia, l’impegno preso a rispettare gli accordi è stimato come attendibile, mentre una eventuale disponibilità nordcoreana appare molto dubbia. Il Presidente degli Stati Uniti vorrebbe affrontare i negoziati con la Corea del Nord soltanto se esistesse una volontà reale e credibile di Pyongyang di effettuare passi concreti verso un processo di denuclearizzazione irreversibile. Certamente questo processo dovrebbe riguardare soltanto gli aspetti militari e non quelli civili, come è accaduto con l’Iran. Se, da un lato le motivazioni di eliminare o attenuare le sanzioni, potrebbero essere non sufficienti, una stretta collaborazione con la Cina potrebbe portare a risultati maggiori. Anche per Pechino potrebbe trattarsi di un successo diplomatico da fare valere nello scenario internazionale, in grado di aumentare l’importanza della Cina nella politica mondiale: un risultato che potrebbe consentire di elevare il rango di Pechino a superpotenza anche politica e non solo economica. Secondo gli analisti esiste anche un ulteriore ostacolo a questo desiderio di Obama, che potrebbe essere ancora maggiore della volontà della Corea del Nord: l’atteggiamento negativo del Congresso americano sul risultato raggiunto sul nucleare iraniano. Non è un mistero che il parlamento statunitense, dove la maggioranza è repubblicana, sia contraria all’accordo; Obama ha degli strumenti costituzionali che dovrebbero consentirgli di fare approvare lo stesso l’accordo, ma il percorso non sarà facile ne agevole. Forse il successore di Obama, se avrà lo stesso suo intendimento, potrà sfruttare l’esperienza maturata dalla macchina diplomatica americana per ripetere lo stesso percorso con Pyonyang.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento