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Politica Internazionale
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venerdì 24 luglio 2015
Per la Grecia c'è di nuovo il rischio del fallimento
Mentre il governo greco sta faticosamente compiendo il percorso delle riforme, il terzo piano di salvataggio del paese ellenico dovrebbe partire entro trenta giorni. Per il finanziamento però esistono concreti problemi, il più importante è proprio chi saranno i finanziatori. Tutto è legato al problema dei problemi: il debito greco; senza risolvere questo aspetto, malgrado l’accordo raggiunto, la Grecia rischia di trovarsi nuovamente nelle condizioni incerte che erano presenti prima della firma, con la conseguenza di compromettere l’equilibrio, peraltro molto incerto, del paese e riportarlo di nuovo a rischio fallimento. Il parere degli economisti è unanime, se alla Grecia non viene concesso un modo per allentare il peso dei debiti contratti fino ad ora ed i relativi interessi, sarà matematicamente impossibile innescare il processo di crescita necessario a fare salire il prodotto interno lordo. Quello che sarebbe importante è cercare di ridimensionare il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è destinato ad oltrepassare il 200 per cento nei due anni a venire. A concordare con gli studiosi di economia, che non sono solo greci ma di tutto il mondo, ci sono due attori importanti: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. L’atteggiamento di questi due soggetti appare relativamente più benevolo verso la Grecia, viceversa l’Unione Europea, diretta dalla Germania, che è dello stesso parere, interpreta l’esigenza di Atene in maniera del tutto negativa. La questione è che secondo gli analisti del Fondo Monetario Internazionale, affinché Atene abbia dei benefici dai piani di salvataggio, deve avere per circa trenta anni la sospensione del pagamento dei debiti, inclusi quelli ancora non erogati: ciò significa la chiara insostenibilità del debito greco. Questa ammissione del Fondo Monetario Internazionale può essere interpretata in due modi, che non necessariamente si escludono a vicenda. Il primo è, appunto, la presa d’atto di una situazione che non pare reversibile e che necessita di un approccio completamente diverso da tutti quelli portati avanti fino ad ora, il secondo è che si vuole evidenziare l’impossibilità del Fondo Monetario Internazionale a partecipare alla contribuzione finanziaria del nuovo piano di aiuti. Se, infatti, un paese non è solvibile, come è il caso di Atene, il Fondo Monetario Internazionale, non gli può erogare prestiti; in realtà questa regola è stata già violata nel primo piano di salvataggio, quello del 2010; ma ora questa situazione non potrà ripetersi. In sostanza senza una decurtazione del debito greco il Fondo Monetario Internazionale resterà soltanto uno spettatore dell’evoluzione della situazione greca, senza fornire alcun contributo. L’Unione Europea, però, cita il trattato di Lisbona, che impedisce ai paesi aderenti di prendere a proprio carico debiti di altre nazioni. Sostanzialmente il debito greco non si può ridurre, certamente si possono allungare le scadenze o studiare altri strumenti, ma la sostanza resta che la situazione debitoria non è comprimibile. Si arriva così ad un punto morto della situazione: senza riduzione del debito il Fondo Monetario Internazionale è irremovibile, ma dal lato opposto l’Unione Europea non è disposta a diminuire il debito della Grecia. Il totale del prestito che ora deve finanziare Atene ammonta ad 86 miliardi di euro, di cui 20 dovrebbero essere erogati dal Fondo Monetario Internazionale, quota, che al momento, non è assolutamente disponibile. Berlino non pare disposta ad andare avanti nel piano di aiuti senza il Fondo Monetario Internazionale e con queste condizioni la soluzione più probabile diventa di nuovo l’uscita dalla zona euro. Il sospetto che viene naturale è che la Germania, abbia studiato un piano irrealizzabile, coerente al volere del suo ministro delle finanze, che si è sempre detto favorevole ad una uscita almeno temporanea della Grecia dalla moneta unica. Ora se ciò fosse vero il comportamento tedesco dovrebbe essere sanzionato, non solo come fatto morale, ma per le perdite contro cui sono andati i mercati finanziari, per arrivare ad un punto senza conclusione. Questi ragionamenti potevano essere fatti prima, senza diventare il centro di scontro di due visioni completamente opposte, che non faranno altro che provocare nuove perdite nelle borse di tutto il mondo. Dietro questi comportamenti vi è una mancanza di serietà assoluta, che piega gli eventi ai propri esclusivi interessi, da una parte la tutela dal fenomeno inflattivo e dal’altra la volontà di liberare risorse per fare aumentare la crescita. Tutto questo senza tenere conto delle ricadute economiche e sociali che questi comportamenti impongono, non solo alla Grecia ed all’Europa, ma anche al sistema mondiale della finanza.
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