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Politica Internazionale
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venerdì 24 luglio 2015
Perchè il trattato sul nucleare iraniano è positivo
Sull'opportunità di un negoziato e del suo relativo successo con lo l’Iran, si sono dette molte parole, che hanno rappresentato punti di vista differenti e spesso opposti, tra cui la necessità di riprendere i rapporti con Teheran e l’occidente, un tema molto importante, ma che resta secondario alla vera natura della questione. Il problema non era e non è se l’Iran avrà l’arma atomica, giacché, a meno di dare il via ad una opzione militare, non conveniente ad alcuno attore regionale, Israele compreso, Teheran riuscirà ad arrivare a potere disporre della tecnologia necessaria per la costruzione della bomba atomica. Quindi questa eventualità deve essere messa in conto in maniera sicura. Come doveva essere affrontata questa emergenza? La soluzione proposta più volte da Tel Aviv di bombardare i siti iraniani poteva essere percorribile ad prezzo troppo elevato per essere assorbito dal mondo intero; un costo tale che poteva riportare il livello dello sviluppo mondiale, sia dal punto di vista economico, che diplomatico, ad una condizione da cui era praticamente impossibile riprendersi. D’altra parte concedere la possibilità all’Iran di sviluppare l’ordigno nucleare, in questo contesto geopolitico, era troppo rischioso. Teheran sta ancora attraversando una fase politica interna, dove il potere dei religiosi ortodossi, combinato con quello dei militari, non forniva sufficienti garanzie per la presenza di una nuova potenza atomica nel contesto mediorientale. Ancora troppo limitata l’influenza dei riformisti, malgrado la loro crescita, che pare incontrovertibile. La strategia di Obama e di Kerry, è stata allora quella di procrastinare il raggiungimento della costruzione della bomba atomica iraniana, per permettere, quando sarà il momento di trovare una situazione internazionale cambiata. Si tratta di soltanto di una speranza o su qualcosa che si basa su probabilità consistenti perché ciò si avveri? Certamente il futuro non è prevedibile in senso certo ed assoluto, ma il fatto di permettere una crescita politica dei riformatori, anche attraverso la fine delle sanzioni, che possa permettere una crescita economica tale da diffondere più benessere possibile nella società iraniana, rappresenta un sicuro elemento a sostegno di questa tesi. Inoltre riaprire un dialogo con l’Iran, anche dettato dalla collaborazione contingente contro lo Stato islamico e da sviluppare in senso politico e diplomatico più ampio è un ulteriore fattore di stabilizzazione futura. L’intenzione principale del negoziato era quella di scongiurare che un regime troppo condizionato dai religiosi ultra ortodossi e dai militari ancora imbevuti dell’ideologia khomeinista potesse avere a disposizione praticamente da subito la bomba atomica. L’intervallo di tempo di dieci anni appare, al contrario, sufficientemente lungo , perché diventi concreto , sia il cambiamento interno, che quello internazionale. Viste con questa ottica, le critiche israeliane e saudite, appaiono pretestuose, sostanzialmente in difesa esclusiva delle proprie posizioni. Per quanto riguarda Israele, per la verità, l’opposizione al trattato appartiene al governo ed ai partiti che lo sostengono, ma non è condivisa da ampi settori della società, che, anzi, condividono la visione del presidente statunitense e vedono come una opportunità la firma degli accordi. Paradossalmente, ma non troppo, è ancora più rigida la posizione dell’Arabia Saudita, che vede minacciata la sua supremazia regionale ed anche, in prospettiva, il suo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, oltre a ripercussioni economiche derivanti dal ritorno della commercializzazione del petrolio iraniano. Tuttavia esistono buone probabilità che l’assetto futuro del paese iraniano possa subire delle modifiche tali, da potere essere integrato in una dialettica differente da quella attuale all’interno dei rapporti internazionali. Al contrario, con una mancata approvazione dei risultati del negoziato, l’Iran resterà sotto le sanzioni ed i riformisti non avranno alcuna possibilità di vincere le elezioni ed il processo per arrivare all’arma atomica sarà accelerato in una condizione di potere interno molto ostile all’occidente, tale da scatenare potenzialmente conflitti il cui esito, comunque vada, avrà ripercussioni di difficile previsione. Per scongiurare questo scenario l’unica strada possibile è quella della ratifica delle trattative di Vienna ed il lavoro diplomatico per permettere lo sviluppo di rapporti diversi con Teheran.
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