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martedì 21 luglio 2015

Ucraina: i filorussi accusano Kiev di violare gli accordi di Minsk

Il fragile armistizio, su cui si basa la tregua tra le forze ucraine e quelle separatiste filorusse, potrebbe essere messo in pericolo dalla violazione consistente nell’uso delle armi pesanti. Questa condizione fa parte degli accordi firmati a febbraio  a Minsk; la norma prevedeva il ritiro dalla prima linea delle armi con calibro superiore a 100 millimetri. Secondo gli osservatori dell’Organizzazione sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa , il ritiro di questi armamenti non è mai stato completato. Le accuse dei filorussi sono rivolte all’esercito ucraino per avere usato armi con calibro da 152 millimetri, cioè proprio quelle su cui verteva l’accordo. Ma le accuse sono reciproche, così come i morti provocati da ambo le parti per il rispettivo uso delle armi. La guerra Ucraina da aprile dello scorso anno ha già provocato 6.500 vittime ed i tentativi di arrivare ad una definizione del conflitto non hanno mai raggiunto successi apprezzabili. Nonostante questo la repubblica separatista dell’ucraina orientale afferma di avere iniziato in maniera unilaterale anche il ritiro delle armi con calibro inferiore ai  100 millimetri, come segno tangibile di una iniziativa di pace.  Nei negoziati di Minsk vi era stata una proposta per il ritiro di questi armamenti, ma alla fine non era stata approvata. Il ritiro di queste armi doveva rappresentare un segnale per arrivare ad una situazione più distesa tra le due parti. Ma l’Ucraina rifiuta ogni possibile ed ulteriore cessione di porzioni del suo territorio e non sembra propensa a trattare senza che le posizioni siano ristabilite. Secondo le fonti dei filorussi, i separatisti avrebbero rimosso dalla linea del fronte oltre 40 carri armati e 84 veicoli blindati per la fanteria, in modo unilaterale, ma questa decisione potrebbe essere rivista se l’atteggiamento di Kiev dovesse continuare. Gli attacchi dell’esercito regolare ucraino, portati con armi pesanti sono al centro delle accuse dei separatisti ed effettivamente non dimostrano una volontà tangibile di pace.  La percezione è che entrambe le parti siano stanche del conflitto, ma che elementi irriducibili, dei due schieramenti,  continuino ad alimentare la guerra in corso, fomentati da soggetti internazionali più grandi. Frattanto la Russia accusa l’Unione Europea di fomentare la Turchia circa la questione che riguarda la minoranza turca presente nella Crimea, che potrebbe essere oggetto di pesanti discriminazioni. Dietro a questa manovra potrebbero esserci  gli accordi tra Mosca ed il paese turco per la costruzione di un oleodotto, che ha, di fatto sostituito quello in progetto tra la Russia e l’Europa. Non si conosce se le accuse russe sono veritiere e se esiste un piano per screditare il paese russo e provocare un dissidio con la Turchia, tuttavia, l’eventualità, pur essendo possibile, pare più un tentativo russo di accertarsi della reale volontà della Turchia a cooperare con Mosca. Non bisogna dimenticare che la Turchia è pur sempre un membro dell’Alleanza Atlantica e la collaborazione con Mosca, in questa fase, non è sicuramente ben vista dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda il conflitto ucraino, sembra essere passato in secondo piano rispetto alle vicende della Grecia e della lotta allo Stato islamico, ma continua a rappresentare una fonte di pericolo costante in ottica di stabilità regionale e rapporti diplomatici tra oriente ed occidente. Il raggiungimento della firma sul nucleare iraniano, a cui hanno collaborato attivamente sia gli USA, che la Russia, potrebbe essere una occasione della ripresa del dialogo tra le due potenze per arrivare alla definizione della questione ucraina in modo da ristabilire la pace nel paese.

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