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mercoledì 19 agosto 2015

La Turchia minacciata dallo Stato islamico

Un video dello Stato islamico mette la Turchia al centro di una offensiva mediatica, che fa diventare Ankara il nuovo bersaglio del califfato. Le accuse al governo ed al presidente turco, Erdogan, che sono espressione di un partito islamico, seppure moderato, sono di avere confuso la democrazia con l’Islam, di favorire la laicità e di avere aiutato gli Stati Uniti, fornendo la base aerea dalla quale sono partiti gli attacchi aerei contro il califfato. Queste accuse rappresentano un cambiamento di atteggiamento fondamentale da parte dello Stato islamico nei confronti della Turchia, che, fino ad ora, era stata ignorata dai proclami del califfato. Ora, al contrario, nei programmi dei terroristi ci sarebbe la conquista del paese per sottoporlo alla sovranità dello Stato islamico. Queste minacce non sono, ovviamente realizzabili con uno scontro militare convenzionale, le forze armate turche sono tra le più equipaggiate della regione e, nel caso di un conflitto avrebbero facilmente ragione delle forze del califfato; più pericolosa è la via che gli integralisti islamici hanno già iniziato a percorrere con l’attentato compiuto nelle scorse settimane: la Turchia potrebbe essere sottoposta ad attacchi terroristici compiuti da cellule di poche persone o addirittura di singoli elementi, praticamente impossibili da prevenire. Il risentimento dello Stato islamico sarebbe dovuto al mutato atteggiamento della Turchia, avvenuto su pressione degli Stati Uniti, che ha determinato le azioni aeree sulle postazioni del califfato. Ma se questa appare come la ragione scatenante, l’avversione del califfato potrebbe derivare da una sorta di tradimento che Ankara avrebbe perpetrato allo Stato islamico, dopo averlo sostenuto all’inizio della sua formazione, più per ragioni strumentali, che per appoggio convinto. Ankara sperava di manovrare le milizie da cui è nato il califfato, nella speranza di rovesciare Assad ed il regime siriano e per combattere i curdi, definiti più volte dallo stesso presidente Erdogan più pericolosi dello Stato islamico per la sicurezza della Turchia. A rinforzare questa tesi vi sono anche le minacce per la casa regnate saudita, che, all’inizio, si era comportata vero il califfato in modo analogo al governo turco. La minaccia dello Stato islamico segna anche una sconfitta tattica per la Turchia, che rischia di perdere l’occasione della pacificazione con i curdi e si trova, ora, sottoposta al pericolo concreto del terrorismo islamico, quindi attaccata su due fronti. La minaccia dello Stato islamico, inoltre, non proviene soltanto dall’esterno, secondo alcune stime i simpatizzanti turchi dello Stato islamico sarebbero ben l’uno virgola tre per cento della popolazione ed i combattenti provenienti dalla Turchia, arruolati nelle fila del califfato sarebbero già alcune migliaia. Per l’organizzazione Stato islamico, questi dati rappresentano ottimi valori in prospettiva di nuovi arruolamenti o comunque della creazione di uno stato di favore verso l’estremismo musulmano in Turchia, del resto l’azione politica di Erdogan, che ha fondato il proprio potere politico sulla commistione tra politica e religione, ha in un certo senso, preparato la benevolenza, fortunatamente contenuta, verso il califfato da quella parte sociale più incline a vedere con favore l’invadenza dei precetti religiosi nell’ambito politico. Probabilmente l’errore di Erdogan, sia in politica estera, che in quella interna, è stato quello di potere controllare, ed in un certo senso dirigere, questi ambienti estremisti; il risultato, oltre ad una condotta politica illiberale, che ha riportato il paese indietro nella storia, è stato quello di sottoporre la Turchia al pericolo di un terrorismo ben più pericoloso di quello curdo, con il quale si poteva arrivare ad un accordo di pace. Eventualità che non sembra affatto  possibile con lo Stato islamico, che, fino ad ora, non è sceso a patti con alcuno. Erdogan rischia concretamente così di ritrovarsi in un vicolo cieco, dal quale può uscire o rinunciando al potere o rilanciare la laicità dello stato, per rafforzare la società turca contro l’estremismo religioso e trovare la pace con i curdi per avere almeno un avversario di meno. Queste sono anche le basi per permettere alla Turchia di riprendere il discorso interrotto con l’Europa, le cui richieste di partenza erano quelle di espandere i diritti civili, il cui mancato sviluppo ha favorito le simpatie verso l’integralismo islamico.

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