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martedì 18 agosto 2015

USA e Germania ritirano le batterie missilistiche dalla frontiera turca con la Siria

La decisione, da parte di USA e Germania, di ritirare le batterie missilistiche che stanno proteggendo  la frontiera turca da quella siriana, apre nuovi scenari nel conflitto regionale ed obbliga a nuove riflessioni e considerazioni sui possibili sviluppi diplomatici. La decisione di proteggere il paese turco da eventuali attacchi del regime di Assad era stata presa all’interno del quadro dell’Alleanza Atlantica e coinvolge anche forze spagnole, sul cui prolungamento dell’impegno Madrid non si è ancora espressa. La missione americana terminerà nel prossimo ottobre, mentre quella tedesca all’inizio del 2016. L’Alleanza Atlantica non prevede di sostituire i contingenti in partenza con altri militari, lasciando alla Turchia il compito, eventuale, di organizzare la propria difesa. Alla base della decisione ci sono diverse ragioni, ma la principale è il giudizio sulla pericolosità dell’avversario nella regione, che non è più rappresentato dalla dittatura di Damasco, ma dalle milizie dello Stato islamico. Si tratta di una valutazione che proviene essenzialmente da Washington e che si basa su considerazioni di carattere militare e di necessità di debellare in tempi più brevi la presenza del califfato piuttosto che quella di Assad. Deve essere specificato che canali non ufficiali della diplomazia americana, molto probabilmente affiancata da quella iraniana, hanno ottenuto ampie rassicurazioni da Assad sulla volontà di Damasco dall’astenersi dal colpire paesi appartenenti all’Alleanza Atlantica. A riprova di questi contatti vi è proprio il fatto che gli Stati Uniti per primi abbandoneranno la frontiera turca, fatto che non potrebbe accadere senza le rassicurazioni, seppure ufficiose di Damasco. Questo fatto assume una valenza politica non indifferente, perché conferma che Assad è ancora in grado di giocare un ruolo importante nella questione siriana, soprattutto dopo il successo del negoziato sul nucleare iraniano, che oltre a permettere alla diplomazia iraniana di uscire dal suo isolamento, ha favorito incontri e collaborazione su problemi che vanno molto oltre il singolo problema dell’energia atomica di Teheran. Inoltre l’abbandono della frontiera turca, indica che la Casa Bianca sta promuovendo delle soluzioni che coinvolgono l’Iran in maniera sempre maggiore nella lotta allo Stato islamico, anche in disaccordo con alleati storici, come, appunto, la Turchia e l’Arabia Saudita. Obama sceglie una strategia coerente alla direzione intrapresa in politica internazionale, che vuole privilegiare i contatti diplomatici ed il più ampio coinvolgimento delle potenze regionali, cercando di essere coinvolto il meno possibile sul campo. Questo non significa che le crisi mondiali non siano seguite direttamente, soltanto è cambiato il modo per cercare di influenzarle, evitando l’intervento diretto e favorendo, al suo posto, una maggiore partecipazione internazionale. Tuttavia la strada scelta dagli USA è un continuo equilibrismo tra paesi che sono avversari, anche di lungo periodo; così la decisione di eliminare le postazioni missilistiche dalla frontiera turca non è stata presa bene da Ankara, che vede salire la considerazione di Assad e le sue possibilità di conservare almeno una parte del territorio siriano. Nelle valutazioni del ritiro delle batterie missilistiche deve essere anche considerato l’atteggiamento di Ankara contro i curdi, poco gradito sia agli americani che ai tedeschi. Per i primi è un problema di alleanze e strategia militare, dato che i curdi hanno garantito una presenza costante sul terreno, mentre per Berlino il problema è di natura interna, con l’opposizione che non gradisce l’intervento militare turco contro i curdi, fatto che deve essere aggiunto ai pessimi rapporti i n corso tra i due stati. Infine questo evento è il segnale dello sviluppo di una collaborazione tra Washington e Teheran sulla questione siriana, una partnership che la Casa Bianca è stata costretta ad intraprendere per la scarsa collaborazione di Turchia ed Arabia Saudita, che hanno inizialmente favorito le milizie che poi avrebbero formato lo Stato islamico, soltanto per interessi particolari, perdendo di vista l’interesse comune che doveva rappresentare il punto di vista di paesi fortemente alleati. 

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