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mercoledì 16 settembre 2015
Assad ricatta l'Unione Europea sui rifugiati
Malgrado gli insuccessi militari, la tattica che ha perseguito Assad, fino ad ora, gli ha fatto raggiungere l’obiettivo prefissato attraverso il quale potere continuare ad avere un ruolo di rilievo nella vicenda siriana. Per Damasco, infatti, è sempre stato fondamentale cercare di guadagnare tempo in maniera funzionale a qualsiasi cambiamento che potesse portare vantaggio alle forze regolari. Nonostante una condotta strategica ampiamente insufficiente, dato che uno degli eserciti meglio armati e con la disponibilità dell’aviazione non ha saputo combattere con efficacia gli avversari, inizialmente molto divisi, Assad, che si ritrova anche con uno spazio notevolmente ridotto sul quale esercitare la propria sovranità, è rimasto pur sempre un punto fermo nel quadro generale della lotta siriana, prima individuato come male minore dagli stessi statunitensi, rispetto allo Stato islamico, ed ora beneficia dell’appoggio russo, non più solo morale, ma sopratutto militare e politico. Le parole rivolte all’Unione Europea dal dittatore di Damasco, completano il quadro della riscossa per Assad, il quale sembra avere applicato, sui flussi dei rifugiati, uno schema già ampiamente collaudato da Gheddafi, che, mediante la regolazione dei flussi migratori in partenza dalla Libia, sottoponeva a ricatti, più frequentemente di natura economica, ma anche di tipo politico, in modo speciale l’Italia ed attraverso questa l’Europa. Assad ha espressamente ammesso di potere rallentare il flusso dei rifugiati, il che implica che ne ha potuto anche aumentare la portata, in cambio di un aiuto a debellare il terrorismo, quale causa principale proprio delle migrazioni. Sarebbe quasi ovvio obiettare che molti dei fuggitivi sono diventati tali proprio per la brutalità del regime siriano, arrivato ad usare le armi chimiche ed i barili di esplosivo imbottiti di chiodi sui propri civili inermi e soltanto vittime del conflitto e non parti in causa; ma ciò non è ancora sufficiente a dipingere in maniera adeguata la figura di Assad, quale responsabile del conflitto civile e quindi totalmente inaffidabile ed inadeguato a garantire un futuro di pace per il paese siriano. Questo perchè non si può concepire una Siria ancora sotto il giogo di un regime anti democratico ed illiberale, che, con Assad ancora presente, tornerebbe al punto di partenza. Occorre ricordare che l’inizio di tutto fu dovuto alla domanda di maggiore democrazia e non di una intromissione della religione nella vita politica del paese. Certo le forze democratiche che hanno dato il via alle dimostrazioni contro Assad si sono rivelate poi minoritarie, perchè non erano funzionali ai progetti delle nazioni sunnite che hanno sostenuto gli integralisti e non hanno goduto del sostegno americano, come Washington aveva velatamente promesso. Le colpe degli USA sono note, fin dall’inizio del conflitto, peggio è l’atteggiamento di perseverare nello sbaglio, lasciando, alla fine, che l’ingresso russo sullo scenario arrivasse a scompaginare del tutto la situazione. Assad, comunque non può contare su di un aiuto americano, ma è interessato a che gli USA non cambino la loro posizione di immobilismo e continuino a considerarlo un nemico funzionale alla lotta allo Stato islamico, che ha ormai conquistato ogni orizzonte della Casa Bianca, restringendone la visuale complessiva in maniera sostanziale. Piuttosto Assad è interessato ad un intervento europeo, sollecitando il protagonismo militare di Francia e Gran Bretagna, fornendo in cambio un allentamento della pressione dei migranti. Ciò potrebbe permettere a Londra e Parigi di diventare protagoniste di una soluzione o di parte della soluzione degli esodi biblici in Europa. Per dare ulteriore veridicità al suo piano Assad, con il sostegno di Putin, si è detto pronto ad inserire nel dialogo interno della Siria le forze che si battono contro il terrorismo. Ciò appare però, una contraddizione in termini, dato che le forze democratiche e laiche sono anche nemiche del regime siriano e quindi non esistono forze, se non di facciata, da potere inserire in un eventuale processo di pace. Alla fine il problema Assad, sempre che si riesca a debellare lo Stato islamico, cosa sempre meno scontata, tornerà comunque alla ribalta e potrà essere fonte di profonde controversie internazionali, proponendo in una chiave rinnovata il confronto tra occidente e Russia. Difficile ogni previsione sul finale.
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