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mercoledì 14 ottobre 2015

Al Qaeda minaccia la Russia

Al Nusra, il gruppo siriano affiliato ad Al Qaeda, ha esplicitamente minacciato la Russia per il suo intervento in Siria al fianco di Assad e quindi degli Alawiti, la corrente religiosa scita a cui appartiene la maggior parte del governo di Damasco. In realtà Mosca non è entrata nelle operazioni militari per ragioni religiose, ma politiche, mantenere Assad a capo della Siria e per ragioni strategiche, dato che l’unica base navale russa nel Mediterraneo è quella di Tartus, in territorio siriano. Questa minacce non sono certo giunte inaspettate al Cremlino, tuttavia l’appello diretto ai fondamentalisti presenti nel Caucaso, può portare la Russia in una spirale di violenza interna, caratterizzata da possibile fase di terrorismo. Questa eventualità non può essere non stata valutata dal governo russo, sempre alle prese con il terrorismo caucasico; ma la minaccia di Al Qaeda rischia di alzare il livello di pericolosità delle intenzioni dei terroristi islamici presenti in Russia. Putin deve anche valutare che questa minaccia riguarda uno dei paesi che hanno fornito uno dei maggiori numeri di combattenti stranieri alle forze del califfato: mentre sono ancora in tanti sulla linea del fronte, molti altri sono tornati in patria maggiormente indottrinati e con una preparazione militare più elevata. La valutazione dell’intervento in Siria pare essere stata basata sulla volontà della Russia di recitare un ruolo principale sulla scena internazionale, per rompere l’isolamento imposto dagli USA dopo i fatti di Crimea ed anche per allontanare l’attenzione dalla questione ucraina, sulla quale, effettivamente, pare diminuita la pressione internazionale. Quando si entra in un conflitto devono essere valutati attentamente i costi ed i benefici, se per la maggioranza dei russi, i quali del resto hanno espresso un voto favorevole per Putin, risulta importante ristabilire la graduatoria delle grandi potenze, cercando di riconquistare il posto perduto, in nome di un nazionalismo sempre crescente, che concilia con gli obiettivi del Cremlino, l’incubo del terrorismo potrebbe essere stato sottovaluto o comunque valutato in modo non troppo rilevante. Appare così che Mosca ritenga di essere in grado di controllare eventuali insorgenze, nonostante le minacce siano chiare ed esplicite, nonchè rivolte ad una platea di potenziali terroristi fortemente motivata e probabilmente in grado di agire anche come cellule singole e quindi più difficili da controllare. Ma la minaccia non riguarda soltanto l’interno del paese, quanto anche le stesse truppe impegnate sul fronte siriano. Al Nusra agita lo spettro dell'Afghanistan, quando l’esercito russo fu sconfitto dai combattenti islamici; questa esortazione potrebbe avere l’effetto di riuscire a riunire sotto un’unica bandiera i vari movimenti di matrice sunnita che combattono in Siria e spesso in contrasto tra di loro. La minaccia di Al Qaeda potrebbe, però, anche significare un tentativo politico di riguadagnare consensi a danno della formazione maggiore presente nel conflitto: lo Stato islamico. I dissidi tra le due anime del terrorismo islamico sono note ed il fatto che non si sia arrivati ad una fusione dei due movimenti dopo anni di guerra significa che le possibilità che questa eventualità si verifichi siano sempre meno probabili. Tuttavia l’ingresso sul terreno di una potenza come la Russia al fianco di Assad, di cui sono stati minacciati anche i correligionari alawiti, potrebbe essere un segno della necessità di unire le forze contro un nemico così potente. Del resto l’influenza maggiore sui combattenti stranieri può essere esercitata soltanto dallo Stato islamico, ed anche sul terreno siriano la maggior parte del territorio è in mano al califfato, mentre Al Nusra presidia soltanto alcune regioni del paese. Ma questa supremazia dello Stato islamico potrebbe non essere sufficiente per contrastare l’esercito di Mosca ed allora una unificazione potrebbe essere diventare quasi obbligatoria. In teoria la Russia ha tutta la forza militare per ottenere almeno il successo minimo che si è prefissata e cioè la permanenza al potere di Assad, esito differente potrebbe avere cercare di essere i protagonisti della sconfitta dello Stato islamico, per potere acquisire prestigio internazionale. Il risultato finale della guerra afghana è già stato ricordato e non è escluso che le forze russe possano andare incontro alle difficoltà che hanno finora fatto desistere gli americani da un impegno sul terreno. D’altronde neppure l’obiettivo di mantenere Assad al potere è così scontato, oltre alle difficoltà sul terreno ci sono anche quelle di ordine politico internazionale che potrebbero pregiudicarne il risultato. Per tutti questi motivi l’impresa russa in Siria rischia di diventare un investimento sbagliato, una decisione presa senza troppo valutare le controindicazioni che una sconfitta, o anche una parziale vittoria potrebbero provocare, sia a livello interno che internazionale.

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