Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 22 ottobre 2015

I significati della visita di Assad a Mosca

La visita di Assad a Mosca rende ufficiale quello che il coinvolgimento russo nella questione siriana aveva messo in pratica in modo implicito. Senza il dittatore di damasco, come interprete centrale nella questione non si può arrivare ad una soluzione definitiva del conflitto. Il riconoscimento russo è il mezzo ufficiale che è servito a questo scopo, cancellando tutti i propositi americani di trovare una soluzione alternativa, configurata senza la presenza di Assad. A questo punto, per Washington, si tratta di rivedere i propri piani cercando una soluzione che possa contenere il potere del governo di Damasco, ma che non può prescindere dalla sua presenza. La presenza di Assad al Cremlino legittima, quindi, il presidente siriano come capo del suo paese e lo designa ad un posto sicuro nella trattativa che, prima o poi dovrà cominciare, per definire il futuro del paese; intanto, però, Assad ottiene un riconoscimento internazionale, seppure non unanime, per continuare la sua lotta nel conflitto per mantenere il suo potere. Assad è chiaramente uno strumento della Russia ed anche dell’Iran, perchè il regime mantenga il proprio potere ed assicuri a Mosca e Teheran i vantaggi che hanno avuto finora, sia sul piano pratico, la permanenza dell’unica base militare navale russa nel Mediterraneo, sia su quello politico, che ha come obiettivo quello di lasciare inalterati i rapporti di forza nella regione medio orientale. Più rilevanti appaiono le conseguenze di questa visita per Putin e la Russia, che rompono con una iniziativa eclatante, lo stato di subordinazione internazionale, a cui lo sviluppo della situazione mondiale gli avevano condannati, tornando a giocare un ruolo di primo piano nella vicenda mondiale, al momento, più delicata. Non vi è alcun dubbio, infatti, che l’intervento militare diretto di Mosca ha permesso alla Russia di riguadagnare una sorta di legittimazione in campo internazionale, dove la sua voce non può più essere non ascoltata. Il Cremlino, in sostanza, ha approfittato del conflitto siriano, e, sopratutto, dell’immobilità statunitense, per occupare il vuoto che si stava formando dalla mancanza di una azione decisa da parte di una grande potenza; questo spazio ora è occupato dalla Russia, che torna così, al centro della scena internazionale da protagonista. Sul futuro della questione siriana vengono così messi dei punti fermi  costituiti dalla presenza di Assad, come capo legittimo del suo paese, dalla presenza della Russia e del più defilato politicamente, Iran, come soggetti  ormai radicati negli equilibri medio orientali, che, a questo punto, diventano meno variabili e contrari agli obiettivi statunitensi. Restano sul tavolo almeno due problemi che richiedono una soluzione urgente: il primo è la sconfitta dello Stato islamico; su questo punto accade quello che Washington non aveva previsto e cioè l’obbligo per gli Stati Uniti di trattare direttamente con la Russia. Questa trattativa comprende una obbligatoria collaborazione in campo militare e politico, che costringerà gli Stati Uniti ad un atteggiamento diverso verso Mosca, non solo nella questione siriana ma anche negli altri problemi dove la visione è profondamente diversa. La seconda questione è quella della questione curda, problema che si trova completamente immerso nella guerra contro il califfato ed investe altre potenze, profondamente contrarie all’intervento russo, come la  Turchia ed alleati degli Stati Uniti. La posizione di Assad verso i curdi è stata fino ad ora ambigua, alternata da fasi di contrapposizione ad altre di alleanza tattica, sopratutto in quei territori dove il conflitto era contro il nemico comune, costituito dalla Stato islamico. La Russia mira a garantire l’unità dello stato siriano, tuttavia per Assad resta fondamentale mantenere il controllo sulla zona costiera, la più ricca ed industrializzata. Gli Usa potrebbero sfruttare questa volontà di Damasco per ottenere territori liberi per i curdi ed ancheper l’opposizione democratica; solo così potrebbero diminuire la sconfitta politica dell’ingresso in campo della Russia, che, al momento, è la vera vincitrice nella vicenda, avendo riconquistato quel ruolo da grande potenza a lungo inseguito da Putin e sostenuto dagli ambienti nazionalisti. Per il capo del Cremlino si tratta di un punto di partenza per cercare di riconquistare, obiettivo sempre proclamato fin dalla campagna elettorale, l’importanza che Mosca aveva ai tempi dell’Unione Sovietica.

Nessun commento:

Posta un commento