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giovedì 12 novembre 2015
L'Unione Europea vuole offrire strumenti finanziari ai paesi africani per il contenimento dei flussi migratori
Il vertice tra i paesi europei che si apre a La Valletta, vuole trovare risposte comuni da parte degli stati aderenti all’Unione Europea, circa il rapporto con l’Africa ed il problema migratorio. La partecipazione riguarda i 28 stati di Bruxelles e 35 paesi africani; l’incontro era stato programmato da tempo, cioè dalla scorsa primavera, un periodo troppo lungo, relativamente ai veloci cambiamenti che il fenomeno migratorio ha fatto registrare, a causa della deflagrazione del problema della guerra siriana ed irakena, con l’immissione nella problematica delle migrazioni di nuove masse di disperati che fuggono dai conflitti medio orientali e l’apertura di nuove rotte verso l’Europa. Ancora una volta, quindi, l’Europa mostra un ritardo organizzativo pesante, che deriva dalla scarsa unità dei suoi membri e dalla mancanza di un indirizzo politico comune, causato anche dall’assenza della creazione delle dovute istituzioni politiche comuni, dotate del necessario potere decisionale e di intervento, che richiede tempi sempre più rapidi di applicazione per fronteggiare emergenze sempre più gravi. Il vertice, quindi, nasce per regolarizzare una situazione, pur sempre grave, ma che è stata sorpassata da una emergenza ben maggiore, infatti, di fronte ai 140.000 arrivi provenienti dal continente africano e sbarcati in Italia, si sono registrati più di 540.000 migranti che hanno percorso la rotta attraverso la Turchia e la Grecia. Nonostante questo squilibrio le ragioni del vertice restano valide: i rapporti con gli stati africani devono essere indirizzati verso una regolazione del flusso dei migranti, andando ad incidere sulle ragioni che le provocano. A differenza delle migrazioni da Siria ed Iraq, causate dagli eventi bellici in corso, dall’Africa provengono i flussi migratori provocati dalla povertà, dalle carestie, dalle condizioni climatiche ed anche dai conflitti. L’impostazione che l’Europa sta cercando di darsi circa l’accoglienza è di cercare di dare asilo principalmente ai rifugiati e non ai migranti economici, che spesso rientrano nelle zone di provenienza del continente africano. Una delle soluzioni pensate consiste nel cercare di raggiungere accordi di tipo cooperativo, anche con gli stati situati un zone oggettivamente di difficile gestione o che non presentano adeguati standard democratici. Per raggiungere una definizione positiva di questi accordi lo strumento pensato è fornire agli stati coinvolti aiuti finanziari attraverso un fondo, che dovrebbe ammontare a circa 1.800 milioni di euro. Il primo problema è però quello di reperire le risorse, presso governi scettici per questa soluzione e spesso alle prese con difficoltà economiche di bilancio. Il secondo problema, posto che il primo venga, almeno in parte superato, è come si pensa di gestire questi fondi. Dato l’alto tasso di corruzione di alcuni paesi africani, non è pensabile versare i corrispettivi in denaro pensati per gli sviluppi dei progetti e chiudere la pratica, credendo di risolvere la questione migratoria in modo così semplice; occorre un controllo, ma, sopratutto, un affiancamento in grado di portare a compimento quanto pianificato per favorire l’occupazione ed uno sviluppo adeguato dei paesi coinvolti, che non riguardi solo l’aspetto puramente produttivo, ma anche quello della sanità e quello della formazione. Ma ancora non basta, i governi di molti paesi, su tutti la Nigeria, vedono continuamente minacciata la loro sovranità da gruppi armati, che spesso impediscono gli aiuti internazionali e se ne appropriano, rendendo impossibili gli aiuti. In questi casi non sono sufficienti presidi di tipo civile, ma occorre un coordinamento anche militare con le forze del luogo. Come si vede l’impegno necessario è molto oltre il solo impegno economico, già non facile da assicurare. D’altro canto al momento attuale risulta difficile concludere accordi con stati che vedono le rimesse dei migranti, superare gli aiuti dell’Unione Europea. Questo dato deve fare molto riflettere sulla effettiva volontà di ridurre l’emigrazione, sopratutto, in un momento dove si vuole ristabilire la validità dell’accordo di Dublino e dove alcuni stati intendono ripristinare le frontiere interne all’Unione. Ciò significa riportare la pressione del carico delle migrazioni principalmente sui paesi costieri, senza un aiuto efficace a questi stati e rifiutando la divisione del problema. Su questo argomento l’Unione Europea si gioca il proprio futuro, molto di più che sulle questioni finanziarie, che pure hanno costituito un elemento di acceso dibattito.
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