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lunedì 16 novembre 2015

Obama e Putin si incontrano per la soluzione del problema siriano

Durante il vertice di Antalya, per i paesi del G20, i presidenti di Russia e Stati Uniti hanno avuto un incontro, dove è stata ribadita la necessità di combattere lo Stato islamico e di risolvere la situazione siriana, fatto reso ancora più urgente dopo l’attentato di Parigi. Se vi è una intesa sulle ragioni generali di debellare il califfato, rimangono rai due stati, notevoli differenze tattiche e politiche, per arrivare a centrare l’obiettivo. Dall’incontro sarebbe uscita identità di vedute sulla necessità di trovare le modalità per una transizione politica nel paese siriano, anche se sulla figura di Assad restano molte divergenze. L’unico dato certo è che con la presenza dei militari russi sul suolo siriano, per il dittatore di Damasco non si possa prospettare una fine violenta, come accadde per Gheddafi, in casi estremi Mosca si è detta più volte favorevole ad ospitare Assad in un esilio sicuro. Risulta più complicato però raggiungere un accordo tra Obama e Putin su di una eventuale partecipazione al tavolo delle trattative, che prima o poi dovranno iniziare sul futuro della Siria, dello stesso Assad, la cui presenza rappresenta sopratutto una garanzia per i suoi seguaci, che non sono pochi. Assad ha più volte detto di volere partecipare al futuro del paese siriano, anche prendendo parte ad elezioni; la sua presenza, oltre che a Mosca è gradita a Teheran, mentre gli USA ed i suoi alleati sunniti sono per una estromissione di Assad dalla vita pubblica. Il problema è che tra gli USA e gli alleati sunniti, Turchia ed Arabia Saudita, in primo piano, non vi è un accordo sul futuro della Siria e ciò costituisce una buona probabilità per, almeno, la partecipazione di Assad alle trattative di pace. La tanto citata transizione politica, infatti, non significa che Assad sia fuori gioco, ma che si trovi un metodo per conciliare tutte le parti in causa, al di fuori dello Stato islamico.  Infatti la sconfitta del califfato resta, in questo momento ed anzi, ancora di più in questo momento, l’obiettivo di Obama, che pur di raggiungerlo ha lodato l’azione russa contro le forze del califfato. Malgrado le profonde differenze, infatti, per gli USA l’apporto di Mosca, sopratutto, se svincolato dalla protezione di Assad, è stato ritenuto prezioso per colpire ed indebolire le forze armate islamiste.  Per superare l’emergenza terroristica si ritene che il punto di partenza essenziale sia stabilizzare la Siria, il primo passo di questo piano prevede di ricacciare oltre i confini del paese lo Stato islamico, nel contempo, in un periodo stimato in circa 18 mesi, dovrebbe compiersi la transizione politica, attraverso negoziati tra le Nazioni Unite, l’opposizione democratica ed il regime di Assad. Per arrivare alla fine di questo percorso con un risultato apprezzabile è necessario raggiungere un cessate il fuoco certo e duraturo, a cui  è impossibile arrivare senza avere debellato le forze del califfato. Quindi i due piani di azione, quello militare e quello diplomatico devono procedere di pari passo, con una accelerazione di quello bellico per eliminare la presenza  dello Stato islamico dal territorio siriano. Questa situazione di urgenza rischia, ancora una volta, di avvantaggiare Assad, la cui presenza è passata in secondo piano dall’urgenza di sconfiggere il califfato e ciò potrà permettergli di consolidare la sua posizione, già più difficile da scalzare per la presenza dei russi. In ogni caso quello dell’incontro tra Putin ed Obama deve essere considerato un fattore ed uno sviluppo positivo all’interno della questione, per trovare quell’intesa comune necessaria, anche su basi minime, per la sconfitta del terrorismo islamico.

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