Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
mercoledì 23 marzo 2016
Esistono ragioni geopolitiche per gli attentati in Europa?
Dunque il giorno dopo gli attentati di Bruxelles l'Europa procede ancora in ordine sparso, mentre molti stati decidono di chiudere le frontiere. Se questa misura può essere comprensibile per dare un segnale all’opinione pubblica sulla volontà di esercitare un maggiore controllo, la misura, se analizzata in maniera obiettiva, appare non del tutto utile, perchè gli ultimi attentati sono stati attuati da abitanti del Belgio. Certo per la Francia il valore è differente, dato, che proprio dal Belgio sono partiti gli attentatori di Parigi e che i legami con gli autori degli atti terroristici di Bruxelles sono innegabili. La dichiarazione congiunta dei leader europei parla di attacco alla democrazia, e così è stato, a cui rispondere con la difesa dei valori europei. Queste parole, vere nel proprio concetto intrinseco, rischiano di essere soltanto frasi scontate, se non saranno seguite da una profondo cambiamento pratico nel modo di affrontare, prima l’emergenza, seguito da una seria pianificazione di prevenzione. A Parigi la frase ricorrente è “siamo in guerra”, certamente non si tratta di un conflitto nel senso classico del termine, tuttavia il clima che si sta instaurando genera una inquietudine profonda che si somma alla sensazione di completa vulnerabilità: nessuno sembra essere al sicuro e tutti sono potenziali obiettivi. Chi pratica questi attentati conosce profondamente i meccanismi del terrore e lo stato di paura costante diventa esso stesso un’arma puntata contro i sistemi di vita occidentali, un’arma che non è solo la conseguenza di atti sanguinari, ma un vero e proprio obiettivo da raggiungere attraverso di essi. In questa fase, immediatamente successiva agli attentati, devono essere messe in primo piano le procedura di urgenza: la popolazione deve essere tranquillizzata con la presenza costante e visibile delle forze armate, che non hanno solo la funzione di vigilanza, ma anche quella di ridare il senso di sicurezza smarrito. Nello stesso tempo l’azione investigativa deve portare risultati tangibili nel minore tempo possibile, in modo da evidenziare i progressi fatti in contrasto ai gruppi terroristici, non solo autori degli attentati, ma anche quelli potenziali. Tempi lunghi oltre cinque mesi per l’arresto di un colpevole non devono ripetersi, specialmente se l’attentatore non è uscito dai suoi luoghi abituali. Ma ciò non basta ancora, deve essere fatto uno sforzo per capire le reali intenzioni che stanno oltre lo scopo di mettere insicurezza, ragioni di ordine politico che non appaiono chiare, così come si deve risalire ai responsabili anche in senso storico di questa situazione. La concomitanza che l’estremismo religioso si sia incrementato con la costruzione delle moschee finanziate da paesi dove la religione islamica appartenente al filone wahabita salafita è coincidente con le strutture di potere non è un fattore da sottovalutare. Questi centri religiosi sono stati il catalizzatore per il diffuso scontento degli abitanti di origine araba delle periferie e ne hanno incanalato i sentimenti nell’adesione a concetti radicali, poco importa se il comportamento effettivo non sia stato sovente coincidente con i precetti forniti, quello che è contato è che vi è stata una identificazione che ha permesso ai capi religiosi un ampio margine di manovra e di influenza su questi soggetti. Gli stessi paesi finanziatori delle moschee in Europa hanno, probabilmente, sostenuto, almeno all’inizio, le formazioni che poi sono confluite nello Stato islamico, ed i rapporti tra questi stati e lo stesso califfato, sono sempre stati ambigui. Il collegamento, come si vede esiste e potrebbe essere verificabile, se non ci fossero delle ragioni politiche ed economiche a frenare queste indagini. Certamente trovare i colpevoli degli attentati ed i loro eventuali mandanti è importante, ma, nello stesso tempo, ancora più determinante sarebbe conoscere se esiste un piano elaborato ad un livello più alto. Il fatto che molti di questi paesi siano alleati, anche ritenuti fondamentali degli Stati Uniti e dell’occidente, ha finora impedito una analisi completa ed obiettiva del fenomeno, ma ciò non è più rinviabile. Occorre, cioè, domandarsi, se i rapporti di alleanza con determinati paesi siano sostenibili e convenienti, non solo dal punto di vista economico, ma sopratutto da quello geopolitico e della stabilità occidentale. Questo potrebbe essere il solo modo per risolvere alla base il problema del terrorismo islamico in Europa ed anche negli Stati Uniti; ma per fare ciò occorre uno sforzo politico importante, che comprenda la necessità di rivedere rapporti diplomatici consolidati. Allo stesso tempo all’interno dei singoli stati certe strutture religiose devono essere cancellate a beneficio di quelle moderate, a cui deve essere richiesto un maggiore impegno verso i valori occidentali nel rispetto reciproco.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento