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martedì 11 ottobre 2016

Russia e Turchia più vicine

Mentre le elezioni presidenziali tengono concentrata l’attenzione statunitense sui problemi politici interni, lo scenario internazionale non resta fermo e si delineano nuovi accordi, che potrebbero precedere alleanze più strette, certamente non graditi alla Casa Bianca. Si tratta del caso dell’avvicinamento tra Russia e Turchia, che sembrano avere superato i dissidi dovuti all’abbattimento dell’aereo militare di Mosca, da parte di Ankara. Le ragioni economiche e geopolitiche hanno costituito dei validi motivi per ristabilire buoni rapporti tra i due stati. Occorre dire che sono presenti caratteri comuni ed affinità tra i due presidenti, che non potevano non emergere nel dialogo reciproco: il fatto che Putin abbia elogiato Erdogan, per la risposta che il presidente turco ha saputo dare al colpo di stato, risulta, infatti, particolarmente eloquente e gradito ad Erdogan, che non ha mai ricevuto un trattamento analogo da Europa e Stati Uniti, che, anzi, hanno profondamente criticato la repressione praticata dal governo centrale di Ankara. Ma le basi concrete per il riavvicinamento sono state gli accordi stipulati tra i rispettivi ministri di energia ed esteri, che hanno concordato la costruzione di un gasdotto, che dalla Russia arriverà fino al confine tra Turchia e Grecia. Per Mosca la costruzione di questa infrastruttura rappresenta l’alternativa al gasdotto che doveva attraversare l’Ucraina e, che, la cui costruzione è stata abbandonata dopo i fatti di Crimea e dello stato di tensione che continua tra Kiev ed il Cremlino. Lo scopo del gasdotto sarà quello di trasportare il gas naturale verso l’Europa, anche se la portata prevista appare sovrastimata per la domanda europea. Mosca sembrerebbe scommettere così su di una ripresa produttiva ed economica del vecchio continente o, piuttosto, su difficoltà di approvigionamento legate alla situazione instabile dei paesi produttori dell’area araba. Tuttavia uno dei clienti che dovrebbe aumentare il proprio fabbisogno, sembra essere proprio la Turchia, dove il gas naturale costituisce la fonte primaria di energia, alla quale è stata accordata una riduzione considerevole sul prezzo di acquisto, da parte della Russia. In materia di energia è stato anche sottoscritto un accordo bilaterale per la costruzione di una centrale nucleare. Erdogan ha confermato che i colloqui bilaterali non si fermeranno alle questioni energetiche, ma riguarderanno anche la difesa, il turismo (la Turchia rappresenta una meta per molti russi), le relazioni culturali ed altri aspetti economici, che riguardano la riapertura alle importazioni da parte della Russia dei prodotti agricoli turchi e la collaborazione aerospaziale. Se sui temi economici l’intesa è apparsa pressoché totale, le maggiori difficoltà si sono registrate sui problemi geopolitici relativi al conflitto siriano. Mosca ed Ankara sono su fronti opposti, la Russia appoggia Assad, mentre la Turchia ha cercato in ogni modo di rovesciarlo dal potere; tuttavia recentemente Erdogan ha mostrato segnali di avvicinamento con Damasco, grazie all’intesa circa la lotta ai combattenti curdi. Ankara teme più di ogni altra cosa l’instaurazione di una enclave sovrana curda ai suoi confini e, per evitare questa eventualità, si è mostrata disposta a riconsiderare la presenza di Assad, in un assetto futuro del paese siriano. Questo fattore rappresenta un elemento in grado di avviare, nono solo un dialogo, ma anche una collaborazione tra Russia e Turchia, sulla questione siriana, dove saranno possibili intese anche militari, per rendere inoffensivi i gruppi armati, che rifiutano ancora la presenza di  Assad nel futuro della Siria. Occorre, però, considerare che diversi di questi gruppi armati sono sostenuti dagli Stati Uniti, che avrebbe intenzione di rifornirli con nuovi invii di armi. Si comprende come la strategia di Putin abbia due obiettivi concreti: continuare l’azione di rottura dell’isolamento internazionale ed aumentare i dissidi interni all’Alleanza Atlantica tra Washington ed Ankara. Nonostante che la Casa Bianca avesse concesso delle aperture per interrompere le velleità di indipendenza dei curdi siriani, proprio per ottenere un riavvicinamento con la Turchia, questi sviluppi sui rapporti tra Ankara e Mosca non possono che fare presagire un nuovo allontanamento. Non è tanto la questione economica, che, comunque, danneggia la politica USA di isolamento verso Mosca, ad infastidire Washington, quanto la valenza della Turchia come unico membro musulmano dell’Alleanza Atlantica a preoccupare la Casa Bianca, sia per i risvolti quasi immediati nello scenario siriano, sia su di una visione a lungo termine sulla lealtà della Turchia come alleato, data la sua sempre maggiore vicinanza con il nemico russo. Questi accordi tra Turchia e Russia, potrebbero, quindi, alterare gli equilibri geopolitici europei ed occidentali, senza un impegno diretto del nuovo presidente americano per cercare di recuperare il rapporto con Ankara.

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