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martedì 5 marzo 2019

USA vicini all'accordo commerciale con la Cina, ma verso l'introduzione di dazi per India e Turchia

Gli Stati Uniti sono sempre più vicini alla definizione di un accordo con la Cina, ma contemporaneamente, aprono delle nuove controversie con India e Turchia. La questione è sempre quella della mancata reciprocità dei trattamenti commerciali. L’India, infatti ha un trattamento preferenziale, che gli consente di esportare negli Stati Uniti merci per un valore di 5,6 miliardi di dollari, totalmente esenti dai dazi imposti dall’amministrazione americana. Un trattamento analogo a quello di cui gode la Turchia, destinato a concludersi per volere del Presidente Trump. All’interno delle ragioni che hanno permesso queste esenzioni vi sono considerazioni di carattere strategico, che tenevano conto dell’importanza di India e Turchia, come alleati considerati importanti nelle rispettive aree geografiche ed in ottica di bilanciare i rapporti di forza con altre potenze, come quella cinese, nel caso indiano. La scarsa considerazione di Trump per le ragioni di politica estera, a favore dell’interesse commerciale ed industriale degli Stati Uniti, ritenuto preminente, ha sicuramente influenzato queste decisioni, ma si devono anche considerare il deterioramento dei rapporti tra Washington e la Turchia, ritenuta sempre meno affidabile, anche nel quadro della Alleanza Atlantica e la voglia di protagonismo del paese indiano, che ha manifestato con il nuovo governo ambizioni non sempre in linea con il governo statunitense. Anche il ravvicinamento con la Cina potrebbe avere influito sulla decisione di inserire i dazi per l’India: nella tradizionale rivalità tra Pechino e Nuova Delhi, gli Stati Uniti cercano una sorta di equidistanza, che sacrifica l’alleanza politica con l’India, in favore di un guadagno nella bilancia commerciale. Del resto questo aspetto è fondamentale nella politica di Trump ed il raggiungimento dell’accordo con Pechino, ormai quasi certo, viene considerato dalla Casa Bianca una vittoria. La firma dell’accordo dovrebbe anche, seppure parzialmente, cancellare le delusioni del recente vertice di Hanoi con Kim Jong un, che ha rappresentato un fallimento per la politica estera americana. I termini dell’accordo commerciale tra USA e Cina dovrebbero comprendere la diminuzione da parte di Pechino di una quota dei dazi introdotti su prodotti americani quali soia, automobili e prodotti chimici; inoltre Pechino si è impegnata all’acquisto, a partire dal 2023, di gas naturale americano per un importo di circa diciotto miliardi di dollari. La contropartita americana è quella di abbassare i dazi introdotti da Trump su di un valore di circa duecento miliardi di dollari di beni, permettendo ai prodotti cinesi di accedere nuovamente al mercato americano. Se una parte dell’amministrazione statunitense è ottimista sull’esito dell’accordo, all’interno della Casa Bianca esistono anche degli scettici, che vedono dei pericoli derivanti dall’accordo, dovuti alle scarse garanzie di Pechino su temi e questioni molto rilevanti come le richieste di riforme strutturali in ambito commerciale relative ai cambi della valuta e quindi della politica finanziaria cinese, fino ad arrivare al rispetto delle normative internazionali sui diritti della proprietà intellettuale e sull’aiuto dello stato alle imprese che operano all’estero. La valutazione dell’esito della trattativa non è però così semplice come farebbe credere se si verificasse un risultato positivo. Trump mira ad un risultato immediato, che potrebbe non tenere conto delle obiezioni degli scettici della Casa Bianca, un risultato positivo nel breve periodo potrebbe attenuare le polemiche relative alle dichiarazioni dell’ex avvocato del presidente e quindi permetterebbe, forse, di ottenere un vantaggio nel fronte interno; tuttavia sul medio e lungo periodo, se i timori degli scettici dovessero essere fondati gli effetti negativi per l’economia americana potrebbero pregiudicare i rapporti con la Cina. Di conseguenza anche l’obiettivo, tenuto neanche troppo nascosto, di creare le condizioni di un patto tra le due superpotenze mondiali, che oltrepassi le questioni commerciali, e favorisca la normalizzazione dei rapporti ed il superamento delle tensioni geopolitiche, potrebbe subire degli effetti negativi. Quando si parla di politica internazionale e di Trump i confini della discussione sono sempre molto incerti e la direzione che potrebbe prendere una decisione del presidente americano rappresenta una variabile difficile da prevedere ed anche in questo caso tutte le soluzioni sono possibili. 

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