Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
martedì 23 settembre 2014
カリフの戦いと中東の安定に不可欠サウジアラビアとイランとの関係
国連で会議中の外国サウジアラビアとイランの代表者間の会合は、両方の将来の発展のための電流の流れのために、中東の国際関係の文脈で基本的に重要である。すぐに両国がカリフの現象を過小評価し、問題に対処するための歴史的な分裂を克服するために到着しないことを意味します。両国はイスラム教、スンニ派とシーア派を分割する2本鎖の主要な代表者であり、これは文学の覇権のための宗教的な性質の深いコントラストにつながっている、イスラム世界では、それはまた、国際政治の覇権を意味します。双方が両国の自由主義政府が、何かが外交の前線する側に常にいたましたが:サウジアラビアは常に米国の忠実な同盟国は、常に中東の不安定化のための可能な対象として、イランを見ているされている周囲の国における利害:レバノン、シリア、イエメン、イラク、また、イランの核問題は、サウジとイランの核技術の開発に対するイスラエルの間に暗黙の同盟関係を見て、広くアメリカ人は、テヘランでの政権交代の際に、考慮していない限りとして、ワシントンでサポートされている軍事意味での核拡散の禁止のために提供しながら、オープンな交渉は、原子力の平和的発展を可能にする。これらの開発は、サウジアラビアと米国のように離れて移動し、おそらく、同じアラビア、など、いくつかのスンニ派の州でサポートされている、特に光学抗イランの中で、イスラム国家の発展に有利な条件のいくつかを、作成している。カリフの力の成長にイランがすべての上に、意味する場合は、忠実なシーア派、結果的に影響力の範囲を減少させる具体的な危険にさらしは、サウジのために、イスラム国家はに国を駆動する神政ビジョンを脅かす与党王朝を脅かす可能性があり実行可能な代替、となります。イランとサウジアラビアが不可欠であるとの間のカリフ提携を倒すために、しかし、一緒に、中東の緊張緩和の期間を開く機会を表し、:アメリカのビジョンは、はるかに実用的なではなく、短期的であるこれまでのところ、それは両国政府間の相互不信を考えると、唯一の善意です。しかしながら、これはまだ最近まで想像できないかなりの開口である。その後許可するためのアメリカの外交の役割は、地域の長期的なバランスを与えることができる、安定した関係や共同作業、両国の間で、カリフの闘いにおける緊急性の位相の最良の条件を作成するために取り組まなければならない。それは、外交関係を考慮し、過去と現在の大きな違いと衝突することはできません、旅の困難さを考慮しながら、経時的に一定になることを運命づけられている場合、この目標が達成されることはありません到達することは不可能のまま。
العلاقات بين المملكة العربية السعودية وإيران حاسمة في الحرب على الخلافة والاستقرار في الشرق الأوسط
اجتماع بين ممثلي المملكة العربية السعودية وإيران الخارجية، خلال اجتماعات في الأمم المتحدة، هو من الأهمية الأساسية في سياق العلاقات الدولية في الشرق الأوسط، سواء بالنسبة للتدفق التيار، والتي للتطورات المستقبلية. يعني على الفور أن البلدين لا نقلل من ظاهرة الخلافة ويصل للتغلب على الانقسامات التاريخية للتعامل مع المشكلة. البلدين الممثلين الرئيسيين من اثنين من فروع الذي يقسم الإسلام، السنة والشيعة، وقد أدى ذلك إلى التناقضات العميقة ذات الطابع الديني من أجل التفوق في الأدب، في العالم الإسلامي، وهو ما يعني أيضا تفوق السياسية الدولية. بينما كانت كل من كان أي شيء ولكن الحكومات الليبرالية البلدين دائما على الجبهات الدبلوماسية معارضة: المملكة العربية السعودية كانت دائما حليفا قويا للولايات المتحدة قد شهدت دائما إيران كموضوع محتمل لزعزعة الاستقرار في الشرق الأوسط المصالح المتضاربة في البلدان المجاورة: لبنان وسوريا واليمن والعراق. أيضا مسألة النووية الإيرانية، شهد تحالف ضمني بين السعوديين والإسرائيليين ضد تطوير التكنولوجيا النووية في إيران، وبتأييد واسع من قبل واشنطن، طالما أن الأميركيين لا يعتبرون، بمناسبة تغيير النظام في طهران، من مفاوضات مفتوحة للسماح للتنمية السلمية للطاقة الذرية، في الوقت الذي توفر لحظر الانتشار النووي بالمعنى العسكري. انتقلت هذه التطورات بعيدا عن المملكة العربية السعودية والولايات المتحدة وخلق بعض الشروط المواتية لتطور الدولة الإسلامية، وخاصة في مكافحة البصرية الإيرانية، بدعم من العديد من الدول السنية، بما في ذلك، على الأرجح، نفس العربية. إذا يعني ايران الى نمو قوة الخلافة، قبل كل شيء، وتعريضها للخطر ملموس من الشيعة المؤمنين، وبالتالي الحد من نفوذها، للسعوديين، الدولة الإسلامية تهدد الرؤية الدينية التي تقود البلاد ل تصبح بديلا مجديا، والتي يمكن أن تعرض للخطر السلالة الحاكمة. الرؤية الأمريكية هي أكثر واقعية بكثير ولكن ليس على المدى القصير: لهزيمة الخلافة تحالف بين إيران والمملكة العربية السعودية أمر ضروري، ولكن، معا، تمثل فرصة لفتح فترة الانفراج في الشرق الأوسط؛ ولكن حتى الآن انها فقط النوايا الطيبة، نظرا لانعدام الثقة المتبادلة بين الحكومتين. ولكن هذا لا يزال افتتاح كبير، لا يمكن تصورها حتى وقت قريب. يجب التصدي لها دور الدبلوماسية الأميركية لخلق أفضل الظروف في مرحلة الاستعجال في محاربة الخلافة، لتسمح بعد ذلك، بين البلدين، علاقات مستقرة وتعاونية، قادرة على إعطاء التوازن طويلة الأمد في المنطقة. فإنه لا يزال من المستحيل التوصل لن يتم الوصول إلى هذا الهدف إذا الموجهة العلاقات الدبلوماسية لتصبح ثابتة على مر الزمن، مع الأخذ بعين الاعتبار الصعوبات رحلة التي لا يمكن أن تصطدم مع اختلافات كبيرة في الماضي والحاضر.
lunedì 22 settembre 2014
La scarsa collaborazione della Turchia nella lotta la califfato
Tra gli sfollati, che dalla Siria si dirigono verso la Turchia, ve ne sono una gran parte di etnia curda; questo aspetto ha messo in allarme le autorità di Ankara, tanto da bloccare le frontiere per interrompere il flusso. I curdi stanno fuggendo dall’incalzante offensiva delle forze dello Stato islamico, che ha concentrato la sua azione in questa parte del territorio siriano, per rappresaglia contro l’attività militare che i combattenti del Kurdistan irakeno sta conducendo contro le forze del califfato in Iraq. La situazione umanitaria sta diventando insostenibile per la popolazione curda residente in Siria, schiacciata tra l’avanzata degli integralisti islamici ed il nuovo atteggiamento della Turchia. La ragione di questo ostracismo del governo turco sarebbe il timore di una riunificazione dei combattenti curdi, chiamati alle armi dalla parte irakena, che potrebbe generare nuove spinte separatiste del territorio a maggioranza curda in Turchia. L’adesione del Partito Curdo dei Lavoratori, organizzazione che ha più volte messo in atto attentati contro il governo e l’amministrazione della Turchia, per rivendicare l’indipendenza dei curdi in territorio curdo, alla lotta contro il califfato, preoccupa non poco Erdogan, ed è alla base della chiusura delle frontiere. La Turchia non vede favorevolmente l’impegno in prima linea dei combattenti curdi contro lo stato islamico, perché favorisce la creazione di uno stato curdo indipendente dall’Iraq e può diventare un esempio anche per gli altri territori curdi racchiusi al’interno degli altri stati, come, appunto la Turchia e l’Iran. La chiusura delle frontiere sarebbe, così, funzionale ad impedire che i curdi siriani, ma anche turchi, vadano ad ingrossare le fila dei combattenti curdi del Kurdistan irakeno. Se questo è vero si è autorizzati a nutrire dubbi consistenti sulla natura dell’appoggio della Turchia all’alleanza degli stati contro il califfato. Del resto fin dell’inizio l’atteggiamento piuttosto tiepido di Ankara ha contraddistinto la sua adesione all’alleanza proposta dagli Stati Uniti. La Turchia, infatti, ha due ragioni molto valide, dal suo punto di vista, per non affiancare in maniera completa l’alleanza contro lo stato islamico. La prima è proprio quella curda, tendente, cioè, a non favorire la nascita di una nazione curda, che possa minacciare l’integrità territoriale turca. La seconda è un sostanziale appoggio ad Assad, che Ankara mantiene, sia in funzione anti iraniana, sia in maniera da non favorire l’opposizione democratica, quella appoggiata da Washington, in netto contrasto con l’indirizzo confessionale preso dal governo turco. Alcuni analisti sono arrivati a sostenere che la Turchia ha finanziato il califfato proprio per favorire le divisioni interne dei movimenti contrari ad Assad, in modo da penalizzare la parte laica degli oppositori di Damasco. In ogni caso una entità come il califfato sul confine turco non dovrebbe costituire un elemento di stabilità neppure per un apparato statale che si dirige sempre di più verso un assetto confessionale, comunque inquadrato in uno schema costituzionale ben definito. Resta che il comportamento turco rappresenta un problema non da poco per la Casa Bianca. Tra i due governi non sono più in corso gli ottimi rapporti che hanno contraddistinto i tempi passati: il favore manifestato apertamente dal governo di Ankara verso i Fratelli musulmani e l’irrigidimento verso le voci contrarie al governo, che hanno determinato prese di posizione molto critiche da parte dell’opinione pubblica occidentale anche a causa di un uso troppo duro delle forze di polizia, ha allentato contatti che parevano molto saldi. A questo stato di cose concorre anche la questione curda: per gli USA è essenziale l’apporto come forze di terra dei combattenti del Kurdistan irakeno, che, per altro, sono ottimi alleati degli americani fin dai tempi della guerra a Saddam Hussein. La Casa Bianca si è più volte espressa per l’indissolubilità territoriale dell’Iraq, ma i fatti parlano già apertamente di una ripartizione in tre parti basata su elementi religiosi, sciti e sunniti, ed etniche, appunto i curdi. Le autorità del Kurdistan irakeno hanno già ottenuto una ampia autonomia, che gli ha consentito, fra l’altro, di gestire direttamente le risorse petrolifere del territorio; ma non si tratta di una autonomia formale di una vera e propria entità statale riconosciuta a livello internazionale. Questa aspirazione legittima dei curdi dovrà essere prima o poi, essere riconosciuta in modo ufficiale dagli Stati Uniti, per riconoscere ai più fedeli alleati e quindi determinanti sul terreno l’obiettivo tanto sospirato. La Turchia, ma anche l’Iran ed il governo di Bagdad sono contrari, in modi differenti a questa soluzione e ciò potrà costituire un ostacolo al funzionamento dell’alleanza, ma in questo momento la situazione più difficile è quella turca, perché l’Iraq deve pensare in nodo prioritario alla propria sopravvivenza e l’Iran mantiene un atteggiamento, almeno dal punto di vista diplomatico, molto cauto per non compromettere la nascente collaborazione con gli americani. Ankara rappresenta quindi un problema concreto, sia dal punto di vista logistico militare, anche se le basi aeree possono essere usate in altre zone, sia da quello politico, ed è questo il punto più difficile da gestire. La domanda principale è se gli USA, che non devono assolutamente fare passare la guerra al califfato come affare esclusivamente americano, può fidarsi di Ankara, soprattutto per il futuro o se deve preparare contromisure agli ostacoli frapposti dalla Turchia. Si tratta di una questione fondamentale per il peso politico detenuto dall'alleato turco, nel caso continuasse nel suo atteggiamento di poca collaborazione; lo scenario che potrebbe aprirsi non è da sottovalutare in quanto il paese turco è un membro NATO strategico ed un contrasto profondo potrebbe determinare equilibri variabili in un contesto dove la fermezza risulta essenziale. Per gli USA quindi un problema in più da risolvere nella difficile guerra al califfato.
The lack of cooperation of Turkey in the fight against the caliphate:
Among the displaced, who are directed from Syria to Turkey, there are a large part of Kurdish ethnicity; this aspect has alarmed the authorities in Ankara, so as to block the border to stop the flow. The Kurds are fleeing from the unremitting offensive forces of the Islamic State, which has concentrated its action in this part of the Syrian territory, in retaliation for the military activity that fighters of Iraqi Kurdistan has been waging against the forces of the caliphate in Iraq. The humanitarian situation is becoming untenable for the Kurdish population residing in Syria, squeezed between the advance of Islamic fundamentalists and the new attitude of Turkey. The reason for this ostracism of the turkish government would be the fear of a unification of the Kurdish fighters, called to arms by the Iraqi side, which could generate new separatist drive in the predominantly Kurdish region in Turkey. The adhesion of the Kurdistan Workers Party, an organization that has repeatedly implemented attacks against the government and the administration of Turkey, to claim the independence of the Kurds in Kurdish territory, the fight against the caliphate, not a little worried about Erdogan, and is the basis for the closure of borders. Turkey is looking pleased at the commitment in the forefront of the Kurdish fighters against the Islamic state, because it favors the creation of an independent Kurdish state in Iraq and can become an example for other Kurdish areas enclosed INSIDE tHIS the other states, as, indeed, Turkey and Iran. The border closure would thus functional to prevent the Syrian Kurds, but also Turks, go to swell the ranks of the fighters Kurds of Iraqi Kurdistan. If this is true you are entitled to substantial doubts about the nature of the support of Turkey alliance of states against the caliphate. Since the beginning of the rest of the rather lukewarm attitude of Ankara has marked its accession to the alliance proposal from the United States. Turkey, in fact, has two very good reasons, from his point of view, not to assist in a comprehensive alliance against the Islamic state. The first is the one Kurdish, tending, that is, not to encourage the creation of a Kurdish nation, which could threaten the territorial integrity of Turkey. The second is a substantial support to Assad that Ankara maintains, is running anti-Iranian, and so as not to encourage the democratic opposition, the one backed by Washington, in stark contrast to the confessional address taken from the turkish government. Some analysts have come to argue that Turkey has supported the caliphate in order to favor the internal divisions of the movements opposed to Assad, to penalize the secular opponents of Damascus. In any case, an entity such as the caliphate on the turkish border should not be an element of stability even for a state apparatus that is directed more and more towards a sectarian attitude, however framed in constitutional scheme clearly defined. Remember that the behavior turkish represents a significant problem for the White House. Between the two governments are no longer being the excellent relations that have marked the past times: the favor openly by the government in Ankara to the Muslim Brotherhood and the stiffening toward the voices against the government, which resulted in very critical stance by Western public opinion also due to use too harsh of police, has loose contacts that seemed very secure. At this state of affairs also helps the Kurdish issue: the USA is essential the contribution as the ground forces of the combatants of Iraqi Kurdistan, which, incidentally, are great allies of the Americans since the time of the war against Saddam Hussein. The White House has repeatedly expressed to the indissolubility territorial integrity of Iraq, but the facts are already talking openly of a division into three parts based on religious elements, Shiites and Sunnis and ethnic Kurds precisely. The authorities in Iraqi Kurdistan have already achieved a high degree of autonomy, which allowed him, among other things, to directly manage the oil resources of the area; but it is not a formal autonomy of a real state entity recognized at the international level. This legitimate aspiration of the Kurds will have to be sooner or later, be recognized officially by the United States, to recognize the most faithful allies on the ground and then determining the long-desired goal. Turkey, but also Iran and the Baghdad government are against it, in different ways to this solution, and this may constitute an obstacle to the functioning of the alliance, but at this moment the situation is more difficult than Turkish, because Iraq must think in priority node to its survival and Iran maintains an attitude, at least from the diplomatic point of view, very cautious not to jeopardize the nascent collaboration with the Americans. Ankara is therefore a real problem, both from the standpoint of military logistics, even if the air bases can be used in other areas, both from the political one, and this is the most difficult to manage. The main question is whether the United States, they must not make the war go to the caliphate as exclusively American affair, Ankara can be trusted, especially for the future or whether it should prepare countermeasures to the barriers in Turkey. It is a key issue for the political clout held from the ally turkish, if continued in its attitude to little cooperation; the scenario that might open should not be underestimated since the country turkish is a NATO member and a strategic deep contrast could determine equilibrium variables in a context where the firm is essential. For the USA then one more problem to be solved in the difficult war to the caliphate.
La falta de cooperación de Turquía en la lucha contra el califato
Entre los desplazados, que se dirige desde Siria a Turquía, hay una gran parte de la etnia kurda; este aspecto ha alarmado a las autoridades en Ankara, con el fin de bloquear la frontera para detener el flujo. Los kurdos están huyendo de las fuerzas ofensivas incansables del Estado Islámico, que ha concentrado su acción en esta parte del territorio sirio, en represalia por la actividad militar que los combatientes del Kurdistán iraquí ha estado librando contra las fuerzas del califato en Irak. La situación humanitaria se está volviendo insostenible para la población kurda que reside en Siria, apretados entre el avance de los fundamentalistas islámicos y la nueva actitud de Turquía. La razón de este ostracismo del gobierno turco sería el miedo a una unificación de los combatientes kurdos, llamados a las armas por la parte iraquí, lo que podría generar nueva unidad separatista en la región de mayoría kurda en Turquía. La adhesión del Partido de los Trabajadores del Kurdistán, una organización que ha implementado en varias ocasiones ataques contra el gobierno y la administración de Turquía, para reclamar la independencia de los kurdos en territorio kurdo, la lucha contra el califato, no un poco preocupado acerca de Erdogan, y es la base para el cierre de las fronteras. Turquía está mirando complacido por el compromiso en la vanguardia de los combatientes kurdos contra el estado islámico, ya que favorece la creación de un estado kurdo independiente en Irak y puede convertirse en un ejemplo para otras zonas kurdas encerrados dentro de este los otros estados, como, de hecho, Turquía e Irán. El cierre de la frontera sería de este modo funcional para evitar que los kurdos sirios, sino también turcos, pasan a engrosar las filas de los combatientes kurdos del Kurdistán iraquí. Si esto es cierto, usted tiene derecho a dudas sustanciales acerca de la naturaleza del apoyo de Turquía alianza de estados contra el califato. Desde el comienzo del resto de la actitud más bien tibia de Ankara ha marcado su adhesión a la propuesta de la Alianza de los Estados Unidos. Turquía, de hecho, tiene dos muy buenas razones, desde su punto de vista, no para ayudar a una alianza amplia contra el estado islámico. La primera es la kurda, que tiende, es decir, no para fomentar la creación de una nación kurda, que podría poner en peligro la integridad territorial de Turquía. El segundo es un apoyo sustancial a Assad que Ankara mantiene, se está ejecutando anti-iraní, y para no alentar a la oposición democrática, el respaldo de Washington, en marcado contraste con la dirección confesionario tomada del gobierno turco. Algunos analistas han llegado a argumentar que Turquía ha apoyado el califato con el fin de favorecer a las divisiones internas de los movimientos que se oponen a Assad, para penalizar a los opositores seculares de Damasco. En cualquier caso, una entidad como el califato en la frontera turco no debe ser un elemento de estabilidad incluso para un aparato estatal que se dirige cada vez más hacia una actitud sectaria, sin embargo enmarcado en el esquema constitucional claramente definida. Recuerde que el comportamiento turco representa un problema importante para la Casa Blanca. Entre los dos gobiernos ya no están siendo las excelentes relaciones que han marcado los últimos tiempos: el favor abiertamente por el gobierno de Ankara a la Hermandad Musulmana y el endurecimiento hacia las voces en contra del gobierno, lo que resultó en la postura muy crítica por la opinión pública occidental, debido también a usar demasiado dura de la policía, tiene contactos sueltos que parecían muy seguro. En este estado de cosas que también ayuda a la cuestión kurda: el EE.UU. es esencial la contribución que las fuerzas terrestres de los combatientes del Kurdistán iraquí, que, por cierto, son grandes aliados de los americanos desde la época de la guerra contra Saddam Hussein. La Casa Blanca ha expresado en repetidas ocasiones a la integridad territorial indisolubilidad del Iraq, pero los hechos hablan ya abiertamente de una división en tres partes sobre la base de elementos religiosos, chiíes y suníes y kurdos étnicos precisamente. Las autoridades en el Kurdistán iraquí ya han alcanzado un alto grado de autonomía, que le permitió, entre otras cosas, para gestionar directamente los recursos petroleros de la zona; pero no es una autonomía formal de una entidad inmobiliaria reconocida a nivel internacional. Esta aspiración legítima de los kurdos tendrá que ser antes o después, será reconocido oficialmente por los Estados Unidos, a reconocer los aliados más fieles en la tierra y luego determinan el objetivo largamente deseado. Turquía, pero también Irán y el gobierno de Bagdad están en contra, de diferentes maneras a esta solución, y esto puede constituir un obstáculo para el funcionamiento de la alianza, pero en este momento la situación es más difícil de lo turco, porque Irak hay que pensar en el nodo prioridad a su supervivencia e Irán mantiene una actitud, por lo menos desde el punto de vista diplomático, muy cautelosos para no poner en peligro la incipiente colaboración con los estadounidenses. Por lo tanto, Ankara es un problema real, tanto desde el punto de vista de la logística militar, incluso si las bases de aire puede utilizarse en otras áreas, tanto de la política, y este es el más difícil de manejar. La pregunta principal es si los Estados Unidos, no deben hacer que la guerra vaya al califato como asunto exclusivamente americano, Ankara se puede confiar, sobre todo para el futuro o si debe preparar contramedidas a las barreras en Turquía. Es una cuestión clave para la influencia política que tuvo lugar del aliado turco, de continuar en su actitud hacia la poca cooperación; el escenario que podría abrir no debe ser subestimada ya que el país turco es un miembro de la OTAN y un contraste profundo estratégico podría determinar las variables de equilibrio en un contexto donde la empresa es esencial. Para los EE.UU. a continuación, otro problema que hay que resolver en la difícil guerra al califato.
Die mangelnde Zusammenarbeit der Türkei im Kampf gegen das Kalifat
Unter den Vertriebenen, die aus Syrien in die Türkei gerichtet sind, gibt es ein Großteil der kurdischer Volkszugehörigkeit; Dieser Aspekt hat die Behörden in Ankara alarmiert, um die Grenze zu blockieren, um den Fluss zu stoppen. Die Kurden sind auf der Flucht von den unermüdlichen offensive Kräfte des islamischen Staates, der seine Wirkung in diesem Teil des syrischen Territoriums als Vergeltung für die militärische Tätigkeit, die Kämpfer der irakischen Kurdistan hat gegen die Kräfte des Kalifats im Irak führe konzentriert worden. Die humanitäre Lage ist unhaltbar für die kurdische Bevölkerung mit Wohnsitz in Syrien, zwischen dem Fortschritt der islamischen Fundamentalisten und die neue Haltung der Türkei gequetscht. Der Grund für diese Ausgrenzung der türkischen Regierung würde die Angst vor einer Vereinigung der kurdischen Kämpfer, die Waffen von der irakischen Seite aufgerufen, die neuen separatistischen Laufwerk in der überwiegend kurdischen Region in der Türkei erzeugen könnte. Die Haftung der Arbeiterpartei Kurdistans, einer Organisation, die immer wieder umgesetzt hat Angriffe gegen die Regierung und die Verwaltung der Türkei, um die Unabhängigkeit der Kurden in der kurdischen Gebiet behaupten, der Kampf gegen das Kalifat, nicht ein wenig besorgt über Erdogan und ist die Basis für die Schließung der Grenzen. Türkei freut sich auf das Engagement in der Spitze der kurdischen Kämpfer gegen den islamischen Staat auf der Suche, denn es fördert die Schaffung eines unabhängigen kurdischen Staat im Irak und ein Beispiel für andere kurdischen Gebieten innerhalb dieser den anderen Staaten eingeschlossen zu werden, wie, ja, der Türkei und dem Iran. Die Grenzschließung würde somit funktional die syrischen Kurden zu verhindern, aber auch Türken, gehen in die Reihen der Kämpfer Kurden von Irakisch-Kurdistan anschwellen. Wenn das wahr ist, dass Sie erhebliche Zweifel an der Art der Unterstützung der Türkei Bündnis von Staaten gegen das Kalifat zu. Seit Beginn der Rest der eher lauwarmen Haltung Ankara hat seinen Beitritt zur Allianz Vorschlag der Vereinigten Staaten markiert. Türkei, in der Tat, hat zwei sehr gute Gründe, aus seiner Sicht, nicht in eine umfassende Allianz gegen den islamischen Staat zu unterstützen. Die erste ist die, kurdischen, neigen, das heißt, nicht auf die Schaffung eines kurdischen Nation, die die territoriale Integrität der Türkei gefährden könnte zu fördern. Die zweite ist eine wesentliche Unterstützung für Assad, dass Ankara unterhält, läuft anti-iranischen, und um nicht die demokratische Opposition, die eine Rückendeckung aus Washington, in krassem Gegensatz zu den konfessionellen Adresse der türkischen Regierung gestärkt werden. Einige Analysten sind gekommen, zu argumentieren, dass die Türkei das Kalifat, um die internen Spaltungen der Bewegungen, um Assad Gegensatz zu begünstigen, um die säkularen Gegner von Damaskus bestrafen unterstützt. In jedem Fall sollte ein Unternehmen wie das Kalifat an der türkischen Grenze nicht ein Element der Stabilität, auch für einen Staatsapparat, der mehr und mehr in Richtung einer sektiererischen Haltung gerichtet ist, jedoch in der Verfassungsschema umrahmt klar definiert werden. Denken Sie daran, dass das Verhalten türkischer stellt ein erhebliches Problem für das Weiße Haus. Zwischen den beiden Regierungen werden nicht mehr die ausgezeichneten Beziehungen, die die vergangenen Zeiten geprägt haben: die Gunst offen von der Regierung in Ankara nach der Muslimbruderschaft und der Versteifung in Richtung der Stimmen gegen die Regierung, die in sehr kritische Haltung führte von westlichen öffentlichen Meinung auch durch zu hart von der Polizei zu bedienen, hat lose Kontakte, die sehr sicher zu sein schien. An diesem Stand der Dinge hilft auch der kurdischen Frage: Die USA ist wichtig, den Beitrag wie die Bodentruppen der Kämpfer der irakischen Kurdistan, die, nebenbei bemerkt, sind große Verbündete der Amerikaner seit der Zeit des Krieges gegen Saddam Hussein. Das Weiße Haus hat wiederholt auf die Unauflöslichkeit der territorialen Integrität des Irak zum Ausdruck gebracht, aber die Fakten sind bereits offen von einer Teilung sprechen in drei Teile auf Basis von religiösen Elementen, Schiiten und Sunniten und Kurden genau. Die Behörden in Irakisch-Kurdistan haben bereits einen hohen Grad an Autonomie, die ihm erlaubt, unter anderem, um direkt die Verwaltung der Öl-Ressourcen des Gebietes erreicht; aber es ist nicht eine formale Autonomie einer wirklichen Zustand Unternehmen auf internationaler Ebene anerkannt. Dieses legitime Wunsch der Kurden müssen früher oder später offiziell von den Vereinigten Staaten anerkannt zu werden, um die treuesten Verbündeten auf dem Boden und dann die Bestimmung der lang ersehnte Ziel zu erkennen. Türkei, aber auch der Iran und die Regierung in Bagdad dagegen sind, in unterschiedlicher Weise zu dieser Lösung, und dies kann ein Hindernis für das Funktionieren der Allianz zu bilden, aber in diesem Moment ist die Situation schwieriger als Türkisch, weil der Irak Priorität muss in Knoten, um sein Überleben zu denken und Iran unterhält eine Haltung, zumindest aus der diplomatischen Sicht sehr vorsichtig, um nicht die werdende Zusammenarbeit mit den Amerikanern zu gefährden. Ankara ist daher ein echtes Problem, sowohl vom Standpunkt der militärischen Logistik, auch wenn die Luftwaffenstützpunkte in anderen Bereichen sowohl von der politischen einen verwendet werden kann, und dies ist die am schwierigsten zu verwalten. Die Hauptfrage ist, ob die Vereinigten Staaten, müssen sie nicht machen der Krieg gehen, um das Kalifat als ausschließlich amerikanische Angelegenheit, Ankara vertraut werden kann, vor allem für die Zukunft oder ob es Gegenmaßnahmen, um die Barrieren in der Türkei vorzubereiten. Es ist eine Schlüsselfrage für die politische Schlagkraft der türkischen Verbündeten gehalten, wenn in ihrer Haltung zu wenig Zusammenarbeit fort; das Szenario, das zu öffnen könnten, sollten nicht unterschätzt werden, da das Land türkisch ist ein NATO-Mitglied und ein strategisches Gleichgewicht tiefen Kontrast könnte Variablen in einem Kontext, in dem das Unternehmen ist wichtig, zu bestimmen. Für die USA dann noch ein Problem in der schwierigen Kriegs auf das Kalifat gelöst werden.
Le manque de coopération de la Turquie dans la lutte contre le califat
Parmi les déplacés, qui sont dirigés de la Syrie à la Turquie, il ya une grande partie de l'ethnie kurde; cet aspect a alarmé les autorités d'Ankara, de manière à bloquer la frontière pour arrêter l'écoulement. Les Kurdes fuient des forces offensives inlassables de l'Etat islamique, qui a concentré son action dans cette partie du territoire syrien, en représailles à l'activité militaire que les combattants du Kurdistan irakien a été mènent contre les forces du califat en Irak. La situation humanitaire est de plus en plus intenable pour la population kurde résidant en Syrie, coincée entre l'avancée du fondamentalisme islamique et la nouvelle attitude de la Turquie. La raison de cet ostracisme du gouvernement turc serait la peur d'une unification des combattants kurdes, appelés aux armes par la partie irakienne, ce qui pourrait générer de nouvelles entraînement séparatiste dans la région à majorité kurde en Turquie. L'adhésion du Parti des travailleurs du Kurdistan, une organisation qui a des attaques contre le gouvernement et l'administration de la Turquie à plusieurs reprises mis en œuvre, la revendication de l'indépendance des Kurdes dans le territoire kurde, la lutte contre le califat, pas un peu inquiet à propos de M. Erdogan, et est à la base de la fermeture des frontières. Turquie cherche le plaisir à l'engagement dans l'avant-garde des combattants kurdes contre l'Etat islamique, car elle favorise la création d'un Etat kurde indépendant en Irak et peut devenir un exemple pour d'autres régions kurdes clos l'intérieur de ce les autres Etats, que, en effet, la Turquie et l'Iran. La fermeture de la frontière serait donc fonctionnelle pour empêcher les Kurdes de Syrie, mais aussi les Turcs, aller grossir les rangs des combattants kurdes du Kurdistan irakien. Si cela est vrai, vous avez droit à de sérieux doutes sur la nature de l'appui de la Turquie alliance d'États contre le califat. Depuis le début du reste de l'attitude plutôt tiède d'Ankara a marqué son adhésion à la proposition d'alliance des États-Unis. Turquie, en fait, a deux très bonnes raisons, de son point de vue, pas pour aider à une alliance globale contre l'Etat islamique. La première est celle kurde, tendant, c'est-à-pas à encourager la création d'une nation kurde, ce qui pourrait menacer l'intégrité territoriale de la Turquie. Le second est un soutien important à Assad que Ankara maintient, est en cours d'exécution anti-iranienne, et afin de ne pas encourager l'opposition démocratique, l'un soutenu par Washington, à l'opposé de l'adresse confessionnal pris par le gouvernement turc. Certains analystes en sont venus à dire que la Turquie a soutenu le califat afin de favoriser les divisions internes des mouvements d'opposition à Assad, à pénaliser les adversaires séculaires de Damas. Dans tous les cas, une entité telle que le califat à la frontière turque ne devrait pas être un élément de stabilité, même pour un appareil d'Etat qui est dirigée de plus en plus vers une attitude sectaire, quel qu'il soit dans le schéma constitutionnel clairement défini. Rappelez-vous que le comportement turc représente un problème important pour la Maison Blanche. Entre les deux gouvernements ne sont plus les excellentes relations qui ont marqué les temps passés: la faveur ouvertement par le gouvernement d'Ankara aux Frères musulmans et le raidissement vers les voix contre le gouvernement, qui a abouti à la position très critique par l'opinion publique occidentale a également due à l'utilisation trop sévère de la police, a des contacts en vrac qui semblaient très sécurisé. A cet état de choses contribue également à la question kurde: les Etats-Unis est essentielle la contribution que les forces terrestres des combattants du Kurdistan irakien, qui, incidemment, sont de grands alliés des Américains depuis l'époque de la guerre contre Saddam Hussein. La Maison Blanche a exprimé à plusieurs reprises à l'intégrité territoriale de l'Irak indissolubilité, mais les faits sont déjà parler ouvertement d'une division en trois parties sur la base des éléments religieux, chiites et sunnites et Kurdes ethniques précisément. Les autorités du Kurdistan irakien ont déjà atteint un degré élevé d'autonomie, ce qui lui a permis, entre autres choses, de gérer directement les ressources pétrolières de la région; mais ce n'est pas une autonomie formelle d'une entité réelle de l'Etat reconnu au niveau international. Cette aspiration légitime des Kurdes devra être tôt ou tard, être reconnu officiellement par les Etats-Unis, à reconnaître les plus fidèles alliés sur le terrain et déterminer l'objectif à long-désiré. Turquie, mais aussi l'Iran et le gouvernement de Bagdad sont contre elle, de différentes manières à cette solution, ce qui peut constituer un obstacle au bon fonctionnement de l'alliance, mais en ce moment la situation est plus difficile que le turc, parce que l'Irak doit penser en noeud de priorité à sa survie et l'Iran maintient une attitude, au moins du point de vue diplomatique, très prudent pour ne pas mettre en péril la collaboration naissante avec les Américains. Ankara est donc un réel problème, tant du point de vue de la logistique militaire, même si les bases aériennes peuvent être utilisés dans d'autres domaines, à la fois de la politique, et c'est le plus difficile à gérer. La question principale est de savoir si les États-Unis, ils ne doivent pas faire la guerre vont au califat comme exclusivement affaire américaine, Ankara peut faire confiance, surtout pour l'avenir ou si elle doit préparer des contre-mesures pour les barrières en Turquie. Il est une question clé pour l'influence politique qui s'est tenue du l'allié turc, si elle se poursuit dans son attitude à peu de coopération; le scénario qui pourrait ouvrir ne doit pas être sous-estimée car le pays turc est un membre de l'OTAN et un contraste stratégique profonde pourrait déterminer les variables d'équilibre dans un contexte où l'entreprise est essentielle. Pour les Etats-Unis alors un autre problème à résoudre dans la guerre difficile au califat.
Iscriviti a:
Post (Atom)