Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 19 marzo 2015

يجب على الغرب مساعدة تونس

يجب أن يكون الهجوم على تونس لجميع الغرب، ولكن خصوصا لأوروبا وخاصة بالنسبة للبلدان الضفة الشمالية للبحر الأبيض المتوسط، وهي إشارة واضحة لتحديد إرادة لاتخاذ إجراءات تتجاوز الخطب من الظروف. ما نتحدث عنه هو البلد الوحيد الذي وترسخت الديمقراطية، والديمقراطية في شكل يأمل من قبل جميع الدول الغربية، وصلت على الفور تقريبا إلى مرحلة من النضج بفضل التطور المؤسسي التي يكفلها إعداد غالبية الشعب التونسي إلى الاحترام المتبادل بين الأطراف المتنافسة على حكومة ديمقراطية. في تونس التعايش تشكيلات معتدلة دينيا، الذين يجلسون في البرلمان بالقرب تشكيلات تكمن ودون تدخل من الجيش، والتي تضمن تسوية دستورية لا تستفيد من احتكار القوة. ومع ذلك، وتونس هي أيضا واحدة من البلدان التي قدمت واحدة من أكبر الوحدات الأجنبية للجيش الدولة الإسلامية، هي الدولة التي تقع على الحدود مع الجزائر وليبيا، ضحية بلدان الأصولية الإسلامية، التي عبر الحدود المشتركة الميليشيات ، انهم يريدون تلويث وزعزعة استقرار المثال الوحيد الناجح الديمقراطية في الربيع العربي. بل هناك إصدارات لا يوافق على ما كان الهدف الحقيقي للإرهابيين: إذا كان حقا أقدم متحف في العالم العربي أو في البرلمان المقبل، حيث كان يناقش قانون لمكافحة الإرهاب. في كلتا الحالتين، كان الهدف نطاق الهجوم لتحقيق الاستقرار في بلد حيث التوازن الديمقراطيين لا تزال هشة، ولكن أكثر وأكثر أهمية، سواء لنفس تونس، كما هو واضح، أنه بالنسبة للدول الأوروبية للبحر الأبيض المتوسط. أصبحت ليبيا حربا عادلة لإسقاط الدكتاتورية، ولكن بعد ذلك غادر البلاد لنفسه، أنه ليس لديه مؤسسات قوية لتنفيذ العملية الديمقراطية إلى الأمام أمر ضروري لتشكيل الدولة الجديدة. لقد كان من الخطأ المساواة عمليا لتلك التي أدلى بها الأمريكان في العراق، الذي ترك وحيدا، دون انتظار لتحقيق الاستقرار المطلوب. تونس، حتى الآن، تمكنت من القيام به وحدها، من الداخل، عملية تعزيز المؤسسات الجديدة تصبح، ومع ذلك، رمزا خطرا على أتباع التطرف الديني. وعلى الرغم من الهجوم على المؤسسات ما زالت تبدو قوية جدا، ولكن من الواضح أن هذا البلد لا يمكن أن تترك لنفسها، وخاصة في مواجهة القوى الخارجية التي تهدف إلى كسر التوازن الداخلي. إذا كان هناك وقت مناسب بالنسبة للغرب للمشاركة في أول شخص، في ما يتعلق البلد الوحيد الذي يجب أن لا تقع الدولة، لا يمكن أن يكون هذا. يجب أن تستمر أمن البلاد مع حامية الحدود الكافية، حتى من خلال الشراكات العسكرية، ينبغي تعزيز الرقابة الداخلية، لمنع الأصوليين في البلاد للقيام الأذى وينبغي دعم الاقتصاد الهش، جعلت حتى أضعف ضرب القطاع الرئيسي السياحة. وليس من المساعدات فقط لهذا البلد من تونس، ولكن الاستثمار بالنسبة للأمن الغربي. ثم من جهة نظر استراتيجية تونس أكثر أمانا، يمكن أن يكون الأساس الذي لتشغيل ضد التشكيلات الأصولية من شمال أفريقيا، الذين تقترب أكثر وأكثر خطير إلى شواطئ البحر الأبيض المتوسط. تجلب السواحل الجنوبية بأمان للبحر الأبيض المتوسط ​​هو الأولوية الآن لم يعد من الممكن تأجيل والتخلي عن واحد كان مستقر وموثوق بها من شأنه أن يكون انتحارا سياسيا للغرب. وعلى العكس تساعد بشكل ملموس تعزيز الديمقراطية، وبالتالي تصديره باعتباره نموذجا لدول أخرى يمكن أن يكون المشروع الفائز لتحقيق الاستقرار في المنطقة الشمالية من أفريقيا، ومن ثم إشراكهم في أشكال التعاون نحو مزيد من التكامل على قدم المساواة. هذا التطور يمكن أن يكون أفضل ضمان للاستقرار السياسي وفرصة للتنمية الاقتصادية المتبادلة. ولكن لهذا نحن بحاجة إلى التضحية الأولي في الآونة الأخيرة، هو الذي يحدد المشاركة الشخصية من الدول الغربية مع الرجال والوسائل الملائمة.

mercoledì 18 marzo 2015

Le elezioni consegnano Israele a Netanyahu

Alla fine l'appello alla sicurezza dello stato, contro il nemico palestinese ed arabo, ha fatto vincere Netanyahu, bravo a rovesciare i sondaggi negativi, che davano come improbabile la sua vittoria elettorale. Dal punto di vista numerico i circa 30 seggi conquistati dal Likud devono essere letti in due modi, il primo è quello che consegna al partito del premier uscente, il primo posto nella campagna elettorale, ma molto distante dalla maggioranza assoluta dei 61 seggi necessari per governare, il secondo è che il risultato è molto migliorativo dei 18 seggi conquistati nell’ultima elezione. Soprattutto questo secondo dato parla di come il paese sia stato conquistato dai temi della sicurezza, vista in chiave nazionalista, piuttosto che dagli aspetti economici, come era stato prospettato. Se questi temi fossero stati al centro delle valutazioni degli elettori, il giudizio su Netanyahu avrebbe potuto essere così positivo. Israele è in preda ad una grave crisi economica, aggravata da una eccessiva diseguaglianza presente nel tessuto sociale del paese, proprio grazie alla politica economica del precedente governo. Molti analisti si sono soffermati su questi problemi affermando e prevedendo, che sarebbero stati quelli in grado di cambiare l’indirizzo politico del paese: ma così non è stato. Contrariamente alle previsioni, Netanyahu ha saputo, invece, intercettare le paure degli elettori, favorite dalla presenza dello Stato islamico relativamente vicino, della pressione internazionale per la questione palestinese, percepita come una ingerenza e tranquillizzata dalla volontà del vincitore di assicurare la negazione di ogni possibilità per la creazione di uno stato palestinese. Se, da un certo punto di vista, questi timori possono essere in qualche modo compresi, l’Israele che esce dalle urne appare un paese ripiegato su se stesso, in balia di paure ataviche ed incapace di affrontare problemi annosi da nuovi punti di vista. La vittoria di Netanyahu rappresenta la chiusura al mondo e la tendenza, quasi autodistruttiva, a rimanere uno stato distante dalla realtà. Occorre ricordare che si è arrivati a queste elezioni anticipate proprio perché il premier ha voluto dare al paese una impostazione quasi confessionale, rifiutata non solo a sinistra ma anche al centro-destra, che ha fatto registrare adesioni convinte nella popolazione. L’ultimo appello ad andare a votare, evitando l’astensionismo, che ha fatto registrare una delle maggiori percentuali di affluenza alle urne, si è basato sulla constatazione che i palestinesi con cittadinanza israeliana si stavano recando alle urne in modo massiccio, proprio per alterare i rapporti di forza tra le parti; ed infatti il partito arabo israeliano è diventato la terza forza politica del parlamento. Il significato dell’adesione degli israeliani a questo appello è uno dei motivi tecnici della vittoria del Likud e delle formazioni di destra e sancisce l’avversione tra la maggioranza del tessuto sociale israeliano ed i vicini palestinesi e, di conseguenza, cancella ogni prospettiva della soluzione dei due stati, che era inserita nel programma elettorale del centro-sinistra. Questo risultato cancella anche l’auspicio del Presidente della Repubblica di creare un governo di unità nazionale: ormai le parti politiche sono troppo distanti, come troppo differenti sono i programmi politici. Israele si avvia così ad un governo dove la destra nazionalista avrà maggiore voce in capitolo e probabilmente spingerà per una ancora maggiore occupazione dei territori, l’Autorità Palestinese interromperà ogni forma di dialogo e muoverà i suoi passi verso le Organizzazioni Internazionali, prima fra tutte la Corte internazionale di giustizia, obbligando il paese israeliano ad una esposizione e pressione internazionale fortemente negativa, che potrà causare ulteriore isolamento e forse anche sanzioni. Ma il dubbio maggiore riguarderà l’evoluzione dei rapporti con gli Stati Uniti, anche in relazione alla volontà di Washington di chiudere in maniera definitiva e positiva l’approvazione per l’uso civile della tecnologia nucleare all’Iran. Netanyahu ha l’appoggio del partito repubblicano, ma i rapporti con la Casa Bianca sono al minimo storico ed è difficile prevedere una svolta positiva dopo che Tel Aviv ha fatto fallire uno degli obiettivi principali che Obama si era dato in materia di politica estera: la creazione dei due stati. I due paesi, USA ed Israele, sono obbligati a collaborare, ma sul livello di questa cooperazione dipenderanno troppi fattori, come l’atteggiamento generale che il nuovo governo israeliano vorrà tenere e l’evoluzione dello scenario globale internazionale, che determineranno il grado di vicinanza tra le due capitali, in ogni caso quello che si preannuncia è un rapporto molto complicato.

The elections deliver Israel to Netanyahu

At the end of the call to the security of the state, against the enemy Palestinian and Arab, Netanyahu did win, bravo to reverse negative opinion polls, which gave as his unlikely election victory. From the numerical point of view the 30 seats won by the Likud is to be read in two ways, the first is that delivery to the party of outgoing Prime Minister, the first place in the election campaign, but far from an absolute majority of 61 seats needed to govern The second is that the result is much improvement of the 18 seats won in the last election. Especially the latter gave talks about how the country was conquered by the issues of security, in a nationalist view, rather than the economic aspects, as had been proposed. If these issues were at the center of the assessments of the voters, the judgment of Netanyahu could have been so positive. Israel is in the throes of a severe economic crisis, exacerbated by excessive inequality present in the social fabric of the country, thanks to the economic policy of the previous government. Many analysts have focused on these issues and providing stating, that they would be the ones able to change the political direction of the country, but this did not happen. Contrary to predictions, Netanyahu was able, however, to intercept the fears of voters, favored by the presence of the Islamic State relatively close, the international pressure on the Palestinian issue, perceived as an interference and calmed by the will of the winner to ensure the denial of any possibility for the creation of a Palestinian state. If, from a certain point of view, these fears can be somehow included, the Israel that comes from the polls is a country bent on itself at the mercy of atavistic fears and unable to tackle long-standing problems from new angles. The victory of Netanyahu is closed to the world and the trend, almost self-destructive, to remain a state far from reality. It should be remembered that it has come to these early elections because the prime minister wanted to give the country a setting almost confessional, refused not only on the left but also the center-right, which showed adhesions convinced in the population. The last appeal to vote, avoiding the turnout, which recorded one of the highest percentages of voter turnout, was based on the finding that the Palestinians with Israeli citizenship were on their way to the polls in large numbers, just to alter the balance of power between the parties; and in fact the Israeli Arab party has become the third political force in the parliament. The significance of the accession of the Israelis in this appeal is one of the technical reasons for the victory of Likud and the formation of right and stipulates aversion among the majority of the social fabric of Israeli and Palestinian neighbors and, consequently, cancels any prospect of the solution of the two states, which was included in the electoral program of the center-left. This result also clears the auspices of the President of the Republic to create a national unity government: now the political parties are too far apart, as too are the different political programs. Israel starts as a government where the nationalist right will have more say and probably will push for even greater occupation of the territories, the Palestinian Authority will stop all forms of dialogue and move its steps towards international organizations, most notably the International Court of Justice, forcing the country to show Israeli and international pressure strongly negative, which will cause further isolation and possibly even sanctions. But doubt more will cover the evolution of relations with the United States, including in relation to the will of Washington to close permanently and positive approval for the civil use of nuclear technology to Iran. Netanyahu has the support of the Republican Party, but relations with the White House are at a record low and it is difficult to predict a positive turn after that Tel Aviv has foiled a major goal that Obama had given in foreign policy: the creation of two states. The two countries, the US and Israel, are obliged to work, but on the level of this cooperation will depend on too many factors, such as the general attitude that the new Israeli government will want to keep and the evolution of the global scenario internationally, that will determine the degree of closeness between the two capitals, in each case what is shaping up is a very complicated relationship.

Las elecciones liberan a Israel de Netanyahu

Al final de la llamada a la seguridad del Estado, contra el enemigo palestina y árabe, Netanyahu hizo ganar, bravo para revertir las encuestas de opinión negativas, lo que dio como su victoria electoral improbable. Desde el punto de vista numérico de los 30 escaños obtenidos por el Likud es para ser leída de dos maneras, la primera es que la entrega al partido del primer ministro saliente, el primer lugar en la campaña electoral, pero lejos de la mayoría absoluta de 61 escaños necesarios para gobernar La segunda es que el resultado es una gran mejora de los 18 escaños obtenidos en las últimas elecciones. Especialmente este último dio charlas sobre cómo el país fue conquistado por los temas de seguridad, en una vista nacionalista, en lugar de los aspectos económicos, como se había propuesto. Si estos temas estaban en el centro de las evaluaciones de los votantes, el juicio de Netanyahu podría haber sido tan positiva. Israel está en medio de una severa crisis económica, agravada por la excesiva desigualdad presente en el tejido social del país, gracias a la política económica del gobierno anterior. Muchos analistas se han centrado en estas cuestiones y proporcionar afirmando, que serían los más capaces de cambiar la dirección política del país, pero esto no sucedió. Contrariamente a las predicciones, Netanyahu fue capaz, sin embargo, para interceptar a los temores de los votantes, favorecido por la presencia del Estado Islámico relativamente cerca, la presión internacional sobre el tema palestino, percibido como una interferencia y calmado por la voluntad del ganador para garantizar la negación de cualquier posibilidad para la creación de un Estado palestino. Si, desde un cierto punto de vista, estos temores pueden ser de alguna manera incluidos, el Israel que viene de las urnas es un país doblada sobre sí misma a merced de los miedos atávicos y que no pueden hacer frente a los problemas de larga data desde nuevos ángulos. La victoria de Netanyahu está cerrado al mundo y la tendencia, casi autodestructiva, siga siendo un estado muy lejos de la realidad. Hay que recordar que se ha llegado a estas elecciones anticipadas porque el primer ministro quería dar al país un entorno casi confesional, se negó no sólo a la izquierda sino también el centro-derecha, que mostró convencido adherencias en la población. La última apelación a voto, evitando la concurrencia, que registró uno de los mayores porcentajes de participación de los votantes, se basa en el hallazgo de que los palestinos con ciudadanía israelí estaban en camino a las urnas en grandes números, sólo para alterar el equilibrio de poder entre las partes; y de hecho el partido árabe israelí se ha convertido en la tercera fuerza política en el parlamento. La importancia de la adhesión de los israelíes en esta apelación es una de las razones técnicas de la victoria del Likud y la formación del derecho al establecer la aversión entre la mayoría de la estructura social de los vecinos de Israel y Palestina y, en consecuencia, anula cualquier posibilidad de la solución de los dos estados, que fue incluida en el programa electoral del centro-izquierda. Este resultado también borra los auspicios del Presidente de la República para crear un gobierno de unidad nacional: ahora los partidos políticos están demasiado separados, como también lo son los diferentes programas políticos. Israel comienza como un gobierno donde la derecha nacionalista tendrá más que decir y probablemente empujará para una mayor ocupación de los territorios, la Autoridad Palestina se detendrá todas las formas de diálogo y mover sus pasos hacia las organizaciones internacionales, en particular la Corte Internacional de Justicia, lo que obligó al país para mostrar la presión israelí e internacional fuertemente negativa, lo que provocará un mayor aislamiento y posiblemente incluso sanciones. Pero la duda más cubrirá la evolución de las relaciones con los Estados Unidos, incluso en relación con la voluntad de Washington de cerrar definitivamente y aprobación positiva para el uso civil de la tecnología nuclear a Irán. Netanyahu cuenta con el apoyo del Partido Republicano, pero las relaciones con la Casa Blanca están en un mínimo histórico y es difícil predecir un giro positivo después de que Tel Aviv ha frustrado un objetivo de mayor importancia que Obama había dado en la política exterior: la creación de dos estados. Los dos países, los EE.UU. e Israel, están obligados a trabajar, sino en el nivel de esta cooperación dependerá de muchos factores, como la actitud general de que el nuevo gobierno israelí querrá mantener y la evolución del escenario global a nivel internacional, que determinará el grado de cercanía entre las dos capitales, en cada caso, lo que se perfila es una relación muy complicada.

Die Wahlen liefern Israel Netanjahu

Am Ende des Gesprächs auf die Sicherheit des Staates, gegen den Feind palästinensischen und arabischen, hat Netanyahu gewinnen, bravo zu negativen Meinungsumfragen, die als seine unwahrscheinlichen Wahlsieg gab umzukehren. Von der numerischen Sicht sind die 30 Plätze des Likud gewonnen ist, auf zwei Arten gelesen werden, die erste ist, dass die Lieferung an die Partei des bisherigen Premierministers, den ersten Platz in den Wahlkampf, aber weit von der absoluten Mehrheit der 61 Sitze benötigt, um zu regieren Die zweite ist, dass das Ergebnis viel Verbesserung der 18 Sitze in den letzten Wahlen gewonnen. Gerade letzteres hat erzählt, wie das Land von den Fragen der Sicherheit erobert, in eine nationalistische Ansicht, anstatt die wirtschaftlichen Aspekte, wie vorgeschlagen worden war. Wenn diese Fragen standen im Mittelpunkt der Beurteilung der Wähler könnte das Urteil Netanyahu so positiv gewesen sein. Israel ist in den Geburtswehen einer schweren Wirtschaftskrise, die durch übermäßige gegenwärtigen Ungleichheit in das soziale Gefüge des Landes noch verschärft, durch die Wirtschaftspolitik der Vorgängerregierung. Viele Analysten haben zu diesen Fragen und die Bereitstellung und erklärt, dass sie die, die in der Lage, die politische Richtung des Landes zu ändern konzentriert, aber dies ist nicht geschehen. Entgegen den Vorhersagen war Netanyahu in der Lage, aber die Ängste der Wähler aufzufangen, die durch die Anwesenheit des Islamischen Staates relativ nahe, den internationalen Druck auf die palästinensische Frage, als Einmischung wahrgenommen und durch den Willen des Siegers beruhigt begünstigt, um die Verweigerung von jeder Möglichkeit sicherzustellen, für die Schaffung eines palästinensischen Staates. Wenn von einem bestimmten Standpunkt aus, diese Ängste irgendwie enthalten sein, die Israel, die aus den Wahlen kommt, ist ein Land auf sich selbst gebogen von der Gnade der atavistischen Ängsten und nicht in der Lage zu bewältigen langjährige Probleme aus neuen Blickwinkeln. Der Sieg von Netanyahu auf der Welt und der Trend, fast selbstzerstörerische geschlossen, um einen Zustand weit von der Realität zu bleiben. Es sei daran erinnert, dass es zu diesen Neuwahlen kommen, weil der Ministerpräsident wollte dem Land eine Einstellung fast Beichtstuhl zu geben, lehnte nicht nur auf der linken als auch der rechten Mitte, die Verwachsungen in der Bevölkerung überzeugt zeigte. Der letzte Aufruf an Stimme, die Vermeidung der Wahlbeteiligung, die eine der höchsten Prozentsätze der Wahlbeteiligung erfasst wurde auf der Feststellung, dass die Palästinenser mit israelischer Staatsbürgerschaft waren auf dem Weg zu den Urnen in großer Zahl auf der Basis, um nur ändern das Kräfteverhältnis zwischen den Parteien; und in der Tat die israelisch-arabischen Partei hat die dritte politische Kraft im Parlament zu werden. Die Bedeutung des Beitritts der Israelis in diesem Aufruf ist eine der aus technischen Gründen für den Sieg des Likud und die Bildung von rechts und schreibt Aversion der den Großteil des sozialen Gefüges in den israelischen und palästinensischen Nachbarn und löscht folglich jede Aussicht auf die Lösung der beiden Staaten, die im Wahlprogramm der Mitte-Links enthalten war. Dieses Ergebnis löscht auch die Schirmherrschaft des Präsidenten der Republik, eine Regierung der nationalen Einheit zu schaffen: jetzt die politischen Parteien zu weit voneinander entfernt, wie auch die unterschiedlichen politischen Programmen. Israel beginnt als eine Regierung, wo der nationalistischen Rechten haben mehr zu sagen und wird wahrscheinlich für noch größere Besetzung der Gebiete zu drücken, wird die palästinensische Autonomiebehörde alle Formen des Dialogs zu stoppen und bewegen ihre Schritte gegenüber internationalen Organisationen, vor allem die Internationale Gerichtshof und zwingt das Land, israelische und internationale Druck stark negativ, die weitere Isolierung und eventuell sogar Sanktionen führen wird zeigen. Aber Zweifel mehr wird die Entwicklung der Beziehungen zu den USA zu decken, auch in Bezug auf den Willen der Washington dauerhaft zu schließen und positive Zulassung für die zivile Nutzung der Atomtechnologie an den Iran. Netanjahu hat die Unterstützung der Republikanischen Partei, aber die Beziehungen zum Weißen Haus sind auf einem Rekordtief, und es ist schwierig, eine positive Wendung vorherzusagen, dass nach Tel Aviv hat ein großes Ziel, dass Obama war in der Außenpolitik gegeben vereitelt: das Schaffung von zwei Staaten. Die beiden Länder, die USA und Israel, sind verpflichtet, zu arbeiten, aber auf der Ebene der Zusammenarbeit wird von zu vielen Faktoren, wie zB die allgemeine Haltung, dass die neue israelische Regierung behalten möchten und die Entwicklung der globalen Szenario international ab, dass der Grad der Vertrautheit bestimmen zwischen den beiden Hauptstädten, jeweils der sich abzeichnenden ist eine sehr komplizierte Beziehung.

Les élections offrent à Israël de Netanyahu

À la fin de l'appel à la sécurité de l'Etat, contre l'ennemi palestinien et arabe, Netanyahu n'a pas gagné, bravo pour inverser les sondages négatifs, qui ont donné que sa victoire électorale peu probable. Du point de vue numérique les 30 sièges remportés par le Likoud doit être lue de deux façons, la première est que la livraison au parti du Premier ministre sortant, la première place dans la campagne électorale, mais loin de la majorité absolue de 61 sièges nécessaire pour gouverner La seconde est que le résultat est beaucoup d'amélioration des 18 sièges remportés lors des dernières élections. Surtout celui-ci a donné des conférences sur la façon dont le pays a été conquis par les questions de sécurité, dans une vue nationaliste, plutôt que les aspects économiques, comme l'avait proposé. Si ces questions étaient au centre des évaluations des électeurs, le jugement de Netanyahu aurait pu être positive. Israël est en proie à une grave crise économique, exacerbée par l'inégalité excessive présente dans le tissu social du pays, grâce à la politique économique du gouvernement précédent. De nombreux analystes ont mis l'accent sur ces questions et fournir déclarant qu'ils seraient celles capables de changer la direction politique du pays, mais cela ne est pas arrivé. Contrairement aux prédictions, Netanyahu a pu, cependant, pour intercepter les craintes des électeurs, favorisée par la présence de l'État islamique relativement proche, la pression internationale sur la question palestinienne, perçue comme une ingérence et calmé par la volonté du vainqueur pour assurer la négation de toute possibilité pour la création d'un Etat palestinien. Si, à partir d'un certain point de vue, ces craintes peuvent être en quelque sorte inclus, l'Israël qui vient des sondages est un penchant du pays sur lui-même à la merci des craintes ataviques et incapables de se attaquer aux problèmes de longue date de nouveaux angles. La victoire de Netanyahu est fermé au monde et la tendance, presque auto-destructeur, de rester un état loin de la réalité. Il convient de rappeler qu'il est venu à ces élections anticipées parce que le premier ministre voulait donner au pays un cadre presque confessionnal, a refusé non seulement sur la gauche mais aussi du centre-droit, qui a montré des adhérences convaincus de la population. Le dernier appel à voter, en évitant le taux de participation, qui a enregistré l'un des pourcentages les plus élevés de la participation électorale, a été basée sur la découverte que les Palestiniens avec la citoyenneté israélienne étaient sur leur chemin aux urnes en grand nombre, pour ne modifie l'équilibre des pouvoirs entre les parties; et en fait le parti arabe israélien est devenu la troisième force politique au parlement. L'importance de l'adhésion des Israéliens dans le présent appel est l'une des raisons techniques pour la victoire du Likoud et la formation de droite et stipule aversion parmi la majorité du tissu social de voisins israéliens et palestiniens et, par conséquent, annule toute perspective de la solution des deux Etats, qui a été inclus dans le programme électoral du centre-gauche. Ce résultat efface également les auspices du Président de la République de créer un gouvernement d'unité nationale: désormais les partis politiques sont trop éloignés, trop sont les différents programmes politiques. Israël commence comme un gouvernement où la droite nationaliste aura plus à dire et ne sera probablement pousser pour une plus grande occupation des territoires, l'Autorité palestinienne se arrêtera toutes les formes de dialogue et de déplacer ses étapes envers les organisations internationales, notamment le Cour internationale de Justice, forçant le pays pour montrer la pression israélienne et internationale fortement négative, ce qui entraînera un plus grand isolement et peut-être même des sanctions. Mais le doute plus couvrira l'évolution des relations avec les États-Unis, y compris par rapport à la volonté de Washington de fermer définitivement et approbation positif pour l'utilisation civile de la technologie nucléaire à l'Iran. Netanyahu a le soutien du Parti républicain, mais les relations avec la Maison Blanche sont à un niveau record et il est difficile de prédire un tournant positif après que Tel Aviv a déjoué un objectif majeur que Barack Obama avait donné dans la politique étrangère: la création de deux Etats. Les deux pays, les Etats-Unis et Israël, sont obligés de travailler, mais au niveau de cette coopération dépendra de trop de facteurs, tels que l'attitude générale que le nouveau gouvernement israélien voudra conserver et l'évolution du scénario global à l'échelle internationale, qui permettra de déterminer le degré de proximité entre les deux capitales, dans chaque cas, ce qui se annonce est une relation très compliquée.

As eleições para entregar Israel Netanyahu

No final da chamada para a segurança do Estado, contra o inimigo palestina e árabe, Netanyahu fez vitória, bravo para reverter as pesquisas de opinião negativos, o que deu como sua vitória eleitoral improvável. Do ponto de vista numérico os 30 lugares conquistados pelo Likud é para ser lido de duas formas, a primeira é que a entrega para a festa do primeiro-ministro cessante, o primeiro lugar na campanha eleitoral, mas longe de uma maioria absoluta de 61 cadeiras necessárias para governar A segunda é que o resultado é muita melhora dos 18 assentos conquistados na última eleição. Especialmente este último deu fala sobre como o país foi conquistado por questões de segurança, em uma visão nacionalista, mais do que os aspectos econômicos, como havia sido proposto. Se estas questões estiveram no centro das avaliações dos eleitores, o julgamento de Netanyahu poderia ter sido tão positiva. Israel está no meio de uma grave crise econômica, agravada pela atual desigualdade excessiva no tecido social do país, graças à política econômica do governo anterior. Muitos analistas têm-se centrado sobre estas questões e fornecendo afirmando que eles seriam os únicos capazes de mudar a direção política do país, mas isso não aconteceu. Ao contrário das previsões, Netanyahu foi capaz, no entanto, para interceptar os temores dos eleitores, favorecida pela presença do Estado Islâmico relativamente perto, a pressão internacional sobre a questão palestina, entendida como uma interferência e acalmou pela vontade do vencedor para garantir a negação de qualquer possibilidade para a criação de um Estado palestino. Se, a partir de um certo ponto de vista, esses medos podem ser incluídos de alguma forma, a Israel que vem das urnas é um país dobrado sobre si mesmo à mercê dos medos atávicos e incapaz de resolver os problemas de longa data de novos ângulos. A vitória de Netanyahu está fechado para o mundo e a tendência, quase auto-destrutivo, para continuar a ser um estado longe da realidade. Recorde-se que ela tenha chegado a estas eleições antecipadas porque o primeiro-ministro queria dar ao país um cenário quase confessional, recusou-se não só à esquerda, mas também o centro-direita, que mostrou convencido de aderências na população. O último apelo ao voto, evitando a afluência às urnas, que registrou um dos maiores percentuais de participação dos eleitores, foi baseada na constatação de que os palestinos com cidadania israelense estavam a caminho às urnas em grande número, apenas para alterar o equilíbrio de poder entre as partes; e de fato o partido árabe-israelense tornou-se a terceira força política no parlamento. A importância da adesão dos israelenses no presente recurso é uma das razões técnicas para a vitória do Likud e da formação de direita e estipula aversão entre a maioria do tecido social dos vizinhos israelenses e palestinos e, consequentemente, anula qualquer perspectiva de solução dos dois estados, que foi incluído no programa eleitoral do centro-esquerda. Este resultado também limpa os auspícios do Presidente da República para criar um governo de unidade nacional: agora os partidos políticos estão muito distantes, como também são os diferentes programas políticos. Israel começa como um governo em que a direita nacionalista terá mais a dizer e, provavelmente, vai empurrar para maior ocupação dos territórios, a Autoridade Palestiniana vai parar todas as formas de diálogo e mover seus passos no sentido de organizações internacionais, nomeadamente o Corte Internacional de Justiça, obrigando o país para mostrar a pressão israelense e internacional fortemente negativa, o que fará com que um maior isolamento e possivelmente até mesmo sanções. Mas a dúvida mais vai cobrir a evolução das relações com os Estados Unidos, inclusive em relação à vontade de Washington para fechar permanentemente e aprovação positivo para a utilização civil da tecnologia nuclear para o Irã. Netanyahu tem o apoio do Partido Republicano, mas as relações com a Casa Branca estão em uma baixa recorde e é difícil prever uma virada positiva depois que Tel Aviv frustrou uma meta importante que Obama havia dado na política externa: o criação de dois Estados. Os dois países, os EUA e Israel, são obrigados a trabalhar, mas no nível desta cooperação dependerá de muitos fatores, tais como a atitude geral de que o novo governo israelense vai querer manter e a evolução do cenário global a nível internacional, que irá determinar o grau de proximidade entre as duas capitais, em cada caso, o que está se configurando uma relação muito complicada.