Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 27 settembre 2017

تدخل روسيا في السياسة الغربية

وهناك جانب، بالتأكيد ليس ثانويا، ولكن لم يتم التحقيق فيه بعد، حول نمو الحركات اليمينية المتطرفة أو الشعبوية في أوروبا والولايات المتحدة، هو التدخل الروسي المحتمل في المسابقات الانتخابية الغربية. منذ أن أدرج بوتين في برنامجه السياسي ضرورة أن تلعب روسيا دورا جديدا رائدا في روسيا، قامت موسكو بتنفيذ سياسة للدفاع عن ما تعتبره المساحة الحصرية لها، وهو ما يقابل المنطقة الجغرافية للاتحاد السوفييتي. كان سلوك الكرملين عدوانيا، كما هو موضح في شبه جزيرة القرم، شرق أوكرانيا ومناطق أخرى. إن إظهار القوة العسكرية، في ازدراء أي قاعدة من قواعد القانون الدولي، وأسباب واضحة للفرصة، هو الوسيلة التي يمكن بها تنفيذ هذه الإرادة. في الوقت نفسه، على الصعيد الدولي، أصبحت روسيا بطل الرواية في المبادرات السورية، التي أيدت نظام الأسد والاستراتيجيات الدبلوماسية الرامية إلى إضعاف دور الولايات المتحدة، وبشكل عام، من الغرب. لقد كان ذلك تكتيكا غزويا جدا، كان ناجحا في البلاد: بلد كان يلعب دورا رئيسيا في الساحة الدولية، كقوة عظمى، والذي لم يحب الدور الثاني لروسيا بعد الأمة التي شكلت الإمبراطورية الشيوعية. وقد تمكن بوتين من إيقاظ المشاعر القومية الروسية مما سمح له بخلق ديمقراطية مبللة مدعومة بالاقتراع الشعبي حيث لم يتم ضمان ضمان الحقوق بشكل كامل. وقد أدت مبادرات موسكو إلى فرض عقوبات، مما جعل البلد الروسي يواجه صعوبة، وأظهر كيف يعترض العالم الغربي على إعادة انبعاث روسيا بطرق الكرملين. الإجراءات التي اتخذتها موسكو لمواجهة الغرب كانت لإنشاء شبكات ثقافية لصالح روسيا مباشرة في الدول الغربية، وفي الوقت نفسه متابعة أعمال التخريب من خلال شبكات الكمبيوتر. جنبا إلى جنب مع هذه الاستراتيجيات، اختاروا أن يقتربوا وربما يمولون الجماعات السياسية المعادية للعقوبات ضد روسيا، و في الحقيقة يؤيدون حكومة بوتين. ومن ناحية أخرى، عارضت تلك القوى السياسية، مثل الحزب الديمقراطي للولايات المتحدة، الذين حافظوا في برامجهم على موقف مخالف لموسكو. والعامل المشترك للحركات والأحزاب المؤيدة لبوتين هو أنها تقع على الجانب الأيمن من الرتب السياسية أو تبرز لخطاب شعبي كبير وتفضل السيادة الوطنية على المنظمات فوق الوطنية. في الواقع، لا يمكن لحكومة الكرملين أن تقول أنها تحمل موقفا ديمقراطيا، وتقيد حرية الصحافة وتستمر في قمع المعارضة. ولكن ما يحب بوتين هو القدرة المتصورة للحفاظ على النظام والنظام الاجتماعي التقليدي الذي لا يترك مجالا لحالات الأقليات السياسية والجنسانية. وقد سعت موسكو، من خلال تأثير هذه الحركات، وربما في الولايات المتحدة، وربما في الولايات المتحدة، في التأثير على المسابقات الانتخابية في البلاد الأجنبية، وتغيير نتائج التصويت. حتى في أوروبا، تم النظر إلى هذا الإجراء، الذي لم يؤد إلى الآثار المرجوة (حتى في الولايات المتحدة، على الرغم من ترامب، انحسار روسيا). هناك انتهاكات جسيمة في الدول الأجنبية، مع انتهاك سيادة الدولة هذه المرة، في انتهاك للقانون الدولي. ولا يسعنا إلا أن نشير إلى أن روسيا، في القرن الماضي، مثالا للحركات اليسارية، أصبحت الآن نموذجا للأحزاب اليمينية والغربية الشعبية، التي تتقاسم معها مبادئ لا شك أنها لا تنطبق على الغرب. بالنسبة للاتحاد الأوروبي الخصم إضافية منها للنظر.

lunedì 25 settembre 2017

Il significato delle elezioni tedesche

La Turchia potrebbe emettere delle sanzioni contro il Kurdistan irakeno, che si avvia ad una consultazione referendaria per lasciare l’Iraq e creare il primo stato curdo indipendente. Per Erdogan si verificherebbe uno dei peggiori timori ed anche il suo programma politico di protezione del paese verrebbe fortemente ridimensionato. Il presidente turco, infatti, ha posto come primo obiettivo per la politica interna e regionale quello di impedire la creazione di una entità statale curda; questo vale sia all’interno dei confini del paese, dove le istanze autonomiste curde vengono ormai represse da tempo ed il regime ha interrotto ogni tipo di dialogo, quanto oltre i confini nazionali. La condotta della Turchia in Siria ne è un chiaro esempio: prima con l’appoggio occulto al califfato, poi con la lotta allo stesso; in entrambi i casi le manovre militari turche hanno avuto come obiettivi non dichiarati siti e combattenti curdi. Ad essere colpiti sono stati sopratutto i curdi siriani. La situazione del Kurdistan irakeno è però molto diversa: la regione, fin dalla caduta di Saddam Hussein ha goduto di una grande autonomia amministrativa dal governo centrale iracheno, grazie all’appoggio che i combattenti curdi hanno assicurato all’esercito statunitense per penetrare nell’Iraq dominato da Saddam Hussein. L’autonomia politica ed amministrativa è anche economica per i giacimenti di petrolio gestiti direttamente dai curdi. Sul  piano internazionale il Kurdistan irakeno è storicamente  molto vicino agli Stati Uniti, sia per il già citato aiuto contro Saddam Hussein, sia per l’appoggio militare, che le truppe curde hanno assicurato nella lotta allo Stato islamico e per il quale sono state determinanti, colmando le deficenze dell’esercito irakeno. La proclamazione del referendum è stata osteggiata ufficialmente da Washington, che non vuole andare contro l’alleato turco e che preferisce un Irak unito, temendo che le differenze tra sunniti e sciiti non siano ancora appianate, tuttavia sembra impossibile che, visti gli stretti rapporti tra le due parti, non ci sia un appoggio ufficioso al desiderio di autonomia dei curdi irakeni, non fosse altro che per l’aiuto prestato. Per Erdogan, però, uno stato curdo al confine turco, può costituire il presupposto per il una maggiore aspirazione anche dei curdi della Turchia e della Siria. Per il presidente turco questo fattore costituisce un potenziale elemento di instabilità all’interno del proprio paese e la minaccia di sanzioni, per ora non meglio definite, rappresenta la prima risposta ad un referendum il cui risultato è dato per scontato. Attraverso la comune frontiera il traffico commerciale è intenso e ad essere maggiormente danneggiato sarebbe il Kurdistan irakeno, perchè vedrebbe bloccare il traffico di greggio verso le raffinerie turche, tuttavia anche per le se stesse imprese turche, che operano consistenti scambi commerciali, tramite esportazioni, con i curdi, il danno sarebbe elevato. Secondo alcuni analisti il distacco dell’entità curda dall’Iraq potrebbe nuocere alla guerra contro lo Stato islamico, ma questa sensazione non pare essere molto probabile per i risultati ormai conseguiti sul campo dalla coalizione contro il califfato. Quello che preoccupa maggiormente è la possibile escalation, che potrebbe attuare Erdogan, oltre il livello delle sanzioni. Una volontà di impiego di truppe militari turche oltre i confini nazionali, potrebbe essere da non escludere, aprendo un nuovo fronte nel paese medio orientale. Di un tale scenario potrebbe approfittare l’Iran, le cui milizie sciite hanno combattuto al fianco dei combattenti curdi contro lo Stato islamico, per trovare un modo di indebolire la coalizione sunnita che sta sfidando Teheran. In ogni caso una evoluzione militare del confronto tra Turchia e Kurdistan irakeno potrebbe aprire una vasta gamma di scenari in grado di alterare gli equilibri regionali, con una possibile ripresa del terrorismo islamico. Una sorta di tutti contro tutti, che deve essere accuratamente evitato dalla diplomazia mondiale.

The meaning of the German elections

Turkey could issue sanctions against Iraqi Kurdistan, which starts a referendum consultation to leave Iraq and create the first independent Kurdish state. Erdogan would be one of the worst fears, and his country's political protection program would also be greatly reduced. In fact, the Turkish president has set the first objective for internal and regional policy to prevent the creation of a Kurdish state entity; this applies both within the borders of the country, where the Kurdish Autonomous instances have long been suppressed and the regime has interrupted any kind of dialogue beyond the national boundaries. The conduct of Turkey in Syria is a clear example: first with the occult support to the caliphate, then with the struggle to the same; in both cases Turkish military maneuvers had as unannounced targets Kurdish sites and Kurdish fighters. The Syrian Kurds were particularly affected. The situation in Iraqi Kurdistan is, however, very different: since the fall of Saddam Hussein, the region has enjoyed great administrative autonomy by the central Iraqi government, thanks to the support that Kurdish fighters have assured the US Army to penetrate into Iraq dominated by Saddam Hussein. Political and administrative autonomy is also economical for the oil fields directly managed by the Kurds. On an international level Iraqi Kurdistan is historically very close to the United States, both for the aforementioned aid against Saddam Hussein and for the military support that the Kurdish troops have ensured in the struggle against the Islamic State and for which they have been decisive, completing the deficiencies of the Iraqi army. The proclamation of the referendum was officially opposed by Washington, which does not want to go against the Turkish ally and who prefers a united Iraq, fearing that the differences between the Sunni and Shi'ite are not yet flat, but it seems impossible, given the close relationship between the two sides, there is no unofficial support to the desire for autonomy of the Iraqi Kurds, was nothing but the help provided. For Erdogan, however, a Kurdish state at the Turkish border can be the prerequisite for the greater aspiration of Kurds from Turkey and Syria. For the Turkish president, this factor constitutes a potential element of instability within its own country, and the threat of sanctions, which is no longer well defined, is the first response to a referendum whose outcome is taken for granted. Through the common border, commercial traffic is intense and the Iraqi Kurdistan will be the most damaged, because it would block crude oil from Turkish refineries, but also for Turkish companies themselves, which are trading with exports the Kurds, the damage would be high. According to some analysts, the Kurdish entity's separation from Iraq could harm the war against the Islamic state, but this feeling does not seem to be very likely for the results achieved by the coalition against the caliphate on the ground. What is most worrying is the possible escalation, which could lead to Erdogan, beyond the level of sanctions. A willingness to use Turkish military troops beyond national borders could not be ruled out, opening a new front in the Middle East. Such a scenario could take advantage of Iran, whose Shiite militias fought alongside the Kurdish fighters against the Islamic state, to find a way to weaken the Sunni coalition that is challenging Tehran. In any case, a military evolution of Iraq-Turkey and Kurdistan confrontation could open up a wide range of scenarios that could alter regional balances with a possible resumption of Islamic terrorism. A sort of all against all, which must be carefully avoided by world diplomacy.

El significado de las elecciones alemanas

Turquía podría dictar sanciones contra el Kurdistán iraquí, que inicia una consulta referéndum para abandonar Irak y crear el primer estado kurdo independiente. Erdogan sería uno de los peores temores, y el programa de protección política de su país también se reduciría considerablemente. De hecho, el presidente turco ha fijado el primer objetivo de la política interna y regional para impedir la creación de una entidad estatal kurda; Esto es cierto tanto dentro de las fronteras del país, donde las demandas kurdas de autonomía son desde hace mucho tiempo reprimida y el régimen ha dejado ningún tipo de diálogo, así como las fronteras nacionales. La conducta de Turquía en Siria es un claro ejemplo: primero con el apoyo oculto al califato, luego con la lucha a la misma; en ambos casos las maniobras militares turcas tenían como objetivos no anunciados los sitios kurdos y los combatientes kurdos. Los kurdos sirios fueron particularmente afectados. La situación del Kurdistán iraquí es muy diferente: la región desde la caída de Saddam Hussein ha disfrutado de una gran autonomía administrativa del gobierno central de Irak, gracias al apoyo que los combatientes kurdos han asegurado a los militares de Estados Unidos para penetrar en Irak dominado por Saddam Hussein. La autonomía política y administrativa también es económica para los campos petrolíferos directamente gestionados por los kurdos. A nivel internacional, el Kurdistán iraquí es históricamente muy cerca de los Estados Unidos, tanto en el citado soporte contra Saddam Hussein, tanto para el apoyo militar, que las tropas kurdas han asegurado en la lucha contra el Estado islámico y para los que eran pertinentes, completando las deficiencias del ejército iraquí. El anuncio del referéndum se ha opuesto oficialmente por Washington, que no quiere ir contra el aliado turco y que prefiere un Irak unido, por temor a que las diferencias entre suníes y chiíes aún no han resuelto, pero parece imposible que, dada la estrecha relación entre las dos partes, no hay apoyo no oficial al deseo de autonomía de los kurdos iraquíes, no fue más que la ayuda proporcionada. Para Erdogan, sin embargo, un estado kurdo en la frontera turca puede ser el requisito previo para la mayor aspiración de los kurdos de Turquía y Siria. Para el presidente turco este factor representa un elemento potencial de inestabilidad dentro de su propio país y la amenaza de sanciones, por ahora mejor definido, es la primera respuesta a un referéndum cuyo resultado se da por sentado. A través de la frontera común tráfico comercial es intensa y que sea más afectado sería el Kurdistán iraquí, ya que iban a ver a bloquear el tráfico de crudo a las refinerías de Turquía, sino también para ellos mismos, las empresas turcas que operan comercial sustancial a través de las exportaciones, los kurdos, el daño sería alto. Algunos analistas dicen que la entidad desprendimiento kurda de Irak podría socavar la guerra contra el estado islámico, pero este sentimiento no parece ser muy probable para los resultados ya obtenidos en el campo por la coalición contra el califato. Lo que es más preocupante es la posible escalada, que podría llevar a Erdogan, más allá del nivel de las sanciones. No podía descartarse la voluntad de utilizar tropas militares turcas más allá de las fronteras nacionales, abriendo un nuevo frente en el Oriente Medio. En tal escenario podría beneficiar a Irán, cuya milicia chií luchado junto a combatientes kurdos contra el Estado Islámico de encontrar una forma de debilitar la coalición sunita que es un reto Teherán. En cualquier caso una evolución militar de la confrontación entre Turquía y el Kurdistán iraquí podría abrir una amplia gama de escenarios que pueden alterar el equilibrio regional, con un posible resurgimiento del terrorismo islámico. Una especie de todo contra todos, que debe ser cuidadosamente evitado por la diplomacia mundial.

Die Bedeutung der deutschen Wahlen

Die Türkei könnte Sanktionen gegen das irakische Kurdistan ausstellen, die eine Referendum-Konsultation starten, um den Irak zu verlassen und den ersten unabhängigen kurdischen Staat zu schaffen. Erdogan wäre eine der schlimmsten Ängste, und das politische Schutzprogramm seines Landes wäre auch stark reduziert. Tatsächlich hat der türkische Präsident das erste Ziel für die interne und regionale Politik gesetzt, um die Schaffung einer kurdischen Staatseinheit zu verhindern; dies gilt sowohl innerhalb der Grenzen des Landes, wo die kurdischen Autonomen Instanzen längst unterdrückt wurden, und das Regime hat jeglichen Dialog über die nationalen Grenzen hinaus unterbrochen. Das Verhalten der Türkei in Syrien ist ein klares Beispiel: zuerst mit der okkulten Unterstützung des Kalifats, dann mit dem Kampf zu demselben; In beiden Fällen hatten türkische Militärmanöver als unangekündigte Ziele kurdische Stätten und kurdische Kämpfer. Die syrischen Kurden waren besonders betroffen. Die Situation im irakischen Kurdistan ist jedoch sehr unterschiedlich: Seit dem Fall von Saddam Hussein hat die Region von der zentralen irakischen Regierung eine große administrative Autonomie erlebt, dank der Unterstützung, dass kurdische Kämpfer die US-Armee versichert haben, in den Irak einzudringen dominiert von Saddam Hussein. Die politische und administrative Autonomie ist auch für die von den Kurden direkt verwalteten Ölfelder wirtschaftlich. Auf internationaler Ebene ist das irakische Kurdistan historisch sehr nahe bei den Vereinigten Staaten, sowohl für die vorgenannte Hilfe gegen Saddam Hussein als auch für die militärische Unterstützung, die die kurdischen Truppen im Kampf gegen den islamischen Staat sichergestellt haben und für die sie entscheidend waren, Vervollständigung der Mängel der irakischen Armee. Die Proklamation des Referendums wurde offiziell von Washington abgelehnt, was nicht gegen den türkischen Verbündeten gehen will und der einen vereinigten Irak bevorzugt, weil er befürchtet, dass die Unterschiede zwischen den Sunniten und Schiiten nicht noch flach sind, aber es scheint unmöglich, angesichts der engen Beziehung zwischen die beiden Seiten, gibt es keine inoffizielle Unterstützung für den Wunsch nach Autonomie der irakischen Kurden, war nichts als die Hilfe zur Verfügung gestellt. Für Erdogan kann jedoch ein kurdischer Staat an der türkischen Grenze die Voraussetzung für die stärkere Aspiration der Kurden aus der Türkei und Syrien sein. Für den türkischen Präsidenten stellt dieser Faktor ein potentielles Element der Instabilität innerhalb seines eigenen Landes dar, und die drohende Sanktion, die nicht mehr gut definiert ist, ist die erste Antwort auf ein Referendum, dessen Ergebnis als selbstverständlich angesehen wird. Durch die gemeinsame Grenze ist der kommerzielle Verkehr intensiv und das irakische Kurdistan wird am meisten beschädigt sein, weil es Rohöl aus türkischen Raffinerien, aber auch für türkische Unternehmen selbst, die mit Exporten handeln, blockieren würde die Kurden, der Schaden wäre hoch. Nach einigen Analytikern könnte die Trennung des kurdischen Wesens aus dem Irak dem Krieg gegen den islamischen Staat schaden, aber dieses Gefühl scheint nicht sehr wahrscheinlich für die Ergebnisse der Koalition gegen das Kalifat vor Ort zu sein. Was am meisten besorgniserregend ist, ist die mögliche Eskalation, die zu Erdogan führen könnte, über das Niveau der Sanktionen hinaus. Die Bereitschaft, türkische Militärtruppen über nationale Grenzen hinaus zu nutzen, konnte nicht ausgeschlossen werden und eröffnete eine neue Front im Nahen Osten. Ein solches Szenario könnte den Iran nutzen, dessen schiitische Milizen neben den kurdischen Kämpfern gegen den islamischen Staat kämpften, um einen Weg zu finden, die sunnitische Koalition zu schwächen, die Teheran herausfordernd ist. Auf jeden Fall könnte eine militärische Evolution der Irak-Türkei und der kurdischen Konfrontation eine breite Palette von Szenarien eröffnen, die die regionalen Gleichgewichte mit einer möglichen Wiederaufnahme des islamischen Terrorismus verändern könnten. Eine Art von allen gegen alle, die sorgfältig von der Weltdiplomatie vermieden werden müssen.

La signification des élections allemandes

La Turquie pourrait émettre des sanctions contre le Kurdistan irakien, qui commence une consultation de référendum pour quitter l'Irak et créer le premier Etat Kurde indépendant. Erdogan serait l'une des pires craintes, et le programme de protection politique de son pays serait également considérablement réduit. En fait, le président turc a fixé le premier objectif de la politique interne et régionale pour empêcher la création d'une entité étatique kurde; cela s'applique à la fois aux frontières du pays, où les instances autonomes kurdes ont longtemps été supprimées et le régime a interrompu tout type de dialogue au-delà des limites nationales. La conduite de la Turquie en Syrie est un exemple clair: d'abord avec le soutien occulte au califat, puis avec la lutte pour le même; Dans les deux cas, les manoeuvres militaires turques avaient des sites intempestifs pour les Kurdes et les combattants kurdes. Les Kurdes syriens ont été particulièrement touchés. La situation du Kurdistan irakien est cependant très différente: depuis la chute de Saddam Hussein, la région a bénéficié d'une grande autonomie administrative par le gouvernement irakien central, grâce au soutien que les combattants kurdes ont assuré à l'armée américaine de pénétrer en Irak dominé par Saddam Hussein. L'autonomie politique et administrative est également économique pour les champs de pétrole gérés directement par les Kurdes. Sur le plan international, le Kurdistan irakien est historiquement très proche des États-Unis, à la fois pour l'aide susmentionnée contre Saddam Hussein et pour le soutien militaire que les troupes kurdes ont assuré dans la lutte contre l'Etat islamique et pour lesquelles elles ont été décisives, complétant les lacunes de l'armée irakienne. La proclamation du référendum a été officiellement opposée par Washington, qui ne veut pas aller contre l'allié turc et qui préfère un Irak uni, craignant que les différences entre les sunnites et les chiites ne soient pas encore plates, mais cela semble impossible compte tenu de la relation étroite entre les deux parties, il n'y a pas de soutien non officiel au désir d'autonomie des Kurdes irakiens, n'était que l'aide fournie. Pour Erdogan, cependant, un État kurde à la frontière turque peut être la condition préalable à l'aspiration accrue des Kurdes de la Turquie et de la Syrie. Pour le président turc, ce facteur constitue un élément potentiel d'instabilité dans son propre pays et la menace de sanctions, qui n'est plus bien définie, est la première réponse à un référendum dont le résultat est considéré comme acquis. À travers la frontière commune, le trafic commercial est intense et le Kurdistan irakien sera le plus endommagé, car il bloquerait le pétrole brut des raffineries turques, mais aussi pour les entreprises turques elles-mêmes, qui commercialisent avec les exportations les Kurdes, les dommages seraient élevés. Selon certains analystes, la séparation de l'entité kurde contre l'Irak pourrait nuire à la guerre contre l'État islamique, mais ce sentiment ne semble pas être très probable pour les résultats obtenus par la coalition contre le califat sur le terrain. Ce qui est le plus inquiétant, c'est l'escalade possible, qui pourrait conduire à Erdogan, au-delà du niveau des sanctions. Une volonté d'utiliser les troupes militaires turques au-delà des frontières nationales ne pouvait pas être exclue, ouvrant un nouveau front au Moyen-Orient. Un tel scénario pourrait profiter de l'Iran, dont les milices chiites se sont battues aux côtés des combattants kurdes contre l'État islamique, pour trouver un moyen d'affaiblir la coalition sunnite qui défie Téhéran. En tout état de cause, une évolution militaire de la confrontation entre l'Irak et la Turquie et le Kurdistan pourrait ouvrir un large éventail de scénarios qui pourraient modifier les équilibres régionaux avec une éventuelle reprise du terrorisme islamique. Une sorte de tout contre tous, ce qui doit être soigneusement évité par la diplomatie mondiale.

O significado das eleições alemãs

A Turquia poderia emitir sanções contra o Curdistão iraquiano, que inicia uma consulta de referendo para deixar o Iraque e criar o primeiro estado independente curdo. Erdogan seria um dos piores medos, e o programa de proteção política de seu país também seria muito reduzido. De fato, o presidente turco estabeleceu o primeiro objetivo da política interna e regional para evitar a criação de uma entidade do Estado curdo; Isso se aplica tanto nas fronteiras do país, onde as instâncias autônomas curdas foram suprimidas há muito tempo e o regime interrompeu qualquer tipo de diálogo além das fronteiras nacionais. A condução da Turquia na Síria é um exemplo claro: primeiro com o apoio oculto ao califado, depois com a luta pelo mesmo; Em ambos os casos, as manobras militares turcas tiveram como não anunciado os locais curdos e os lutadores curdos. Os curdos sírios foram particularmente afetados. A situação no Curdistão iraquiano é, no entanto, muito diferente: desde a queda de Saddam Hussein, a região gozou de uma grande autonomia administrativa pelo governo central iraquiano, graças ao apoio que os combatentes curdos asseguraram ao Exército dos Estados Unidos penetrar no Iraque dominado por Saddam Hussein. A autonomia política e administrativa também é econômica para os campos petrolíferos diretamente administrados pelos curdos. A nível internacional, o Curdistão iraquiano é historicamente muito próximo dos Estados Unidos, tanto para o referido auxílio contra Saddam Hussein quanto para o apoio militar que as tropas curdas garantiram na luta contra o Estado islâmico e para as quais foram decisivas, completando as deficiências do exército iraquiano. A proclamação do referendo foi oficialmente oposta por Washington, que não quer ir contra o aliado turco e que prefere um Iraque unido, temendo que as diferenças entre sunitas e xiitas ainda não sejam planas, mas parece impossível, dada a estreita relação entre Os dois lados, não há apoio não oficial ao desejo de autonomia dos curdos iraquianos, não foi nada além da ajuda prestada. Para Erdogan, no entanto, um estado curdo na fronteira turca pode ser o pré-requisito para a maior aspiração dos curdos da Turquia e da Síria. Para o presidente turco, esse fator constitui um elemento potencial de instabilidade dentro de seu próprio país, e a ameaça de sanções, que já não está bem definida, é a primeira resposta a um referendo cujo resultado é dado como certo. Através da fronteira comum, o tráfego comercial é intenso e o Curdistão iraquiano será o mais danificado, porque bloquearia o petróleo bruto das refinarias turcas, mas também para as próprias empresas turcas, que estão negociando com as exportações Os curdos, o dano seria alto. De acordo com alguns analistas, a separação da entidade curda do Iraque poderia prejudicar a guerra contra o Estado islâmico, mas esse sentimento não parece ser muito provável para os resultados obtidos pela coalizão contra o califado no terreno. O que é mais preocupante é a possível escalada, o que poderia levar a Erdogan, além do nível das sanções. A vontade de usar tropas militares turcas além das fronteiras nacionais não poderia ser descartada, abrindo uma nova frente no Oriente Médio. Tal cenário poderia tirar proveito do Irã, cujas milícias xiitas lutaram ao lado dos combatentes curdos contra o estado islâmico, para encontrar uma maneira de enfraquecer a coalizão sunita que desafia Teerã. Em qualquer caso, uma evolução militar do confronto entre o Iraque e a Turquia e o Curdistão poderiam abrir uma ampla gama de cenários que poderiam alterar os equilíbrios regionais com uma possível retomada do terrorismo islâmico. Uma espécie de tudo contra todos, o que deve ser cuidadosamente evitado pela diplomacia mundial.