Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

lunedì 19 marzo 2018

L'Arabia Saudita potrebbe essere la prossima potenza nucleare

La visita negli Stati Uniti del principe saudita Mohammed bin Salman rischia di diventare una data importante circa gli equilibri mondiali e la proliferazione degli armamenti nucleari. La questione centrale riguarda l aposizione dell’Iran nello scacchiere mediorientale ed anche su quello mondiale; il ruolo da protagonista assunto da Teheran in Siria, in Iraq ed anche nello Yemen ha allertato da tempo l emonarchie del golfo Persico ed, in generale, gli stati a guida sunnita. La contrapposizione tra le due principali dottrine dell’islam è da tempo passata dalla disputa teologica a quella politica, con ampi riflessi nel campo della politica internazionale; il conflitto siriano ha causato l’affermazione dello Stato islamico, che era uno strumento degli stati sunniti per guadagnare posizioni nella regione. L’Iran ha raggiunto con le potenze occidentali un accordo, particolarmente inviso alle monarchie sunnite, sulla regolamentazione degli usi del nucleare da parte di Teheran, con limitazioni all’arricchimento dell’uranio per evitare uno sviluppo in senso militare del principale paese sciita. Il principale garante di questo accordo, ancora più dell’Europa, è stato Barack Obama e quindi gli Stati Uniti da lui amministrati; con l’avvento al potere di Trump la situazione è radicalmente cambiata: se Obama vedeva nell’accordo il male minore, continuando  a mantenere una estrema prudenza nelle relazioni con Teheran, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha avviato un diverso atteggiamento verso l’Iran, contraddistinto da maggiore ostilità, che ha riavvicinato le monarchie del Golfo e specialmente l’Arabia Saudita. La visione di Trump verso l’Iran è quella più negativa, che è stata comune per la politica USA dagli anni ottanta e che identifica Teheran come un pericoloso avversario degli Stati Uniti e dei suoi alleati, primo fra tutti  Israele, ma anche degli stati arabi sunniti. Con questi sentimenti Trump, ancora prima della sua elezione, ha sempre avversato il trattato sul nucleare considerandolo troppo favorevole per l’Iran, perchè gli concedeva dei vantaggi anche rispetto ai vicini sunniti. Lo scopo principale della missione del principe saudita è solo quello di ottenere la tecnologia per la costruzione di centrali nucleari a scopo civile, ma anche di ottenere uranio arricchito per dotarsi di armamenti nucleari in  modo di bilanciare la potenza iraniana. Quello che si profila, quindi, è  una sorta di equilibrio del terrore in versione islamica. La questione avviene praticamente in concomitanza con il cambio al vertice della diplomazia americana, che sarà occupata da Mike Pompeo un personaggio perfettamente allineato alle posizioni di Trump circa l’avversione a Teheran. Una ulteriore coincidenza è la vigilia dell’incontro che esperti statunitensi avranno a Berlino con europei, francesi, tedeschi e britannici per la discussione sulla revisione dell’accordo sul nucleare iraniano; le intenzioni americane sono quelle di elaborare una revisione più rigida, mediante l’imposizione di vincoli  maggiori sulprogramma di sviluppo atomico e la fine delle sperimentazioni sui missili balistici. L’atteggiamento europeo, fino ad ora, è tato di contrarietà assoluta alla volontà di Trump e non è escluso che si arrivi ad una rottura tra USA ed europei, che avrebbe come risultato un ulteriore allontanamento tra gli alleati. Tuttavia la fornitura di tecnologia nucleare all’Arabia Saudita potrebbe essere un’arma di ricatto nei confronti degli europei, che verrebbero a trovarsi nella difficile posizione di volere rispettare la parola data all’Iran e la minaccia di una nuova potenza atomica sul pianeta. Sarà anche interessante vedere quale sarà la reazione di Israele, che ormai è un alleato di fatto dell’Arabia Saudita, ma che avrebbe una potenza nucleare araba molto vicina. Se ci sarà una revisione del trattato in senso unilaterale solo per gli USA, la reazione iraniana non potrà che arrivare ed il primo passo non potrà che essere l’adozione di nuove sanzioni, che daranno il via ad una instabilità permanente e favoriranno i movimenti meno progressisti nel paese iraniano. Il rischio concreto è l’apertura di un nuovo fronte  mondiale che non potrà non coinvolgere le principali potenze: se gli USA saranno schierati  con l’Arabia Saudita, la Russia sarà al fianco dell’Iran e gli equilibri politici ed economici internazionali risulteranno ancora più compromessi.

Saudi Arabia could be the next nuclear power

The visit to the United States of the Saudi prince Mohammed bin Salman is likely to become an important date on the world balance and the proliferation of nuclear weapons. The central question concerns Iran's position in the Middle Eastern chessboard and also in the world; the leading role assumed by Teheran in Syria, in Iraq and also in Yemen has long alerted the emonarchy of the Persian Gulf and, in general, the Sunni-led states. The contraposition between the two main doctrines of Islam has long since passed from the theological to the political dispute, with broad reflections in the field of international politics; the Syrian conflict has caused the affirmation of the Islamic State, which was an instrument of the Sunni states to gain positions in the region. Iran has reached with the Western powers an agreement, particularly unpopular to the Sunni monarchies, on the regulation of the uses of nuclear power by Teheran, with limitations on the enrichment of uranium to avoid a military development of the main Shiite country. The main guarantor of this agreement, even more than Europe, was Barack Obama and therefore the United States he administered; with the coming to power of Trump the situation has radically changed: if Obama saw in the agreement the lesser evil, continuing to maintain an extreme caution in relations with Teheran, the new tenant of the White House has started a different attitude towards Iran , marked by greater hostility, which brought the Gulf monarchies closer together, especially Saudi Arabia. Trump's view of Iran is the most negative one, which has been common to US policy since the 1980s and which identifies Tehran as a dangerous opponent of the United States and its allies, first of all Israel, but also of Arab states Sunnis. With these sentiments Trump, even before his election, has always opposed the nuclear treaty considering it too favorable for Iran, because it granted him advantages also with respect to the neighboring Sunnis. The main purpose of the mission of the Saudi prince is only to obtain the technology for the construction of nuclear power plants for civil purposes, but also to obtain enriched uranium to equip themselves with nuclear weapons in order to balance the Iranian power. What is looming, therefore, is a sort of balance of terror in the Islamic version. The question takes place practically in conjunction with the change at the top of American diplomacy, which will be occupied by Mike Pompeo a character perfectly aligned with the positions of Trump about the aversion to Tehran. A further coincidence is the eve of the meeting that US experts will have in Berlin with Europeans, French, Germans and Britons for the discussion on the revision of the Iranian nuclear agreement; the American intentions are to elaborate a more rigid revision, by imposing greater constraints on the atomic development program and the end of ballistic missile trials. The European attitude, until now, has been absolutely against the will of Trump and it is possible that a break between the US and Europeans will occur, which would result in a further departure from the allies. However, the supply of nuclear technology to Saudi Arabia could be a weapon of blackmail against the Europeans, who would find themselves in the difficult position of wanting to respect the word given to Iran and the threat of a new atomic power on the planet. It will also be interesting to see what will be the reaction of Israel, which is now a de facto ally of Saudi Arabia, but which would have a very near Arab nuclear power. If there is a revision of the treaty in a unilateral sense only for the US, the Iranian reaction can only come and the first step can only be the adoption of new sanctions, which will trigger a permanent instability and favor less movements progressives in the Iranian country. The real risk is the opening of a new world front that can not but involve the main powers: if the US will be deployed with Saudi Arabia, Russia will be alongside Iran and the international political and economic balance will be even more compromises.

Arabia Saudita podría ser la próxima potencia nuclear

La visita a los Estados Unidos del príncipe saudita Mohammed bin Salman probablemente se convierta en una fecha importante para el equilibrio mundial y la proliferación de armas nucleares. La cuestión central se refiere a la posición de Irán en el tablero de ajedrez del Medio Oriente y también en el mundo; el papel de liderazgo asumido por Teherán en Siria, en Irak y también en Yemen ha alertado por mucho tiempo a la emonarquía del Golfo Pérsico y, en general, a los estados encabezados por los sunitas. La contraposición entre las dos principales doctrinas del Islam ha pasado desde la disputa teológica a la política, con amplias reflexiones en el campo de la política internacional; el conflicto sirio ha causado la afirmación del Estado Islámico, que fue un instrumento de los estados sunitas para ganar posiciones en la región. Irán ha llegado a un acuerdo con las potencias occidentales, especialmente impopulares con las monarquías suníes, sobre la regulación de la utilización de la energía nuclear por Teherán con limitaciones de enriquecimiento de uranio para evitar un desarrollo en el sentido militar del país chiíta principal. El principal garante de este acuerdo, incluso más que en Europa, fue Barack Obama y, por lo tanto, Estados Unidos lo administró; con la llegada al poder de Trump, la situación ha cambiado drásticamente: si Obama vio el acuerdo del mal menor, sin dejar de mantener la precaución extrema en las relaciones con Teherán, el nuevo inquilino de la Casa Blanca ha puesto en marcha una actitud diferente hacia Irán , marcado por una mayor hostilidad, que acercó a las monarquías del Golfo, especialmente Arabia Saudita. La visión de Trump a Irán es el más negativo, que era común para la política de Estados Unidos desde los años ochenta y la identificación de Teherán como un peligroso enemigo de los Estados Unidos y sus aliados, sobre todo Israel, sino también los países árabes sunitas. Con estos sentimientos, Trump, incluso antes de su elección, siempre se ha opuesto al tratado nuclear por considerarlo demasiado favorable para Irán, porque le otorgaba ventajas también con respecto a los sunitas vecinos. El objetivo principal de la misión del príncipe saudí es sólo para obtener la tecnología para construir plantas de energía nuclear con fines civiles, sino también para obtener uranio enriquecido para fabricar armas nucleares con el fin de equilibrar el poder iraní. Lo que se avecina, por lo tanto, es una especie de equilibrio de terror en la versión islámica. La pregunta tiene lugar prácticamente en conjunto con el cambio en la parte superior de la diplomacia estadounidense, que será ocupado por Mike Pompeo, un personaje perfectamente alineado con las posiciones de Trump sobre la aversión a Teherán. Otra coincidencia es la víspera de la reunión que expertos estadounidenses tendrán en Berlín con europeos, franceses, alemanes y británicos para la discusión sobre la revisión del acuerdo nuclear iraní; las intenciones estadounidenses son elaborar una revisión más rígida, al imponer mayores restricciones al programa de desarrollo atómico y al final de los ensayos con misiles balísticos. La actitud europea, hasta ahora, es absolutamente contraria a la voluntad de Trump y es posible que se produzca una ruptura entre EE. UU. Y los europeos, lo que daría lugar a una mayor separación entre los aliados. Sin embargo, el suministro de tecnología nuclear a Arabia Saudita podría ser un arma de chantaje contra los europeos, que se puso en la difícil posición de querer respetar la palabra dada a Irán y la amenaza de una nueva potencia nuclear en el planeta. También será interesante ver cuál será la reacción de Israel, que ahora es un aliado de facto de Arabia Saudita, pero que tendría una potencia nuclear árabe muy cercana. Si va a haber una revisión del Tratado en un sentido unilateral sólo para los EE.UU., la reacción de Irán sólo se llegará y el primer paso será que la adopción de nuevas sanciones, lo que dará lugar a una inestabilidad permanente y favorecer los movimientos de menos progresistas en el país iraní. El verdadero riesgo es la apertura de un nuevo frente mundial que no puede dejar de involucrar a las principales potencias: si los EE. UU. Se desplegarán con Arabia Saudita, Rusia estará junto a Irán y el equilibrio político y económico internacional será aún mayor compromisos.

Saudi-Arabien könnte die nächste Atomkraft sein

Der Besuch des saudischen Prinzen Mohammed bin Salman in den Vereinigten Staaten wird wahrscheinlich zu einem wichtigen Datum für das Weltgleichgewicht und die Verbreitung von Atomwaffen werden. Die zentrale Frage betrifft die Position Irans im Schachbrett des Nahen Ostens und auch in der Welt; die Hauptrolle von Teheran in Syrien, den Irak genommen und sogar Jemen seit langem die emonarchie des Persische Golf und im allgemeinen Sunniten geführten Staaten aufmerksam gemacht. Der Gegensatz zwischen den beiden Hauptdoktrinen des Islam ist seit langem vom theologischen zum politischen Streit mit breiten Reflexionen im Bereich der internationalen Politik gegangen; Der syrische Konflikt hat die Bestätigung des Islamischen Staates ausgelöst, der ein Instrument der sunnitischen Staaten war, um Positionen in der Region zu gewinnen. Iran hat eine Vereinbarung mit den Westmächten, besonders unbeliebt bei den sunnitischen Monarchien erreicht, über die Regulierung der Nutzung der Kernenergie durch Teheran mit Einschränkungen Urananreicherung eine Entwicklung im militärischen Sinne des Haupt schiitischen Landes zu vermeiden. Der Hauptgarant für dieses Abkommen war, mehr noch als Europa, Barack Obama und damit die von ihm verwalteten Vereinigten Staaten; mit der Macht von Trump, hat sich die Situation dramatisch verändert: wenn Obama das Abkommen das kleinere Übel sah, weiterhin äußerst vorsichtig halten in den Beziehungen mit Teheran hat die neuen Bewohner des Weißen Hauses eine andere Haltung gegenüber dem Iran ins Leben gerufen von größerer Feindseligkeit geprägt, die die Golfmonarchien, insbesondere Saudi-Arabien, näher zusammenbrachte. Die Vision von Trump in den Iran ist die negativste, die für die US-Politik seit den achtziger Jahren und Identifizierung Teheran als gefährlichen Feind der Vereinigten Staaten und ihre Verbündeten, insbesondere Israel, sondern auch die arabischen Staaten üblich war Sunniten. Mit diesen Gefühlen hat sich Trump schon vor seiner Wahl immer gegen den Nuklearvertrag ausgesprochen, da er ihn für den Iran als zu günstig erachtete, weil er ihm auch Vorteile gegenüber den benachbarten Sunniten gewährte. Der Hauptzweck der Mission Saudi-Prinzen ist nur die Technik zu bekommen, um Kernkraftwerke für zivile Zwecke zu bauen, sondern auch angereichertes Uran zu erhalten Atomwaffen zu entwickeln, um iranische Macht zu balancieren. Was daher auftaucht, ist eine Art Gleichgewicht des Terrors in der islamischen Version. Die Frage geschieht praktisch in Verbindung mit dem Austausch des amerikanischen Diplomatie-Gipfels, der von Mike Pompeo ein Charakter perfekt zu Trump Positionen um die Abneigung gegen Teheran ausgerichtet besetzt wird. Noch ein Zufall ist, dass der Vorabend der US-Experten in Berlin mit europäischem, Französisch, Deutsch und Briten zur Debatte über die Revision des Abkommens über die iranische Atomfrage; Die amerikanischen Absichten bestehen darin, eine strengere Revision auszuarbeiten, indem das atomare Entwicklungsprogramm und das Ende der Versuche mit ballistischen Flugkörpern verschärft werden. Die europäische Haltung, bis jetzt ist tato der absoluten Widerstand gegen den Willen des Trump und es ist nicht ausgeschlossen, dass es einen Bruch zwischen den USA und Europa sein, die in einer weiteren Distanzierung zwischen den Verbündeten führen würde. Allerdings könnte die Lieferung von Nukleartechnologie nach Saudi-Arabien sein eine Waffe der Erpressung gegen die Europäer, die in der schwierigen Lage versetzt werden, würde zu wollen, um das Wort zu Iran und die Gefahr eines neuen Kernkraft auf dem Planeten gegeben zu respektieren. Es wird auch interessant sein zu sehen, wie Israel reagieren wird, das jetzt de facto ein Verbündeter Saudi-Arabiens ist, aber eine sehr nahe arabische Atomkraft haben würde. Wenn es nur eine Revision des Vertrages in einem einseitigen Sinne sein wird für die USA, Irans Reaktion wird nur ankommen und der erste Schritt wird sein, dass die Einführung neuer Sanktionen, die Art und Weise zu einer permanenten Instabilität geben wird und die Bewegungen bevorzugen weniger Progressive im iranischen Land. Die wirkliche Gefahr ist die Eröffnung eines neuen globalen Front, die keine großen Kräfte beinhalten wird: wenn die USA von Saudi-Arabien eingesetzt werden, Russland an der Seite des Iran sein wird und die internationale politische und wirtschaftliche Gleichgewicht wird noch mehr Kompromisse.

L'Arabie Saoudite pourrait être la prochaine puissance nucléaire

La visite aux États-Unis du prince saoudien Mohammed bin Salman est susceptible de devenir une date importante sur l'équilibre mondial et la prolifération des armes nucléaires. La question centrale concerne la position de l'Iran sur l'échiquier du Moyen-Orient et dans le monde; Le rôle de premier plan assumé par Téhéran en Syrie, en Irak et également au Yémen a longtemps alerté l'emonarchie du Golfe Persique et, en général, les Etats sunnites. Le contraste entre les deux principales doctrines de l'Islam est depuis longtemps passé du conflit théologique au conflit politique, avec de larges réflexions dans le domaine de la politique internationale; le conflit syrien a provoqué l'affirmation de l'État islamique, qui était un instrument des États sunnites pour gagner des positions dans la région. L'Iran a conclu un accord avec les puissances occidentales, particulièrement impopulaire auprès des monarchies sunnites, sur la réglementation de l'utilisation de l'énergie nucléaire par Téhéran avec des limitations d'enrichissement d'uranium afin d'éviter un développement au sens militaire du principal pays chiite. Le principal garant de cet accord, plus encore que l'Europe, était Barack Obama et par conséquent les États-Unis qu'il administrait; avec l'arrivée au pouvoir de Trump, la situation a radicalement changé: si Obama a vu l'accord le moindre mal, en continuant à maintenir une extrême prudence dans les relations avec Téhéran, le nouvel occupant de la Maison Blanche a lancé une attitude différente envers l'Iran , marqué par une plus grande hostilité, qui a rapproché les monarchies du Golfe, en particulier l'Arabie Saoudite. La vision de Trump à l'Iran est le plus négatif, ce qui était commun pour la politique des États-Unis depuis les années quatre-vingt et l'identification de Téhéran comme un ennemi dangereux des États-Unis et ses alliés, notamment Israël, mais aussi les Etats arabes sunnites. Avec ces sentiments, Trump, avant même son élection, s'est toujours opposé au traité nucléaire en le jugeant trop favorable à l'Iran, parce qu'il lui accordait des avantages aussi par rapport aux sunnites voisins. Le but principal de la mission du prince saoudien est seulement d'obtenir la technologie pour la construction de centrales nucléaires à des fins civiles, mais aussi d'obtenir de l'uranium enrichi pour s'équiper d'armes nucléaires afin d'équilibrer la puissance iranienne. Ce qui se profile donc, c'est une sorte d'équilibre de la terreur dans la version islamique. La question se déroule pratiquement en conjonction avec le changement au sommet de la diplomatie américaine, qui sera occupé par Mike Pompeo un personnage parfaitement aligné avec les positions de Trump sur l'aversion pour Téhéran. Une autre coïncidence est la veille de la réunion que les experts américains auront à Berlin avec les Européens, les Français, les Allemands et les Britanniques pour la discussion sur la révision de l'accord nucléaire iranien; les intentions américaines sont d'élaborer une révision plus rigide, en imposant de plus grandes contraintes sur le programme de développement atomique et la fin des essais de missiles balistiques. L'attitude européenne, jusqu'à présent, a été absolument contre la volonté de Trump et il est possible qu'une rupture entre les États-Unis et les Européens se produise, ce qui entraînerait un nouveau départ des alliés. Cependant, la fourniture de la technologie nucléaire à l'Arabie Saoudite pourrait être une arme de chantage contre les Européens, qui serait mis dans la situation difficile de vouloir respecter la parole donnée à l'Iran et la menace d'une nouvelle centrale nucléaire sur la planète. Il sera également intéressant de voir quelle sera la réaction d'Israël, qui est maintenant un allié de facto de l'Arabie Saoudite, mais qui aurait une puissance nucléaire arabe très proche. S'il n'y a une révision unilatérale du traité que pour les Etats-Unis, la réaction iranienne ne peut qu'arriver et la première étape ne peut être que l'adoption de nouvelles sanctions, ce qui déclenchera une instabilité permanente et favorisera moins de mouvements. progressistes dans le pays iranien. Le vrai risque est l'ouverture d'un nouveau front mondial qui ne peut qu'impliquer les principales puissances: si les Etats-Unis vont être déployés avec l'Arabie Saoudite, la Russie sera aux côtés de l'Iran et l'équilibre politique et économique international sera encore plus compromis.

Arábia Saudita poderia ser a próxima potência nuclear

A visita aos Estados Unidos do príncipe saudita Mohammed bin Salman provavelmente se tornará uma data importante sobre o equilíbrio mundial e a proliferação de armas nucleares. A questão central diz respeito à posição do Irã no tabuleiro do Oriente Médio e também no mundo; O papel de liderança assumido por Teerã na Síria, no Iraque e também no Iêmen alertou há muito a emonarquia do Golfo Pérsico e, em geral, os estados liderados por sunitas. A contraposição entre as duas principais doutrinas do Islã há muito passou da disputa teológica para a política, com amplas reflexões no campo da política internacional; o conflito sírio causou a afirmação do Estado islâmico, que era um instrumento dos estados sunitas para ganhar posições na região. O Irã alcançou com as potências ocidentais um acordo, particularmente impopular para as monarquias sunitas, sobre a regulamentação dos usos da energia nuclear por Teerã, com limitações ao enriquecimento do urânio para evitar o desenvolvimento militar do principal país xiita. O principal garante deste acordo, mesmo mais do que a Europa, era Barack Obama e, portanto, os Estados Unidos que administrava; com a chegada ao poder de Trump, a situação mudou radicalmente: se Obama visse no acordo, o menor mal, continuando a manter uma extrema cautela nas relações com Teerã, o novo inquilino da Casa Branca iniciou uma atitude diferente em relação ao Irã , marcado por uma maior hostilidade, que aproximou as monarquias do Golfo, especialmente a Arábia Saudita. A visão de Trump sobre o Irã é a mais negativa, que tem sido comum à política dos EUA desde a década de 1980 e que identifica Teerã como um adversário perigoso dos Estados Unidos e seus aliados, em primeiro lugar Israel, mas também dos estados árabes sunitas. Com esses sentimentos, Trump, mesmo antes de sua eleição, sempre se opôs ao tratado nuclear considerando-o muito favorável ao Irã, porque lhe concedeu vantagens também em comparação com os sunitas vizinhos. O objetivo principal da missão do príncipe saudita é apenas obter a tecnologia para a construção de usinas nucleares para fins civis, mas também para obter urânio enriquecido para se equipar com armas nucleares para equilibrar o poder iraniano. O que está acontecendo, portanto, é uma espécie de equilíbrio de terror na versão islâmica. A questão ocorre praticamente em conjunto com a mudança no topo da diplomacia americana, que será ocupada por Mike Pompeo, um personagem perfeitamente alinhado com as posições de Trump sobre a aversão a Teerã. Mais uma coincidência é a véspera da reunião que os especialistas norte-americanos terão em Berlim com europeus, franceses, alemães e britânicos para a discussão sobre a revisão do acordo nuclear iraniano; as intenções americanas são elaborar uma revisão mais rígida, impondo maiores restrições ao programa de desenvolvimento atômico e ao fim dos ensaios de mísseis balísticos. A atitude européia, até agora, é absolutamente contra a vontade de Trump e não é excluído que uma ruptura entre os EUA e os europeus venha, o que resultaria em uma nova remoção entre os aliados. No entanto, o fornecimento de tecnologia nuclear à Arábia Saudita poderia ser uma arma de chantagem contra os europeus, que se encontrariam na difícil posição de querer respeitar a palavra dada ao Irã e a ameaça de um novo poder atômico no planeta. Também será interessante ver qual será a reação de Israel, que é agora um aliado de facto da Arábia Saudita, mas que teria uma potência nuclear muito árabe próxima. Se houver uma revisão do tratado em sentido unilateral apenas para os EUA, a reação iraniana só pode vir e o primeiro passo só pode ser a adoção de novas sanções, o que provocará uma instabilidade permanente e favorecerá menos movimentos progressistas no país iraniano. O risco real é a abertura de uma nova frente mundial que não pode deixar de envolver os principais poderes: se os EUA forem implantados com a Arábia Saudita, a Rússia estará ao lado do Irã e o equilíbrio político e econômico internacional será ainda mais compromissos.

Саудовская Аравия может стать следующей ядерной державой

Визит в США саудовского принца Мохаммеда бин Салмана, вероятно, станет важной датой в отношении мирового баланса и распространения ядерного оружия. Главный вопрос касается позиции Ирана на ближневосточной шахматной доске, а также в мире; ведущая роль Тегерана в Сирии, в Ираке, а также в Йемене долгое время предупреждала о эмонархии Персидского залива и вообще суннитских государств. Противоречие между двумя основными доктринами ислама уже давно перешло от теологического к политическому спору с широкими размышлениями в области международной политики; Сирийский конфликт привел к утверждению исламского государства, которое стало инструментом суннитских государств для завоевания позиций в регионе. Иран достиг с западными державами соглашения, особенно непопулярного для суннитских монархий, по регулированию использования ядерной энергии Тегераном с ограничениями на обогащение урана, чтобы избежать военного развития главной шиитской страны. Главным гарантом этого соглашения, даже больше, чем Европа, был Барак Обама и, следовательно, Соединенные Штаты, которым он управлял; с приходом к власти Трампа ситуация коренным образом изменилась: если бы Обама увидел в соглашении меньшее зло, продолжая проявлять особую осторожность в отношениях с Тегераном, новый арендатор Белого дома начал другое отношение к Ирану , отмеченный большей враждебностью, которая приблизила монархии Персидского залива, особенно Саудовскую Аравию. Взгляд Трампа на Иран является самым негативным, который был общим для политики США с 1980-х годов и который идентифицирует Тегеран как опасного противника Соединенных Штатов и их союзников, прежде всего Израиля, а также арабских государств сунниты. С этими чувствами Трамп, еще до своего избрания, всегда выступал против ядерного договора, считая его слишком благоприятным для Ирана, поскольку он предоставил ему преимущества также в отношении соседних суннитов. Основная цель миссии саудовского принца состоит в том, чтобы получить технологию строительства атомных электростанций для гражданских целей, а также получить обогащенный уран для оснащения ядерным оружием, чтобы сбалансировать иранскую мощь. То, что надвигается, следовательно, является своего рода балансом террора в исламской версии. Вопрос имеет место практически в связи с изменением на вершине американской дипломатии, которое будет занимать Майк Помпео, персонаж, полностью соответствующий положениям Трампа об отвращении к Тегерану. Еще одним совпадением является накануне встречи, которую эксперты США проведут в Берлине с европейцами, французами, немцами и британцами для обсуждения вопроса о пересмотре иранского ядерного соглашения; американские намерения состоят в том, чтобы выработать более жесткий пересмотр, наложив большие ограничения на программу атомного развития и завершение испытаний баллистических ракет. Европейское отношение до сих пор абсолютно противоречит воле Трампа, и не исключено, что наступит разрыв между США и европейцами, что приведет к дальнейшему удалению между союзниками. Однако поставка ядерных технологий в Саудовскую Аравию может стать оружием шантажа против европейцев, которые оказались бы в трудном положении, чтобы хотеть уважать слово, данное Ирану, и угрозу новой атомной энергии на планете. Будет также интересно посмотреть, какова будет реакция Израиля, который сейчас является де-факто союзником Саудовской Аравии, но который будет иметь очень близкую арабскую ядерную державу. Если пересмотр договора в одностороннем порядке только для США, реакция Ирана может только наступить, и первым шагом может стать только принятие новых санкций, которые вызовут постоянную нестабильность и смягчат движение прогрессистов в иранской стране. Реальный риск - это открытие нового мирового фронта, который не может не включать в себя основные полномочия: если США будут развернуты с Саудовской Аравией, Россия будет рядом с Ираном, а международный политический и экономический баланс будет еще больше компромиссы.