Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 8 agosto 2018

Le fallimentari politiche di Trump

Se con la Corea del Nord la tattica di Trump, minacciare per poi ottenere un risultato, sembrava avere avuto effetto, con l’Iran non è andata allo stesso modo. In realtà neppure con Pyongyang, dato che le promesse di Kim Jong-un sono sembrate non vere ed il paese nordcoreano non ha iniziato la denuclearizzazione promessa. Teheran aveva messo le cose in chiaro da subito: l’Iran non è la Corea del Nord e, benchè la nazione asiatica stia vivendo un momento molto difficile dal punto di vista economico, ha rifiutato di ridiscutere il trattato già firmato sul nucleare. Per l’amministrazione della Casa Bianca si tratta di una sconfitta diplomatica, che annuncia il fallimento della politica estera americana. La Corea del Nord da la percezione di essersi presa gioco di Trump, mentre gli USA, ritirandosi dal trattato nucleare in maniera unilaterale sanciscono la loro inaffidabilità sul piano internazionale. Gli effetti della credibilità statunitense sono quelli di scendere sempre più in basso, alterando i rapporti con gli alleati storici. Quella che si sta venendo a creare è una distanza sempre più grande tra le due sponde dell’Atlantico, che potrebbe mettere in serio pericolo situazioni consolidate, come il Patto Atlantico, che rischiano di essere travolte da una politica improvvisata e fuori dai canoni del buon senso diplomatico. Questo anche perchè Trump intende obbligare ad aderire ai suoi diktat i soggetti firmatari dell’accordo, tramite la pressione diretta sulle aziende di quei paesi, con il divieto esplicito di operare negli USA se continueranno ad intrattenere rapporti commerciali con Teheran. Questo schema sembra ripetersi anche nella politica sui dazi, ma anche in questo campo la reazione prodotta dalla Cina, sembra essere di difficile contrasto, perchè punta  a colpire direttamente le aziende statunitensi che generano ingenti guadagni grazie alla manodopera a basso costo cinese. L’esempio più importante è l’azione di Pechino nei confronti della Apple a cui è richiesta una condivisione degli utili ottenuti in Cina. Per molte aziende americane il mercato cinese rappresenta la seconda area, dopo il mercato domestico, di maggiore sviluppo e sarà interessante vedere quale potrà essere la loro reazione quando saranno schiacciate tra i voleri di Washington e le ritorsioni di Pechino. Tornando alla questione iraniana, se l’intenzione dei fabbricanti di automobili tedesche sembra essere quella di abbandonare il mercato dell’Iran, per non compromettere quello americano, già in pericolo per il possibile inserimento dei dazi, altre nazioni, attraverso i loro esecutivi, una presa di posizione ufficiale, quindi, e non l’iniziativa di una singola ditta, rifiutano l’imposizione americana. In questo senso è importante il rifiuto del governo di Londra, che resta l’alleato principale degli USA, di adeguarsi ai voleri di Trump. L’Unione Europea, cercherà di sostenere le aziende che hanno stipulato contratti commerciali con l’Iran, dimostrando di essere alternativi agli Stati Uniti ed anche di essere più affidabili sul piano internazionale, rispettando gli accordi firmati.  In questo momento la Casa Bianca può riscuotere il sostegno di alleati importanti, ma più marginali rispetto all’Europa, ma, sopratutto,  la sua politica sembra essere controproducente, sia al suo blasone internazionale, che per l’aspetto economico. Il ragionamento della bilancia commerciale, che deve essere sempre in attivo verso ogni partner commerciale, senza considerare i benefici indotti che si ottengono, ad esempio, dalla convenienza dell’importazione di alcuni prodotti che non sono gravati da dazi in entrata, sembra essere applicato anche alla politica internazionale, dove è importante imporre la visione del presidente americano senza alcuna attenuazione, ne tenere in conto le opinioni ed il ruolo degli alleati. L’isolamento che Trump sta imponendo agli Stati Uniti presto richiederà un prezzo da pagare e non sarà certo basso: l’unica speranza è che gli americani se ne rendano conto già ai prossimi appuntamenti elettorali.

Trump's failed policies

If, with North Korea, Trump's tactics, threatening and then obtaining a result, seemed to have taken effect, Iran did not go the same way. Not even with Pyongyang, since Kim Jong-un's promises seemed untrue and the North Korean country did not begin promised denuclearization. Tehran had made it clear from the start: Iran is not North Korea, and although the Asian nation is experiencing a very difficult economic moment, it has refused to re-discuss the already signed nuclear treaty. For the administration of the White House it is a diplomatic defeat, which announces the failure of American foreign policy. North Korea has the perception that Trump has made fun of it, while the US, withdrawing from the nuclear treaty unilaterally, ratifies their unreliability at the international level. The effects of US credibility are to fall further and further down, altering relations with historical allies. What is being created is an ever greater distance between the two sides of the Atlantic, which could seriously endanger established situations, such as the Atlantic Pact, which risk being overwhelmed by an impromptu policy and outside the canons of good diplomatic sense. This is also because Trump intends to oblige the signatories of the agreement to adhere to its dictates, through direct pressure on companies in those countries, with the explicit prohibition of operating in the US if they continue to maintain business relations with Tehran. This pattern seems to be repeated even in the policy on tariffs, but even in this field the reaction produced by China seems to be difficult to contrast, because it aims to directly hit US companies that generate huge gains thanks to cheap Chinese labor. The most important example is Beijing's action against Apple, which is required to share earnings in China. For many American companies, the Chinese market represents the second largest area after the domestic market, and it will be interesting to see what their reaction will be when they are crushed between the wishes of Washington and the retaliation of Beijing. Returning to the Iranian question, if the intention of German car manufacturers seems to be to abandon the Iranian market, not to jeopardize the American one, already in danger for the possible inclusion of duties, other nations, through their executives, a official position, therefore, and not the initiative of a single firm, reject American taxation. In this sense it is important to reject the government of London, which remains the main ally of the US, to adapt to the wishes of Trump. The European Union will try to support companies that have signed commercial contracts with Iran, proving to be alternative to the United States and also to be more reliable internationally, respecting the agreements signed. At this moment the White House can receive the support of important allies, but more marginal than Europe, but, above all, its policy seems to be counterproductive, both to its international blazon, and to the economic aspect. The reasoning of the trade balance, which must always be active towards each commercial partner, without considering the benefits induced resulting, for example, from the convenience of importing some products that are not burdened by incoming duties, seems to be applied also to international politics, where it is important to impose the vision of the American president without any mitigation, to take into account the opinions and the role of the allies. The isolation that Trump is imposing on the United States will soon require a price to pay and it will certainly not be low: the only hope is that the Americans will already realize it at the next electoral events.

Las políticas fallidas de Trump

Si, con Corea del Norte, las tácticas de Trump, amenazantes y luego obteniendo un resultado, parecían haber tenido efecto, Irán no actuó de la misma manera. Ni siquiera con Pyongyang, ya que las promesas de Kim Jong-un parecían falsas y el país norcoreano no comenzó la desnuclearización prometida. Teherán lo había dejado claro desde el principio: Irán no es Corea del Norte, y aunque la nación asiática está atravesando un momento económico muy difícil, se ha negado a volver a discutir el tratado nuclear ya firmado. Para la administración de la Casa Blanca es una derrota diplomática, que anuncia el fracaso de la política exterior estadounidense. Corea del Norte tiene la percepción de que Trump se ha burlado de ella, mientras que Estados Unidos, retirándose del tratado nuclear unilateralmente, ratifica su falta de fiabilidad a nivel internacional. Los efectos de la credibilidad de EE. UU. Son cada vez más bajos, alterando las relaciones con aliados históricos. Lo que se está creando es una distancia cada vez más grande entre los dos lados del Atlántico, lo que podría poner en peligro a situaciones consolidadas, como el Tratado del Atlántico Norte, que se arriesgan a ser abrumado por una política improvisada y fuera de la norma de buena sentido diplomático. Esto también porque Trump tiene la intención de obligar a que se adhieran a sus dictados los firmantes del acuerdo, por medio de una presión directa sobre empresas en esos países, con la prohibición expresa para operar en los EE.UU. si continúan haciendo negocios con Teherán. Este patrón parece repetirse incluso en la política de aranceles, pero incluso en este campo la reacción producida por China parece ser difícil de contrastar, porque apunta directamente a las empresas estadounidenses que generan grandes ganancias gracias a la mano de obra barata de China. El ejemplo más importante es la acción de Pekín contra Apple, que debe compartir las ganancias en China. Para muchas empresas estadounidenses, el mercado chino representa la segunda área más grande después del mercado interno, y será interesante ver cuál será su reacción cuando se vean aplastados por los deseos de Washington y la represalia de Pekín. Volviendo a la cuestión iraní, si la intención de los fabricantes de automóviles alemanes parece ser la de abandonar el mercado de Irán, para no comprometer el americano, ya en peligro por la posible entrada de los derechos, las otras naciones, a través de su ejecutivo, una posición oficial, por lo tanto, y no la iniciativa de una sola empresa, rechazar los impuestos estadounidenses. En este sentido, es importante rechazar al gobierno de Londres, que sigue siendo el principal aliado de los EE. UU., Para adaptarse a los deseos de Trump. La Unión Europea intentará apoyar a las empresas que han firmado contratos comerciales con Irán, demostrando ser una alternativa a los Estados Unidos y también ser más confiables a nivel internacional, respetando los acuerdos firmados. En este momento la Casa Blanca puede recoger el apoyo de aliados importantes, pero más marginal que en Europa, pero, sobre todo, su política parece ser contraproducente, tanto a su escudo de armas internacional, que por el aspecto económico. El razonamiento de la balanza comercial, que debe estar siempre activo contra todos los socios comerciales, independientemente de los beneficios inducidos que se obtienen, por ejemplo, desde la comodidad de la importación de algunos productos que no están cargados con los derechos de entrada, parece también ser aplicado a la política internacional, donde es importante imponer la visión del presidente estadounidense sin ninguna mitigación, para tener en cuenta las opiniones y el papel de los aliados. El aislamiento que Trump está imponiendo en los Estados Unidos pronto requerirá un precio a pagar y ciertamente no será bajo: la única esperanza es que los estadounidenses ya se den cuenta de ello en los próximos eventos electorales.

Trumps gescheiterte Politik

Wenn mit Nordkorea Trumps Taktiken, die drohten und dann ein Ergebnis erzielten, zu wirken schienen, ging der Iran nicht so vor. Nicht einmal mit Pjöngjang, da die Versprechen von Kim Jong-un unwahr schienen und das nordkoreanische Land nicht die versprochene Entnuklearisierung begann. Teheran hatte von Anfang an deutlich gemacht: Iran ist nicht Nordkorea, und obwohl die asiatische Nation einen sehr schwierigen wirtschaftlichen Moment erlebt, hat sie sich geweigert, den bereits unterzeichneten Atomvertrag erneut zu diskutieren. Für die Verwaltung des Weißen Hauses ist es eine diplomatische Niederlage, die das Versagen der amerikanischen Außenpolitik ankündigt. Nordkorea hat die Vorstellung, dass Trump sich darüber lustig gemacht hat, während die USA, die sich einseitig aus dem Atomabkommen zurückziehen, ihre Unzuverlässigkeit auf internationaler Ebene ratifizieren. Die Auswirkungen der US-amerikanischen Glaubwürdigkeit werden immer weiter sinken und die Beziehungen zu historischen Verbündeten verändern. Es entsteht eine immer größere Distanz zwischen den beiden Seiten des Atlantiks, die etablierte Situationen, wie den Atlantikpakt, ernsthaft gefährden könnte, die Gefahr laufen, von einer improvisierten Politik und außerhalb der Kanonen des Guten überwältigt zu werden diplomatischer Sinn. Dies ist auch darauf zurückzuführen, dass Trump beabsichtigt, die Unterzeichner des Abkommens durch direkten Druck auf die Unternehmen in diesen Ländern dazu zu verpflichten, sich an sein Diktat zu halten, mit dem ausdrücklichen Verbot, in den USA zu operieren, wenn sie weiterhin Geschäftsbeziehungen zu Teheran unterhalten. Dieses Muster scheint sich sogar in der Zöllentarifpolitik zu wiederholen, aber selbst in diesem Bereich scheint die von China produzierte Reaktion schwierig zu kontrastieren, da sie direkt auf US-Unternehmen abzielt, die dank billiger chinesischer Arbeitskräfte enorme Gewinne erzielen. Das wichtigste Beispiel ist die Klage Pekings gegen Apple, die erforderlich ist, um die Gewinne in China zu teilen. Für viele amerikanische Unternehmen ist der chinesische Markt der zweitgrößte nach dem Binnenmarkt, und es wird interessant sein zu sehen, wie sie reagieren werden, wenn sie zwischen den Wünschen Washingtons und der Vergeltung von Peking zerschlagen werden. Zurück zur iranischen Frage, wenn die Absicht der deutschen Autohersteller scheint, den iranischen Markt zu verlassen, nicht den amerikanischen, der bereits in Gefahr für die mögliche Aufnahme von Zöllen gefährdet ist, andere Nationen, durch ihre Führungskräfte, a offizielle Position, und nicht die Initiative eines einzigen Unternehmens, lehnen die amerikanische Besteuerung. In diesem Sinne ist es wichtig, die Regierung von London, die der Hauptverbündete der USA bleibt, abzulehnen, um sich an die Wünsche von Trump anzupassen. Die Europäische Union wird versuchen, Unternehmen zu unterstützen, die Handelsverträge mit dem Iran abgeschlossen haben, sich als Alternative zu den Vereinigten Staaten zu erweisen und auch international zuverlässiger zu sein, unter Einhaltung der unterzeichneten Abkommen. In diesem Moment kann das Weiße Haus die Unterstützung wichtiger Verbündeter erhalten, aber marginaler als Europa, aber vor allem scheint seine Politik kontraproduktiv zu sein, sowohl im Hinblick auf seinen internationalen Ruf als auch auf den wirtschaftlichen Aspekt. Die Argumentation der Handelsbilanz, die immer gegenüber jedem Handelspartner aktiv sein muss, ohne die Vorteile zu berücksichtigen, die sich beispielsweise aus der Bequemlichkeit ergeben, einige Produkte zu importieren, die nicht durch eingehende Zölle belastet sind, scheint ebenfalls zu gelten in der internationalen Politik, wo es wichtig ist, die Vision des amerikanischen Präsidenten ohne jegliche Abmilderung durchzusetzen, um die Meinungen und die Rolle der Verbündeten zu berücksichtigen. Die Isolation, die Trump den Vereinigten Staaten auferlegt, wird bald einen Preis verlangen müssen und wird sicher nicht niedrig sein. Die einzige Hoffnung ist, dass die Amerikaner es bei den nächsten Wahlveranstaltungen bereits realisieren werden.

Politiques ratées de Trump

Si, avec la Corée du Nord, la tactique de Trump, menaçant puis obtenant un résultat, semblait avoir pris effet, l'Iran n'a pas suivi la même voie. Même avec Pyongyang, puisque les promesses de Kim Jong-un semblaient fausses et que le pays nord-coréen n'a pas commencé la dénucléarisation promise. Téhéran avait mis immédiatement droite le dossier: l'Iran n'est pas la Corée du Nord, bien que la nation asiatique traverse une période très difficile d'un point de vue économique, il a refusé de renégocier le traité déjà signé sur l'énergie nucléaire. Pour l'administration de la Maison-Blanche, c'est une défaite diplomatique qui annonce l'échec de la politique étrangère américaine. Corée du Nord de la perception d'avoir moqués de Trump, tandis que les Etats-Unis, se retirant du Traité nucléaire était unilatéralement vers le bas de leur manque de fiabilité au niveau international. Les effets de la crédibilité américaine vont de plus en plus bas, modifiant les relations avec les alliés historiques. Ce qui est en cours de création est une distance grossit entre les deux côtés de l'Atlantique, ce qui pourrait mettre en danger des situations consolidées, telles que le Traité de l'Atlantique Nord, qui risquent d'être submergé par une politique improvisée et hors de la norme de bonne sens diplomatique. Cela aussi parce que Trump a l'intention d'obliger à adhérer à son diktat les signataires de l'accord, par pression directe sur les entreprises dans ces pays, avec l'interdiction explicite d'opérer aux États-Unis si elles continuent à faire des affaires avec Téhéran. Ce schéma semble se répéter dans la politique sur les droits, mais même dans ce domaine, la réaction produite par la Chine, semble être contraire difficile, car la pointe des entreprises américaines qui génèrent directement nuire à d'énormes profits grâce à un faible coût de la main-d'œuvre de la Chine. L'exemple le plus important est l'action de Pékin contre Apple, qui doit partager ses bénéfices en Chine. Pour de nombreuses entreprises américaines, le marché chinois est la deuxième zone, après le marché intérieur, le développement et sera intéressant de voir ce qui sera leur réaction quand ils sont pincés entre les souhaits de représailles Washington et Pékin. Revenant à la question iranienne, si l'intention des constructeurs allemands semble abandonner le marché iranien, de ne pas compromettre l'Américain, déjà en danger pour l'inscription éventuelle des droits, d'autres nations, par leur direction, un position officielle, et non à l'initiative d'une seule entreprise, rejette la fiscalité américaine. En ce sens, il est important de rejeter le gouvernement de Londres, qui reste le principal allié des États-Unis, pour s’adapter aux souhaits de Trump. L'Union européenne cherchera à soutenir les entreprises qui ont signé des contrats commerciaux avec l'Iran, ce qui prouve à être une alternative aux États-Unis et aussi d'être plus fiable au niveau international, dans le respect des accords signés. A cette époque, la Maison Blanche peut recueillir le soutien des alliés importants, mais plus marginale qu'en Europe, mais, surtout, sa politique semble être contre-productif, à la fois à son manteau international d'armes, qui, pour l'aspect économique. Le raisonnement de la balance commerciale, qui doit toujours être actif contre tous les partenaires commerciaux, quels que soient les avantages induits que l'on obtient, par exemple, de la commodité de l'importation de certains produits qui ne sont pas accablés par les tâches entrantes, semble être également appliquée à la politique internationale, où il est important d'imposer la vision du président américain sans aucune mesure d'atténuation, de prendre en compte les opinions et le rôle des alliés. L'isolement que Trump exige des États membres exigera bientôt un prix à payer sera faible et ne sais pas: le seul espoir est que les Américains déjà au courant lors des prochaines élections.

Políticas falhadas de Trump

Se, com a Coreia do Norte, as táticas de Trump, ameaçando e depois obtendo um resultado, pareciam ter surtido efeito, o Irã não seguiu o mesmo caminho. Nem mesmo com Pyongyang, uma vez que as promessas de Kim Jong-un pareciam falsas e o país norte-coreano não começou a promulgar a desnuclearização. Teerã deixou claro desde o início: o Irã não é a Coréia do Norte e, embora a nação asiática esteja passando por um momento econômico muito difícil, ela se recusou a rediscutir o tratado nuclear já assinado. Para a administração da Casa Branca é uma derrota diplomática, que anuncia o fracasso da política externa americana. A Coréia do Norte tem a percepção de que Trump tirou sarro, enquanto os EUA, retirando-se do tratado nuclear unilateralmente, ratificam sua insegurança em nível internacional. Os efeitos da credibilidade dos EUA são cada vez mais baixos, alterando as relações com os aliados históricos. O que está sendo criado é uma distância cada vez maior entre os dois lados do Atlântico, o que poderia pôr em perigo a situações consolidadas, como o Tratado do Atlântico Norte, que o risco de ser esmagada por uma política improvisada e fora da norma de bom sentido diplomático. Isto também porque Trump pretende obrigar a aderir ao seu diktat os signatários do acordo, por meio de pressão direta sobre as empresas desses países, com a proibição explícita para operar nos EUA, se continuar a fazer negócios com Teerã. Esse padrão parece se repetir até mesmo na política de tarifas, mas mesmo nesse campo a reação produzida pela China parece ser difícil de contrastar, porque visa atingir diretamente as empresas norte-americanas que geram enormes ganhos graças à mão de obra chinesa barata. O exemplo mais importante é a ação de Pequim contra a Apple, que é obrigada a compartilhar lucros na China. Para muitas empresas norte-americanas, o mercado chinês é a segunda área, depois de o mercado interno, maior desenvolvimento e será interessante ver qual será a reação deles quando eles estão presos entre os desejos de Washington e Pequim retaliação. Voltando à questão iraniana, se a intenção dos fabricantes de automóveis alemães parece ser a abandonar o mercado Irã, para não comprometer o norte-americano, já em perigo para a eventual inscrição de direitos, outras nações, através do seu executivo, um A posição oficial, portanto, e não a iniciativa de uma única empresa, rejeita a taxação americana. Nesse sentido, é importante rejeitar o governo de Londres, que continua sendo o principal aliado dos EUA, para se adaptar aos desejos de Trump. A União Européia tentará apoiar as empresas que assinaram contratos comerciais com o Irã, mostrando-se alternativas aos Estados Unidos e também mais confiáveis ​​internacionalmente, respeitando os acordos assinados. Neste momento a Casa Branca pode recolher o apoio de aliados importantes, mas mais marginal do que na Europa, mas, acima de tudo, a sua política parece ser contraproducente, tanto para seu revestimento internacional de armas, o que para o aspecto econômico. O raciocínio da balança comercial, que deve estar sempre ativa contra todos os parceiros comerciais, independentemente dos benefícios induzidos que são obtidos, por exemplo, da conveniência de importar alguns produtos que não são sobrecarregados com tarefas recebidas, parece ser também aplicada à política internacional, onde é importante impor a visão do presidente americano sem qualquer mitigação, para levar em conta as opiniões e o papel dos aliados. O isolamento que Trump está impondo aos Estados Unidos exigirá em breve um preço a pagar e certamente não será baixo: a única esperança é que os americanos já percebam isso nos próximos eventos eleitorais.

Сбой правил Trump

Если, с Северной Кореей, тактика Трампа, угрожающая, а затем получающая результат, как представляется, вступила в силу, Иран пошел не так. Даже с Пхеньяном, поскольку обещания Ким Чен Юна казались неверными, и северокорейская страна не стала обещать денуклеаризацию. Тегеран дал понять с самого начала: Иран - это не Северная Корея, и хотя азиатская нация переживает очень сложный экономический момент, она отказалась пересмотреть уже подписанный ядерный договор. Для администрации Белого дома это дипломатическое поражение, которое объявляет провал американской внешней политики. В Северной Корее есть мнение, что Трамп высмеял это, в то время как США, выходящие из ядерного договора в одностороннем порядке, ратифицировали свою ненадежность на международном уровне. Влияние доверия США должно падать все дальше и дальше, изменяя отношения с историческими союзниками. Создается все большее расстояние между двумя сторонами Атлантики, что может серьезно угрожать сложившимся ситуациям, таким как Атлантический пакт, которые рискуют быть перегруженными импровизированной политикой и вне канонов добра дипломатический смысл. Это также связано с тем, что Трамп намеревается обязать подписавших соглашение условий придерживаться своих диктатов путем прямого давления на компании в этих странах с явным запретом на работу в США, если они будут продолжать поддерживать деловые отношения с Тегераном. Эта модель, похоже, повторяется даже в политике по тарифам, но даже в этой области реакция, создаваемая Китаем, представляется непростой, поскольку она направлена ​​на то, чтобы непосредственно поразить американские компании, которые приносят огромную прибыль благодаря дешевой китайской рабочей силе. Самый важный пример - действия Пекина против Apple, которые необходимы для обмена доходами в Китае. Для многих американских компаний китайский рынок является вторым по величине регионом после внутреннего рынка, и будет интересно посмотреть, какова будет их реакция, когда они будут раздавлены между желаниями Вашингтона и возмездием Пекина. Возвращаясь к иранскому вопросу, если намерение немецких автопроизводителей, похоже, состоит в том, чтобы отказаться от иранского рынка, а не поставить под угрозу американскую, уже находящуюся под угрозой возможного включения обязанностей, другие народы через своих руководителей, поэтому официальная позиция, а не инициатива одной фирмы, отвергает американское налогообложение. В этом смысле важно отказаться от лондонского правительства, которое остается главным союзником США, адаптироваться к желаниям Трампа. Европейский союз будет пытаться поддерживать компании, которые подписали коммерческие контракты с Ираном, являясь альтернативой Соединенным Штатам, а также быть более надежными на международном уровне, соблюдая подписанные соглашения. В этот момент Белый дом может получить поддержку важных союзников, но более маргинальный, чем Европа, но, прежде всего, его политика представляется контрпродуктивной как для ее международного блейзона, так и для экономического аспекта. Примером торгового баланса, который всегда должен быть активным в отношении каждого коммерческого партнера, без учета преимуществ, вызванных, например, из-за удобства импорта некоторых товаров, которые не обременены входящими пошлинами, как представляется, также применяется к международной политике, где важно навязать видение американского президента без каких-либо смягчений, учитывать мнения и роль союзников. Изоляция, которую Трамп навязывает Соединенным Штатам, скоро потребует заплатить цену, и она, конечно же, не будет низкой: единственная надежда состоит в том, что американцы уже поймут это на следующих избирательных мероприятиях.