Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
lunedì 13 maggio 2019
الولايات المتحدة لا تحب الاستقلال العسكري الأوروبي
يمكن تحقيق أحد أهداف ترامب الأكثر طلبًا ، لإقناع الدول الأوروبية داخل حلف الأطلسي بزيادة الإنفاق العسكري ، ولكن مع تأثيرات معاكسة لتلك المرغوبة من قبل الرئيس الأمريكي. في رأيه للدفاع عن الغرب ، جادل مستأجر البيت الأبيض ويدعم انخفاضًا تدريجيًا في التزام الولايات المتحدة بمشاركة أوروبية أكبر. اتخذ ترامب أمراً مسلماً به: الأول ، في الحقيقة ، التزام أقل مباشرة من القوات المسلحة الأمريكية والثاني بيع أكبر للأسلحة المصنعة في الولايات المتحدة. لكن الأمرين لا يعنيان بالضرورة أنه يمكن تحقيقهما معًا: في الواقع ، يسير الاتحاد الأوروبي في نيته لتشكيل قوة عسكرية مستقلة ، قادرة على تطوير أنظمة الأسلحة الخاصة بها ، كمشروع وكإعمال. مثل هذا التطور من شأنه أن يستبعد صناعة الحرب الأمريكية من سوق كبيرة ويمكن أن يخلق مشاكل كبيرة أيضًا بالنسبة لجانب التوظيف ، حيث سيصل إلى نصيب كبير من ناخبي الرئيس. تتعلق مظالم الولايات المتحدة تجاه بروكسل بالمخاطر الحقيقية المتمثلة في تعريض التكامل والتعاون العسكري للخطر ، والذي يتم تنفيذه داخل التحالف الأطلسي ؛ لكن لا ينبغي طرح السؤال بهذه الشروط ، بالنظر إلى تسريع حل الاستقلال الذاتي العسكري الأوروبي على وجه التحديد بسبب فك الارتباط الذي أعلنته إرادة ترامب. في الواقع ، من الطبيعي الاعتقاد بأن الرئيس الأمريكي لم يفكر في هذا الاحتمال وأخذ رؤيته كأمر مسلم به ، مما يسلط الضوء على قدرته الضعيفة على قراءة السياسة الخارجية: المعادلة بين زيادة الإنفاق على الأسلحة والاستقلال الاستراتيجي لل لم تدرج أوروبا في مخطط البيت الأبيض. في خطط الاتحاد الأوروبي ، هناك تخصيص 13 مليار يورو لتطوير 34 مشروعًا في مجال التسلح للفترة بين 201 و 2027. كما تنص لائحة المشاركة على وجود شركات خارج الاتحاد الأوروبي ، ولكن دون أن يكون هؤلاء قادرين على التفاخر بالملكية الفكرية للمشروعات وضوابط صارمة على إمكانية تصدير المنتجات المنتجة ، فإن المشاركة في هذه المشاريع ستشمل أيضًا التصويت بالإجماع من 25 دولة في الاتحاد. من الواضح أن هذه القيود يمكن أن تحد بشدة من نشاط صناعة الحرب الأمريكية وتسمح برحيل الحكم الذاتي للقوات الأوروبية ، المنفصل بشكل متزايد عن الاحتكار التكتيكي والاستراتيجي لمنظومات الأسلحة الأمريكية. في الواقع ، يبدو أن خطر ازدواجية النظم العسكرية وحتى حدوث انخفاض محتمل في التكامل بين القوات المسلحة ، بسبب ترتيبات التسلح المختلفة ، أمر ملموس ، ولكن إخفاء تهيج الأرباح المحتملة المفقودة بدوافع تكتيكية لا يبدو أنه متسقة ومتسقة مع سلوك الرئيس الأمريكي ، على وجه الخصوص ، ومع الحاجة إلى إنشاء استقلال عسكري أوروبي ، بشكل عام ، بسبب المرحلة التاريخية الحالية. تشير تهديدات الانتقام السياسي والتجاري التي تأتي من الولايات المتحدة إلى قلق حكومة واشنطن لعدم تفهمها للتطورات التي تسببت فيها وأن تسليط الضوء مرة أخرى على الإدارة السيئة للسياسة الخارجية: المصالح الأمريكية ليست محمية من فرضيات ، خاصة تجاه الحلفاء ، لكن يجب أن يأخذوا في الاعتبار التكاليف والفوائد الناجمة عن القرارات المشكوك فيها ، والتي يجب أن نضيف إليها حقائق طارئة مثل خروج المملكة المتحدة من الاتحاد ، مما يشكل خسارة حليف قوي تجاه واشنطن داخل أوروبا. من ناحية أخرى ، حاول ترامب تعريض الوحدة الأوروبية للخطر على وجه التحديد من خلال دعم خروج بريطانيا من الاتحاد الأوروبي. تهدد الحجة الدفاعية بدفع الطرفين إلى أبعد من ذلك وتفاقم العلاقة المتدهورة بالفعل بالفعل ، فضلاً عن التحول إلى هزيمة شخصية لترامب ، الذي يجب ألا يتم التقليل من آثاره: إذا كان ذلك من وجهة نظر سياسية ، حتى لو كان بين العديد من الصعوبات ، من غير المعقول الوصول إلى استراحة بين الولايات المتحدة الأمريكية وأوروبا ، فإن هذا الوضع قد يفضل المزيد من الانفتاح في بروكسل تجاه الصين ، خاصة في المجال الاقتصادي والمالي ، مما يؤدي إلى طرح التأثير الأمريكي على الاتحاد ، مما يؤدي إلى زيادة الصعوبات في تقارير أيضا عن قضايا أخرى غير العسكرية.
giovedì 2 maggio 2019
USA e Russia in contrasto per il Venezuela
Parallelamente alla questione venzuelana si sta verificando un confronto tra USA e Russia che sta assumendo toni sempre più esasperati. All’interno della crisi del paese del sud america Washington e Mosca si fronteggiano nel tentativo di guadagnare posizioni nello scenario geopolitico che potrebbe prendere forma. Il governo di Caracas è appoggiato dalla Russia e dalla Cina, che, però, sta tenedo un profilo più defilato; l’intenzione del Cremlino è quella di interrompere l’egemonia statunitense sul sud america, mentre la casa Bianca cerca di riguadagnare posizioni appoggiando l’opposizione venezuelana. Negli ulimi giorni si è assistito ad una condotta dilettantesca da parte degli attori coinvolti: l’opposizione ha cercato di attuare un maldestro colpo di stato, giudicato troppo avventato dagli stessi americani, dichiarando che erano solamente proteste, il governo ha assicurato che porterà in carcere i protagonisti della protesta, evidenziando di non sapere gestire la situazione: ciò rientra in una tragica dialettica interna al paese venezuelano, dove regna la profonda incertezza ed a farne le spese è una popolazione senza più punti di rifermento ed allo stremo per la mancanza di cibo e medicinali. Anche sul piano internazionale, però, USA e Russia hanno abbandonato la necessaria cautela che sarebbe necessaria per garantire una gestione prudente della crisi. Gli Stati Uniti hanno minacciato una azione di forza all’interno del paese venezuelano, ufficialmente per ristabilire la democrazia, in realtà per accelerare la sconfitta del governo in carica e ritornare ad influenzare il paese sudamericano. Si è trattato di una mossa avventata e probabilmente soltanto una minaccia senza seguito, se si deve vedere la ritrosia finora dimostrata dall’amministrazione di Trump ad impegnare i soldati americani direttamente sul terreno fuori dagli USA. Certamente il Venezuela è più vicno agli Stati Uniti della Siria o del territorio invaso dallo Stato islamico ed è anche un paese strategico per le sue risorse petrolifere, ma la minaccia americana sembra soltanto tale proprio per la tendenza dimostrata fino ad ora da Trump. Tuttavia una minaccia così palese non poteva non suscitare la reazione russa ed ha rappresentato una occasione da non sprecare per il Cremlino, per fronteggiare Washington sul terreno delle minacce. Quello che rende la reazione di Mosca altrettanto improbabile è stato appellarsi alla violazione del diritto internazionale da parte di un paese che lo ha infranto più volte. In ogni caso le due superpotenze stanno vivendo un periodo tra i più tesi, tanto che alcuni analisti hanno parlato apertamente di clima da guerra fredda. Alle possibili gravi conseguenze minacciate dal ministro degli esteri russo, la risposta dell’omologo americano è stata altrettanto dura, intimando a Mosca di cessare le attività che la Russia porta avanti per sostenere il governo di Caracas, ma la critica più pesante è stata quella di mettere in pericolo le relazioni bilaterali tra Mosca e Washington proprio per le azioni che la Russia mette in pratica in Venezuela. L’indizio è chiaro: la Casa Bianca ritiene il sud america una sorta di zona di propria influenza esclusiva ed intende recuperare il Venezuela favorendo l’opposizione e lo scontento del paese per una amministrazione incapace di gestire la crisi economica e politica. Se la soluzione è una elezione democratica capace di fare chiarezza, l’esito è tutt’altro che scontato: l’opposizione guadagna consensi, ma il governo ha ancora una parte consistente dell’elettorato dalla sua parte e, sopratutto, detiene il potere sulla burocrazia e sui centri amministrativi del paese. Questa valutazione potrebbe rientrare nell’opzione di un intervento militare americano, fondata sopratutto sulla capacità del governo venezuelano di alterare lo svolgimento ed i risultati elettorali. Tuttavia già il solo minacciare questa eventualità ha creato una tensione molto forte che dovrebbe favorire una gestione internazionale dove la diplomazia dovrebbe avere il ruolo maggiore. La reazione russa deve spiegarsi anche con l’irritazione per l’azione americana che potrebbe avere la responsabilità del disastro economico del paese, che può determinare la caduta del governo di caracas, una capacità impossibile per Mosca, che deve fare risaltare le proprie minacce, come una sorta di compensazione alla scarsa capacità di contrastare la pressione americana sull’economia venezuelana.
USA and Russia in contrast to Venezuela
Parallel to the issue of Venezuela, a confrontation is taking place between the USA and Russia which is taking on increasingly exasperated tones. Within the crisis of the South American country, Washington and Moscow face off in an attempt to gain positions in the geopolitical scenario that could take shape. The Caracas government is supported by Russia and China, which, however, is keeping a more secluded profile; the Kremlin's intention is to interrupt US hegemony over South America, while the White house seeks to regain positions by supporting the Venezuelan opposition. In the past few days there has been an amateurish conduct by the actors involved: the opposition has tried to implement a clumsy coup, judged too reckless by the Americans themselves, declaring that they were only protests, the government has assured that it will lead to prison the protagonists of the protest, highlighting that they do not know how to handle the situation: this is part of a tragic dialectic within the Venezuelan country, where profound uncertainty reigns, and at the expense is a population with no more points of reference and at the end due to the lack of food and medicines. Even on the international level, however, the USA and Russia have abandoned the necessary caution that would be necessary to guarantee a prudent management of the crisis. The United States has threatened a force action within the Venezuelan country, officially to restore democracy, in reality to accelerate the defeat of the incumbent government and return to influence the South American country. It was a rash move and probably only a threat without a follow-up, if one has to see the reluctance shown by the Trump administration to engage American soldiers directly on the ground outside the USA. Certainly Venezuela is closer to the United States than Syria or the territory invaded by the Islamic State and it is also a strategic country due to its oil resources, but the American threat seems only such because of the trend demonstrated so far by Trump. However, such a blatant threat could not but arouse the Russian reaction and represented an opportunity not to be wasted on the Kremlin, to confront Washington on the ground of threats. What makes Moscow's reaction equally unlikely was to appeal to a violation of international law by a country that broke it several times. In any case, the two superpowers are experiencing a period of the most tense, so much so that some analysts have spoken openly about a cold war climate. To the possible serious consequences threatened by the Russian foreign minister, the response of the American counterpart was just as harsh, warning Moscow to stop the activities Russia is carrying out to support the Caracas government, but the heaviest criticism was that of endanger bilateral relations between Moscow and Washington precisely because of the actions that Russia is putting into practice in Venezuela. The clue is clear: the White House believes that South America is a sort of area of its own exclusive influence and intends to recover Venezuela by favoring the opposition and the discontent of the country for an administration incapable of managing the economic and political crisis. If the solution is a democratic election capable of bringing clarity, the outcome is far from obvious: the opposition gains support, but the government still has a substantial part of the electorate on its side and, above all, holds power over the bureaucracy and administrative centers in the country. This evaluation could be part of the option of an American military intervention, based above all on the Venezuelan government's ability to alter the conduct and the election results. However, even just threatening this eventuality has created a very strong tension that should favor international management where diplomacy should have the greatest role. The Russian reaction must also be explained by the irritation over American action that could be responsible for the economic disaster in the country, which could lead to the fall of the Caracas government, an impossible capacity for Moscow, which must highlight its threats, as a sort of compensation for the scarce capacity to counter American pressure on the Venezuelan economy.
Estados Unidos y Rusia a diferencia de Venezuela.
Paralelamente a la cuestión de Venezuela, se está produciendo una confrontación entre los Estados Unidos y Rusia que está tomando tonos cada vez más exasperados. Dentro de la crisis del país sudamericano, Washington y Moscú se enfrentan en un intento por ganar posiciones en el escenario geopolítico que podría tomar forma. El gobierno de Caracas cuenta con el apoyo de Rusia y China, que, sin embargo, mantiene un perfil más aislado; La intención del Kremlin es interrumpir la hegemonía estadounidense sobre América del Sur, mientras que la Casa Blanca busca recuperar posiciones apoyando a la oposición venezolana. En los últimos días ha habido una conducta de aficionado por parte de los actores involucrados: la oposición ha intentado implementar un golpe de estado torpe, juzgado demasiado imprudente por los propios estadounidenses, declarando que solo eran protestas, el gobierno ha asegurado que conducirá a la cárcel. Los protagonistas de la protesta, resaltando que no saben cómo manejar la situación: esto es parte de una dialéctica trágica dentro del país venezolano, donde reina una profunda incertidumbre y, a expensas, una población sin más puntos de referencia y al final debido a la falta de alimentos. y medicinas. Sin embargo, incluso a nivel internacional, EE. UU. Y Rusia han abandonado la precaución necesaria que sería necesaria para garantizar un manejo prudente de la crisis. Estados Unidos ha amenazado con una acción de fuerza dentro del país venezolano, oficialmente para restaurar la democracia, en realidad para acelerar la derrota del gobierno titular y volver a influir en el país sudamericano. Fue un movimiento precipitado y, probablemente, solo una amenaza sin seguimiento, si uno tiene que ver la renuencia mostrada por la administración Trump para involucrar a los soldados estadounidenses directamente en el suelo fuera de los EE. UU. Ciertamente, Venezuela está más cerca de los Estados Unidos que de Siria o del territorio invadido por el Estado Islámico y también es un país estratégico debido a sus recursos petroleros, pero la amenaza estadounidense parece serlo debido a la tendencia demostrada hasta ahora por Trump. Sin embargo, una amenaza tan descarada no pudo sino provocar la reacción rusa y representó una oportunidad para no ser desperdiciada en el Kremlin, para enfrentar a Washington en el terreno de las amenazas. Lo que hace que la reacción de Moscú sea igualmente improbable es apelar a una violación del derecho internacional por parte de un país que la violó varias veces. En cualquier caso, las dos superpotencias están experimentando un período de mayor tensión, tanto que algunos analistas han hablado abiertamente sobre el clima de la guerra fría. Ante las posibles consecuencias graves amenazadas por el ministro ruso de Asuntos Exteriores, la respuesta de la contraparte estadounidense fue igual de dura, advirtiendo a Moscú que detuviera las actividades que Rusia está llevando a cabo para apoyar al gobierno de Caracas, pero la mayor crítica fue la de poner en peligro las relaciones bilaterales entre Moscú y Washington precisamente por las acciones que Rusia está poniendo en práctica en Venezuela. La clave es clara: la Casa Blanca cree que América del Sur es una especie de área de su propia influencia exclusiva y tiene la intención de recuperar a Venezuela al favorecer a la oposición y el descontento del país por una administración incapaz de manejar la crisis económica y política. Si la solución es una elección democrática capaz de aportar claridad, el resultado está lejos de ser obvio: la oposición gana apoyo, pero el gobierno todavía tiene una parte sustancial del electorado de su lado y, sobre todo, tiene poder sobre el gobierno. Burocracia y centros administrativos del país. Esta evaluación podría ser parte de la opción de una intervención militar estadounidense, basada sobre todo en la capacidad del gobierno venezolano para alterar la conducta y los resultados de las elecciones. Sin embargo, incluso solo amenazar esta eventualidad ha creado una tensión muy fuerte que debería favorecer la gestión internacional donde la diplomacia debería tener el mayor papel. La reacción rusa también debe explicarse por la irritación por la acción estadounidense que podría ser responsable del desastre económico en el país, lo que podría llevar a la caída del gobierno de Caracas, una capacidad imposible para Moscú, que debe resaltar sus amenazas. como una especie de compensación por la escasa capacidad para contrarrestar la presión estadounidense sobre la economía venezolana.
USA und Russland im Gegensatz zu Venezuela
Parallel zur Venezuela-Frage findet eine Konfrontation zwischen den USA und Russland statt, die zunehmend verärgert wird. In der Krise des südamerikanischen Landes stehen Washington und Moskau vor dem Versuch, Positionen im geopolitischen Szenario zu gewinnen, die Gestalt annehmen könnten. Die Caracas-Regierung wird von Russland und China unterstützt, die jedoch ein abgeschiedeneres Profil behalten. Der Kreml beabsichtigt, die amerikanische Hegemonie über Südamerika zu unterbrechen, während das Weiße Haus durch die Unterstützung der venezolanischen Opposition Positionen wiedergewinnen will. In den letzten Tagen gab es ein amateurhaftes Verhalten der beteiligten Akteure: Die Opposition hat versucht, einen unbeholfenen Putsch durchzuführen, der von den Amerikanern selbst zu rücksichtslos beurteilt wird, und erklärt, dass es sich nur um Proteste handelt, und die Regierung hat versichert, dass dies zu einem Gefängnis führen wird die Protagonisten des Protestes und hoben hervor, dass sie nicht wissen, wie sie mit der Situation umgehen sollen: Dies ist Teil einer tragischen Dialektik im venezolanischen Land, in der tiefe Unsicherheit herrscht, und auf Kosten geht eine Bevölkerung ohne Bezugspunkte und am Ende auf Grund mangelnder Ernährung und Medikamente. Selbst auf internationaler Ebene haben die USA und Russland jedoch die notwendige Vorsicht aufgegeben, um eine umsichtige Bewältigung der Krise zu gewährleisten. Die Vereinigten Staaten haben mit einer Truppenaktion im venezolanischen Land gedroht, um die Demokratie offiziell wiederherzustellen, um die Niederlage der amtierenden Regierung zu beschleunigen und das südamerikanische Land wieder zu beeinflussen. Es war ein vorübergehender Schachzug und wahrscheinlich nur eine Drohung ohne Folgemaßnahmen, wenn man die Zurückhaltung der Trump-Regierung sehen muss, um amerikanische Soldaten direkt vor den USA auf dem Boden zu engagieren. Venezuela ist zwar näher an den Vereinigten Staaten als Syrien oder das vom islamischen Staat besetzte Territorium, und es ist auch ein strategisch wichtiges Land aufgrund seiner Erdölvorkommen, aber die amerikanische Bedrohung scheint nur aufgrund des bisher von Trump gezeigten Trends zu sein. Eine solche offensichtliche Bedrohung konnte jedoch die russische Reaktion nur erwecken und bot die Möglichkeit, nicht im Kreml verschwendet zu werden, um Washington auf der Grundlage von Bedrohungen zu konfrontieren. Was Moskaus Reaktion ebenso unwahrscheinlich macht, war die Berufung auf eine Verletzung des Völkerrechts durch ein Land, das mehrmals gegen das Völkerrecht verstoßen hat. Auf jeden Fall erleben die beiden Supermächte eine Zeit der Spannung, so dass einige Analysten offen über ein Klima im kalten Krieg gesprochen haben. Auf die möglichen ernsthaften Konsequenzen, die der russische Außenminister angedroht hatte, war die Reaktion des amerikanischen Amtskollegen ebenso hart, Moskau zu warnen, die Aktivitäten zu beenden, die Russland unternimmt, um die Regierung Caracas zu unterstützen, aber die heftigste Kritik war die von die bilateralen Beziehungen zwischen Moskau und Washington gefährden, gerade weil die Maßnahmen Russlands in Venezuela umgesetzt werden. Der Hinweis ist eindeutig: Das Weiße Haus ist der Ansicht, dass Südamerika eine Art Gebiet seines ausschließlichen Einflusses ist, und beabsichtigt, Venezuela zu erholen, indem es die Opposition und die Unzufriedenheit des Landes für eine Regierung fördert, die die wirtschaftliche und politische Krise nicht bewältigen kann. Wenn die Lösung eine demokratische Wahl ist, die Klarheit bringen kann, ist das Ergebnis alles andere als offensichtlich: Die Opposition erhält Unterstützung, aber die Regierung hat immer noch einen erheblichen Teil der Wähler auf ihrer Seite und hat vor allem die Macht über das Land Bürokratie und Verwaltungszentren des Landes. Diese Bewertung könnte Teil der Option einer amerikanischen militärischen Intervention sein, die sich vor allem auf die Fähigkeit der venezolanischen Regierung stützt, Verhalten und Wahlergebnisse zu ändern. Selbst wenn man nur diese Eventualität bedroht, hat dies zu einer sehr starken Spannung geführt, die das internationale Management fördern sollte, wo die Diplomatie die größte Rolle spielen sollte. Die Reaktion Russlands muss auch durch die Irritation der amerikanischen Aktion erklärt werden, die für die wirtschaftliche Katastrophe im Land verantwortlich sein könnte, die zum Sturz der Regierung Caracas führen könnte, eine unmögliche Kapazität für Moskau, die ihre Bedrohungen hervorheben muss. als eine Art Kompensation für die knappe Kapazität, dem amerikanischen Druck auf die venezolanische Wirtschaft entgegenzuwirken.
Les Etats-Unis et la Russie contrairement au Venezuela
Parallèlement à la question du Venezuela, les Etats-Unis et la Russie sont confrontés à une confrontation de plus en plus exaspérée. Dans la crise du pays sud-américain, Washington et Moscou s'affrontent pour tenter de se positionner dans le scénario géopolitique qui pourrait se dessiner. Le gouvernement de Caracas est soutenu par la Russie et la Chine, qui gardent toutefois un profil plus isolé. L'intention du Kremlin est d'interrompre l'hégémonie américaine sur l'Amérique du Sud, tandis que la Maison Blanche cherche à reprendre des positions en soutenant l'opposition vénézuélienne. Les acteurs impliqués ont eu un comportement amateur ces derniers jours: l'opposition a tenté de mettre en œuvre un coup d'État maladroit, jugé trop téméraire par les Américains eux-mêmes, déclarant qu'il ne s'agissait que de manifestations, le gouvernement a assuré qu'il mènerait à la prison. les protagonistes de la manifestation, soulignant qu'ils ne savent pas comment gérer la situation: cela fait partie d'une dialectique tragique au sein du pays vénézuélien, où règne une profonde incertitude et où se trouve une population qui n'a plus de points de repère et qui finit par manquer de nourriture et des médicaments. Même sur le plan international, toutefois, les États-Unis et la Russie ont abandonné la prudence nécessaire pour garantir une gestion prudente de la crise. Les États-Unis ont menacé de mener une action de force au sein du pays vénézuélien pour rétablir officiellement la démocratie, mais en réalité pour accélérer la défaite du gouvernement en place et revenir pour influencer le pays sud-américain. C'était un geste téméraire et probablement une menace sans suivi, si l'on doit voir la réticence de l'administration Trump à engager des soldats américains directement sur le sol, en dehors des États-Unis. Certes, le Venezuela est plus proche des États-Unis que la Syrie ou le territoire envahi par l'État islamique et c'est également un pays stratégique en raison de ses ressources pétrolières, mais la menace américaine ne semble l'être qu'à cause de la tendance démontrée jusqu'à présent par Trump. Cependant, une menace aussi flagrante ne pouvait que susciter la réaction de la Russie et représentait une occasion à ne pas perdre pour le Kremlin, pour affronter Washington sur la base de menaces. Ce qui rend la réaction de Moscou tout aussi improbable est de faire appel à une violation du droit international par un pays qui l'a violée à plusieurs reprises. En tout état de cause, les deux superpuissances traversent une période des plus tendues, à tel point que certains analystes ont parlé ouvertement du climat de la guerre froide. Aux conséquences graves que menaçait le ministre russe des Affaires étrangères, la réaction de son homologue américaine était tout aussi sévère, avertissant Moscou de mettre fin aux activités menées par la Russie pour soutenir le gouvernement de Caracas, mais la critique la plus sévère était celle de: mettre en danger les relations bilatérales entre Moscou et Washington justement à cause des actions que la Russie met en pratique au Venezuela. L’indice est clair: la Maison Blanche estime que l’Amérique du Sud est une sorte de zone d’influence exclusive et entend récupérer le Venezuela en favorisant l’opposition et le mécontentement du pays pour une administration incapable de gérer la crise économique et politique. Si la solution est une élection démocratique capable d'apporter de la clarté, le résultat est loin d'être évident: l'opposition obtient un soutien, mais le gouvernement dispose toujours d'une partie substantielle de l'électorat et détient avant tout le pouvoir sur les élections. bureaucratie et centres administratifs dans le pays. Cette évaluation pourrait faire partie de l'option d'une intervention militaire américaine, basée avant tout sur la capacité du gouvernement vénézuélien à modifier le déroulement et les résultats des élections. Cependant, le simple fait de menacer cette éventualité a créé une très forte tension qui devrait favoriser la gestion internationale dans laquelle la diplomatie devrait jouer un rôle primordial. La réaction russe doit également s'expliquer par l'irritation suscitée par l'action américaine qui pourrait être responsable du désastre économique dans le pays, qui pourrait entraîner la chute du gouvernement de Caracas, une capacité impossible pour Moscou, qui doit mettre en évidence ses menaces, comme une sorte de compensation pour la capacité rare de contrer la pression américaine sur l'économie vénézuélienne.
EUA e Rússia em contraste com a Venezuela
Paralelamente à questão da Venezuela, está ocorrendo um confronto entre os EUA e a Rússia, que está assumindo tons cada vez mais exasperados. Dentro da crise do país sul-americano, Washington e Moscou se enfrentam em uma tentativa de ganhar posições no cenário geopolítico que pode tomar forma. O governo de Caracas é apoiado pela Rússia e pela China, que, no entanto, mantém um perfil mais isolado; a intenção do Kremlin é interromper a hegemonia dos EUA sobre a América do Sul, enquanto a Casa Branca busca recuperar posições apoiando a oposição venezuelana. Nos últimos dias houve uma conduta amadora dos atores envolvidos: a oposição tentou implementar um golpe desajeitado, julgado por demais imprudente pelos próprios americanos, declarando que eram apenas protestos, o governo garantiu que levará à prisão os protagonistas do protesto, ressaltando que não sabem como lidar com a situação: isso faz parte de uma trágica dialética no interior do país venezuelano, onde reina profunda incerteza, e à custa de uma população sem mais referências e no final devido à falta de alimentos e medicamentos. Mesmo no nível internacional, no entanto, os EUA e a Rússia abandonaram a cautela necessária que seria necessária para garantir uma gestão prudente da crise. Os Estados Unidos ameaçaram uma ação de força dentro do país venezuelano, oficialmente para restaurar a democracia, na realidade para acelerar a derrota do governo em exercício e voltar a influenciar o país sul-americano. Foi um movimento precipitado e, provavelmente, apenas uma ameaça sem acompanhamento, se é preciso ver a relutância demonstrada pela administração Trump em envolver soldados americanos diretamente no campo fora dos EUA. Certamente a Venezuela está mais próxima dos Estados Unidos do que a Síria ou o território invadido pelo Estado Islâmico e é também um país estratégico devido a seus recursos petrolíferos, mas a ameaça americana parece ser apenas por causa da tendência demonstrada até agora por Trump. No entanto, uma ameaça tão flagrante não poderia deixar de despertar a reação russa e representou uma oportunidade para não ser desperdiçado no Kremlin, para enfrentar Washington em razão de ameaças. O que torna a reação de Moscou igualmente improvável foi recorrer a uma violação do direito internacional por um país que a quebrou várias vezes. De qualquer forma, as duas superpotências estão passando por um período de maior tensão, tanto que alguns analistas falaram abertamente sobre um clima de guerra fria. Para as possíveis conseqüências graves ameaçadas pelo ministro das Relações Exteriores da Rússia, a resposta da contraparte americana foi igualmente severa, alertando Moscou a interromper as atividades que a Rússia está realizando para apoiar o governo de Caracas, mas a crítica mais pesada foi a de pôr em risco as relações bilaterais entre Moscou e Washington precisamente por causa das ações que a Rússia está colocando em prática na Venezuela. A pista é clara: a Casa Branca acredita que a América do Sul é uma espécie de área de influência exclusiva e pretende recuperar a Venezuela, favorecendo a oposição e o descontentamento do país por uma administração incapaz de administrar a crise econômica e política. Se a solução é uma eleição democrática capaz de trazer clareza, o resultado está longe de ser óbvio: a oposição ganha apoio, mas o governo ainda tem uma parte substancial do eleitorado do seu lado e, acima de tudo, detém o poder sobre o eleitorado. burocracia e centros administrativos do país. Essa avaliação poderia ser parte da opção de uma intervenção militar americana, baseada sobretudo na capacidade do governo venezuelano de alterar a conduta e os resultados eleitorais. No entanto, mesmo ameaçando esta eventualidade criou uma tensão muito forte que deve favorecer a gestão internacional, onde a diplomacia deve ter o maior papel. A reação russa também deve ser explicada pela irritação com a ação americana que poderia ser responsável pelo desastre econômico no país, o que poderia levar à queda do governo de Caracas, uma capacidade impossível para Moscou, que deve destacar suas ameaças, como uma espécie de compensação pela escassa capacidade de conter a pressão americana sobre a economia venezuelana.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)