Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
martedì 28 aprile 2020
استمر غياب كيم جونغ أون
استمر غياب كيم جونغ أون منذ 11 أبريل ، عندما ترأس زعيم كوريا الشمالية اجتماع اللجنة المركزية للحزب العمالي. بعد هذا التاريخ لا توجد نسخة رسمية عن حالته وصحته. ومع ذلك ، فإن الوضع لا يقدم حداثة: في عام 2014 لم يكن موجودًا لمدة ستة أسابيع ثم عاد إلى الظهور بمساعدة عصا المشي. تقارير غير رسمية عن صحة زعيم بيونغ يانغ ، حتى قبل هذا الظرف ومن مختلف الأجهزة السرية ، كانت دائما تقييما سلبيا. كانت الحقيقة التي تعتبر مهمة هي الغياب غير المعتاد في حدثين ، اللذين يعتبران مهمين في الاحتفالات الرسمية لكوريا الشمالية: ذكرى ولادة مؤسس النظام كيم إيل سونغ ، جد كيم جونغ أون و ذكرى تأسيس الجماعات المسلحة ، التي وفقا للنسخة الكورية الشمالية التاريخية ، هزمت الجيش الياباني. الفرضيات حول مصير كيم جونغ أون هي الأكثر تنوعًا: من عملية لأسباب قلبية وعائية ، بعد السمنة التي يعاني منها القائد ومشاكل التدخين حتى الحالة النباتية المزعومة بسبب مرض خطير وأيضًا في حالة واحدة تم توقع الموت المحتمل. كانت هناك أيضًا شائعات متناقضة تبرر الغياب وسبب النقاهة ، والتي ستوشك على الانتهاء ، وبالتالي ، فإن العودة إلى مسرح الرئيس الكوري الشمالي ستكون وشيكة. ومع ذلك ، فضل الوضع بعض التأملات في الخلافة المحتملة ، إذا لم يعد الرئيس الكوري الشمالي لتولي منصبه أو كان لديه عائق. هناك احتمالان محتملان فيما يتعلق بالخلافة: الأخت كيم يو جونغ و تشوي ريونغ هاي البالغة من العمر 70 عامًا ، نائب رئيس لجنة شؤون الدولة القوية ، المنظمة التي تتحكم في أهم الأجهزة في البلاد ، تلك التي تدير القطاعات الإدارية ، الخلفية الاقتصادية والسياسية لكوريا الشمالية. إن التنبؤ بتعاقب محتمل ليس بالأمر السهل ، إذا كانت ثقافة الدولة المنسكبة مشبعة بعمق من ناحية الجوانب التي تشير إلى الكونفوشيوسية ، وبالتالي ، تفضل شخصية ذكورية ، قوة تقوم بيونغ يانغ على أهمية الأسرة في السلطة. بالإضافة إلى هذا الجانب ، يمكن لأخت كيم جونغ أون الاعتماد على دعم الشخصيات التي وضعها شقيقها في السلطة والذين يشغلون مناصب مهمة للغاية في قطاعات القوات المسلحة وإدارة البلاد. لقد أظهر كيم يو جونغ بمرور الوقت أنه يعرف كيف يتحرك في الدوائر الدولية ، سواء داخل دوائر قادة الحزب. بالإضافة إلى الديناميكيات الداخلية ، يجب علينا أيضًا تقييم ما سيكون عليه الموقف الصيني ، الدولة الوحيدة التي يمكنها أن تتمتع بتأثير قوي على كوريا الشمالية. في الخطط الاستراتيجية لبكين ، لا يزال وجود كوريا الشمالية يمثل نقطة حيوية ، لتجنب إعادة توحيد الكوريتين في دولة واحدة كبيرة ، والتي من المحتمل أن تقع تحت التأثير الأمريكي. بالنسبة للصين ، فإن موانع البحث هي العثور على أمريكيين على الحدود الصينية ، وهو أمر مهم بنفس القدر لرؤية إنشاء دولة دولة ديمقراطية وليبرالية ، بقدرة إنتاجية واقتصادية كبيرة ، قادرة على التنافس في أثمن المنتجات بالرأسمالية الشيوعية. في الواقع ، على الرغم من أن تكلفة إعادة توحيد كوريا المحتملة ، في المرحلة الأولية يمكن أن تكون باهظة بالنسبة لسيول ، مع مشروع طويل الأجل ودعم من الولايات المتحدة الأمريكية ، فإننا سنرى ولادة بلد يمكن أن يدمج القدرة التكنولوجية العظيمة مع العظيم توافر القوى العاملة ، على الأقل في البداية بتكلفة منخفضة ، وهو مزيج لا يمكن أن تفشل بكين في اعتباره خطيرًا على اقتصادها. في غضون ذلك ، تقول المصادر الرسمية للبلاد أن كوريا الشمالية ليس لديها عدوى مستمرة تتعلق بالطعام 19 ، لكن الوضع سيكون خطيرًا للغاية وحاول السكان صنع الإمدادات الغذائية ، وإن كان ذلك في سياق مشاكل الإمداد الخطيرة بسبب الأسهم النادرة وضغط الطاقة الإنتاجية للبلاد. لقد سمحت ندرة السدادات القطنية المتاحة بمراقبة محدودة للغاية للسكان وتسببت العقوبات بسبب مشكلة المنشآت النووية في تفاقم حالة النظام الصحي التي انتقلت من التميز إلى معايير الجودة والكمية المنخفضة جدًا في بضع سنوات. هناك فرضية أخرى حول غياب الرئيس الكوري الشمالي وهي التي أصيبت بالعدوى ، ولكن بالنسبة للإمكانيات الأخرى ، لا توجد أخبار رسمية ، ولكن كل يوم يستمر الغياب ، يصبح الإحساس بوجود مشكلة خطيرة المزيد والمزيد من الاحتمالات الملموسة ، مع الأسئلة التي لا مفر منها حول مستقبل البلد والتوازنات الإقليمية.
mercoledì 22 aprile 2020
In lieve calo le condanne a morte, ma la pena capitale è usata per combattere il dissenso politico
Il rapporto di Amnesty International sull’applicazione della pena di morte segnala una lieve diminuzione dei casi che scendono dai 690 casi del 2018 ai 654 del 2019, si tratta di dato percentuale che si attesta al cinque per cento; un valore che è certamente positivo, ma che è anche un numero percentuale ancora troppo contenuto e, che, soprattutto, segnala come l’abolizione definitiva di questa pena sia ancora lontana. Sebbene la maggioranza delle nazioni del mondo che abbia abolito la pena capitale dai loro ordinamenti giudiziari sia 106, in altri 142 paesi, pur esistendo sulla carta, la pena di morte non viene più applicata di fatto. Restano venti stati nazionali che continuano ad usare la condanna a morte come pena massima presente nei loro ordinamenti. Per alcuni venti stati sono una minoranza, ed in effetti, il dato matematico dice così, ma, relativamente, ad una valutazione di merito si tratta ancora di un numero considerevole; se poi si vuole considerare circa l’importanza a livello mondiale di alcuni di questi stati, la valutazione non può essere preoccupante. Certo ogni vita umana è importante, ma il fatto che le condanne a morte avvengano in paesi che si propongono come nazioni leader sulla scena mondiale, come USA e Cina, assume un giudizio contrastante circa la conciliazione dei propositi di grande potenza con il rispetto dei diritti. Non che questo elemento rappresenti una novità, ma, semmai, una tragica conferma. C’è da dire, piuttosto, che si sta evidenziando come l’applicazione della pena di morte in sempre più stati è contraddistinta da una maggiore segretezza, che segnala la volontà di non scontrarsi con opinioni pubbliche, sia interne, che internazionali, sempre più ostili a questa pratica. Un aspetto inquietante è rappresentato dall’incremento dell’applicazione della pena di morte non reati comuni, ma per reati politici: l’uso dell’eliminazione fisica degli oppositori al potere sta diventando una costante spesso accostata alla tortura ed a processi iniqui. Questa tendenza è presente, come dato comune, in tutti quei paesi dove si è registrato un aumento dei casi della pena di morte, si tratta di ordinamenti statali dove la democrazia è assente e che hanno inasprito la lotta al dissenso interno con metodi sempre più violenti. Infatti Cina (migliaia di casi), Iran (almeno 251), Arabia Saudita (184), Iraq (almeno 100) ed Egitto (almeno 32) sono le cinque nazioni che hanno usato di più la pena capitale, tuttavia i dati del paese cinese non sono precisi proprio perché Pechino li considera segreto di stato, evitando così di pubblicizzare sulla scena mondiale un dato che contribuirebbe a peggiorare l’immagine della Cina nel mondo. Anche sui dati ufficiali degli altri regimi si hanno consistenti dubbi sui numeri comunicati, che vengono stimati come inferiori a quelli reali, con motivazioni analoghe a quelle che vengono presunte per la Cina. Altri stati come Corea del Nord e Vietnam mantengono segreto il numero delle condanne a morte. Quello che risalta è l’uso politico della condanna alla pena capitale come mezzo di contrasto del dissenso, ciò può assumere anche un significato di difficoltà dei regimi che insistono in queste pratiche, ma il dato preoccupante è il continuo rapporto, peraltro obbligato, degli stati occidentali con questi paesi, che si allontanano progressivamente dai diritti civili e che non vengono sanzionati in nome di convenienze economiche. Se si vuole parlare di miglioramenti, viceversa, si registra il fatto che le esecuzioni sono al minimo da dieci anni, merito delle diminuzioni avvenute in paesi come Giappone e Singapore e dall’assenza di esecuzioni in Afghanistan per la prima volta. Da registrare le sospensioni anche a Taiwan e Thailandia. Kazakistan, Russia, Tagikistan, Malesia e Gambia. Gli stessi Stati Uniti segnalano il New Hampshire, come il ventunesimo stato federale dove non è più vigente la pena di morte ed il caso della California, dove c’è il maggior numero di condannati a morte in attesa di esecuzione, che, tramite il suo governatore, ha annunciato una moratoria.
Death sentences are down slightly, but capital punishment is used to fight political dissent
The Amnesty International report on the application of the death penalty indicates a slight decrease in cases falling from 690 cases in 2018 to 654 in 2019, this is a percentage figure which stands at five percent; a value that is certainly positive, but which is also a percentage number that is still too low and, above all, indicates that the definitive abolition of this penalty is still far away. Although the majority of the world's nations that have abolished capital punishment from their judicial systems are 106, in other 142 countries, although existing on paper, the death penalty is no longer enforced in practice. Twenty nation states remain and continue to use the death sentence as the maximum penalty in their systems. For some twenty states they are a minority, and in fact, the mathematical data says so, but, relative to an evaluation of merit, it is still a considerable number; if you want to consider the importance of some of these states worldwide, the assessment cannot be of concern. Of course every human life is important, but the fact that the death sentences take place in countries that propose themselves as leading nations on the world stage, such as the USA and China, takes on a conflicting judgment about the reconciliation of the purposes of great power with respect for rights . Not that this element represents a novelty, but, if anything, a tragic confirmation. It must be said, rather, that it is becoming clear that the application of the death penalty in more and more states is characterized by greater secrecy, which signals the desire not to clash with public opinions, both internal and international, more and more hostile to this practice. A disturbing aspect is represented by the increase in the application of the death penalty, not common crimes, but for political crimes: the use of the physical elimination of opponents in power is becoming a constant often combined with torture and unfair trials. This trend is present, as a common fact, in all those countries where there has been an increase in cases of the death penalty, these are state systems where democracy is absent and which have intensified the fight against internal dissent with increasingly violent methods . In fact, China (thousands of cases), Iran (at least 251), Saudi Arabia (184), Iraq (at least 100) and Egypt (at least 32) are the five nations that have used the death penalty most, however the data of the Chinese country they are not precise precisely because Beijing considers them a state secret, thus avoiding to advertise on the world stage a figure that would contribute to worsening the image of China in the world. Even on the official data of the other regimes there are significant doubts on the numbers communicated, which are estimated as lower than the real ones, with reasons similar to those that are presumed for China. Other states such as North Korea and Vietnam keep the number of death sentences secret. What stands out is the political use of the sentence to capital punishment as a means of contrasting dissent, this can also take on a meaning of difficulty for the regimes that insist on these practices, but the worrying fact is the continuous relationship, however obliged, of the states Western countries with these countries, which gradually move away from civil rights and which are not sanctioned in the name of economic convenience. If you want to talk about improvements, on the other hand, there is the fact that executions have been at least ten years, thanks to the decreases that have occurred in countries like Japan and Singapore and the absence of executions in Afghanistan for the first time. Suspensions should also be registered in Taiwan and Thailand. Kazakhstan, Russia, Tajikistan, Malaysia and Gambia. The United States itself reports New Hampshire, as the twenty-first federal state where the death penalty is no longer in force and the case of California, where there are the greatest number of death row inmates awaiting execution, which, through its governor, announced a moratorium.
Las condenas a muerte han disminuido ligeramente, pero la pena capital se utiliza para combatir la disidencia política.
El informe de Amnistía Internacional sobre la aplicación de la pena de muerte indica una ligera disminución en los casos que cayeron de 690 casos en 2018 a 654 en 2019, esta es una cifra porcentual que se sitúa en el cinco por ciento; un valor que es ciertamente positivo, pero que también es un número de porcentaje que todavía es demasiado bajo y, sobre todo, indica que la abolición definitiva de esta penalización aún está muy lejos. Aunque la mayoría de las naciones del mundo que han abolido la pena de muerte de sus sistemas judiciales son 106, en otros 142 países, aunque existen en papel, la pena de muerte ya no se aplica en la práctica. Veinte estados nacionales permanecen y continúan usando la sentencia de muerte como la pena máxima en sus sistemas. Para unos veinte estados son una minoría, y de hecho, los datos matemáticos lo dicen, pero, en relación con una evaluación de mérito, este sigue siendo un número considerable; Si desea considerar la importancia de algunos de estos estados en todo el mundo, la evaluación no puede ser motivo de preocupación. Por supuesto, toda vida humana es importante, pero el hecho de que las condenas a muerte se lleven a cabo en países que se proponen como naciones líderes en el escenario mundial, como Estados Unidos y China, adopta un juicio conflictivo sobre la reconciliación de los propósitos del gran poder con el respeto de los derechos. . No es que este elemento represente una novedad, sino, en todo caso, una confirmación trágica. Hay que decir, más bien, que está quedando claro que la aplicación de la pena de muerte en más y más estados se caracteriza por un mayor secreto, lo que indica el deseo de no chocar con las opiniones públicas, tanto internas como internacionales, cada vez más. hostil a esta práctica. Un aspecto inquietante está representado por el aumento en la aplicación de la pena de muerte, no por delitos comunes, sino por delitos políticos: el uso de la eliminación física de los opositores en el poder se está convirtiendo en una constante, a menudo combinada con tortura y juicios injustos. Esta tendencia está presente, como un hecho común, en todos aquellos países donde ha habido un aumento en los casos de la pena de muerte, estos son sistemas estatales donde la democracia está ausente y que han intensificado la lucha contra la disidencia interna con métodos cada vez más violentos. . De hecho, China (miles de casos), Irán (al menos 251), Arabia Saudita (184), Irak (al menos 100) y Egipto (al menos 32) son las cinco naciones que han utilizado la mayor pena de muerte, sin embargo, los datos del país chino no son precisos precisamente porque Beijing los considera un secreto de estado, evitando así anunciar en el escenario mundial una figura que contribuya a empeorar la imagen de China en el mundo. Incluso en los datos oficiales de los otros regímenes existen dudas significativas sobre los números comunicados, que se estiman más bajos que los reales, con razones similares a las que se presumen para China. Otros estados como Corea del Norte y Vietnam mantienen en secreto el número de condenas a muerte. Lo que destaca es el uso político de la sentencia a la pena capital como un medio para contrastar el disenso, esto también puede tener un significado de dificultad para los regímenes que insisten en estas prácticas, pero el hecho preocupante es la relación continua, por muy obligada que sea, entre los estados. Países occidentales con estos países, que gradualmente se alejan de los derechos civiles y que no están sancionados en nombre de la conveniencia económica. Si quiere hablar de mejoras, por otro lado, existe el hecho de que las ejecuciones han sido de al menos diez años, gracias a las disminuciones que se han producido en países como Japón y Singapur y la ausencia de ejecuciones en Afganistán por primera vez. Las suspensiones también deben registrarse en Taiwán y Tailandia. Kazajstán, Rusia, Tayikistán, Malasia y Gambia. Los propios Estados Unidos informan que New Hampshire es el 21 ° estado federal donde la pena de muerte ya no está vigente y el caso de California, donde hay el mayor número de condenados a muerte en espera de ejecución, que, a través de su gobernador, anunció una moratoria.
Die Todesurteile sind leicht gesunken, aber die Todesstrafe wird eingesetzt, um politische Meinungsverschiedenheiten zu bekämpfen
Der Bericht von Amnesty International über die Anwendung der Todesstrafe zeigt einen leichten Rückgang der Fälle von 690 Fällen im Jahr 2018 auf 654 im Jahr 2019, dies ist ein Prozentsatz, der bei fünf Prozent liegt. Ein Wert, der sicherlich positiv ist, aber auch eine noch zu niedrige Prozentzahl darstellt und vor allem darauf hinweist, dass die endgültige Abschaffung dieser Strafe noch weit entfernt ist. Obwohl die Mehrheit der Nationen der Welt, die die Todesstrafe aus ihren Justizsystemen abgeschafft haben, 106 sind, wird in anderen 142 Ländern die Todesstrafe in der Praxis nicht mehr durchgesetzt, obwohl sie auf dem Papier existiert. Zwanzig Nationalstaaten bleiben und verwenden das Todesurteil weiterhin als Höchststrafe in ihren Systemen. Für etwa zwanzig Staaten sind sie eine Minderheit, und tatsächlich sagen die mathematischen Daten dies aus, aber im Verhältnis zu einer Bewertung des Verdienstes ist es immer noch eine beträchtliche Zahl; Wenn Sie die Bedeutung einiger dieser Staaten weltweit berücksichtigen möchten, kann die Bewertung nicht von Belang sein. Natürlich ist jedes menschliche Leben wichtig, aber die Tatsache, dass die Todesurteile in Ländern wie den USA und China verhängt werden, die sich als führende Nationen auf der Weltbühne präsentieren, lässt ein widersprüchliches Urteil über die Vereinbarkeit der Ziele der Großmacht mit der Achtung der Rechte zu . Nicht dass dieses Element eine Neuheit darstellt, sondern eher eine tragische Bestätigung. Es muss vielmehr gesagt werden, dass immer deutlicher wird, dass die Anwendung der Todesstrafe in immer mehr Staaten durch eine größere Geheimhaltung gekennzeichnet ist, was den Wunsch signalisiert, nicht mehr und mehr mit internen und internationalen öffentlichen Meinungen in Konflikt zu geraten dieser Praxis feindlich gesinnt. Ein beunruhigender Aspekt ist die zunehmende Anwendung der Todesstrafe, nicht gewöhnlicher Verbrechen, sondern politischer Verbrechen: Die physische Eliminierung von Gegnern an der Macht wird zu einer Konstante, die häufig mit Folter und unfairen Gerichtsverfahren verbunden ist. Dieser Trend ist allgemein in all jenen Ländern zu beobachten, in denen die Zahl der Todesstrafen zugenommen hat. Dies sind staatliche Systeme, in denen keine Demokratie vorhanden ist und die den Kampf gegen interne Meinungsverschiedenheiten mit zunehmend gewalttätigen Methoden intensiviert haben . Tatsächlich sind China (Tausende von Fällen), der Iran (mindestens 251), Saudi-Arabien (184), der Irak (mindestens 100) und Ägypten (mindestens 32) die fünf Nationen, die die Todesstrafe am häufigsten angewendet haben, jedoch die Daten des chinesischen Landes Sie sind nicht genau, weil Peking sie als Staatsgeheimnis betrachtet, und vermeiden es daher, auf der Weltbühne für eine Figur zu werben, die zur Verschlechterung des Images Chinas in der Welt beitragen würde. Selbst in Bezug auf die offiziellen Daten der anderen Regime gibt es erhebliche Zweifel an den übermittelten Zahlen, die mit ähnlichen Gründen wie den für China vermuteten als niedriger als die tatsächlichen geschätzt werden. Andere Staaten wie Nordkorea und Vietnam halten die Anzahl der Todesurteile geheim. Was auffällt, ist die politische Verwendung des Urteils zur Todesstrafe als Mittel, um Dissens zu kontrastieren. Dies kann auch eine Bedeutung der Schwierigkeit der Regime annehmen, die auf diesen Praktiken bestehen, aber die besorgniserregende Tatsache ist das kontinuierliche, jedoch verpflichtete Verhältnis der Staaten Westliche Länder mit diesen Ländern, die sich allmählich von den Bürgerrechten entfernen und die nicht im Namen der wirtschaftlichen Bequemlichkeit sanktioniert werden. Wenn Sie über Verbesserungen sprechen möchten, gibt es andererseits die Tatsache, dass die Hinrichtungen mindestens zehn Jahre gedauert haben, dank der Rückgänge in Ländern wie Japan und Singapur und der fehlenden Hinrichtungen in Afghanistan zum ersten Mal. Suspensionen sollten auch in Taiwan und Thailand registriert werden. Kasachstan, Russland, Tadschikistan, Malaysia und Gambia. Die Vereinigten Staaten selbst berichten von New Hampshire als dem einundzwanzigsten Bundesstaat, in dem die Todesstrafe nicht mehr in Kraft ist, und dem Fall von Kalifornien, wo die meisten Todeskandidaten auf die Hinrichtung warten, was durch seine Gouverneur, kündigte ein Moratorium.
Les condamnations à mort ont légèrement diminué, mais la peine capitale est utilisée pour lutter contre la dissidence politique
Le rapport d'Amnesty International sur l'application de la peine de mort indique une légère diminution du nombre de cas tombant de 690 cas en 2018 à 654 en 2019, ce pourcentage est de 5%; une valeur certes positive, mais qui est aussi un pourcentage encore trop faible et, surtout, indique que l'abolition définitive de cette peine est encore loin. Bien que la majorité des nations du monde qui ont aboli la peine capitale de leur système judiciaire soient 106, dans 142 autres pays, bien qu'elles existent sur le papier, la peine de mort n'est plus appliquée dans la pratique. Vingt États-nations restent et continuent d'utiliser la peine de mort comme peine maximale dans leurs systèmes. Pour une vingtaine d'Etats, ils sont minoritaires, et en fait, les données mathématiques le disent, mais, par rapport à une évaluation du mérite, il s'agit encore d'un nombre considérable; si vous voulez considérer l'importance de certains de ces États dans le monde, l'évaluation ne peut pas vous inquiéter. Bien sûr, chaque vie humaine est importante, mais le fait que les condamnations à mort soient prononcées dans des pays qui se proposent comme des nations de premier plan sur la scène mondiale, comme les États-Unis et la Chine, prend un jugement contradictoire sur la réconciliation des objectifs de la grande puissance avec le respect des droits. . Non pas que cet élément représente une nouveauté, mais, au contraire, une confirmation tragique. Il faut plutôt dire qu'il devient clair que l'application de la peine de mort dans de plus en plus d'États se caractérise par un plus grand secret, qui signale la volonté de ne pas entrer en conflit avec les opinions publiques, tant internes qu'internationales, de plus en plus. hostile à cette pratique. Un aspect inquiétant est représenté par l'augmentation de l'application de la peine de mort, non pas pour les délits de droit commun, mais pour les délits politiques: le recours à l'élimination physique des opposants au pouvoir devient une constante souvent associée à la torture et à des procès inéquitables. Cette tendance est présente, comme fait commun, dans tous les pays où il y a eu une augmentation des cas de peine de mort, ce sont des systèmes étatiques où la démocratie est absente et qui ont intensifié la lutte contre les dissensions internes avec des méthodes de plus en plus violentes. . En fait, la Chine (milliers de cas), l'Iran (au moins 251), l'Arabie saoudite (184), l'Irak (au moins 100) et l'Égypte (au moins 32) sont les cinq pays qui ont le plus utilisé la peine de mort, cependant les données du pays chinois ils ne sont pas précis précisément parce que Pékin les considère comme un secret d'État, évitant ainsi de faire connaître sur la scène mondiale une figure qui contribuerait à aggraver l'image de la Chine dans le monde. Même sur les données officielles des autres régimes, il existe des doutes importants sur les chiffres communiqués, qui sont estimés inférieurs aux vrais, pour des raisons similaires à celles qui sont présumées pour la Chine. D'autres États comme la Corée du Nord et le Vietnam gardent secret le nombre de condamnations à mort. Ce qui ressort est l'utilisation politique de la peine de mort à la peine capitale comme moyen de contraster la dissidence, cela peut également prendre un sens de difficulté des régimes qui insistent sur ces pratiques, mais le fait inquiétant est la relation continue, bien qu'obligée, des États Les pays occidentaux avec ces pays, qui s'éloignent progressivement des droits civils et qui ne sont pas sanctionnés au nom de la commodité économique. Si vous voulez parler d'améliorations, d'autre part, il y a le fait que les exécutions ont duré au moins dix ans, grâce aux diminutions qui ont eu lieu dans des pays comme le Japon et Singapour et l'absence d'exécutions en Afghanistan pour la première fois. Les suspensions devraient également être enregistrées à Taiwan et en Thaïlande. Kazakhstan, Russie, Tadjikistan, Malaisie et Gambie. Les États-Unis eux-mêmes signalent que le New Hampshire est le vingt-et-unième État fédéral où la peine de mort n'est plus en vigueur et le cas de la Californie, où se trouvent le plus grand nombre de condamnés à mort en attente d'exécution, qui, par gouverneur, a annoncé un moratoire.
As sentenças de morte caíram um pouco, mas a pena capital é usada para combater a dissidência política
O relatório da Anistia Internacional sobre a aplicação da pena de morte indica uma ligeira diminuição nos casos, passando de 690 casos em 2018 para 654 em 2019, este é um percentual que é de cinco por cento; um valor certamente positivo, mas que também é um número percentual ainda baixo demais e, acima de tudo, indica que a abolição definitiva dessa penalidade ainda está longe. Embora a maioria das nações do mundo que aboliu a pena de morte de seus sistemas judiciais seja 106, em outros 142 países, embora exista no papel, a pena de morte não é mais aplicada na prática. Vinte estados nacionais permanecem e continuam a usar a sentença de morte como a penalidade máxima em seus sistemas. Para cerca de vinte estados, eles são minoria e, de fato, os dados matemáticos dizem isso, mas, em relação a uma avaliação de mérito, ainda é um número considerável; se você quiser considerar a importância de alguns desses estados em todo o mundo, a avaliação não pode ser uma preocupação. É claro que toda vida humana é importante, mas o fato de as sentenças de morte ocorrerem em países que se propõem como nações líderes no cenário mundial, como EUA e China, assume um julgamento conflitante sobre a reconciliação dos propósitos do grande poder com o respeito aos direitos. . Não que esse elemento represente uma novidade, mas, se for o caso, uma confirmação trágica. É preciso dizer, antes, que está ficando claro que a aplicação da pena de morte em cada vez mais estados se caracteriza por um maior sigilo, o que sinaliza o desejo de não colidir com opiniões públicas, internas e internacionais, cada vez mais hostil a essa prática. Um aspecto perturbador é representado pelo aumento da aplicação da pena de morte, não crimes comuns, mas crimes políticos: o uso da eliminação física de oponentes no poder está se tornando uma constante, muitas vezes combinada com tortura e julgamentos injustos. Essa tendência está presente, como fato comum, em todos os países onde houve um aumento nos casos de pena de morte, são sistemas estatais onde a democracia está ausente e que intensificaram a luta contra a dissidência interna com métodos cada vez mais violentos . De fato, China (milhares de casos), Irã (pelo menos 251), Arábia Saudita (184), Iraque (pelo menos 100) e Egito (pelo menos 32) são os cinco países que mais usaram a pena de morte, no entanto, os dados do país chinês eles não são precisos exatamente porque Pequim os considera um segredo de estado, evitando assim anunciar no cenário mundial uma figura que contribuiria para piorar a imagem da China no mundo. Mesmo nos dados oficiais dos outros regimes, existem dúvidas significativas sobre os números comunicados, estimados como inferiores aos reais, com razões semelhantes às presumidas na China. Outros estados, como Coréia do Norte e Vietnã, mantêm em segredo o número de sentenças de morte. O que se destaca é o uso político da sentença para a pena de morte como meio de dissidência contrastante; isso também pode assumir um significado de dificuldade dos regimes que insistem nessas práticas, mas o fato preocupante é a relação contínua, embora obrigatória, dos estados. Países ocidentais com esses países, que gradualmente se afastam dos direitos civis e que não são sancionados em nome da conveniência econômica. Se você quiser falar sobre melhorias, por outro lado, existe o fato de as execuções ocorrerem há pelo menos dez anos, graças às reduções ocorridas em países como Japão e Cingapura e a ausência de execuções no Afeganistão pela primeira vez. As suspensões também devem ser registradas em Taiwan e na Tailândia. Cazaquistão, Rússia, Tajiquistão, Malásia e Gâmbia. Os próprios Estados Unidos relatam New Hampshire, como o vigésimo primeiro estado federal em que a pena de morte não está mais em vigor e o caso da Califórnia, onde há o maior número de presos no corredor da morte aguardando execução, que, por meio de sua governador, anunciou uma moratória.
Iscriviti a:
Post (Atom)