Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
martedì 22 settembre 2020
Gli USA vogliono imporre le sanzioni all'Iran e si isolano dalla scena diplomatica
La questioni delle sanzioni all’Iran è sempre stato un punto fermo del programma politico di Trump, ora, alla vigilia delle elezioni presidenziali, quando la campagna elettorale si sta intensificando, il presidente statunitense rimette al centro del dibattito internazionale l’intenzione di ripristinare in maniera completa le sanzioni contro Teheran. Questa volontà è stata annunciata dal Segretario di stato americano, giustificandola con la risoluzione numero 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo l’interpretazione americana, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi con la firma dell’accordo sul nucleare, accordo dal quale gli USA si sono ritirati in maniera unilaterale. La notifica alle Nazioni Unite, avvenuta il 20 agosto scorso, della volontà statunitense avrebbe, secondo la Casa Bianca, attivato il processo di ripristino delle sanzioni con effetto dal 19 settembre 2020. La coincidenza con la campagna elettorale appare evidente, tuttavia questa intenzione pone gli Stati Uniti in un ulteriore stato di isolamento, che aggrava la posizione americana all’interno del panorama diplomatico. La reazione più eloquente è quella dell’Unione Europea, che denuncia l’illegittimità degli USA nel volere riapplicare le sanzioni. Si tratta di una illegittimità in contraddizione con il diritto internazionale, in quanto gli americani non possono riapplicare le sanzioni di un trattato dal quale si sono ritirati e, quindi, di cui non sono più sottoscrittori. Il dispregio del diritto, piegato alle necessità contingenti di politica interna, peraltro di una sola parte del paese, evidenzia come l’atteggiamento dell’amministrazione in carica sia un misto di imperizia e dilettantismo, dai quali, per l’ennesima volta, il paese ne esce malissimo. Infatti, se le reazioni di Cina, Russia e dello stesso Iran sono contrarie per ragioni di interessi politici nazionali, la posizione dell’Europa si distingue come un progressivo allontanamento dagli Stati Uniti per lo meno se al comando resterà questo presidente. Lo scontro non è solo sul provvedimento dell’applicazione delle sanzioni sulla base di un accordo dal quale Washington si è ritirato in modo unilaterale, ma anche sulla minaccia americana di applicare sanzioni a quelli stati che non si adegueranno alla decisione della Casa Bianca. L’atteggiamento americano è anche una sfida alle Nazioni Unite, uno scontro frontale che può avere conseguenze pesanti sugli equilibri della politica internazionale; infatti le minacce di sanzionare gli altri stati, che non vorranno adeguarsi alla decisione degli USA è una potenziale conseguenza della quasi certa decisione delle Nazioni Unite di non volere adempiere all’attuazione delle sanzioni. Si capisce che una diplomazia ormai costituita solo da minacce e che rifiuta ogni dialogo ed anche l’applicazione delle normali norme di comportamento rappresenta un segnale di debolezza, sia sul breve che sul medio periodo. Ma si tratta anche dell’abdicazione formale al ruolo di grande potenza da parte di un paese che si sta ripiegando sempre di più su se stesso in un momento dove il bisogno di fare fronte comune delle democrazie occidentali contro Cina e Russia appare una esigenza non più rinviabile. Non solo anche il programma “Prima l’America”, lo slogan che accompagna l’azione politica di Trump, sembra essere tradito da questo eccesso di protagonismo che è certamente contro gli interessi degli Stati Uniti. Washington non può proporsi contro l’espansionismo cinese o l’attivismo russo in maniera singolare, perché ha bisogno dell’azione congiunta dell’Europa, che, viene data sempre come sicura, ma a torto: infatti non si può pretendere che il maggiore alleato americano, già insofferente per l’azione di Trump, subisca in maniera passiva queste imposizioni; dal punto di vista commerciale l’Unione Europea non può tollerare di essere sottoposta a sanzioni in maniera illegale e la conseguenza non potrà che essere un irrigidimento dei rapporti anche su temi dove gli interessi americani avevano trovato un’intesa con l’Europa, come gli scenari degli sviluppi delle telecomunicazioni, con l’esclusione della tecnologia cinese. Questo caso mette ancora una volta in risalto come l’Europa debba trovare una modalità per essere sempre più indipendente dagli altri attori internazionali; se nei confronti di Cina e Russia c’è una distanza enorme su temi come i diritti umani, le violazioni informatiche ed anche i rapporti commerciali, che li pone sempre più come interlocutori inaffidabili; gli Stati Uniti, malgrado le politiche di Trump, restavano ancora gli interlocutori naturali, tuttavia la Casa Bianca sembra volere esercitare un ruolo sempre più egemone, che non può essere tollerato dall’Europa. Se le elezioni presidenziali americane non daranno un risultato diverso da quello prodotto quattro anni prima, le distanze con Trump sono destinate ad aumentare: a quel punto Washington potrebbe diventare non tanto diversa da Pechino o da Mosca.
The US wants to impose sanctions on Iran and isolate itself from the diplomatic scene
The issue of sanctions against Iran has always been a staple of Trump's political agenda, now, on the eve of the presidential elections, when the electoral campaign is intensifying, the US president is putting his intention to restore back to the center of the international debate. full sanctions against Tehran. This will was announced by the US Secretary of State, justifying it with United Nations Security Council Resolution 2231. According to the American interpretation, Iran has not respected the commitments made by signing the nuclear agreement, an agreement from which the United States unilaterally withdrew. According to the White House, the notification to the United Nations, which took place last August 20, would have activated the process of restoring the sanctions with effect from 19 September 2020. The coincidence with the electoral campaign appears evident, however this intention places the United States in a further state of isolation, which aggravates the American position within the diplomatic landscape. The most eloquent reaction is that of the European Union, which denounces the illegitimacy of the US in wanting to reapply the sanctions. This is an illegality in contradiction with international law, as Americans cannot reapply the sanctions of a treaty from which they have withdrawn and, therefore, to which they are no longer subscribers. The contempt for the law, bent to the contingent needs of domestic politics, however, of only one part of the country, highlights how the attitude of the administration in office is a mixture of inexperience and amateurism, from which, for the umpteenth time, the country it comes out very badly. In fact, if the reactions of China, Russia and Iran itself are opposed for reasons of national political interests, the position of Europe stands out as a progressive move away from the United States, at least if this president remains in charge. The clash is not only on the provision of the application of sanctions on the basis of an agreement from which Washington unilaterally withdrew, but also on the American threat to apply sanctions to those states that will not comply with the decision of the White House. The American attitude is also a challenge to the United Nations, a head-on confrontation that can have serious consequences on the balance of international politics; in fact, the threats to sanction other states, which will not want to comply with the US decision, is a potential consequence of the almost certain decision of the United Nations not to want to comply with the implementation of the sanctions. It is understood that a diplomacy now made up only of threats and which rejects any dialogue and also the application of normal rules of conduct represents a sign of weakness, both in the short and medium term. But it is also a question of the formal abdication of the role of a great power by a country that is withdrawing more and more on itself at a time when the need for a common front of Western democracies against China and Russia no longer appears to be a need. postponable. Not only does the "America First" program, the slogan accompanying Trump's political action, also seems to be betrayed by this excess of leadership which is certainly against the interests of the United States. Washington cannot propose itself against Chinese expansionism or Russian activism in a singular way, because it needs the joint action of Europe, which is always given as certain, but wrongly: in fact, it cannot be expected that the greatest ally the American, already intolerant of Trump's action, is passively subjected to these impositions; from a commercial point of view, the European Union cannot tolerate being subjected to sanctions in an illegal way and the consequence can only be a tightening of relations even on issues where American interests had found an agreement with Europe, such as scenarios of telecommunications developments, with the exclusion of Chinese technology. This case once again highlights how Europe must find a way to be increasingly independent from other international actors; if there is an enormous distance vis-à-vis China and Russia on issues such as human rights, computer violations and even commercial relations, which increasingly places them as unreliable interlocutors; the United States, despite Trump's policies, still remained the natural interlocutors, however the White House seems to want to exercise an increasingly hegemonic role, which cannot be tolerated by Europe. If the American presidential elections do not give a different result from the one produced four years earlier, the distances with Trump are destined to increase: at that point Washington could become not so different from Beijing or Moscow.
Estados Unidos quiere imponer sanciones a Irán y aislarse del escenario diplomático
El tema de las sanciones contra Irán siempre ha sido un elemento básico en la agenda política de Trump, ahora, en vísperas de las elecciones presidenciales, cuando se intensifica la campaña electoral, el presidente de Estados Unidos está volviendo a poner su intención de restaurar en el centro del debate internacional. sanciones completas contra Teherán. Este testamento fue anunciado por el Secretario de Estado de Estados Unidos, justificándolo con la Resolución 2231 del Consejo de Seguridad de Naciones Unidas. Según la interpretación estadounidense, Irán no habría respetado los compromisos adquiridos con la firma del acuerdo nuclear, acuerdo del que Estados Unidos se retiró unilateralmente. Según la Casa Blanca, la notificación a Naciones Unidas, que se llevó a cabo el pasado 20 de agosto, habría activado el proceso de restablecimiento de las sanciones con efecto a partir del 19 de septiembre de 2020. La coincidencia con la campaña electoral parece evidente, sin embargo esta intención coloca a la Estados Unidos en otro estado de aislamiento, lo que agrava la posición estadounidense dentro del panorama diplomático. La reacción más elocuente es la de la Unión Europea, que denuncia la ilegalidad de Estados Unidos al querer volver a aplicar las sanciones. Esta es una ilegalidad en contradicción con el derecho internacional, ya que los estadounidenses no pueden volver a aplicar las sanciones de un tratado del que se han retirado y, por lo tanto, del que ya no son suscriptores. El desprecio por la ley, inclinado a las necesidades contingentes de la política interna, sin embargo, de solo una parte del país, resalta cómo la actitud de la administración en el cargo es una mezcla de inexperiencia y amateurismo, de donde, por enésima vez, el país sale muy mal. De hecho, si las reacciones de China, Rusia y el propio Irán se oponen por motivos de intereses políticos nacionales, la posición de Europa destaca como un alejamiento progresivo de Estados Unidos, al menos si este presidente sigue al mando. El choque no es solo en la disposición de la aplicación de sanciones en base a un acuerdo del que Washington se retiró unilateralmente, sino también en la amenaza estadounidense de aplicar sanciones a aquellos estados que no cumplan con la decisión de la Casa Blanca. La actitud estadounidense es también un desafío para las Naciones Unidas, un enfrentamiento frontal que puede tener graves consecuencias en el equilibrio de la política internacional; de hecho, las amenazas de sancionar a otros estados, que no querrán cumplir con la decisión estadounidense, es una consecuencia potencial de la decisión casi segura de Naciones Unidas de no querer cumplir con la implementación de las sanciones. Se entiende que una diplomacia ahora formada sólo por amenazas y que rechaza cualquier diálogo y también la aplicación de las normas habituales de conducta representa un signo de debilidad, tanto a corto como a medio plazo. Pero también se trata de la abdicación formal del papel de una gran potencia por parte de un país que se retira cada vez más sobre sí mismo en un momento en que la necesidad de un frente común de las democracias occidentales contra China y Rusia ya no parece ser una necesidad. posponible. No sólo el programa "Estados Unidos primero", el lema que acompaña la acción política de Trump, también parece estar traicionado por este exceso de liderazgo que ciertamente va en contra de los intereses de Estados Unidos. Washington no puede proponerse contra el expansionismo chino o el activismo ruso de forma singular, porque necesita la acción conjunta de Europa, que siempre se da como cierta, pero erróneamente: de hecho, no se puede esperar que el mayor aliado Los estadounidenses, ya intolerantes con la acción de Trump, sufren pasivamente estas imposiciones; Desde un punto de vista comercial, la Unión Europea no puede tolerar ser sometida a sanciones de forma ilegal y la consecuencia solo puede ser un endurecimiento de las relaciones incluso en cuestiones en las que los intereses estadounidenses han llegado a un acuerdo con Europa, como escenarios de desarrollo de las telecomunicaciones, con exclusión de la tecnología china. Este caso pone de relieve una vez más cómo Europa debe encontrar la manera de ser cada vez más independiente de otros actores internacionales; si existe una enorme distancia con China y Rusia en temas como derechos humanos, violaciones informáticas e incluso relaciones comerciales, lo que los coloca cada vez más como interlocutores poco fiables; Estados Unidos, a pesar de las políticas de Trump, siguen siendo los interlocutores naturales, sin embargo la Casa Blanca parece querer ejercer un papel cada vez más hegemónico, que no puede ser tolerado por Europa. Si las elecciones presidenciales estadounidenses no dan un resultado diferente al producido cuatro años antes, las distancias con Trump están destinadas a aumentar: en ese punto Washington podría volverse no tan diferente de Pekín o Moscú.
Die USA wollen dem Iran Sanktionen auferlegen und sich von der diplomatischen Szene isolieren
Die Frage der Sanktionen gegen den Iran war schon immer ein fester Bestandteil von Trumps politischer Agenda. Jetzt, am Vorabend der Präsidentschaftswahlen, wenn sich der Wahlkampf verschärft, stellt der US-Präsident seine Absicht, das Zentrum wieder in den Mittelpunkt der internationalen Debatte zu rücken. volle Sanktionen gegen Teheran. Dieser Wille wurde vom US-Außenminister angekündigt und mit der Resolution 2231 des Sicherheitsrates der Vereinten Nationen begründet. Nach amerikanischer Interpretation hat der Iran die mit der Unterzeichnung des Atomabkommens eingegangenen Verpflichtungen, aus dem sich die USA einseitig zurückgezogen haben, nicht eingehalten. Nach Angaben des Weißen Hauses hätte die Mitteilung an die Vereinten Nationen, die am 20. August stattfand, den Prozess der Wiederherstellung der Sanktionen mit Wirkung vom 19. September 2020 aktiviert. Der Zufall mit dem Wahlkampf scheint offensichtlich, aber diese Absicht legt die USA in einem weiteren Zustand der Isolation, der die amerikanische Position innerhalb der diplomatischen Landschaft verschärft. Die eloquenteste Reaktion ist die der Europäischen Union, die die Illegalität der USA anprangert, die Sanktionen erneut anwenden zu wollen. Dies ist eine Illegitimität im Widerspruch zum Völkerrecht, da die Amerikaner die Sanktionen eines Vertrags, von dem sie zurückgetreten sind und dem sie daher nicht mehr beitreten, nicht erneut anwenden können. Die Verachtung des Gesetzes, die auf die bedingten Bedürfnisse der Innenpolitik nur eines Teils des Landes ausgerichtet ist, zeigt, wie die Haltung der amtierenden Verwaltung eine Mischung aus Unerfahrenheit und Amateurismus ist, aus der das Land zum x-ten Mal stammt es kommt sehr schlecht heraus. Wenn die Reaktionen Chinas, Russlands und Irans selbst aus Gründen nationaler politischer Interessen abgelehnt werden, ist die Position Europas eine fortschreitende Abkehr von den Vereinigten Staaten, zumindest wenn dieser Präsident weiterhin die Verantwortung trägt. Der Konflikt betrifft nicht nur die Anwendung von Sanktionen auf der Grundlage eines Abkommens, von dem Washington einseitig zurückgetreten ist, sondern auch die amerikanische Drohung, Sanktionen gegen diejenigen Staaten zu verhängen, die der Entscheidung des Weißen Hauses nicht nachkommen. Die amerikanische Haltung ist auch eine Herausforderung für die Vereinten Nationen, eine direkte Konfrontation, die schwerwiegende Folgen für das Gleichgewicht der internationalen Politik haben kann. Tatsächlich ist die Drohung, andere Staaten zu sanktionieren, die der US-Entscheidung nicht nachkommen wollen, eine mögliche Folge der fast sicheren Entscheidung der Vereinten Nationen, die Umsetzung der Sanktionen nicht einhalten zu wollen. Es versteht sich, dass eine Diplomatie, die nur noch aus Drohungen besteht und jeglichen Dialog und auch die Anwendung normaler Verhaltensregeln ablehnt, kurz- und mittelfristig ein Zeichen der Schwäche darstellt. Es geht aber auch um die formelle Abdankung der Rolle einer Großmacht durch ein Land, das sich in einer Zeit, in der die Notwendigkeit einer gemeinsamen Front westlicher Demokratien gegen China und Russland nicht mehr erforderlich zu sein scheint, immer mehr von selbst zurückzieht. aufschiebbar. Das "America First" -Programm, der Slogan, der Trumps politisches Handeln begleitet, scheint nicht nur von diesem Übermaß an Führung verraten zu werden, das sicherlich gegen die Interessen der Vereinigten Staaten verstößt. Washington kann sich nicht auf einzigartige Weise gegen den chinesischen Expansionismus oder den russischen Aktivismus behaupten, weil es die gemeinsame Aktion Europas braucht, die immer als sicher, aber zu Unrecht angegeben wird: Tatsächlich kann nicht erwartet werden, dass der größte Verbündete Amerikaner, die Trumps Handeln bereits nicht tolerieren, leiden passiv unter diesen Auferlegungen. Aus kommerzieller Sicht kann die Europäische Union es nicht tolerieren, auf illegale Weise Sanktionen ausgesetzt zu werden, und die Folge kann nur eine Verschärfung der Beziehungen sein, selbst in Fragen, in denen amerikanische Interessen eine Einigung mit Europa erzielt hatten, wie z Szenarien der Telekommunikationsentwicklung unter Ausschluss der chinesischen Technologie. Dieser Fall zeigt einmal mehr, wie Europa einen Weg finden muss, um zunehmend unabhängig von anderen internationalen Akteuren zu werden. wenn es eine enorme Distanz zu China und Russland zu Themen wie Menschenrechten, Computerverletzungen und sogar Handelsbeziehungen gibt, die sie zunehmend als unzuverlässige Gesprächspartner betrachten; Die Vereinigten Staaten blieben trotz Trumps Politik weiterhin die natürlichen Gesprächspartner, doch das Weiße Haus scheint eine zunehmend hegemoniale Rolle spielen zu wollen, die von Europa nicht toleriert werden kann. Wenn die amerikanischen Präsidentschaftswahlen nicht zu einem anderen Ergebnis führen als vor vier Jahren, werden sich die Entfernungen zu Trump voraussichtlich erhöhen: Zu diesem Zeitpunkt könnte sich Washington nicht mehr so stark von Peking oder Moskau unterscheiden.
Les États-Unis veulent imposer des sanctions à l'Iran et s'isoler de la scène diplomatique
La question des sanctions contre l'Iran a toujours été au cœur de l'agenda politique de Trump, aujourd'hui, à la veille des élections présidentielles, alors que la campagne électorale s'intensifie, le président américain met son intention de revenir au centre du débat international. sanctions complètes contre Téhéran. Cette volonté a été annoncée par le secrétaire d'État américain, la justifiant par la résolution 2231 du Conseil de sécurité des Nations unies. Selon l'interprétation américaine, l'Iran n'aurait pas respecté les engagements pris en signant l'accord nucléaire, dont les États-Unis se sont retirés unilatéralement. Selon la Maison Blanche, la notification aux Nations Unies, qui a eu lieu le 20 août dernier, aurait déclenché le processus de rétablissement des sanctions à partir du 19 septembre 2020. La coïncidence avec la campagne électorale semble évidente, mais cette intention place le Etats-Unis dans un nouvel état d'isolement, ce qui aggrave la position américaine dans le paysage diplomatique. La réaction la plus éloquente est celle de l'Union européenne, qui dénonce l'illégitimité des États-Unis à vouloir réappliquer les sanctions. C'est une illégitimité en contradiction avec le droit international, car les Américains ne peuvent pas réappliquer les sanctions d'un traité dont ils se sont retirés et, par conséquent, auquel ils ne sont plus adhérents. Le mépris de la loi, plié aux besoins contingents de la politique intérieure, cependant, d'une seule partie du pays, met en évidence combien l'attitude de l'administration en place est un mélange d'inexpérience et d'amateurisme, dont, pour la énième fois, le pays ça sort très mal. En fait, si les réactions de la Chine, de la Russie et de l'Iran lui-même sont opposées pour des raisons d'intérêts politiques nationaux, la position de l'Europe s'impose comme un éloignement progressif des États-Unis, du moins si ce président reste aux commandes. L'affrontement ne porte pas seulement sur la disposition de l'application de sanctions sur la base d'un accord dont Washington s'est retiré unilatéralement, mais aussi sur la menace américaine d'appliquer des sanctions aux États qui ne respecteront pas la décision de la Maison Blanche. L'attitude américaine est aussi un défi pour les Nations Unies, une confrontation frontale qui peut avoir de graves conséquences sur l'équilibre de la politique internationale; en fait, les menaces de sanctionner d'autres États, qui ne voudront pas se conformer à la décision américaine, sont une conséquence potentielle de la décision presque certaine des Nations Unies de ne pas vouloir se conformer à la mise en œuvre des sanctions. Il est entendu qu'une diplomatie désormais constituée uniquement de menaces et qui rejette tout dialogue ainsi que l'application de règles de conduite normales représente un signe de faiblesse, tant à court qu'à moyen terme. Mais il s'agit aussi de l'abdication formelle du rôle d'une grande puissance par un pays qui se replie de plus en plus sur lui-même à un moment où la nécessité d'un front commun des démocraties occidentales contre la Chine et la Russie n'apparaît plus comme une nécessité. reportable. Non seulement le programme «America First», le slogan qui accompagne l'action politique de Trump, semble également trahi par cet excès de leadership qui va certainement à l'encontre des intérêts des États-Unis. Washington ne peut se proposer de manière singulière contre l'expansionnisme chinois ou l'activisme russe, car il a besoin de l'action commune de l'Europe, qui est toujours donnée comme certaine, mais à tort: en fait, on ne peut s'attendre à ce que le plus grand allié l'Américain, déjà intolérant à l'action de Trump, est passivement soumis à ces impositions; d'un point de vue commercial, l'Union européenne ne peut tolérer d'être soumise à des sanctions de manière illégale et la conséquence ne peut être qu'un resserrement des relations même sur des questions pour lesquelles les intérêts américains avaient trouvé un accord avec l'Europe, comme scénarios d'évolution des télécommunications, à l'exclusion de la technologie chinoise. Cette affaire montre une fois de plus comment l'Europe doit trouver un moyen d'être de plus en plus indépendante des autres acteurs internationaux; s'il existe une distance énorme vis-à-vis de la Chine et de la Russie sur des questions telles que les droits de l'homme, les violations informatiques et même les relations commerciales, qui les place de plus en plus comme des interlocuteurs peu fiables; les États-Unis, malgré la politique de Trump, restent les interlocuteurs naturels, mais la Maison Blanche semble vouloir exercer un rôle de plus en plus hégémonique, ce qui ne peut être toléré par l'Europe. Si les élections présidentielles américaines ne donnent pas un résultat différent de celui produit quatre ans plus tôt, les distances avec Trump sont vouées à augmenter: à ce moment-là, Washington ne pourrait pas devenir si différent de Pékin ou de Moscou.
Os EUA querem impor sanções ao Irã e se isolar da cena diplomática
A questão das sanções contra o Irã sempre foi um marco na agenda política de Trump, agora, às vésperas das eleições presidenciais, quando a campanha eleitoral se intensifica, o presidente dos Estados Unidos coloca sua intenção de voltar ao centro do debate internacional sanções completas contra Teerã. O testamento foi anunciado pelo Secretário de Estado dos EUA, justificando-o com a Resolução 2231 do Conselho de Segurança das Nações Unidas. Segundo a interpretação americana, o Irã não respeitou os compromissos assumidos ao assinar o acordo nuclear, acordo do qual os Estados Unidos se retiraram unilateralmente. De acordo com a Casa Branca, a notificação às Nações Unidas, ocorrida no último dia 20 de agosto, teria ativado o processo de restabelecimento das sanções a partir de 19 de setembro de 2020. A coincidência com a campanha eleitoral parece evidente, porém essa intenção coloca o Estados Unidos em mais um estado de isolamento, o que agrava a posição americana no cenário diplomático. A reação mais eloquente é a da União Européia, que denuncia a ilegalidade dos Estados Unidos em querer reaplicar as sanções. Esta é uma ilegalidade em contradição com o direito internacional, pois os americanos não podem reaplicar as sanções de um tratado do qual se retiraram e, portanto, do qual não são mais assinantes. O desprezo pela lei, voltado para as necessidades contingentes da política interna, porém, de apenas uma parte do país, evidencia como a atitude da administração em exercício é um misto de inexperiência e amadorismo, do qual, pela enésima vez, o país sai muito mal. Na verdade, se as reações da China, da Rússia e do próprio Irã se opõem por motivos de interesses políticos nacionais, a posição da Europa se destaca como um afastamento progressivo dos Estados Unidos, pelo menos se este presidente permanecer no comando. O embate não é apenas sobre a previsão da aplicação de sanções com base em um acordo do qual Washington se retirou unilateralmente, mas também sobre a ameaça americana de aplicar sanções aos Estados que não cumprirem a decisão da Casa Branca. A atitude americana também é um desafio para as Nações Unidas, um confronto frontal que pode ter graves consequências no equilíbrio da política internacional; de fato, as ameaças de punir outros Estados, que não queiram cumprir a decisão dos Estados Unidos, são uma consequência potencial da decisão quase certa das Nações Unidas de não querer cumprir com a implementação das sanções. Entende-se que uma diplomacia agora constituída apenas por ameaças e que rejeita qualquer diálogo e também a aplicação das regras normais de conduta representam um sinal de fragilidade, tanto a curto como a médio prazo. Mas também se trata da abdicação formal do papel de grande potência por parte de um país que se retrai cada vez mais em um momento em que a necessidade de uma frente comum das democracias ocidentais contra a China e a Rússia já não parece ser necessária. postergável. Não só o programa "America First", slogan que acompanha a ação política de Trump, também parece ser traído por esse excesso de liderança que certamente vai contra os interesses dos Estados Unidos. Washington não pode se propor contra o expansionismo chinês ou contra o ativismo russo de forma singular, porque precisa da ação conjunta da Europa, que é sempre dada como certa, mas erradamente: na verdade, não se pode esperar que o maior aliado o americano, já intolerante com a ação de Trump, está passivamente sujeito a essas imposições; do ponto de vista comercial, a União Europeia não pode tolerar ser submetida a sanções de forma ilegal e a consequência só pode ser um estreitamento das relações, mesmo em questões em que os interesses americanos tenham encontrado um acordo com a Europa, como cenários de desenvolvimento de telecomunicações, com exclusão da tecnologia chinesa. Este caso mostra mais uma vez como a Europa deve encontrar uma forma de ser cada vez mais independente de outros atores internacionais; se há uma distância enorme em relação à China e à Rússia em questões como direitos humanos, violações de computadores e até mesmo relações comerciais, o que cada vez mais os coloca como interlocutores não confiáveis; os Estados Unidos, apesar das políticas de Trump, continuaram sendo os interlocutores naturais, mas a Casa Branca parece querer exercer um papel cada vez mais hegemônico, que não pode ser tolerado pela Europa. Se as eleições presidenciais americanas não derem um resultado diferente do produzido quatro anos antes, as distâncias com Trump estão destinadas a aumentar: a essa altura, Washington não poderia se tornar tão diferente de Pequim ou Moscou.
США хотят ввести санкции против Ирана и изолировать себя от дипломатической сцены
Вопрос о санкциях против Ирана всегда был одним из основных в политической повестке дня Трампа, теперь, накануне президентских выборов, когда избирательная кампания усиливается, президент США заявляет о своем намерении вернуться в центр международных дебатов. полные санкции против Тегерана. Об этом завещал госсекретарь США, обосновав это резолюцией 2231 Совета Безопасности ООН. Согласно американской интерпретации, Иран не выполнил обязательства, взятые на себя при подписании ядерного соглашения, соглашения, из которого Соединенные Штаты в одностороннем порядке вышли. По мнению Белого дома, уведомление в Организацию Объединенных Наций, которое было направлено 20 августа прошлого года, должно было активировать процесс восстановления санкций, вступающих в силу с 19 сентября 2020 года. Совпадение с избирательной кампанией кажется очевидным, однако это намерение ставит Соединенные Штаты находятся в дальнейшем состоянии изоляции, что усугубляет положение Америки на дипломатическом пространстве. Самая красноречивая реакция - это реакция Евросоюза, который осуждает незаконность того, что США хотят повторно применить санкции. Это незаконное действие, противоречащее международному праву, поскольку американцы не могут повторно применять санкции договора, из которого они вышли и, следовательно, к которому они больше не подписываются. Однако неуважение к закону, обусловленное случайными потребностями внутренней политики только в одной части страны, подчеркивает, что позиция действующей администрации представляет собой смесь неопытности и дилетантизма, из-за чего страна в который уже раз выходит очень плохо. Фактически, если реакция Китая, России и самого Ирана противоположна по причинам национальных политических интересов, позиция Европы выделяется как прогрессивный отход от Соединенных Штатов, по крайней мере, если этот президент останется у власти. Столкновение касается не только положения о применении санкций на основании соглашения, из которого Вашингтон в одностороннем порядке отказался, но и об американской угрозе применить санкции к тем государствам, которые не будут выполнять решение Белого дома. Позиция Америки - это также вызов Организации Объединенных Наций, прямая конфронтация, которая может иметь серьезные последствия для баланса международной политики; Фактически, угрозы применения санкций к другим государствам, которые не захотят подчиняться решению США, являются потенциальным следствием почти определенного решения ООН не желать подчиняться выполнению санкций. Понятно, что дипломатия, которая сейчас состоит только из угроз и отвергает любой диалог, а также применение нормальных правил поведения, представляет собой признак слабости как в краткосрочной, так и в среднесрочной перспективе. Но это также вопрос формального отказа от роли великой державы со стороны страны, которая все больше и больше замыкается в себе в то время, когда необходимость в общем фронте западных демократий против Китая и России больше не возникает. откладывается. Мало того, что программа «Америка прежде всего», лозунг, сопровождающий политические действия Трампа, также, похоже, предается этим чрезмерным лидерством, что, безусловно, противоречит интересам Соединенных Штатов. Вашингтон не может противопоставить себя китайскому экспансионизму или российскому активизму единственным образом, потому что ему нужны совместные действия Европы, которые всегда представляются как определенные, но ошибочно: фактически, нельзя ожидать, что величайший союзник американец, уже нетерпимый к действиям Трампа, пассивно подвергается этим навязываниям; с коммерческой точки зрения Европейский Союз не может мириться с незаконным применением санкций, и последствием может быть только ужесточение отношений даже по вопросам, по которым американские интересы пришли к соглашению с Европой, таким как сценарии развития телекоммуникаций, за исключением китайских технологий. Этот случай еще раз подчеркивает, как Европа должна найти способ стать все более независимой от других международных игроков; если между Китаем и Россией существует огромная дистанция по таким вопросам, как права человека, компьютерные нарушения и даже коммерческие отношения, что все больше делает их ненадежными собеседниками; Соединенные Штаты, несмотря на политику Трампа, по-прежнему оставались естественными собеседниками, однако Белый дом, похоже, хочет играть все более гегемонистскую роль, что недопустимо для Европы. Если американские президентские выборы не дадут иного результата, чем тот, который был проведен четырьмя годами ранее, дистанции с Трампом будут увеличиваться: в этот момент Вашингтон мог бы не так сильно отличаться от Пекина или Москвы.
Iscriviti a:
Post (Atom)