Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 17 marzo 2021

لندن ستزيد ترسانتها النووية

 منذ وصوله إلى السلطة ، كان بوريس جونسون ينوي إجراء مراجعة لأمن المملكة المتحدة في مواجهة التغيرات في المشهد السياسي الدولي والتهديدات الجديدة الناجمة عن تباين المصالح الجيوستراتيجية التي اتبعت مختلف هياكل السلطة ، التي سببتها بشكل رئيسي العولمة. تأثرت هذه النية بالخروج من الاتحاد الأوروبي ، الأمر الذي تطلب تصميمًا جديدًا لاستراتيجية الدفاع من قبل لندن. على الرغم من أن الوباء قد أدى إلى إبطاء هذه العملية ، إلا أن التهديدات الرئيسية التي تعتبرها الحكومة البريطانية هي الأكثر خطورة تظل روسيا والصين ، وكلاهما قوى نووية. هذا الاعتبار هو أساس الإرادة البريطانية الجديدة لتغيير سياستها الخاصة بعدم الانتشار النووي والمضي قدمًا نحو تعزيز الترسانة النووية. مع بقائها داخل الحلف الأطلسي ، كأحد الأعضاء الرئيسيين ، فإن الخروج من بروكسل يجبر لندن على العمل كواحدة من الدول الرئيسية التي لديها إستراتيجية دفاعية غير منسقة مع المنظمات فوق الوطنية الأخرى ، ولكن على أساس استقلاليتها وتفردها. هذا لا يعني أن لندن لا تنوي التعاون مع حلفائها الغربيين ، ولكن في المقام الأول ، في حالة وجود تهديدات ، تريد أن تتمتع باستقلالية اتخاذ القرار وتوافر الأسلحة القادرة على الاستجابة حتى لوحدها للإمكانات المحتملة. الهجمات. ومن المتوقع أن تزيد الرؤوس الحربية النووية من 180 إلى 260 ، لزيادة الردع الوقائي ، الذي يذكّر باستراتيجية الحرب الباردة ، ومع ذلك ، المطبقة هنا خارج المنطق الثنائي القطب. تتعهد لندن بعدم استخدام الأسلحة الذرية ضد تلك الدول التي وقعت على معاهدة عدم انتشار الأسلحة النووية في عام 1968 ، ومع ذلك يمكن مراجعة هذا الالتزام في حالة وجود تهديدات ضدها من الدول التي لديها ترسانات تحتوي على أسلحة ذرية أو كيميائية أو نووية مماثلة. بيولوجية أو في أي حالة ذات سعة قابلة للمقارنة مستمدة من التقدم التكنولوجي المستقبلي. تحدد المملكة المتحدة الصين وروسيا على أنهما التهديدان الرئيسيان ، لكن موقف لندن تجاه بكين يبدو أكثر حذراً: حتى لو كان يُنظر إلى الجمهورية الشعبية على أنها تحدٍ منهجي للقيم والمبادئ البريطانية ، يجب أن تستمر العلاقات التجارية بين الطرفين. طالما أن التعاون المتبادل يمكن أن يكون متوافقًا مع المصالح البريطانية وهذا لا ينبغي أن يمنع التحديات المشتركة مثل تلك التي تواجه تغير المناخ. العلاقات مع موسكو أسوأ ، حيث كانت ساحة المعركة تدور حول نشاط المخابرات الروسية على الأراضي الإنجليزية ، المتورطة مرارًا في الانتهاكات والقتل والهجمات ، وفقًا للندن. على هذه الجبهة ، لا يبدو أن زيادة الترسانة النووية أداة تهدف إلى تفادي الرغبة الروسية في العمل بأساليبها المشكوك فيها ، ولكن هناك قيمة لا يمكن إنكارها للردع ، وحتى الرمزية ، التي تريد لندن اتخاذها لتحذيرها. المنافسين. إذا كانت الرغبة في القيام بانتشار نووي هي أخبار سيئة دائمًا ، حتى بالنسبة للولايات المتحدة ، فلا يمكن لواشنطن أن تفشل في تقدير الرغبة التي أعربت عنها لندن لمزيد من التعاون والتعاون ، خاصة بعد استبدال الرئيس ترامب ، الشخصية التي تسببت في كثير من الأحيان في حدوث صدامات. مع رؤساء الوزراء البريطانيين ، واعتبر بايدن محاوراً أكثر موثوقية. أثار قرار زيادة الترسانة النووية انتقادات شديدة في المملكة المتحدة ، لأنه يعطل سلسلة طويلة من رؤساء الوزراء ، سواء من المحافظين أو من حزب العمال ، الذين التزموا بخفض الأسلحة النووية. هناك اعتبار أخير لا يزال ضروريًا: أن شخصية مثيرة للجدل ولا يمكن التنبؤ بها في كثير من الأحيان مثل بوريس جونسون لديها ترسانة نووية أكبر تحت تصرفه ، ليست أخبارًا جيدة للنظام العالمي وتوازنه ؛ أخيرًا ، مصداقية أحد أعضاء المعاهدة النووية الإيرانية ، التي تزيد من قوتها الذرية ، لها معنى غامض للغاية: إذا قالت طهران إنها تريد القنبلة الذرية كرادع ضد ما تعتبره تهديدات ، فما الذي يمكن أن تقف عليه لندن؟ إلى؟

lunedì 15 marzo 2021

Gli USA vicini al rientro nell'accordo per il nucleare iraniano

 Il trattato sul nucleare iraniano, sottoscritto nel 2015 da Iran, Unione Europea, Germania e dai membri permanenti delle Nazioni Unite: USA, Cina, Francia, Inghilterra e Russia aveva lo scopo di impedire la proliferazione degli armamenti nucleari nella Repubblica islamica, garantendo a Teheran una minore pressione delle sanzioni economiche già imposte da Washington. Con l’elezione di Trump, gli USA invertirono il proprio comportamento adottando l’abbandono unilaterale dal trattato, con il conseguente reinserimento di nuove sanzioni energetiche e finanziarie contro l’Iran e contro chi avrebbe mantenuto rapporti commerciali con Teheran. Il cambiamento di atteggiamento americano, condizionato dalla vicinanza strategica di Trump con Israele ed Arabia Saudita, fu caratterizzato dalla così detta strategia di massima pressione, che secondo l’ex presidente degli Stati Uniti, avrebbe dovuto portare ad azzerare la volontà di possedere armamenti nucleari iraniana, mediante una politica di sanzioni più dura. In realtà, Teheran, pur sottoposto ad una situazione particolarmente pesante a causa dell’aumento dell’inflazione, del deprezzamento della propria moneta e di una grave recessione, provocate dall’atteggiamento della Casa Bianca, ha intrapreso una politica di arricchimento dell’uranio, sviluppando una tecnologia, che seppure non è stata ancora in grado di arrivare alla creazione della bomba atomica, ha creato grave apprensione, sia a livello regionale, che globale. Il fallimento della strategia statunitense di Trump, e dei suoi alleati israeliani e sauditi, ha compreso anche l’innalzamento del livello della tensione causato dagli attentati in cui sono morte personalità iraniane coinvolte nei programmi di ricerca per l’arricchimento dell’uranio. Il nuovo presidente americano Biden, fin dalla campagna elettorale, ha inserito nel proprio programma di politica estera la possibilità del rientro degli USA nell’accordo sul nucleare iraniano, valutando negativamente le conseguenze dell’uscita che si sono concretizzate in un isolamento internazionale degli Stati Uniti e nella maggiore precarietà degli equilibri regionali. Biden ha chiesto un cambio di atteggiamento preventivo degli iraniani, con una riduzione dell’attività nucleare, in cambio del quale l’Iran ha proposto una prima riduzione delle sanzioni, come segno tangibile di buone intenzioni per la prosecuzione delle trattative. A questo scopo sarà anche fondamentale la ripresa del dialogo tra i funzionari iraniani e l’Agenzia per la ricerca atomica, per favorire le ispezioni delle centrali nucleari; a questo scopo fin dal prossimo mese di aprile si aprirà un ciclo di incontri per stabilire reciprocamente le regole delle ispezioni; frattanto il presidente iraniano ha deciso autonomamente di sospendere le operazioni per l’arricchimento di uranio, che ha determinato il ritiro della mozione di sfiducia di alcuni paesi europei contro l’Iran, proprio presso l’Agenzia atomica. I segnali di distensione sembrano indicare la possibilità della ripresa pratica dell’accordo, grazie anche all’impulso dell’azione di stati come la Germania e la Russia, che si sono esposte per ripristinare la situazione precedente all’ascesa di Trump alla Casa Bianca, tuttavia lo sviluppo positivo potrebbe essere garantito soltanto dalla permanenza di Biden o comunque di un democratico nella più alta carica statunitense. Come dimostrato, infatti, dall’assurdo comportamento di Trump, il ritiro unilaterale dall’accordo non ha comportato alcuna sanzione per che questo ritiro ha effettuato, contravvenendo alla firma ed agli impegni assunti dal proprio, senza una violazione accertata da parte di Teheran, ma soltanto per una diversa valutazione politica dell’accordo stesso. Questa situazione, quindi può garantire quattro anni di mantenimento dell’accordo, ma non può impedire la situazione che si è creata con Trump. Nonostante questa considerazione, che deve essere tenuta comunque ben presente, bisognerà favorire in questo lasso di tempo un differente approccio con l’Iran, permettendo alla sua economia di crescere, in maniera di favorire la creazione di una rete di legami, sia diplomatici, che commerciali, in grado di garantire una differente modalità di considerare l’arma atomica da parte degli iraniani. Se Teheran si atterrà al rispetto della non proliferazione nucleare per tutto questo periodo conseguirà una credibilità sufficiente a non provocare il ritiro unilaterale, anche di fronte ad una rielezione di Trump o di un suo emulo. Pur restando  sostanziali differenze e contrasti in politica estera con l’occidente, l’obiettivo di non avere una nuova bomba atomica in una regione così delicata del mondo, deve essere conseguito con una priorità assoluta.

The US is close to re-entering the Iranian nuclear deal

 The Iranian nuclear treaty, signed in 2015 by Iran, the European Union, Germany and the permanent members of the United Nations: USA, China, France, England and Russia was intended to prevent the proliferation of nuclear weapons in the Islamic Republic, guaranteeing Tehran less pressure from the economic sanctions already imposed by Washington. With the election of Trump, the US reversed its behavior by adopting the unilateral abandonment of the treaty, with the consequent reinstatement of new energy and financial sanctions against Iran and against those who would have maintained commercial relations with Tehran. The change in American attitude, conditioned by Trump's strategic proximity to Israel and Saudi Arabia, was characterized by the so-called maximum pressure strategy, which, according to the former president of the United States, should have led to the elimination of the will to possess Iranian nuclear weapons. , through a tougher sanctions policy. In reality, Tehran, despite being subjected to a particularly heavy situation due to the increase in inflation, the depreciation of its currency and a severe recession, caused by the attitude of the White House, has undertaken a policy of enrichment of uranium, developing a technology, which, although it has not yet been able to arrive at the creation of the atomic bomb, has created serious apprehension, both regionally and globally. The failure of Trump's US strategy, and of his Israeli and Saudi allies, also included the raising of the level of tension caused by the attacks in which Iranian personalities involved in research programs for uranium enrichment died. The new American President Biden, right from the election campaign, has included in his foreign policy program the possibility of the US re-entry into the Iranian nuclear agreement, negatively evaluating the consequences of the exit which resulted in an international isolation of the United States and in the greater precariousness of regional balances. Biden has called for a change in the preventive attitude of the Iranians, with a reduction in nuclear activity, in exchange for which Iran has proposed a first reduction in sanctions, as a tangible sign of good intentions for the continuation of the negotiations. To this end, the resumption of dialogue between Iranian officials and the Atomic Research Agency will also be essential to facilitate inspections of nuclear power plants; to this end, a series of meetings will start starting from next April to mutually establish the rules of inspections; meanwhile, the Iranian president has autonomously decided to suspend operations for the enrichment of uranium, which led to the withdrawal of the no-confidence motion of some European countries against Iran, precisely at the Atomic Agency. The signs of détente seem to indicate the possibility of the practical resumption of the agreement, thanks also to the impetus of the action of states such as Germany and Russia, which have set out to restore the situation prior to Trump's rise to the White House. however the positive development could only be guaranteed by the permanence of Biden or in any case of a Democrat in the highest US office. As demonstrated, in fact, by Trump's absurd behavior, the unilateral withdrawal from the agreement did not entail any sanction for which this withdrawal carried out, contravening the signature and the commitments undertaken by his own, without an ascertained violation by Tehran, but only for a different political evaluation of the agreement itself. This situation, therefore, can guarantee four years of maintenance of the agreement, but cannot prevent the situation that has arisen with Trump. Despite this consideration, which must in any case be kept in mind, it will be necessary to favor a different approach with Iran in this period of time, allowing its economy to grow, in order to favor the creation of a network of ties, both diplomatic and commercial, capable of guaranteeing a different way of considering the atomic weapon by the Iranians. If Tehran adheres to respect for nuclear non-proliferation throughout this period, it will achieve sufficient credibility not to provoke a unilateral withdrawal, even in the face of a re-election of Trump or an emulator of him. While substantial differences and contrasts in foreign policy with the West remain, the goal of not having a new atomic bomb in such a delicate region of the world must be achieved with absolute priority.

Estados Unidos está cerca de volver a entrar en el acuerdo nuclear iraní

 El tratado nuclear iraní, firmado en 2015 por Irán, la Unión Europea, Alemania y los miembros permanentes de las Naciones Unidas: EE.UU., China, Francia, Inglaterra y Rusia, tenía como objetivo prevenir la proliferación de armas nucleares en la República Islámica, garantizando Teherán menos presión por las sanciones económicas ya impuestas por Washington. Con la elección de Trump, EE.UU. revirtió su comportamiento adoptando el abandono unilateral del tratado, con el consiguiente restablecimiento de nuevas sanciones energéticas y financieras contra Irán y contra quienes hubieran mantenido relaciones comerciales con Teherán. El cambio de actitud estadounidense, condicionado por la proximidad estratégica de Trump con Israel y Arabia Saudita, se caracterizó por la llamada estrategia de máxima presión, que, según el expresidente de Estados Unidos, debería haber llevado a la eliminación de la voluntad de poseer armas nucleares iraníes., a través de una política de sanciones más dura. En realidad, Teherán, a pesar de estar sometido a una situación especialmente dura por el aumento de la inflación, la depreciación de su moneda y una fuerte recesión, provocada por la actitud de la Casa Blanca, ha emprendido una política de enriquecimiento de uranio, desarrollando una La tecnología, que, aunque todavía no ha podido llegar a la creación de la bomba atómica, ha creado una seria aprensión, tanto a nivel regional como mundial. El fracaso de la estrategia estadounidense de Trump, y de sus aliados israelíes y saudíes, también incluyó el aumento del nivel de tensión provocado por los ataques en los que murieron personalidades iraníes involucradas en programas de investigación para el enriquecimiento de uranio. El nuevo presidente estadounidense Biden, desde la campaña electoral, ha incluido en su programa de política exterior la posibilidad del reingreso de Estados Unidos al acuerdo nuclear iraní, valorando negativamente las consecuencias de la salida que derivó en un aislamiento internacional de Estados Unidos. y en la mayor precariedad de los equilibrios regionales. Biden ha pedido un cambio en la actitud preventiva de los iraníes, con una reducción de la actividad nuclear, a cambio de que Irán ha propuesto una primera reducción de sanciones, como muestra tangible de buenas intenciones para la continuación de las negociaciones. Con este fin, la reanudación del diálogo entre los funcionarios iraníes y el Organismo de Investigación Atómica también será fundamental para facilitar las inspecciones de las centrales nucleares; para ello, a partir del próximo mes de abril se iniciará una serie de reuniones para establecer mutuamente las reglas de las inspecciones; Mientras tanto, el presidente iraní ha decidido de forma autónoma suspender las operaciones de enriquecimiento de uranio, lo que provocó la retirada de la moción de censura de algunos países europeos contra Irán, precisamente en la Agencia Atómica. Los signos de distensión parecen indicar la posibilidad de la reanudación práctica del acuerdo, gracias también al ímpetu de la acción de estados como Alemania y Rusia, que se han propuesto restaurar la situación previa al ascenso de Trump a la Casa Blanca. sin embargo, el desarrollo positivo solo podría garantizarse con la permanencia de Biden o, en cualquier caso, de un demócrata en el cargo más alto de Estados Unidos. Como demuestra, de hecho, el absurdo comportamiento de Trump, la retirada unilateral del acuerdo no supuso ninguna sanción por lo que dicha retirada llevó a cabo, contraviniendo la firma y los compromisos asumidos por los suyos, sin una comprobada violación por parte de Teherán, pero solo por una evaluación política diferente del propio acuerdo. Esta situación, por tanto, puede garantizar cuatro años de mantenimiento del acuerdo, pero no puede evitar la situación que se ha presentado con Trump. A pesar de esta consideración, que en todo caso debe tenerse en cuenta, será necesario favorecer un enfoque diferente con Irán en este período de tiempo, permitiendo que su economía crezca, para favorecer la creación de una red de vínculos, tanto diplomático y comercial, capaz de garantizar una manera diferente de considerar el arma atómica por parte de los iraníes. Si Teherán se adhiere al respeto a la no proliferación nuclear a lo largo de este período, logrará la credibilidad suficiente para no provocar una retirada unilateral, incluso ante una reelección de Trump o uno de sus emuladores. Si bien persisten diferencias y contrastes sustanciales en política exterior con Occidente, el objetivo de no tener una nueva bomba atómica en una región tan delicada del mundo debe lograrse con absoluta prioridad.

Die USA stehen kurz vor dem Wiedereintritt in das iranische Atomabkommen

 Der iranische Atomvertrag, der 2015 vom Iran, der Europäischen Union, Deutschland und den ständigen Mitgliedern der Vereinten Nationen, den USA, China, Frankreich, England und Russland, unterzeichnet wurde, sollte die Verbreitung von Atomwaffen in der Islamischen Republik verhindern und garantieren Teheran weniger Druck durch die bereits von Washington verhängten Wirtschaftssanktionen. Mit der Wahl von Trump kehrten die USA ihr Verhalten um, indem sie die einseitige Aufgabe des Vertrags annahmen, was zur Wiedereinführung neuer Energie- und Finanzsanktionen gegen den Iran und gegen diejenigen führte, die Handelsbeziehungen mit Teheran unterhalten hätten. Die Änderung der amerikanischen Haltung, bedingt durch Trumps strategische Nähe zu Israel und Saudi-Arabien, war durch die sogenannte Maximaldruckstrategie gekennzeichnet, die nach Angaben des ehemaligen Präsidenten der Vereinigten Staaten zur Beseitigung des Willens zu hätte führen müssen iranische Atomwaffen besitzen, durch eine strengere Sanktionspolitik. In Wirklichkeit hat Teheran, obwohl es aufgrund des Anstiegs der Inflation, der Abwertung seiner Währung und einer schweren Rezession, die durch die Haltung des Weißen Hauses verursacht wurde, einer besonders schweren Situation ausgesetzt war, eine Politik der Urananreicherung verfolgt und eine entwickelt Technologie, die, obwohl sie noch nicht zur Entstehung der Atombombe gelangen konnte, sowohl regional als auch global ernsthafte Besorgnis hervorgerufen hat. Das Scheitern der US-Strategie von Trump und seiner israelischen und saudischen Verbündeten beinhaltete auch die Erhöhung der Spannungen, die durch die Angriffe verursacht wurden, bei denen iranische Persönlichkeiten, die an Forschungsprogrammen zur Urananreicherung beteiligt waren, starben. Der neue amerikanische Präsident Biden hat direkt aus dem Wahlkampf in sein außenpolitisches Programm die Möglichkeit des Wiedereintritts der USA in das iranische Atomabkommen aufgenommen und die Folgen des Austritts, der zu einer internationalen Isolation der Vereinigten Staaten führte, negativ bewertet und in der größeren Prekarität der regionalen Bilanzen. Biden hat eine Änderung der präventiven Haltung der Iraner mit einer Verringerung der Nuklearaktivitäten gefordert, im Gegenzug hat der Iran eine erste Reduzierung der Sanktionen als konkretes Zeichen für gute Absichten für die Fortsetzung der Verhandlungen vorgeschlagen. Zu diesem Zweck wird auch die Wiederaufnahme des Dialogs zwischen iranischen Beamten und der Atomforschungsagentur von wesentlicher Bedeutung sein, um die Inspektion von Kernkraftwerken zu erleichtern. Zu diesem Zweck wird ab nächstem April eine Reihe von Sitzungen beginnen, um gemeinsam die Regeln für Inspektionen festzulegen. In der Zwischenzeit hat der iranische Präsident autonom beschlossen, die Operationen zur Anreicherung von Uran einzustellen, was dazu führte, dass der Misstrauensantrag einiger europäischer Länder gegen den Iran genau bei der Atomagentur zurückgezogen wurde. Die Anzeichen einer Entspannung scheinen auf die Möglichkeit einer praktischen Wiederaufnahme des Abkommens hinzudeuten, auch dank der Impulse des Handelns von Staaten wie Deutschland und Russland, die sich vorgenommen haben, die Situation vor Trumps Aufstieg ins Weiße Haus wiederherzustellen. Die positive Entwicklung konnte jedoch nur durch die Beständigkeit von Biden oder auf jeden Fall eines Demokraten im höchsten US-Büro garantiert werden. Wie durch Trumps absurdes Verhalten tatsächlich gezeigt wurde, hatte der einseitige Rücktritt vom Abkommen keine Sanktion zur Folge, für die dieser Rückzug durchgeführt wurde, was gegen die Unterschrift und die von ihm eingegangenen Verpflichtungen verstieß, ohne dass ein festgestellter Verstoß Teherans, sondern nur für eine andere politische Bewertung des Abkommens selbst. Diese Situation kann daher eine vierjährige Aufrechterhaltung der Vereinbarung garantieren, kann jedoch die mit Trump eingetretene Situation nicht verhindern. Trotz dieser Überlegungen, die auf jeden Fall berücksichtigt werden müssen, wird es in dieser Zeit notwendig sein, einen anderen Ansatz mit dem Iran zu bevorzugen, damit seine Wirtschaft wachsen kann, um die Schaffung eines Netzwerks von Beziehungen zu fördern diplomatisch und kommerziell, in der Lage, eine andere Sichtweise der Iraner auf die Atomwaffe zu garantieren. Wenn Teheran während dieses Zeitraums an der Achtung der Nichtverbreitung von Atomwaffen festhält, wird es eine ausreichende Glaubwürdigkeit erreichen, um selbst angesichts einer Wiederwahl von Trump oder einem seiner Emulatoren keinen einseitigen Rückzug zu provozieren. Während erhebliche Unterschiede und Kontraste in der Außenpolitik zum Westen bestehen bleiben, muss das Ziel, in einer so heiklen Region der Welt keine neue Atombombe zu haben, mit absoluter Priorität erreicht werden.

Les États-Unis sont sur le point de rentrer dans l'accord nucléaire iranien

 Le traité nucléaire iranien, signé en 2015 par l'Iran, l'Union européenne, l'Allemagne et les membres permanents des Nations Unies: États-Unis, Chine, France, Angleterre et Russie, visait à empêcher la prolifération des armes nucléaires en République islamique, garantissant Téhéran moins de pression des sanctions économiques déjà imposées par Washington. Avec l'élection de Trump, les États-Unis ont inversé leur comportement en adoptant l'abandon unilatéral du traité, avec le rétablissement consécutif de nouvelles sanctions énergétiques et financières contre l'Iran et contre ceux qui auraient maintenu des relations commerciales avec Téhéran. Le changement d'attitude américain, conditionné par la proximité stratégique de Trump avec Israël et l'Arabie saoudite, a été caractérisé par la stratégie dite de pression maximale, qui, selon l'ancien président des États-Unis, aurait dû conduire à l'élimination de la volonté de posséder des armes nucléaires iraniennes., grâce à une politique de sanctions plus sévère. En réalité, Téhéran, bien que soumis à une situation particulièrement lourde du fait de la hausse de l'inflation, de la dépréciation de sa monnaie et d'une grave récession, provoquée par l'attitude de la Maison Blanche, a engagé une politique d'enrichissement de l'uranium, la technologie, qui, bien qu’elle n’ait pas encore pu aboutir à la création de la bombe atomique, a suscité de sérieuses appréhensions, tant au niveau régional que mondial. L'échec de la stratégie américaine de Trump et de ses alliés israéliens et saoudiens comprenait également l'augmentation du niveau de tension causé par les attaques au cours desquelles des personnalités iraniennes impliquées dans des programmes de recherche pour l'enrichissement d'uranium sont mortes. Le nouveau président américain Biden, dès la campagne électorale, a inclus dans son programme de politique étrangère la possibilité de la rentrée des États-Unis dans l'accord nucléaire iranien, évaluant négativement les conséquences de la sortie qui a abouti à un isolement international des États-Unis. et dans la plus grande précarité des équilibres régionaux. Biden a appelé à un changement d'attitude préventive des Iraniens, avec une réduction de l'activité nucléaire, en échange de quoi l'Iran a proposé une première réduction des sanctions, signe tangible de bonnes intentions pour la poursuite des négociations. À cette fin, la reprise du dialogue entre les responsables iraniens et l'Agence de recherche atomique sera également essentielle pour faciliter les inspections des centrales nucléaires; à cette fin, une série de réunions débutera à partir d'avril prochain pour établir mutuellement les règles des inspections; en attendant, le président iranien a décidé de manière autonome de suspendre les opérations d'enrichissement d'uranium, ce qui a conduit au retrait de la motion de censure de certains pays européens contre l'Iran, précisément à l'Agence atomique. Les signes de détente semblent indiquer la possibilité d'une reprise pratique de l'accord, grâce également à l'impulsion de l'action d'États tels que l'Allemagne et la Russie, qui se sont engagés à rétablir la situation avant l'arrivée de Trump à la Maison Blanche. cependant, le développement positif ne pouvait être garanti que par la permanence de Biden ou en tout cas d'un démocrate dans la plus haute fonction américaine. Comme le démontre en effet le comportement absurde de Trump, le retrait unilatéral de l'accord n'a entraîné aucune sanction pour laquelle ce retrait a eu lieu, contrevenant à la signature et aux engagements pris par le sien, sans violation avérée de Téhéran, mais uniquement pour une évaluation politique différente de l'accord lui-même. Cette situation peut donc garantir quatre ans de maintien de l'accord, mais ne peut empêcher la situation qui s'est produite avec Trump. Malgré cette considération, qu'il faut en tout cas garder à l'esprit, il sera nécessaire de privilégier une approche différente avec l'Iran dans cette période, permettant à son économie de croître, afin de favoriser la création d'un réseau de liens, à la fois diplomatique et commercial, capable de garantir une manière différente de considérer l'arme atomique par les Iraniens. Si Téhéran adhère au respect de la non-prolifération nucléaire tout au long de cette période, il obtiendra une crédibilité suffisante pour ne pas provoquer un retrait unilatéral, même face à une réélection de Trump ou de l'un de ses émulateurs. S'il reste des différences et des contrastes substantiels dans la politique étrangère avec l'Occident, l'objectif de ne pas avoir de nouvelle bombe atomique dans une région si délicate du monde doit être atteint avec une priorité absolue.

Os EUA estão perto de entrar novamente no acordo nuclear iraniano

 O tratado nuclear iraniano, assinado em 2015 pelo Irã, União Europeia, Alemanha e os membros permanentes das Nações Unidas: EUA, China, França, Inglaterra e Rússia, tinha como objetivo impedir a proliferação de armas nucleares na República Islâmica, garantindo Teerã menos pressão das sanções econômicas já impostas por Washington. Com a eleição de Trump, os EUA reverteram seu comportamento ao adotar o abandono unilateral do tratado, com a conseqüente reintegração de novas sanções energéticas e financeiras contra o Irã e contra aqueles que teriam mantido relações comerciais com Teerã. A mudança de atitude americana, condicionada pela proximidade estratégica de Trump com Israel e Arábia Saudita, caracterizou-se pela chamada estratégia de pressão máxima, que, segundo o ex-presidente dos Estados Unidos, deveria ter levado à eliminação da vontade de possuir armas nucleares iranianas., por meio de uma política de sanções mais dura. Na realidade, Teerã, apesar de estar sujeito a uma situação particularmente pesada devido ao aumento da inflação, à desvalorização de sua moeda e a uma forte recessão, provocada pela atitude da Casa Branca, empreendeu uma política de enriquecimento de urânio, desenvolvendo um a tecnologia, que, embora ainda não tenha conseguido chegar à criação da bomba atômica, tem gerado sérias apreensões, tanto regional quanto globalmente. O fracasso da estratégia americana de Trump, e de seus aliados israelenses e sauditas, também incluiu o aumento do nível de tensão causado pelos ataques em que morreram personalidades iranianas envolvidas em programas de pesquisa para enriquecimento de urânio. O novo presidente americano Biden, desde a campanha eleitoral, incluiu em seu programa de política externa a possibilidade da reentrada dos Estados Unidos no acordo nuclear iraniano, avaliando negativamente as consequências da saída que resultou no isolamento internacional dos Estados Unidos e na maior precariedade dos saldos regionais. Biden pediu uma mudança na atitude preventiva dos iranianos, com a redução da atividade nuclear, em troca da qual o Irã propôs uma primeira redução das sanções, como um sinal tangível de boas intenções para a continuação das negociações. Para tanto, a retomada do diálogo entre as autoridades iranianas e a Agência de Pesquisa Atômica também será essencial para facilitar as inspeções das usinas nucleares; para tanto, terá início uma série de reuniões a partir de abril próximo para estabelecer mutuamente as regras de fiscalização; entretanto, o presidente iraniano decidiu de forma autônoma suspender as operações de enriquecimento de urânio, o que levou à retirada da moção de censura de alguns países europeus contra o Irã, justamente na Agência Atômica. Os sinais de détente parecem indicar a possibilidade de uma retomada prática do acordo, graças também ao ímpeto da ação de Estados como Alemanha e Rússia, que se propuseram a restaurar a situação anterior à ascensão de Trump à Casa Branca. no entanto, o desenvolvimento positivo só poderia ser garantido pela permanência de Biden ou, em qualquer caso, de um democrata no cargo mais alto dos Estados Unidos. Conforme demonstrado, de fato, pelo comportamento absurdo de Trump, a retirada unilateral do acordo não acarretou qualquer sanção a que essa retirada efetuou, contrariando a assinatura e os compromissos assumidos por ele mesmo, sem violação apurada por Teerã, mas apenas para uma avaliação política diferente do próprio acordo. Essa situação, portanto, pode garantir quatro anos de manutenção do acordo, mas não pode evitar a situação que surgiu com Trump. Apesar desta consideração, que em todo o caso deve ser tida em consideração, será necessário privilegiar uma abordagem diferenciada com o Irão neste período, permitindo o crescimento da sua economia, de forma a favorecer a criação de uma rede de laços, ambos diplomática e comercial, capaz de garantir uma forma diferenciada de encarar a arma atômica pelos iranianos. Se Teerã aderir ao respeito pela não proliferação nuclear ao longo desse período, alcançará credibilidade suficiente para não provocar uma retirada unilateral, mesmo em face de uma reeleição de Trump ou de um de seus emuladores. Embora permaneçam diferenças e contrastes substanciais na política externa com o Ocidente, o objetivo de não ter uma nova bomba atômica em uma região tão delicada do mundo deve ser alcançado com prioridade absoluta.