欧州における戦争の継続や中東の深刻な不安定化など、世界の地政学における米国の思惑の変化によって生じた、深刻な国際的不確実性の現状において、中国は習近平国家主席への忠誠心を高め、国際政治における中国の影響力を高めるための確固たる姿勢を確立することを目指し、内部再編を進めている。支配階級の見解を統一する必要性は、軍高官や党幹部を最高レベルから最低レベルまで巻き込んだ一連の内部弾圧を通じて追求されている。中国軍人に対する捜査は中華人民共和国において常態化しており、規律違反の容疑に基づいている。実際には、これらは常に党の指示への不服従を理由としており、近年の二人の高官の解任事件も目新しいものではない。習近平は、党の指示への遵守を損なわず、戦闘方法に及ぼす潜在的な影響を回避するために、絶対的な忠誠を求めている。しかしながら、これらの規定は、中国軍への潜在的な悪影響について誤解を招くべきではありません。長期的には、台湾侵攻の可能性に大きく影響する軍幹部の交代は、より強固な政治的思想の浸透、ひいては軍の忠誠心向上への投資となることは間違いありません。中国の軍備投資はますます巨額化していることを念頭に置く必要があります。海軍は、2035年までに空母を9隻に増強する拡張計画を策定しており、核兵器の増強は2030年までに少なくとも1000発に達する見込みです。これらの動きは、アメリカがヨーロッパ領土から撤退し、中国の海域、シーレーン、台湾、韓国、そして日本の防衛に軍事的重点を置く動きを加速させる可能性があります。軍事面におけるアメリカの姿勢は特に厳しいものですが、政治社会や市民社会に対する姿勢も同様に厳しいものです。 2025年には、100万人以上が正式に汚職容疑で捜査を受けました。これは中国の政治構造において依然として根強く残る現象ですが、政治的不正行為が隠蔽されることも少なくありません。こうした不正行為は、主に様々なレベルにおける反対意見の表れと解釈されるべきです。2025年の捜査対象者数は、習近平が2012年に権力を握って以来、最多であり、わずか2年前と比べて60%増加したことは特に顕著です。特に注目すべき点は、現在中国は権力闘争を経験しているのではなく、捜査対象者の数が、共産党が国内の厳格な規律を維持するための、ますます強固な努力と関連しているということです。これは、国家主席の強い指示に基づき、最も忠実な側近を通じて推し進められている戦術ではないかと疑わずにはいられません。習近平は国内で不意を突かれることを避け、国内の状況をますます強固なものにすることで、国際的な課題に容易に対処できるようにしようとしているという印象を受けます。これは可能性ではなく、西側諸国が中国と何らかの関係を築く前に慎重に評価しなければならない確実なことだ。中国は今後ますます一枚岩となり、それを覆すのは非常に困難になるだろう。
Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
mercoledì 4 febbraio 2026
كيف تستعد الصين على الصعيد الداخلي لمواجهة التحديات الدولية؟
في ظل المناخ الحالي من عدم اليقين الدولي العميق، الناجم عن تغير نوايا الولايات المتحدة بشأن الجغرافيا السياسية العالمية، بما في ذلك اندلاع الحرب في أوروبا وعدم الاستقرار الشديد في الشرق الأوسط، تسعى الصين إلى إعادة تنظيم داخلي يهدف إلى تعزيز ولائها لرئيسها شي جين بينغ، لضمان موقف صيني راسخ قادر على زيادة نفوذها في السياسة العالمية. ويجري العمل على توحيد آراء الطبقات الحاكمة من خلال سلسلة من الحملات الداخلية، تشمل مسؤولين عسكريين رفيعي المستوى ومسؤولين حزبيين من أعلى المستويات إلى أدناها. إن تاريخ التحقيقات مع أفراد الجيش الصيني أمرٌ معتاد في جمهورية الصين الشعبية، ويستند إلى اتهامات بمخالفات تأديبية؛ في الواقع، لطالما كانت هذه الحالات تتعلق بالعصيان لتوجيهات الحزب، والحالات الأخيرة، التي شملت فصل اثنين من كبار الجنرالات، ليست بجديدة: إذ يتطلب شي جين بينغ ولاءً مطلقًا لتجنب المساس بالالتزام بتوجيهات الحزب وما قد يترتب على ذلك من عواقب على أساليب القتال المحتملة. مع ذلك، لا ينبغي لهذه الأحكام أن تضللنا بشأن أي تأثير سلبي محتمل على القوات المسلحة الصينية. فمن المؤكد أن التغييرات في قيادة الجيش، على المدى البعيد، والتي تُعدّ عاملاً أساسياً في أي غزو محتمل لتايوان، تُمثل استثماراً في مزيد من التلقين السياسي، وبالتالي في تعزيز ولاء القوات المسلحة. ويجب التذكير بأن الاستثمارات الصينية في التسلح تتزايد بشكل ملحوظ: فقد وضعت البحرية خططاً توسعية من شأنها أن ترفع عدد حاملات الطائرات الصينية إلى تسع بحلول عام 2035، وسيصل نمو ترسانتها النووية إلى ألف رأس حربي على الأقل بحلول عام 2030. وقد تُعزز هذه التطورات انسحاب الولايات المتحدة من الأراضي الأوروبية للتركيز عسكرياً على البحار الصينية، والدفاع عن الممرات البحرية، وتايوان، وكوريا الجنوبية، واليابان. وبينما يتسم الموقف العسكري بالصرامة الشديدة، فإن موقف الصين تجاه المجتمع السياسي والمدني لا يقل صرامة. في عام 2025، خضع أكثر من مليون شخص للتحقيق رسميًا بتهم الفساد، وهي ظاهرة لا تزال متفشية في النسيج السياسي الصيني، لكنها غالبًا ما تخفي وراءها مخالفات سياسية، والتي يجب تفسيرها في المقام الأول على أنها أشكال من المعارضة على مختلف المستويات. يُعدّ عدد الأشخاص الخاضعين للتحقيق في عام 2025 هو الأعلى منذ تولي شي جين بينغ السلطة في عام 2012، وتُعتبر الزيادة البالغة 60% مقارنةً بالعامين السابقين ذات دلالة بالغة. ومن الملاحظ بشكل خاص أن الصين لا تشهد حاليًا صراعًا على السلطة، بل إن أعداد الأشخاص الخاضعين للتحقيق هذه ترتبط بجهود الحزب الشيوعي المتزايدة الحزم للحفاظ على انضباط صارم في البلاد. ولا يسع المرء إلا أن يشك في أن هذا تكتيك مُستوحى بشدة من الرئيس ويتم تنفيذه عبر أقرب مساعديه. ويبدو أن شي جين بينغ لا يريد أن يُفاجأ داخليًا، ساعيًا إلى الحفاظ على وضع داخلي متين، وبالتالي القدرة على مواجهة التحديات الدولية دون مزيد من التأخير. هذا ليس احتمالاً، بل حقيقة مؤكدة سيتعين على الغرب تقييمها بعناية قبل إقامة أي علاقة مع الصين، التي ستصبح بشكل متزايد كياناً متجانساً يصعب تقويضه.
mercoledì 21 gennaio 2026
Per l'Unione Europea ultime occasioni per non subire gli scenari di Trump
Lo scenario attuale obbliga l’Europa a profonde riflessioni sul suo ritardo all’interno del panorama globale, dove il gap tra gli obiettivi da raggiungere e quelli fino ad ora acquisiti si sta allargando profondamente. Se l’avanzata del commercio cinese è un fenomeno preoccupante, ma tutto sommato affrontato con strumenti a volte efficaci, il conflitto ucraino e soprattutto l’avvento di Trump hanno provocato una graduale riduzione del ruolo politico europeo, anche sul piano economico, che unito alla divisione politica interna ed alla irrilevanza militare, pone l’Unione Europea in una situazione di serio pericolo per il rischio di dissoluzione. Il fattore decisivo è il mutato atteggiamento degli USA, che si pone come avversario avente come principale obiettivo proprio la divisione dell’Unione, per evitare di avere a che fare con un soggetto coeso. Prima la minaccia dei dazi, poi l’atteggiamento ondivago sulla guerra ucraina ed infine la minaccia esplicita al territorio dell’Unione con il preciso intento di conquistare la Groenlandia, forse usando anche mezzi militari. Deve essere specificato, senza pericolo di smentita, che l’atteggiamento troppo diplomatico e conciliante dell’Unione verso Trump, non ha sortito alcuno degli effetti sperati, ma al contrario, ha favorito l’incremento delle ostilità da parte del presidente degli Stati Uniti, a causa della impressione o della certezza di avere a che fare con un interlocutore debole e diviso. Questo, in parte è vero, ed è a causa della stessa struttura poco flessibile dell’Unione, ancora troppo condizionata dal voto all’unanimità, dalla mancanza di decisioni e legislazione in grado di assicurare un governo capace di superare le singole ragioni statali, in favore di un benessere generale. Per non urtare la Casa Bianca si è sacrificato anche il dialogo con la Cina ed anche il rapporto con Mosca, incapace di sanzionare seriamente il Cremlino, mediante l’impiego delle riserve russe presenti in Europa, ha messo l’Unione in uno stato di debolezza. Ma l’atteggiamento dello Casa Bianca, che è il fattore peggiore per l’Unione, poteva essere previsto, fin dalla presidenza Obama, l’interesse USA si è maggiormente focalizzato sull’oriente e la prima presidenza Trump e l’ultima campagna elettorale presidenziale, avevano presentato delle pericolose avvisaglie sul possibile nuovo atteggiamento americano. Non si è voluto mettere in atto una autonomia in grado di consentire una emancipazione, seppure in un quadro di alleanza, dall’alleanza con gli Stati Uniti. Il mancato sviluppo di una indipendenza militare, sostenuto da una adeguata presenza di una industria bellica europea, permette ancora l’attuale sudditanza a Washington, mentre sul piano internazionale l’Unione appare troppo titubante su potenziali e più strette alleanze con partner altrettanto interessanti a sottrarsi al giogo americano come Australia, Giappone, Corea del Sud. Altrettanto necessario è ristabilire gli stretti legami con il Regno Unito, per cercare il rientro di Londra all’interno dell’Unione, così come è necessario coinvolgere il Canada come membro di Bruxelles, per allargare i confini dell’Unione oltreoceano e sul confine americano. Simili alleanze potrebbero attrarre investimenti in grado di sviluppare industrie ad alto contenuto tecnologico tali da rendere l’indipendenza dagli USA una realtà in grado di contrastare le volontà di subire dazi sui propri prodotti, anche per l’ampio territorio dove creare aree di scambio quasi del tutto impermeabili agli influssi americani ed anche cinesi. Certo l’elemento necessario, nel territorio europeo in grado di assicurare una spinta verso questa situazione consiste nella progressiva cessione di sovranità, specialmente su alcune materie decisive, come la politica estera e quindi militare, ed anche su parti della politica industriale dei singoli stati. In cambio si potrà avere la capacità di giocare un ruolo da grande potenza su di ogni scenario internazionale e favorire gli ideali democratici trattando al pari delle grandi potenze, senza subire minacce e situazioni svantaggiose, come sembra che l’immediato assicuri di verificarsi.
For the European Union, these are the last chances to avoid Trump's scenarios.
The current scenario forces Europe to deeply reflect on its lag in the global landscape, where the gap between the objectives to be achieved and those achieved so far is widening dramatically. While the advance of Chinese trade is a worrying phenomenon, albeit one that has been addressed with sometimes effective tools, the Ukrainian conflict and especially the rise of Trump have led to a gradual reduction in Europe's political role, including economic policy. This, combined with internal political division and military irrelevance, places the European Union in a serious position of dissolution. The decisive factor is the changing posture of the United States, which positions itself as an adversary whose primary objective is precisely the division of the Union, to avoid dealing with a cohesive entity. First the threat of tariffs, then the wavering stance on the Ukrainian war, and finally the explicit threat to the Union's territory with the specific intent of conquering Greenland, perhaps even using military means. It must be stated, without fear of contradiction, that the Union's overly diplomatic and conciliatory attitude toward Trump has not achieved any of the desired effects. On the contrary, it has fueled increased hostility on the part of the US president, due to the impression or certainty that he is dealing with a weak and divided partner. This is partly true, and is due to the Union's inflexible structure, still too conditioned by unanimity, and the lack of decisions and legislation capable of ensuring a government capable of transcending individual interests in favor of the general well-being. To avoid offending the White House, dialogue with China has also been sacrificed, as has relations with Moscow, incapable of seriously sanctioning the Kremlin, through the use of Russian reserves in Europe, leaving the Union in a state of weakness. But the White House's stance, which is the worst factor for the Union, could have been foreseen. Ever since the Obama presidency, US interests have increasingly focused on the East, and the first Trump presidency and the latest presidential election campaign had presented dangerous warnings of a possible new American stance. There has been no desire to implement an autonomy capable of allowing emancipation, even within the framework of an alliance, from the alliance with the United States. The failure to develop military independence, supported by an adequate presence of a European war industry, still allows for the current subservience to Washington, while internationally, the Union appears too hesitant about potential and closer alliances with partners equally interested in escaping the American yoke, such as Australia, Japan, and South Korea. Equally necessary is reestablishing close ties with the United Kingdom to seek London's return to the Union, just as it is necessary to involve Canada as a member of Brussels to expand the Union's borders overseas and on the American border. Such alliances could attract investments capable of developing high-tech industries, making independence from the US a reality that could counteract the desire to impose tariffs on its products, also due to the vast territory available to create trading areas almost completely impervious to American and even Chinese influence. Certainly, the necessary element within Europe to ensure a push toward this situation is the progressive relinquishment of sovereignty, especially over certain crucial matters, such as foreign and therefore military policy, and also over aspects of individual states' industrial policy. In exchange, this would enable the ability to play a major power role in every international arena and promote democratic ideals by dealing on an equal footing with major powers, without facing threats and disadvantages, as the immediate future seems certain to bring.
Para la Unión Europea, estas son las últimas oportunidades para evitar los escenarios de Trump.
El escenario actual obliga a Europa a reflexionar profundamente sobre su rezago en el panorama global, donde la brecha entre los objetivos a alcanzar y los alcanzados hasta la fecha se amplía drásticamente. Si bien el avance del comercio chino es un fenómeno preocupante, aunque se ha abordado con herramientas en ocasiones eficaces, el conflicto ucraniano y, en especial, el ascenso de Trump han provocado una reducción gradual del papel político de Europa, incluida la política económica. Esto, sumado a la división política interna y la irrelevancia militar, coloca a la Unión Europea en una grave situación de disolución. El factor decisivo es el cambio de postura de Estados Unidos, que se posiciona como un adversario cuyo objetivo principal es precisamente la división de la Unión, para evitar tratar con una entidad cohesionada. Primero, la amenaza de aranceles, luego, la postura vacilante sobre la guerra en Ucrania, y finalmente, la amenaza explícita al territorio de la Unión con la intención específica de conquistar Groenlandia, quizás incluso utilizando medios militares. Cabe afirmar, sin temor a equivocarse, que la actitud excesivamente diplomática y conciliadora de la Unión hacia Trump no ha logrado ninguno de los efectos deseados. Por el contrario, ha alimentado una mayor hostilidad por parte del presidente estadounidense, debido a la impresión o certeza de que está tratando con un socio débil y dividido. Esto es en parte cierto, y se debe a la estructura inflexible de la Unión, todavía demasiado condicionada por la unanimidad, y a la falta de decisiones y legislación capaces de garantizar un gobierno capaz de trascender los intereses individuales en favor del bienestar general. Para no ofender a la Casa Blanca, también se ha sacrificado el diálogo con China, al igual que las relaciones con Moscú, incapaz de sancionar seriamente al Kremlin, mediante el uso de las reservas rusas en Europa, dejando a la Unión en un estado de debilidad. Pero la postura de la Casa Blanca, que es el peor factor para la Unión, era previsible. Desde la presidencia de Obama, los intereses estadounidenses se han centrado cada vez más en Oriente, y la primera presidencia de Trump y la última campaña electoral presidencial habían presentado peligrosas advertencias sobre una posible nueva postura estadounidense. No ha habido ningún deseo de implementar una autonomía capaz de permitir la emancipación, incluso en el marco de una alianza, de la alianza con Estados Unidos. La falta de desarrollo de la independencia militar, respaldada por una presencia adecuada de la industria bélica europea, aún permite la actual sumisión a Washington, mientras que, a nivel internacional, la Unión se muestra demasiado reticente a posibles alianzas más estrechas con socios igualmente interesados en escapar del yugo estadounidense, como Australia, Japón y Corea del Sur. Igualmente necesario es restablecer vínculos estrechos con el Reino Unido para lograr el regreso de Londres a la Unión, así como involucrar a Canadá como miembro de Bruselas para expandir las fronteras de la Unión en el extranjero y en la frontera estadounidense. Dichas alianzas podrían atraer inversiones capaces de desarrollar industrias de alta tecnología, haciendo realidad la independencia de EE. UU., lo que podría contrarrestar el deseo de imponer aranceles a sus productos, también debido al vasto territorio disponible para crear zonas comerciales casi completamente inmunes a la influencia estadounidense e incluso china. Sin duda, el elemento necesario dentro de Europa para asegurar un impulso hacia esta situación es la renuncia progresiva a la soberanía, especialmente en ciertos asuntos cruciales, como la política exterior y, por ende, militar, y también en aspectos de la política industrial de cada estado. A cambio, esto le permitiría desempeñar un papel de potencia importante en todos los ámbitos internacionales y promover los ideales democráticos tratando en pie de igualdad con las grandes potencias, sin enfrentar amenazas y desventajas, como seguramente ocurrirá en el futuro inmediato.
Für die Europäische Union sind dies die letzten Chancen, Trumps Szenarien zu vermeiden.
Das aktuelle Szenario zwingt Europa zu einer tiefgreifenden Selbstreflexion über seinen Rückstand im globalen Kontext. Die Kluft zwischen den angestrebten und den bisher erreichten Zielen vergrößert sich dramatisch. Zwar ist der Vormarsch des chinesischen Handels ein besorgniserregendes Phänomen, dem man jedoch mitunter mit wirksamen Mitteln begegnet ist, doch der Ukraine-Konflikt und insbesondere der Aufstieg Trumps haben zu einer schrittweisen Schwächung der politischen Rolle Europas, einschließlich der Wirtschaftspolitik, geführt. Dies, gepaart mit internen politischen Spaltungen und militärischer Bedeutungslosigkeit, bringt die Europäische Union in eine ernste Lage, die von einer Auflösung bedroht ist. Entscheidend ist die veränderte Haltung der Vereinigten Staaten, die sich als Gegner positionieren, dessen Hauptziel die Spaltung der Union ist, um die Auseinandersetzung mit einem geschlossenen Gebilde zu vermeiden. Zuerst die Drohung mit Zöllen, dann die schwankende Position im Ukraine-Krieg und schließlich die offene Drohung mit Angriffen auf das Territorium der Union mit der konkreten Absicht, Grönland zu erobern, möglicherweise sogar mit militärischen Mitteln. Es muss ohne Widerspruch festgestellt werden, dass die übermäßig diplomatische und versöhnliche Haltung der Union gegenüber Trump keinerlei der gewünschten Ergebnisse erzielt hat. Im Gegenteil, es hat die Feindseligkeit des US-Präsidenten verstärkt, da er den Eindruck oder die Gewissheit hat, es mit einem schwachen und gespaltenen Partner zu tun zu haben. Dies trifft teilweise zu und ist auf die starre Struktur der Union zurückzuführen, die noch immer zu stark von Einstimmigkeit geprägt ist, sowie auf den Mangel an Beschlüssen und Gesetzen, die eine Regierung gewährleisten könnten, die über Einzelinteressen zum Wohle der Allgemeinheit steht. Um das Weiße Haus nicht zu verärgern, wurde auch der Dialog mit China geopfert, ebenso wie die Beziehungen zu Moskau, das nicht in der Lage ist, den Kreml durch den Einsatz russischer Reserven in Europa ernsthaft zu sanktionieren, was die Union schwächt. Doch die Haltung des Weißen Hauses, die für die Union den größten Schaden anrichtet, war vorhersehbar. Seit der Präsidentschaft Obamas konzentrieren sich die US-Interessen zunehmend auf den Osten, und die erste Präsidentschaft Trumps sowie der jüngste Präsidentschaftswahlkampf lieferten bereits beunruhigende Vorzeichen für eine mögliche neue amerikanische Ausrichtung. Es gab bisher kein Bestreben, eine Autonomie zu verwirklichen, die eine Emanzipation vom Bündnis mit den Vereinigten Staaten ermöglichen würde, selbst im Rahmen eines Bündnisses. Das Versäumnis, militärische Unabhängigkeit zu entwickeln, gestützt auf eine ausreichende Präsenz einer europäischen Rüstungsindustrie, ermöglicht weiterhin die gegenwärtige Unterordnung unter Washington. International scheint die Union zu zögerlich gegenüber potenziellen und engeren Bündnissen mit Partnern wie Australien, Japan und Südkorea, die ebenfalls daran interessiert sind, sich vom amerikanischen Joch zu befreien. Ebenso notwendig ist die Wiederherstellung enger Beziehungen zum Vereinigten Königreich, um Londons Rückkehr zur Union zu erreichen, genauso wie die Einbindung Kanadas als Mitglied Brüssels, um die Grenzen der Union in Übersee und an der amerikanischen Grenze zu erweitern. Solche Bündnisse könnten Investitionen anziehen, die die Entwicklung von Hightech-Industrien fördern und die Unabhängigkeit von den USA ermöglichen. Dies könnte dem Wunsch nach Zöllen auf US-Produkte entgegenwirken, auch aufgrund des riesigen Territoriums, das für die Schaffung von Handelszonen zur Verfügung steht, die nahezu vollständig immun gegen amerikanischen und sogar chinesischen Einfluss sind. Die notwendige Voraussetzung für Europa, um diese Entwicklung voranzutreiben, ist zweifellos der schrittweise Verzicht auf Souveränität, insbesondere in entscheidenden Bereichen wie der Außen- und damit auch der Militärpolitik sowie in Aspekten der Industriepolitik einzelner Staaten. Im Gegenzug würde dies die Fähigkeit ermöglichen, in allen internationalen Arenen eine bedeutende Rolle zu spielen und demokratische Ideale zu fördern, indem man auf Augenhöhe mit anderen Großmächten agiert, ohne den Bedrohungen und Nachteilen ausgesetzt zu sein, die die unmittelbare Zukunft mit sich bringen dürfte.
Pour l'Union européenne, ce sont les dernières chances d'éviter les scénarios de Trump.
Le contexte actuel contraint l'Europe à une profonde introspection sur son retard dans le paysage mondial, où l'écart entre les objectifs à atteindre et ceux déjà réalisés se creuse considérablement. Si la progression du commerce chinois constitue un phénomène préoccupant, malgré des mesures parfois efficaces mises en œuvre, le conflit ukrainien et surtout l'ascension de Trump ont entraîné une réduction progressive du rôle politique de l'Europe, y compris sur le plan économique. Ce phénomène, conjugué aux divisions politiques internes et à l'affaiblissement de son influence militaire, place l'Union européenne face à un risque sérieux de dissolution. Le facteur décisif réside dans l'évolution de la position des États-Unis, qui se positionnent comme un adversaire dont l'objectif principal est précisément la division de l'Union, afin d'éviter d'avoir affaire à une entité cohérente. D'abord la menace de droits de douane, puis l'hésitation face à la guerre en Ukraine, et enfin la menace explicite contre le territoire de l'Union, avec l'intention manifeste de conquérir le Groenland, peut-être même par la force. Force est de constater que l'attitude excessivement diplomatique et conciliante de l'Union à l'égard de Trump n'a produit aucun des effets escomptés. Au contraire, cela a alimenté une hostilité accrue de la part du président américain, du fait de l'impression, voire de la certitude, qu'il a affaire à un partenaire faible et divisé. C'est en partie vrai, et cela tient à la structure inflexible de l'Union, encore trop conditionnée par l'unanimité, et à l'absence de décisions et de lois capables de garantir un gouvernement apte à transcender les intérêts individuels au profit du bien commun. Pour ne pas froisser la Maison Blanche, le dialogue avec la Chine a également été sacrifié, de même que les relations avec Moscou, incapable de sanctionner sérieusement le Kremlin, notamment par le recours aux réserves russes en Europe, laissant ainsi l'Union en état de faiblesse. Mais la position de la Maison Blanche, qui est le pire facteur pour l'Union, était prévisible. Depuis la présidence d'Obama, les intérêts américains se sont de plus en plus concentrés sur l'Est, et la première présidence de Trump ainsi que la dernière campagne présidentielle avaient déjà inquiété les États-Unis quant à une possible nouvelle orientation de leur politique étrangère. Il n'y a eu aucune volonté de mettre en œuvre une autonomie permettant de s'émanciper, même au sein d'une alliance, de l'alliance avec les États-Unis. L'incapacité à développer une indépendance militaire, soutenue par une industrie de guerre européenne adéquate, perpétue la soumission actuelle à Washington. Sur le plan international, l'Union semble trop hésitante à nouer des alliances plus étroites avec des partenaires tout aussi désireux de s'affranchir du joug américain, tels que l'Australie, le Japon et la Corée du Sud. Il est tout aussi nécessaire de renouer des liens étroits avec le Royaume-Uni afin d'obtenir le retour de Londres au sein de l'Union, tout comme il est indispensable d'associer le Canada à Bruxelles pour étendre les frontières de l'Union outre-mer et à la frontière américaine. De telles alliances pourraient attirer des investissements capables de développer des industries de haute technologie, rendant ainsi l'indépendance vis-à-vis des États-Unis une réalité et permettant de contrer la volonté d'imposer des droits de douane sur ses produits, notamment grâce à l'immensité du territoire disponible pour créer des zones commerciales quasi imperméables à l'influence américaine, voire chinoise. L'élément indispensable en Europe pour progresser vers cette situation est sans aucun doute l'abandon progressif de la souveraineté, en particulier sur des questions cruciales telles que la politique étrangère, et donc militaire, ainsi que sur certains aspects de la politique industrielle des États membres. En contrepartie, cela permettrait de jouer un rôle de puissance majeure sur toutes les scènes internationales et de promouvoir les idéaux démocratiques en traitant d'égal à égal avec les grandes puissances, sans être confronté aux menaces et aux désavantages que l'avenir immédiat semble inévitablement réserver.