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mercoledì 23 ottobre 2013

Cina ed India si incontrano per sviluppare relazioni più distese

Attraverso la risoluzione dei contrasti derivanti dalle dispute per i rispettivi confini, Cina ed India vogliono normalizzare i loro rapporti, spesso tesi, anche in vista di maggiore collaborazione, sia sul piano economico, che politico. La partita che si gioca tra Nuova Delhi e Pechino potrebbe avere ripercussioni sull’economia mondiale, tramite il volume degli scambi tra i due colossi, ma anche sugli equilibri geopolitici della regione, visto gli argomenti che riguardano, attraverso i due paesi, questioni di rilevanza internazionale. Se i rapporti non erano certamente buoni, a causa delle dispute di confine, che sono in corso fin dal 1962, anno in cui le relazioni tra le due nazioni sono state segnate da un breve conflitto, le recenti reciproche accuse, circa sconfinamenti dei rispettivi eserciti, all’interno dei due territori nazionali, avevano aggravato una situazione che rischiava di scivolare verso la crisi diplomatica. Anche perché la delimitazione delle frontiere tra Cina ed India è tutt’altro che definita, giacché Pechino rivendica circa 90.000 chilometri quadrati, situati nello stato indiano orientale di Arunachal Pradesh, mentre Nuova Delhi sostiene che la Cina occuperebbe 38.000 chilometri quadrati di suolo indiano presso l’Himalaya occidentale. Per queste ragioni ha stupito il clima cordiale in cui si è verificato l’incontro tra le delegazioni dei due paesi in occasione della visita ufficiale del primo ministro indiano Manmohan Singh. Il viaggio diplomatico ha proprio lo scopo di accelerare la soluzione delle dispute di confine ed aumentare il commercio. Sulla questione dei territori contesi una risoluzione è stata cercata diverse volte, senza avere mai avuto uno sbocco, mentre per quanto riguarda gli sconfinamenti delle forze armate, si è convenuto, tramite l’accordo raggiunto, della necessità che tali episodi non si ripetano, ma anzi, che i due eserciti collaborino alla lotta la contrabbando ed al terrorismo, attraverso un costante contatto tra i rispettivi ufficiali, anche attraverso riunioni periodiche. In questo clima positivo si sono registrati i presupposti per fare aumentare le relazioni economiche, in modo tale che i due stati possano ottenere un reciproco guadagno. Attualmente vi è uno squilibrio degli scambi commerciali tra Cina ed India a tutto vantaggio della prima, che è il maggior partner economico della seconda. Gli scambi tra i due paesi sono stati di 49.230 milioni di euro, ma il deficit dell’India rispetto a Pechino è di 29.950 milioni di euro, mentre dieci anni prima era soltanto di 784 milioni di euro. Questi dati indicano come il paese indiano dipenda sempre di più, per quanto riguarda il commercio, con il paese cinese. Per colmare questo gap, gli accordi bilaterali prevedono una cooperazione estesa a diversi settori, quali le infrastrutture, l’energia, l’agricoltura e la tecnologia. Chiaramente questo sviluppo, anche commerciale, sarà sostenuto da robusti investimenti, che dovrebbero portare gli scambi tra le due nazioni ad un volume di circa 100.000 milioni di dollari. Si tratta di un piano ambizioso, che serve alla Cina per trovare nuovi sbocchi per i suoi prodotti, in un mercato potenzialmente enorme e per l’India l’occasione di aumentare il suo tessuto produttivo grazie alla liquidità ed alle conoscenze dei cinesi. Ma questi accordi hanno anche una valenza per la politica interna dei due paesi, intanto la collaborazione sul tema del terrorismo per la Cina significa trovare un alleato contro le minoranze musulmane, molto attive nella zona sud occidentale del paese, mentre per il ministro indiano Singh, ottenere accordi con il colosso cinese, che possono portare dei vantaggi all’India, significa contraddire l’opposizione, che ha accusato più volte il governo di mantenere un atteggiamento troppo accondiscendente con la Cina. Una delle ragioni per cui Pechino è invisa a gran parte dell’opinione pubblica indiana è la stretta collaborazione con il Pakistan, storico nemico indiano: tramite questi accordi Singh può dire di avere scalfito l’alleanza tra la Cina ed Islamabad ed essersi inserito nei rapporti privilegiati con il governo cinese. In realtà questo non è del tutto vero, si tratta di una partita a scacchi dove la Cina mantiene un atteggiamento sornione pronta a guadagnare da ogni occasione che gli si presenta. Peraltro tra i due paesi esiste anche un ulteriore elemento di profonda discordia, rappresentato dalla presenza del Dalai Lama sul suolo indiano, dove è ospitato dopo la fuga dal Tibet. Le pulsioni indipendentiste della regione himalayana, rappresentano per Pechino sempre una grande fonte di preoccupazione, anche per il grande riverbero che assumono nei paesi occidentali, tuttavia in questa occasione, durante gli incontri bilaterali, l’argomento non pare sia stato sfiorato.

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