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venerdì 11 ottobre 2013

La Corea del Nord propone una federazione con la Corea del Sud

La Corea del Nord rilancia una vecchia proposta di unificazione dei due stati della penisola coreana in una forma federativa, dove possano convivere i due sistemi politici delle due nazioni. Questa federazione, secondo Pyongyang, dovrebbe permettere la coesistenza pacifica di una democrazia elettiva, fondata su di una economia liberale, con uno stato comunista ereditario. Si tratterebbe evidentemente di un esperimento politico inedito, che non potrebbe che suscitare il massimo interesse per i cultori della materia, ma che avrebbe ben poche possibilità di conciliare due sistemi totalmente agli antipodi. La proposta nordcoreana non è però così astrusa come sembra, perché è dettata da oggettive condizioni di necessità e si inquadra negli incontri tra i due stati per permettere gli incontri tra le famiglie coreana separate dal 1948. Questa proposta mira, innanzitutto, a combattere sul piano politico, l’incessante attività della premier sudcoreana Park Geun-Hye, che punta ad una riunificazione dei due paesi, sotto la democrazia di Seul. Pyongyang ha avvertito questo pericolo in modo concreto, a causa della particolare debolezza della sua economia, ed ha accusato la Corea del Sud di tramare per abbattere il sistema politico comunista, vigente nella Corea del Nord, anche attraverso l’aiuto di potenze straniere. Non è difficile identificare in queste potenze straniere gli Stati Uniti, che sono il maggiore alleato di Seul e che vedrebbero in maniera favorevole una unificazione che permetterebbe, tra l’altro, di eliminare in modo pacifico, il regime nordcoreano, che costituisce sempre una incognita pericolosa nello scacchiere mondiale in quanto detentore dell’arma atomica. Ma nella proposta nordcoreana non vi è solo un tentativo di contrasto all’azione politica di Seul, quanto una reale necessità di risollevare una situazione economica disastrosa, che ha portato il paese più volte alle prese con carestie alimentari. Le sanzioni economiche a cui Pyongyang è sottoposta proprio per la questione nucleare, hanno gettato il paese in uno stato di estrema miseria e la strada della soluzione federale potrebbe aprire a nuove possibilità positive per l’economia nordcoreana. Probabilmente nella Corea del Nord pensano che una riunione dei due paesi, seppure in una forma federale, che mantenga vigenti i due ordinamenti, possa favorire una ripresa economica. In effetti vi è già una esperienza comune in campo economico, costituita dalla zona produttiva costituita in territorio nordcoreano ma utilizzata da imprese del sud, grazie al basso costo della manodopera fornita proprio da Pyongyang. Resta però difficile credere che Seul possa accettare una collaborazione stretta con uno stato con il quale non è neppure in vigore un trattato di pace e che presenta un sistema politico totalmente alternativo al proprio; su queste basi, del resto, si muove la strategia sudcoreana per cercare una riconciliazione tra i due stati, dove la condizione necessaria per potere soltanto intavolare una trattativa è il cambiamento politico della Corea del Nord, un requisito che Pyongyang non può accettare nel suo sistema bloccato. La proposta nordcoreana deve essere comunque considerata un segnale positivo nel quadro di tensione, talvolta sfociata in episodi che hanno portato sull’orlo della guerra, che ha condizionato i rapporti tra i due stati fin dal 1948 e dove gli abitanti dei due stati sono accomunati da origini ed etnia medesimi.

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