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lunedì 21 ottobre 2013
La Merkel vuole cambiare i trattati dell'Unione Europea
Nei piani della Cancelliera Merkel, la politica estera relativa all’Unione Europea coincide con la politica interna tedesca. L’intenzione di rivedere i trattati europei, impostandoli verso una direzione, che sappia coniugare una maggiore integrazione con un controllo più pressante sulle finanze dei 28 paesi che compongono l’Unione, prelude ad un ancora maggiore potere di indirizzo da affidare alla Germania, quale socio forte dell’organizzazione sovranazionale del vecchio continente. Utilizzando la presenza, oggettiva, della crisi, cui, però, le mancate soluzioni sono dovute anche all’eccessivo rigore imposto da Berlino, la Merkel, con le sue intenzioni, sembra anteporre le esigenze tedesche a quelle degli altri partner europei, cui divergono sulla base di esigenze profondamente differenti. Se, infatti, la Germania ha bisogno del rigore economico, perché non necessita di politiche espansive, in quanto la sua economia gode di buona salute, gli altri paesi, soprattutto quelli dell’Europa del sud, hanno bisogno di margini di manovra più ampi di quelli imposti dai ferrei parametri di Bruxelles, per rilanciare economie ormai provate dalla carenza di liquidità, sulle quali questi effetti hanno prodotto uno stato di depressione e di recessione economica, che ne ha mandato in crisi i tessuti sociali. Il più grosso rischio è praticamente immediato: le elezioni europee del 2014 potrebbero riempire il parlamento di Bruxelles di movimenti e partiti contrari all’unione dei paesi europei, provocando un cortocircuito internazionale. Se l’antidoto a questa eventualità, tutt’altro che remota, è basato su di una maggiore integrazione, tramite il rafforzamento delle istituzioni comuni e l’armonizzazione delle politiche fiscali europee, sotto il controllo di un Commissario, funzionale soltanto a continuare la politica di eccessiva austerità, portata avanti fino ad ora, gli effetti saranno certamente contrari a quanto desiderato. Dal punto di vista istituzionale il rafforzamento delle istituzioni comunitarie è la logica conseguenza che deve portare agli Stati Uniti Europei, l’obiettivo finale per il quale si è fondata la Comunità Economica Europea, poi diventata Unione Europea, quello che non è condivisibile è costringere le politiche economiche di tutti gli stati membri ad armonizzarsi alla politica economica tedesca. Si è di fronte a rapporti squilibrati, che rischiano di favorire una situazione dove i movimenti anti europeisti registrano sempre maggiori incrementi. Questo timore è condiviso dalla maggior parte degli stati europei, che, proprio a causa del successo dei movimenti contro l’Europa, prediligono una politica di integrazione fatta di piccoli passi, anziché un provvedimento unico, giudicato troppo invasivo. Per limitare le intenzioni della Merkel potrebbe essere utile l’azione del Partito Socialdemocratico tedesco, che sarà il socio obbligato della Cancelliera, nella grande coalizione destinata a governare la Germania. La posizione dei Socialdemocratici tedeschi è allineata su quella dei partiti progressisti europei dell’area dell’euro, che spingono per provvedimenti tesi a favorire maggiori investimenti, tramite la riduzione del rigore fiscale e dell’eccessiva austerità. Questa veduta opposta al partito della Merkel, sarà fonte di negoziati molto duri e serrati, che potrebbero pregiudicare la governabilità della Germania; infatti nonostante il successo elettorale evidente, Angela Merkel, soprattutto dopo il rifiuto dei Verdi, ha assoluta necessità dei socialdemocratici per trovare un esecutivo, capace di governare il paese.
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