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Politica Internazionale
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martedì 22 ottobre 2013
La necessità di regolamentare nel diritto internazionale l'uso dei droni
La denuncia di Amnesty International sulla liceità degli attacchi condotti dalle forze armate degli Stati Uniti, tramite i droni, apparati teleguidati da postazioni remote senza alcun personale umano a bordo, riapre la questione sulla legittimità dell’uso di tale arma, fino a configurare la possibilità di reato di crimine di guerra. Per i militari USA il drone rappresenta un’arma relativamente economica, che assicura una certa precisione e, soprattutto non impiega personale direttamente sul campo, evitando così gli ingenti costi di addestramento e di esercizio e le possibili perdite umane, che hanno tanto riflesso sui sentimenti dell’opinione pubblica. Tuttavia quello che è il alto debole dell’armamento è costituito dalla valutazione dell’obiettivo, che l’operatore, o il suo superiore, fanno seduti in comode postazioni a migliaia chilometri di distanza. Spesso questa valutazione, circa la reale pericolosità dell’obiettivo è totalmente errata e provoca la morte di civili inermi, che hanno solo la sfortuna di essere scambiati per terroristi. Questi incidenti, secondo l’organizzazione umanitaria, starebbero crescendo in maniera considerevole, soprattutto nella zona tribale del Waziristan, situata nel nord-ovest del Pakistan, ma sarebbero avvenuti anche in altri teatri di guerra, tra cui lo Yemen. Il problema maggiore è relativo all’inquadramento di questi atti di guerra all’interno del diritto internazionale, infatti la mancanza di trasparenza della condotta americana non permette una azione, anche in via ipotetica, di perseguimento del reato da parte dei tribunali internazionali. Su queste modalità di attacco militare gli Stati Uniti calano un livello di segretezza impenetrabile, che non consente di risalire ai responsabile e quindi, per lo stato delle vittime o per i loro parenti, risulta impossibile ottenere giustizia. Infatti non risulta che alcun funzionario statunitense sia mai stato perseguito per gli errori compiuti dai droni, in ambito internazionale. Eppure gli USA sono consci del problema: il Presidente Obama, fin dal maggio 2013 aveva promesso una maggiore trasparenza sull’uso di queste armi micidiali, promessa che non è ancora stata mantenuta, lasciando inalterate le modalità di intervento degli apparati teleguidati. La questione è che il diritto internazionale non si è ancora adeguato alle innovazioni tecnologiche in campo militare ed al loro utilizzo, così come risulta ancora nebulosa la regolamentazione dei conflitti asimmetrici, quelli, cioè, tra stati sovrani ed organizzazioni paramilitari, espressione di movimenti terroristici. In queste lacune si inseriscono le azioni compiute con i droni, che non permettono una reale persecuzione di quelli che possono essere definiti incidenti collaterali: l’individuazione errata degli obiettivi, che provoca la morte dei civili innocenti. Questo aspetto, che è centrale nella denuncia di Amnesty International, non viene mai ammesso dagli Stati Uniti, che si limitano ad ammettere di avere sempre colpito terroristi. Inoltre Washington, avrebbe il supporto di altre potenze in queste azioni, infatti si sospetta della collaborazione di stati come il Regno Unito, l’Australia e la Germania. Se ciò fosse vero la necessità di dare una regolamentazione internazionale all’uso di queste armi, sarebbe ancora più pressante per il numero di soggetti coinvolti. Non è poi da trascurare l’aspetto di urgenza, per colmare questa lacuna del diritto internazionale, dovuto al relativo basso costo dei droni, che induce a prevedere una diffusione di questi armamenti su scala sempre maggiore, con il rischio che anche formazioni terroristiche ne possano essere equipaggiate. Se si possono comprendere, ma non condividere, le ragioni attuali degli Stati Uniti ad essere restii ad affrontare l’argomento in una sede istituzionale, come l’ONU, per l’importanza dei fattori sopra descritti, che ne determinano un uso sempre più massiccio, deve essere anche considerato l’aspetto di illegalità conclamata, quando gli obiettivi sono errati ed anche gli aspetti emotivi che suscitano nella pubblica opinione, che possono diventare ostacoli di non facile gestione. Infine l’elevato numero di vittime che i droni provocano, non possono restare impunite, nel quadro di una lotta al terrorismo, che, appare sempre più provocare gli stessi effetti degli attentati: la morte di tanti civili.
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