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martedì 22 ottobre 2013

Riprendono i negoziati per l'ammissione della Turchia nella UE

Il più lento negoziato per entrare a fare parte dell’Unione Europea, quello dell’ammissione della Turchia, verrà ripreso nel prossimo mese di Novembre. Il paese turco è ufficialmente candidato fin dal 1999, ma ostacoli di diversa natura, ultimo fra i quali la recente repressione subita dai manifestanti di Istanbul, che sono scesi in piazza per difendere i diritti civili. Proprio a causa di questi fatti, i negoziati, che dovevano riprendere lo scorso giugno, furono sospesi, sotto la pressione particolare della Germania. La volontà delle istituzioni di Bruxelles pare essere quella di includere la Turchia entro l’Unione Europea, vedendo questa ammissione come una opportunità sia economica, il paese turco è in grande crescita, sia geopolitica, per portare sotto le insegne europee la grande influenza che Ankara ha sul mondo arabo e per come la UE debba essere un punto fermo per le riforme del paese. Tuttavia i dubbi maggiori riguardano i singoli stati europei, che trovano ancora elementi, presenti nello stato turco, non conformi a quanto previsto dai requisiti di ammissione nell’Unione. A parte le resistenze della Grecia, storico avversario della Turchia, le problematiche riguardano l’effettiva democratizzazione dello stato turco, soprattutto in relazione ai diritti civili: la giustizia, la libertà e la sicurezza. I recenti fatti repressivi hanno, appunto, alimentato le domande circa la reale attinenza ai valori europei della Turchia. Una corrente di pensiero è però incline a favorire l’integrazione, poiché grazie a questa si crede che possa favorire un processo più veloce di effettiva democratizzazione. A preoccupare non poco, specialmente le forze più conservatrici, è l’impatto di un paese di 76 milioni di abitanti, fondamentalmente musulmano: sarebbe il primo paese con questa caratteristica ad entrare in una organizzazione sovranazionale formata da nazioni di impronta cristiana. Sebbene l’aspetto religioso possa definirsi attenuato nella maggior parte del continente, l’impronta sempre più confessionale data alla Turchia dal governo di Erdogan, con ripercussioni anche pesanti sulla vita quotidiana può rappresentare un ostacolo per il negoziato, proprio per gli aspetti illiberali derivanti dall’applicazione dell’islamismo alle leggi. D’altro canto è anche vero, che larga parte, ma non la maggioranza, della società della Turchia si definisce laica e più vicina ai comportamenti occidentali, ed è proprio da questi settori che vengono le spinte maggiori per entrare in Europa come membro effettivo. Ma vi sono anche aspetti di tipo geopolitico, che saranno oggetto di difficile contrattazione, come la questione della Repubblica di Cipro, già membro della UE, a cui Ankara non vuole riconoscere gli accordi sulla libera circolazione. Per la Turchia l’affare di Cipro non sarà facile da gestire in quanto è un argomento molto sentito nel paese, ma senza la risoluzione di questo problema è praticamente impossibile che il paese della mezzaluna possa ottenere il benestare per l’ingresso nella UE. A parte questi ostacoli la Commissione Europea ha riconosciuto che, in questo momento, la Turchia, come valori di democratizzazione, diritti umani e sviluppo economico, ottenuti grazie alla sua volontà di attuare le riforme, si trova nel punto più vicino della sua storia, agli standard europei, requisiti essenziali da soddisfare per completare il processo di inclusione nella UE.

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